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Risponde il professor Francesco
Boccardo, ordinario di Oncologia medica all'Università
di Genova, primario dell'Istituto di Tumori di Genova e presidente
dell'AIOM (tel. 010/56.00.503).
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Dai 3.000 esperti intervenuti a Verona per il Congresso
Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica è
stato lanciato un appello perché le istituzioni assicurino a tutti
i cittadini le stesse cure. In che modo?
«Il federalismo sanitario rischia di creare iniquità.
Occorre, pertanto, un intervento deciso dello Stato come garante delle
regole: bisogna assicurare pari accesso alle terapie a tutte le persone
colpite da tumore, al di là del problema dei costi. Il pericolo
maggiore è che ogni Regione trovi la sua soluzione per contenere
le spese, creando, così, delle disuguaglianze. Una prima misura
per contrastare sprechi o prestazioni inappropriate è attenersi
a linee guida basate sull’evidenza e produrne di nuove: questa è
una delle priorità della nostra Società scientifica. Contrariamente
a quanto si pensa, il farmaco incide solo per il 25 per cento sul complesso
dei costi in oncologia, che i DRG coprono per il 50 per cento. Già
nel 2007 noi oncologi denunciammo come l’attuale sistema dei DRG
fosse del tutto inadeguato: lo pensa ormai il 95 per cento dei nostri
soci. Questa situazione rischia di trasformarsi di fatto in un elemento
di “selezione impropria" nelle cure. Non è un mistero
che la situazione di regione in regione sia molto differente e che, per
una volta, non si tratta di dualismo Nord-Sud. In Lombardia, per esempio,
un particolare nuovo farmaco viene rimborsato a tutti mentre, nel vicino
Veneto, ne restano esclusi gli ultra65enni. Ed è noto il caso dell’Emilia
Romagna che aveva vietato la rimborsabilità di una molecola ad
alto costo, in deroga a quanto previsto a livello nazionale. Finora, in
Italia, la situazione è stata ben gestita a livello centrale dall’AIFA
(Agenzia Unica del Farmaco) che, anche grazie alla collaborazione con
AIOM ha saputo regolamentare in modo equo, introducendo meccanismi virtuosi.
Solo che questa impostazione corretta rischia di essere compromessa da
un sistema che prevede differenze regionali nell’accesso alle prestazioni.
Si tratta di una situazione che il nostro libro bianco ha fotografato
con chiarezza».
Professor Boccardo, come è possibile contenere
i costi per il trattamento delle neoplasie?
«Direi sicuramente continuando a investire in prevenzione. È
ormai noto che l’incidenza dei tumori è in costante aumento,
in gran parte a causa all’invecchiamento e all’allungamento
della vita media, ma anche per la continua esposizione a fattori di rischio
e sostanze cancerogene come il fumo di sigaretta. Si è calcolato
che si potrebbe risparmiare un miliardo di euro l'anno solo modificando
il 10 per cento dei principali comportamenti “colpevoli” (fumo,
alcol ma anche scarsa attività fisica e obesità).
L’impegno di un’Associazione deve essere massimo, anche per
favorire la conoscenza su fattori di rischio, fornire dati ed evidenze
sul loro impatto, promuovere politiche e protocolli per contrastarli.
Il tutto con il necessario coinvolgimento istituzionale e la parallela
promozione di screening e diagnosi precoce. La prevenzione primaria, in
particolare, dieta e movimento, gioca un ruolo almeno altrettanto importante.
Ci sono infatti prove evidenti che l’attività fisica sia
protettiva nei confronti dei tumori, in particolare del colon, diminuendo
il rischio fino al 50 per cento. Secondo tipo di cancro per incidenza
nel nostro Paese, con oltre 40.000 nuovi casi ogni anno, è una
neoplasia particolarmente legata anche all’alimentazione».
Professor Boccardo, quando parla di alimentazione si
riferisce a qualche cibo in particolare?
«Direi di sì. Esistono alcuni cibi, come riporta la maggiore
letteratura scientifica, che esercitano un effetto chemiopreventivo: fra
questi, agrumi, pomodori, pesce azzurro, olio d’oliva ovvero gli
ingredienti tipici della cucina mediterranea. Per questo abbiamo realizzato
un video-corso di cucina specifico, girato in Sicilia, con il “bollino”
degli oncologi. Un progetto pensato per i pazienti e i loro familiari
che gode del patrocinio dell’AIOM. Il corso, che prevede un DVD
e un opuscolo, sarà distribuito nelle Unità di Oncologia
italiane e messo in rete nei siti www.intermedianews.tv
e www.aiom.it.».
Secondo le maggiori statistiche internazionali il 50
per cento dei pazienti sconfigge la malattia. Il merito della guarigione
oncologica è attribuita oltre che alla diffusione dei programmi
di screening anche ai nuovi farmacologici. Che ne pensa?
«Condivido la tesi. Basti pensare al milione e mezzo di italiani
che ha sconfitto il tumore. Grazie anche all'avvento delle terapie a bersaglio
molecolare. Come, ad esempio, il Bevacizumab, il primo anticorpo
monoclonale in grado di inibire la proteina VEGF (Vascular Endothelial
Growth Factor), uno dei mediatori chiave dell’angiogenesi, quel
meccanismo che consente al tumore di crescere e diffondersi. Sono trascorsi
solo 5 anni dal primo studio registrativo e oggi, in Italia, questo farmaco
è già utilizzato per 4 tipi di tumore (mammella, colon-retto,
polmone e rene). Il colon-retto è stata la prima patologia in cui
questa molecola ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza, se usata
come trattamento di prima linea in combinazione con la chemioterapia convenzionale.
In seguito, la molecola si è rivelata efficace anche per il trattamento
dei tumori di rene, polmone e mammella».
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