N. 8/9 agosto/settembre 2008

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Risponde Napoleone Ferrara, ricercatore negli Stati Uniti presso. la Genetech Inc. di San Francisco (California)

Professor Ferrara, quali sono i vantaggi dei nuovi farmaci anti-angiogenici nella lotta ai tumori rispetto alle terapie tradizionali?
"I farmaci anti-angiogenici costituiscono una nuova arma nell’arsenale terapeutico contro il cancro. In teoria, rappresentano un approccio mirato, a differenza delle terapie citotossiche tradizionali. Tuttavia c’e ancora molto da imparare riguardo l’uso ottimale e i vantaggi di queste terapie. Il primo farmaco anti-angiogenico e’ stato approvato soltanto tre anni or sono: il trastuzumab. a sopravvivenza dei pazienti e’ spesso limitata. Ci sono comunque delle molecole che hanno dato dei buoni risultati: per esempio, il trastuzumab nel cancro mammario, gli inibitori dell’EGFR nel cancro del polmone e gli inibitori del VEGF nei tumori del colon, della mammella, del rene e del polmone rappresentano chiaramente dei successi clinici. Il fatto che siano stati dimostrati risultati clinici in vari tipi di tumore conferma gli studi preclinici e attesta l’importanza dei meccanismi angiogenici (in particolare del VEGF) nella progressione neoplastica, non limitati a specifici tipi di tumore. E’ importante sottolineare che i farmaci anti-angiogenici sono stati finora approvati per la terapia di tumori ad uno stadio molto avanzato. I dati preclinici d’altra parte prevedono la massima efficacia in neoplasie meno avanzate. Vari studi sono attualmente in corso per verificare l’ipotesi che una terapia adiuvante dei tumori del colon, del polmone e della mammella, con farmaci anti-angiogenici possa apportare dei benefici clinici di maggiore rilievo. Sono ottimista, ma la strada è ancora lunga e stiamo lavorando: vi sono vari studi in corso per verificare l’ipotesi che una terapia adiuvante dei tumori del colon, del polmone e della mammella, con farmaci anti-angiogenici possa apportare dei benefici di rilievo. La scoperta del fattore di crescita endoteliale ha già dimostrato notevoli vantaggi nella pratica clinica: l’azione di contrasto al VEGF è il principio di azione del bevacizumab, la prima e l’unica molecola anti-angiogenica ad aver dimostrato di portare benefici significativi in quattro tipi di tumore. Questo farmaco previene il collegamento del tumore con i vasi sanguigni circostanti, e in questo modo lo “affama”, lasciandolo senza rifornimento di sangue. Il colon-retto è stata la prima patologia in cui bevacizumab ha dimostrato di migliorare, di quasi 5 mesi, la sopravvivenza, se usato come trattamento di prima linea in combinazione con la chemioterapia convenzionale. La molecola è diventata, nel febbraio 2004, il primo trattamento anti-angiogenesi approvato dalla FDA per l’uso del cancro del colon-retto avanzato o metastatico".

Per ora in molti casi i farmaci anti-angiogenici sono somministrati in associazione alle terapie tradizionali: pensa che in futuro la cura del cancro potrebbe passare solo attraverso farmaci ‘mirati’?
"É difficile prevederlo. Dipende in una certa misura dall’esito degli studi clinici dei farmaci angiogenici come terapia adiuvante cui accennavo. E’ possibile che in alcune circostanze una monoterapia sia altamente efficace. In questo contesto e’ interessante sottolineare che i farmaci anti-VEGF hanno dimostrato un livello di efficacia del tutto sorprendente nella degenerazione maculare dell’anziano. E’ possibile che i tumori benigni o pre-maligni siano particolarmente sensibili a tale terapia. Dire con esattezza le prospettive e la speranza di cura e di vita dei pazienti con i farmaci anti-angiogenici e con gli altri farmaci a bersaglio molecolare è ancora prematuro.
Tuttavia, un trattamento iniziato quando la complessita’ genetica delle cellule neoplastiche e’ limitata offre le maggiori speranze. Questo concetto e’ stato validato dall’efficacia dell’ imatinib nel GIST e nella fase cronica della leucemia mieloide cronica. Ma la strada che potrà portare alla vittoria sul cancro deve necessariamente prevedere l’utilizzo combinato di varie armi, anche se non dimentichiamoci mai che la prevenzione rimane la vera arma vincente contro il cancro".

Negli Stati Uniti i nuovi farmaci antitumorali autorizzati dall’Fda subiscono limitazioni d’utilizzo per via del loro costo, oppure gli oncologi sono liberi di somministrarli quando è il caso?
"Per quanto l’FDA regolarizzi l’uso dei farmaci, la somministrazione “off-label” di farmaci gia’ approvati e’ frequente. In tali casi, il costo e il rimborso pesano notevolmente.
Alcuni in Italia ritengono che il costo dei nuovi farmaci oncologici sia eccessivo in relazione al modesto incremento di sopravvivenza che determinerebbero, e, prendendo esempio dalle limitazioni consigliate dal ‘Nice’ (Il National Institute of Clinical Excellence, un'organizzazione inglese che ha come scopo fondamentale quello di valutare l'efficacia degli interventi medici, siano essi rappresentati da farmaci, dispositivi medici o procedure fisioterapiche e chirurgiche, al fine di orientare una corretta utilizzazione delle risorse da parte del National Health Service), chiedono di non utilizzarli fino a che non si proveranno risultati maggiori. E’ difficile esprimere un parere a questo proposito. Si tratta di un dibattito che probabilmente e’ destinato a durare a lungo. Il costo dei farmaci e’ indubbiamente un aspetto importante. Tuttavia la decisione del Nice e’ stata criticata in quanto limita notevolmente le opzioni terapeutiche di pazienti che altrimenti potrebbero trarre, in numerosi casi, dei benefici terapeutici.