N. 4 aprile 2009

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Risponde il Professor Roberto Guerrieri,
Professore di elettronica alla Facoltà di
Ingegneria dell’Università di Bologna
E-mail: roberto.guerrieri@unibo.it

Professor Guerrieri, può spiegarci meglio il progetto Cochise, un nuovo approccio biologico per la terapia dei tumori?
Il progetto Cochise, di cui io sono il coordinatore, è un progetto internazionale di ricerca finalizzato allo sviluppo di una nuova classe di biosensori in grado di rilevare interazioni tra le singole cellule del sistema immunitario e le singole cellule tumorali. Questo progetto coinvolge vari paesi europei, tra cui: Italia, Germania, Francia, Olanda e Belgio.L’approccio biologico è relativamente nuovo nella terapia dei tumori. I pazienti sono trattati con sostanze biologiche quali: interferone, interluchina-2 o altri fattori stimolanti la crescita di tipo cellulari diversi e comunque in grado di rinforzare le difese naturali dell’organismo. L’obbiettivo è quello di stimolare il sistema immunitario dell’organismo ad attaccare le cellule tumorali. Queste sostanze non sono sempre ben tollerate e possono causare effetti che portano all’interruzione del trattamento. Un approccio alternativo consiste nell’identificare delle cellule immunitarie che sono in grado di combattere il tumore, nella loro amplificazione in vitro in presenza di specifici fattori di crescita per poi re-iniettarle nell’organismo. Uno dei principali problemi di quest’ approccio consiste nell’identificazione e nell’isolamento di un piccolo numero di cellule che sono selettivamente in grado di combattere il tumore.

Come possono i biosensori migliorare il trattamento per la cura dei tumori?
La prima applicazione è stata nel campo dell’immunoterapia dei tumori, per esempio i vaccini per il melanoma. Sappiano che questa neoplasia se presa in tempo può avere benefici da questo approccio. Gli immunologi, però, hanno bisogno di conoscere se questo un tipo di cura sarà efficace sul paziente. La tecnologia sviluppata dal progetto Cochise potrebbe aprire nuove opportunità in questo campo facendo in modo che ogni paziente possa essere trattato con trattamenti realmente efficaci per la sua specifica situazione. Data la delicatezza della tematica voglio precisare che qui stiamo parlando di una tecnologia di base e non di una terapia per il paziente. Il nostro compito è quello di fornire agli oncologi degli strumenti in modo tale che possano sapere se la terapia in atto funzionerà oppure no. Va ricordato che una vaccinazione di questo tipo è molto cara e per il sistema sanitario è un grande sforzo da sostenere, quindi bisogna essere certi che la terapia funzioni. Un primo importante risultato è stata la realizzazione di un prototipo di biosensore in grado di controllare il flusso di due cellule e di intrappolarle per studiarne l'interazione e determinarne in questo modo l'efficacia ai fini della lotta ai tumori.
In questo momento stiamo collaborando con gli immunologi dell’ospedale Regina Elena di Roma (Professor Giacomini) e con l’Università di Ferrara (Professor Gambari), con il contributo della farmaceutica Angelini. Ma come ho detto il progetto è internazionale e sono stati coinvolti centri di ricerca importanti, come il Centro di patologia cellulare di Lovanio, in Belgio, che possiede una grande esperienza nella diagnostica ed immunoterapia in oncologia.

Il Progetto Cochise è iniziato nel giugno del 2006 e dovrebbe terminare nel giugno del 2009, quale obiettivo sperate di raggiungere?
Il nostro obiettivo è di dimostrare che questo progetto è in grado di fornire un modo per misurare in maniera precisa e rapida la risposta del sistema immunitario. Infatti, numerose e promettenti tecnologie per l’immunoterapia dei tumori sono attualmente poco utilizzabili per la difficoltà di acquisire informazioni, con la tecnologia attualmente esistente, sulle interazioni che avvengono tra cellule biologicamente attive. Inoltre tali informazioni dovrebbero essere acquisite a costi ragionevoli, con rapidità e senza la necessità di una complessa struttura di laboratorio. La prima applicazione, nel campo dell’immunoterapia, permetterà di isolare le rare cellule (non più di 1 su 1.000) che sono realmente efficaci nel combattere le cellule tumorali. Anche altri settori potranno beneficiare di questa ricerca. Ad esempio diversi farmaci hanno la capacità di aumentare o impedire la distruzione delle cellule: il progetto Cochise potrebbe aprire nuove opportunità facendo in modo che ogni paziente possa essere trattato con farmaci realmente efficaci per la sua specifica situazione. La fase successiva sarà quella di creare altri nuovi biosensori e questo progetto sarà finanziato dal Ministero della Salute italiano. In questa fase collaboreremo sia con il Regina Elena che con il gruppo del professor Dino Amadori, Direttore scientifico dell’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola (Forlì-Cesena). In questa struttura hanno puntato moltissimo sull’immunoterapia dei tumori, utilizzando la vaccinazione con cellule dendritiche.