N. 3 marzo 2010

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Risponde la dottoressa Luigia Bonelli, responsabile della prevenzione secondaria e screening dell’Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova
Tel. 010/5737435

Dottoressa Bonelli, ogni anno 37mila italiani sono colpiti da tumore del colon retto. Qual è la prevenzione da attuare?
«Il tumore del colonretto è tra le neoplasie più frequenti nei paesi industrializzati occidentali: la terza nell’uomo dopo il carcinoma del polmone e della prostata e la seconda nella donna dopo il carcinoma mammario. Ogni anno, nel nostro paese si registrano circa 40mila nuovi casi e 18mila decessi per questo tumore. Purtroppo, più del 50% dei tumori del colon-retto viene diagnosticato in fase avanzata quando l’efficacia dei trattamenti diminuisce sensibilmente.
Il tumore del colon retto, tuttavia, è una neoplasia per la quale non solo è possibile prevenire la morte (attraverso l’anticipazione della diagnosi e l’effettuazione di una terapia adeguata), ma è possibile addirittura prevenire lo sviluppo. Esiste, infatti, la possibilità di individuare le lesioni (polipi adenomatosi) dalle quali origina la maggior parte dei tumori colorettali e di rimuoverle per via endoscopica prima che si trasformino in cancro, evitando così il ricorso alla chirurgia. La prevenzione rimane quindi una delle armi principali contro questo carcinoma, e in questa direzione si stanno muovendo molte associazioni di esperti. La prevenzione primaria rappresenterebbe ovviamente il miglior strumento: le sane abitudini dietetiche (riduzione dell’apporto calorico, elevato consumo di frutta e verdura) si associano ad una riduzione del rischio di sviluppare la malattia, ma l’effetto si osserva solo se tali abitudini si acquisiscono in giovane età perché la storia naturale del tumore colorettale è lunga. Infatti, la malattia è rara prima dei 50 anni e l’incidenza cresce progressivamente dopo questa età. Sul piano della prevenzione secondaria (diagnosi e terapia nelle fasi precoci della malattia, prima della comparsa dei sintomi), invece, si hanno maggiori possibilità di interventi efficaci: si sta diffondendo in Europa e in tutti i paesi occidentali l’importanza dell’effettuazione periodica da parte della popolazione asintomatica del test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF). Le lesioni tumorali (e anche i polipi) sanguinano, anche se in quantità non visibili, e il SOF consente di identificare i sanguinamenti microscopici che possono essere un segno indiretto della presenza di una neoplasia1. Identificando precocemente le lesioni si può intervenire chirurgicamente con tempestività ed ottenere la guarigione in un’elevata percentuale dei casi. È stato infatti dimostrato che lo screening di massa mediante SOF consente di ridurre la mortalità per tumore colorettale del 15-20%. Il test per la ricerca del sangue occulto fecale va effettuato ogni due anni a partire dai 50 anni d’età. Ai soggetti con consanguinei che hanno già avuto la malattia si consiglia invece di eseguire la colonscopia totale, specialmente se hanno più parenti affetti o un parente che ha sviluppato la malattia in giovane età». Comunque, tutti coloro che hanno un test positivo debbono effettuare una colonscopia totale per verificare la presenza di lesioni. Non bisogna dimenticare, infatti, che esiste una quota di test falsi positivi perché altre lesioni del colon (es. diverticoli) possono sanguinare e determinare la positività del test.

Lei ha coordinato uno studio, presso il suo istituto, su come gli integratori (selenio e zinco) possono essere una preziosa arma di prevenzione per i polipi rettali. Può dirci qualcosa di più?
«Lo studio ha richiesto 15 anni di follow up ed è stato presentato all’American Association for Cancer Research Frontiers in Cancer Prevention, tenutosi recentemente a Houston. È importante premettere che, come abbiamo detto, gli adenomi sono pre neoplasie e che i soggetti che hanno già avuto un adenoma sono a rischio di svilupparne altri. Lo studio ha coinvolto 411 soggetti, di età compresa tra i 25 e i 75 anni, che avevano subito un intervento di rimozione di polipi adenomatosi colorettali. I partecipanti sono stati divisi, secondo una sequenza casuale (randomizzazione) in due gruppi: al primo è stato somministrato un mix di antiossidanti con vitamina A, B6, C e selenio più zinco, mentre all’altro gruppo è stato somministrato un placebo. Ai pazienti era stato chiesto di proseguire il trattamento per 5 anni. Come ci si attende in questo tipo di studio, parte dei pazienti hanno interrotto il trattamento prima dei 5 anni. Tuttavia, al termine del periodo di osservazione, il 37,3% dei pazienti assegnati al gruppo trattato con placebo aveva sviluppato nuovi adenomi, contro il 22,6% dei pazienti del gruppo trattato con il mix di antiossidanti, evidenziando così un importante effetto preventivo. Altri studi hanno evidenziato che il selenio è in grado di inibire la proliferazione cellulare nel colon retto. Questi risultati necessitano di ulteriori conferme, ma aprono uno scenario interessante per la prevenzione dei tumori colorettali. Dove si trova il selenio? Sono buone fonti di selenio: il fegato, il rognone, il pesce, le graminacee e le noci del Brasile. Non sempre però se ne assume la giusta quantità: per assicurarsi una dose corretta (massimo 400 mcg al giorno) in commercio si trovano degli integratori che abbinano il selenio allo zinco. L’importante è che abbiamo un’ottima biodisponibilità».

State conducendo altri studi in merito agli antiossidanti? I prossimi obbiettivi?
«Per il momento stiamo cercando, attraverso lo studio delle caratteristiche degli adenomi rimossi prima dell’inizio dello studio e di quelli sviluppati successivamente, di generare ipotesi sui meccanismi d’azione del composto in questi pazienti. Solo così possiamo disegnare studi che coinvolgano prevalentemente i pazienti che davvero beneficiano di questo trattamento ».

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