N. 3 marzo 2014

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Paolo Marchetti

Risponde il dottor Paolo Marchetti, Direttore Scuola di Specializzazione in Oncologia Università La Sapienza di Roma.

Professor Marchetti, un recente studio (CARE trial), pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute, ha confermato i vantaggi significativi dell’at – tività fisica che sembra dimezzare la mortalità per tumore e ridurre gli effetti collaterali, può dirci qualcosa di più?

«Questo argomento è stato uno dei temi del Convegno “Attività fisica e sportiva: alleate contro il cancro”, promosso dall’IDI e da AISCUP (Associazione Italiana per lo Studio e la Cura del Paziente Oncologico), che si è tenuto a Roma il novembre scorso. Diversi studi hanno infatti dimostrato come l’esercizio fisico regolare, compatibilmente con le condizioni di salute e le possibilità di ciascun malato, sia un mezzo efficace per contrastare alcuni tumori, come quello al seno, all’endometrio e al colon retto. Un analogo studio, da me coordinato, condotto su 120 donne operate di tumore al seno e seguite per un anno e mezzo dal Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Sant’Andrea e dall’IDIIRCCS di Roma, ha dimostrato un aumento della sopravvivenza e un miglioramento della qualità di vita nelle donne con tumore al seno in trattamento con chemioterapia che praticano attività fisica regolarmente. Muoversi è utile anche in corso di trattamento chemioterapico, contribuisce a migliorare le diverse funzioni dell’organismo e la qualità della vita dei pazienti. L’esercizio fisico contrasta quel senso di stanchezza e mancanza di forze conseguente a molti trattamenti oncologici, aiuta a ridurre l’ansia e ad alleviare molti problemi psicologici. Una migliore tollerabilità delle cure consente di mantenere il dosaggio delle terapie. In generale, se il paziente è più in forma sopporta meglio, e più a lungo, anche terapie pesanti. Infine, sono ancora più numerose le dimostrazioni che lo sport è un mezzo molto efficace per restare sani e chi lo pratica con costanza ha meno probabilità di ammalarsi di cancro».

 

Si potrebbe allora paragonare l’attività fisica all’azione di un farmaco?

«Gli studi clinici confermano che la mortalità per tumore raddoppia nelle persone sedentarie rispetto a quelle che praticano regolare attività fisica. Uno studio americano ha evidenziato che persino chi ha due o tre fattori di rischio (obesità, diabete, ipertensione, fumo di sigaretta, rischio cardiovascolare), ma pratica attività fisica, sembra avere una mortalità in – feriore rispetto a chi non nessun fattore di rischio ma conduce vita sedentaria. Inoltre l’esercizio fisico può prevenire il tumore al seno ( 80% di riduzione), al colon ( 70% ), ma anche le malattie coronariche ( 80% ), il diabete ( 90% ) e l’ictus ( 70% ). All’attività fisica va indubbiamente affiancata una sana alimentazione e corretti stili di vita».

 

Può darci qualche consiglio in più per una sana alimentazione?

«Il 30% dei tumori è legato a scorrette abitudini di vita. Esiste, infatti, una stretta correlazione tra aumento del grasso corporeo e formazione di un tumore. Nella trasformazione neoplastica delle cellule tumorali intervengono anche le sostanze cosiddette cancerogene, come i conservanti degli alimenti, le ammine e nitrosammine, che si formano per la cattiva conservazione ed eccessiva cottura degli alimenti proteici, soprattutto la carne rossa. Una sana alimentazione dovrebbe evitare queste sostanze. Uno studio scientifico coordinato da Graham Colditz della Washington University ho dimostrato come le cattive abitudini di vita adottate in giovane età, nella adolescenza, come consumare troppi cibi grassi, binge drinking, ovvero il consumo di alcol esagerato, il fumo e le droghe aumentano in età adulta il rischio di sviluppare in particolare il tumore al seno».

 

Che tipo di attività fisica andrebbe fatta per ottenere i benefici descritti?

«Recentemente alcuni ricercatori statunitensi hanno dimostrato come un’attività fisica, anche non particolarmente intensa, per esempio camminare per più di 30 minuti al giorno, 5 giorni a settimana, modifichi il metabolismo degli estrogeni, riducendo il rischio di sviluppare un cancro al seno. Va anche bene un’ora di cammino quattro volte alla settimana oppure fare attività in palestra 2-3 volte alla settimana per almeno un’ora. Ma esistono anche attività fisiche surrogate come per esempio salire le scale a piedi, andare a prendere il giornale a piedi, cercare di usare meno la macchina, parlare al telefono camminando, scegliere le strade più lunghe, fare del giardinaggio, portare a spasso il cane. Tra le attività fisiche sono consigliate quelle aerobiche (esercizi a corpo libero, corsa, bicicletta). Gli sport più indicati, invece, sono: nuoto, calcio, tennis, ballo, quest’ultimo un vero toccasana in tutti i sensi. Ma va bene qualsiasi attività dalla yoga al golf, dal tai chi al Nordic walking, compresa la pedana neuromuscolare che permette in 10 minuti di ottenere i benefici di un’ora di allenamento. L’importante è muoversi e non stare ore e ore sdraiati sul divano. Spesso consiglio ai miei pazienti di mettere la cyclette in salotto, in modo da pedalare intanto che si guarda la televisione. L’ora migliore per esercitarsi? Non c’è un orario consigliato, va bene qualsiasi ora».