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Risponde il Professor Roberto
Guerrieri,
Professore di elettronica alla Facoltà di
Ingegneria dell’Università di Bologna
E-mail: roberto.guerrieri@unibo.it
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Professor Guerrieri, può spiegarci meglio il
progetto Cochise, un nuovo approccio biologico per la terapia dei tumori?
Il progetto Cochise, di cui io sono il coordinatore, è un progetto
internazionale di ricerca finalizzato allo sviluppo di una nuova classe
di biosensori in grado di rilevare interazioni tra le singole cellule
del sistema immunitario e le singole cellule tumorali. Questo progetto
coinvolge vari paesi europei, tra cui: Italia, Germania, Francia, Olanda
e Belgio.L’approccio biologico è relativamente nuovo nella
terapia dei tumori. I pazienti sono trattati con sostanze biologiche quali:
interferone, interluchina-2 o altri fattori stimolanti la crescita di
tipo cellulari diversi e comunque in grado di rinforzare le difese naturali
dell’organismo. L’obbiettivo è quello di stimolare
il sistema immunitario dell’organismo ad attaccare le cellule tumorali.
Queste sostanze non sono sempre ben tollerate e possono causare effetti
che portano all’interruzione del trattamento. Un approccio alternativo
consiste nell’identificare delle cellule immunitarie che sono in
grado di combattere il tumore, nella loro amplificazione in vitro in presenza
di specifici fattori di crescita per poi re-iniettarle nell’organismo.
Uno dei principali problemi di quest’ approccio consiste nell’identificazione
e nell’isolamento di un piccolo numero di cellule che sono selettivamente
in grado di combattere il tumore.
Come possono i biosensori migliorare il trattamento
per la cura dei tumori?
La prima applicazione è stata nel campo dell’immunoterapia
dei tumori, per esempio i vaccini per il melanoma. Sappiano che questa
neoplasia se presa in tempo può avere benefici da questo approccio.
Gli immunologi, però, hanno bisogno di conoscere se questo un tipo
di cura sarà efficace sul paziente. La tecnologia sviluppata dal
progetto Cochise potrebbe aprire nuove opportunità in questo campo
facendo in modo che ogni paziente possa essere trattato con trattamenti
realmente efficaci per la sua specifica situazione. Data la delicatezza
della tematica voglio precisare che qui stiamo parlando di una tecnologia
di base e non di una terapia per il paziente. Il nostro compito è
quello di fornire agli oncologi degli strumenti in modo tale che possano
sapere se la terapia in atto funzionerà oppure no. Va ricordato
che una vaccinazione di questo tipo è molto cara e per il sistema
sanitario è un grande sforzo da sostenere, quindi bisogna essere
certi che la terapia funzioni. Un primo importante risultato è
stata la realizzazione di un prototipo di biosensore in grado di controllare
il flusso di due cellule e di intrappolarle per studiarne l'interazione
e determinarne in questo modo l'efficacia ai fini della lotta ai tumori.
In questo momento stiamo collaborando con gli immunologi dell’ospedale
Regina Elena di Roma (Professor Giacomini) e con l’Università
di Ferrara (Professor Gambari), con il contributo della farmaceutica Angelini.
Ma come ho detto il progetto è internazionale e sono stati coinvolti
centri di ricerca importanti, come il Centro di patologia cellulare di
Lovanio, in Belgio, che possiede una grande esperienza nella diagnostica
ed immunoterapia in oncologia.
Il Progetto Cochise è iniziato nel giugno del
2006 e dovrebbe terminare nel giugno del 2009, quale obiettivo sperate
di raggiungere?
Il nostro obiettivo è di dimostrare che questo progetto è
in grado di fornire un modo per misurare in maniera precisa e rapida la
risposta del sistema immunitario. Infatti, numerose e promettenti tecnologie
per l’immunoterapia dei tumori sono attualmente poco utilizzabili
per la difficoltà di acquisire informazioni, con la tecnologia
attualmente esistente, sulle interazioni che avvengono tra cellule biologicamente
attive. Inoltre tali informazioni dovrebbero essere acquisite a costi
ragionevoli, con rapidità e senza la necessità di una complessa
struttura di laboratorio. La prima applicazione, nel campo dell’immunoterapia,
permetterà di isolare le rare cellule (non più di 1 su 1.000)
che sono realmente efficaci nel combattere le cellule tumorali. Anche
altri settori potranno beneficiare di questa ricerca. Ad esempio diversi
farmaci hanno la capacità di aumentare o impedire la distruzione
delle cellule: il progetto Cochise potrebbe aprire nuove opportunità
facendo in modo che ogni paziente possa essere trattato con farmaci realmente
efficaci per la sua specifica situazione. La fase successiva sarà
quella di creare altri nuovi biosensori e questo progetto sarà
finanziato dal Ministero della Salute italiano. In questa fase collaboreremo
sia con il Regina Elena che con il gruppo del professor Dino Amadori,
Direttore scientifico dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo
Studio e la Cura dei Tumori di Meldola (Forlì-Cesena). In questa
struttura hanno puntato moltissimo sull’immunoterapia dei tumori,
utilizzando la vaccinazione con cellule dendritiche.
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