N. 5 maggio 2009

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Risponde il Professor Walter Ricciardi,
Direttore dell'Istituto di Igiene presso
l'Università Cattolica di Roma.
Tel 06-35019584

A Roma recentemente è stato presentato alla stampa specializzata la sesta edizione del "Rapporto Osservasalute 2008. Stato di salute e qualità dell'assistenza nelle Regioni italiane", frutto dell'attento lavoro di 266 ricercatori, coordinati dal Professor Walter Ricciardi, Direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica di Roma, e dal Professor Americo Cicchetti, Ordinario di Organizzazione aziendale nella Facoltà di Economia presso lo stesso ateneo. Per saperne di più, noi di "Prevenzione Tumori" abbiamo chiesto al Professor Ricciardi di commentare i dati del Rapporto.
«Innanzitutto si osserva un'Italia che appare sempre più divisa sul versante sanitario, con l'ulteriore miglioramento delle regioni, soprattutto al Nord, che già governano bene la propria sanità. E, viceversa, un aumento delle criticità in quelle regioni, soprattutto meridionali (ma anche centrali come il Lazio), che devono ancora colmare ritardi strutturali enormi. Comunque gli italiani appaiono sempre più uniti nelle cattive abitudini e nei fattori di rischio per i big killer del Paese (malattie cardiovascolari e neoplasie).
Infatti, il "giro vita" degli italiani continua a lievitare in tutte le regioni e, al contrario di quanto sarebbe auspicabile per contrastare la piaga dell'obesità, sono addirittura diminuiti quelli che praticano sport. E non è tutto. Si vanno diffondendo mode tutt'altro che salutari come quella dell'aperitivo alcolico, che ha fatto crescere ancora di più il consumo di alcol fuori pasto (determinante per l'aumento del tumore epatico), unitamente al consumo di snack e altri "stuzzichini" poco salutari».

Dopo averci sintetizzato il quadro generale, potrebbe illustrarci la situazione italiana attuale in ambito oncologico?
«Purtroppo si nota un peggioramento nel Sud con un sensibile incremento di neoplasie. Fin dagli anni '70 nel meridione si registravano tassi d'incidenza di tumori molto più bassi rispetto al resto del Paese. Attualmente il Sud sta perdendo questo vantaggio per avvicinarsi velocemente al Nord. La drammatica previsione è che nel 2010 non vi saranno più differenze. Così, in tutte le regioni ci sarà lo stesso rischio di ammalarsi di cancro, specialmente quelli del colon-retto, del polmone e dello stomaco.
Per fortuna, accanto a notizie negative, c'è anche una buona. Grazie alla diffusione capillare degli screening oncologici migliora, infatti, la prevenzione. Infatti i programmi organizzati vanno estendendosi lentamente, ma progressivamente, su tutto il territorio nazionale. Inoltre va ricordato che nel nostro Paese quasi 8 donne su 10, risiedono in un'area dove è attivo un programma di screening mammografico. Quello per cervicocarcinoma ne raggiunge 7 su 10. Mentre lo screening del colon-retto, che ha una storia più recente, ha avuto un forte impulso negli ultimi due anni. Infatti la sua estensione è di quasi la metà della popolazione da raggiungere.
Le differenze geografiche, già evidenziate in passato tra il Nord e il Sud, persistono ma si attenuano. Al Sud si passa dal 39 al 46 per cento per lo screening mammografico e dal 50,2 per cento al 65,6 per cento di donne inserite in un programma di screening citologico per il carcinoma del collo dell'utero, grazie alla massiccia partecipazione delle calabresi.
E ancora. Si è verificato un lieve miglioramento delle cure palliative. Infatti, a distanza di un anno dalla precedente rilevazione, risultano attive 80 strutture operanti sull'intero territorio nazionale, rispetto alle 52 dell'anno passato. Siamo, però, ancora lontani dalle previste 188 strutture residenziali per malati terminali (nel caso specifico, oncologici). Il dato percentuale complessivo di utilizzo finanziamenti è soddisfacente: è intorno al 78,68 per cento rispetto al 74,04 per cento dell'anno precedente, essendo stati erogati circa 162 milioni di euro rispetto ai 153 dell'anno precedente, a fronte di uno stanziamento di 206 milioni. E s'intravede un'accelerazione nell'attivazione di altre strutture, già dall'anno in corso».    

Sempre in ambito oncologico, secondo il Rapporto quali sono le regioni più virtuose?
«Partendo dal Nord, possiamo segnalare il Friuli-Venezia Giulia dove osserviamo come la prevenzione vada benissimo. Infatti la percentuale di donne di 50-69 anni, inserite in un programma di screening mammografico (anno 2006), è pari a 102 contro un valore medio nazionale di 57. Fa meglio il Molise a cui spetta il primato nazionale per la migliore estensione, pari a 133 effettiva di donne (50-69 anni). Segnaliamo, invece, la Puglia come la regione italiana dove i maschi sono più protetti da certe neoplasie come quelle del colon-retto-ano e dove il tasso di mortalità è di 2,83 per 10.000 (nel 2006).
Resta confermato, come lo scorso anno, il primato della Calabria per il minor numero di morti per neoplasie sia per gli uomini sia per le donne. Infatti il tasso di mortalità oltre l'anno di vita per i tumori nei maschi è di soli 29,89 decessi per 10 mila nel 2006. E di 15,12 per 10 mila per le donne».

Professor Ricciardi, dai dati fin qui analizzati quali conclusioni si possono trarre?
«Possiamo dire che, in generale, lo stato di salute degli italiani è complessivamente buono ma aumenta la differenza tra macroaree geografiche, tra singole regioni e tra uomini e donne. È bene ricordare che già dalla fotografia dell'Italia nel Rapporto dell'anno scorso emergevano forti differenti nello stato di salute, nella copertura dei servizi, nella gestione e integrazione delle attività socio-sanitarie, nella capacità d'investimento e di sviluppo in ciascuna singola area del Paese e nelle diverse regioni e province autonome. Quest'anno la tendenza è ancora più forte e rappresenta il filo conduttore per comprendere e interpretare il nostro o, meglio, i nostri sistemi».

Vale a dire?
«Il quadro che emerge del nostro Paese è caratterizzato da molti aspetti positivi, con una dinamica che vede tutte le regioni finalmente attive nel cercare di ottimizzare i propri servizi. Nondimeno si osserva che alcune di queste sono ancora in notevole ritardo nell'adozione di misure rigorose, adeguate ai complessi problemi che le coinvolgono, e al momento esse restano prive di un sicuro punto di riferimento centrale per essere supportate in questo necessario sforzo di ottimizzazione. Sia i miglioramenti che i peggioramenti, riscontrati nello stato di salute e nell'erogazione di servizi tra i sistemi sanitari regionali negli ultimi sei anni, sono rimasti tali nelle loro tendenze evolutive».

Allora che fare?
«Il Rapporto consente di individuare alcune priorità su cui si dovrebbe basare una rigorosa politica sanitaria per il nostro Paese: iniziare a valutare in modo obiettivo i risultati dell'assistenza, verificando soprattutto l'appropriatezza di molte prestazioni; organizzare e governare l'assistenza territoriale, attraverso la definizione di percorsi di cura con finalità di governance clinica; sviluppare politiche socio-sanitarie di attenzione e protezione delle condizioni di fragilità sociale che si ripercuotono negativamente sulla salute dell'individuo, della famiglia e della collettività; migliorare le attività di programmazione sanitaria per far fronte a uno scenario in cui aumentano vertiginosamente bisogni socio-sanitari e domanda di servizi, a fronte di risorse sempre più scarse».