N. 10 ottobre 2009

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Risponde il professor Andrea Ardizzoni,
Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Parma (tel 0521.702669).

Dottor Ardizzoni, la nuova strategia per combattere il tumore al polmone è la personalizzazione della cura. Che cosa si intende esattamente?
Per terapia personalizzata del tumore del polmone si intende un trattamento farmacologico “cucito” (“tailored” nella terminologia anglosassone) su ogni specifico paziente in base alle specifiche caratteristiche cliniche del paziente e a quelle patologiche e molecolari del tumore. E’ ormai chiaro che le neoplasie polmonari costituiscono un gruppo alquanto eterogeneo di tumori che presentano caratteristiche clinico-patologiche, evoluzione e sensibilità ai vari farmaci antineoplastici tra loro molto diverse. Così come molto diversi sono i soggetti affetti da tumore per età, comorbidità, funzionalità d’organo e capacita di attivare ed inattivare i farmaci antineoplastici. Si tratta di un concetto valido per tutti i tumori, non solo per quelli polmonari. Fino a qualche anno fa, purtroppo, le nostre possibilità di personalizzare i trattamenti dei tumori del polmone erano modeste e, spesso, solamente teoriche. Oggi invece, grazie alla disponibilità di una maggior numero di farmaci, più efficaci e più mirati, siamo in grado di realizzare trattamenti farmacologici sempre più personalizzati. Non parliamo più genericamente di trattamenti per i tumori polmonari, ma parliamo, ad esempio, di terapie per gli adenocarcinomi o per i tumori squamosi, per i tumori nei non-fumatori, per i tumori con mutazioni dei geni EGFR o K-ras e così via. E’ presumibile che la ricerca degli anni a venire ci conduca verso una sempre maggiore personalizzazione dei trattamenti oncologici grazie all’accrescimento delle conoscenze dei meccanismi molecolari che sostengono la crescita neoplastica ed allo sviluppo di nuovi farmaci in grado di interferire con questo meccanismi.

Si è appena concluso l’Asco, il congresso della Società Americana di Clinica Oncologica, quali sono le novità per il tumore al polmone?
Il tema centrale è stato la personalizzazione delle cure tumorale e proprio seguendo questa direzione sono state presentate delle nuove strategie in ambito oncologico. Tra le terapie presentate al congresso, c’è Alimta (pemetrexed) per la terapia del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), che rappresenta l’80% dei csi del carcinoma polmonare. Si tratta di un farmaco chemioterapico già noto e disponibile da alcuni anni per il trattamento dei tumori polmonari non-microcitomi in fase avanzata dopo il fallimento della terapia di prima linea standard. Recentemente, il farmaco è stato registrato in Europa ed in Italia anche per la terapia di prima linea limitatamente alle forme tumorali non-squamose. Si tratta di uno dei primi esempi di chemioterapia mirata o personalizzata. Infatti, un regime chemioterapico a base di cisplatino e alimta si è dimostrato superiore al trattamento chemioterapico standard (cisplatino-gemcitabina) nei tumori polmonari ad istologia non-squamosa ma inferiore nei tumori ad istologia squamosa.
Quest’anno al congresso ASCO sono stati presentati i risultati di un importante studio randomizzato che fornisce ulteriori evidenze a supporto dell’efficacia di questo farmaco specificamente nei tumori ad istologia non-quamosa. Lo studio ha dimostrato che una terapia di “mantenimento” a base di alimta (ovvero una terapia con alimta che inizia immediatamente dopo 4 cicli di una chemioterapia di prima linea convenzionale a base di platino) è in grado di prolungare significativamente il tempo alla progressione e la sopravvivenza globale rispetto ai pazienti che non ricevevano alcuna forma di terapia di mantenimento. Il beneficio nei tumori non-squamosi è quantitativamente alquanto rilevante trattandosi di un prolungamento della sopravvivenza media di circa il 50 per cento.

Possiamo dare qualche dato epidemiologico: c’è stato un aumento di casi di tumore al polmone, si è alzata la percentuale nelle donne visto che sempre più donne fumano?
In effetti la buona notizia è che nei paesi industrializzati l’incidenza e la mortalità per tumore del polmone, globalmente, sta diminuendo come risultato, principalmente, della riduzione del consumo di sigarette. Purtroppo, questo risultato globale è nettamente influenzato solo dall’impatto della riduzione del fumo, e conseguentemente dei tumori del polmone, negli uomini adulti. Infatti, se guardiamo i dati epidemiologici nel sesso femminile, constatiamo che l’incidenza e la mortalità stanno continuando a crescere parallelamente all’aumento di consumo di sigarette. Ancora più preoccupante il dato di incremento del consumo di sigarette tra i giovanissimi e, di conseguenza, l’incremento di diagnosi di questa malattia in soggetti molto giovani.