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Risponde il professor Sergio Pecorelli, presidente
della Commissione Oncologica della Federazione Internazionale di
Ginecologia e Ostetricia, docente presso la Clinica Ginecologica
dell'Università degli Studi di Brescia (tel. 030/3995534).
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In Italia, tempo trent'anni, il tumore al collo dell'utero
(con i suoi 1.700 decessi e 3.500 nuovi casi l'anno) scomparirà,
come prevedono ottimisticamente gli esperti, specialmente gli oncologi.
La svolta è data dal vaccino Hpv che è diretto contro Papiloma
virus. Allo scopo, dall'8 marzo è stata avviata una campagna vaccinale
indirizzata alle dodicenni che riceveranno il farmaco gratuitamente. L'impresa
vede coinvolta attivamente O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute
della Donna, www.ondaosservatorio.it)
che, con il patrocinio del Ministero della Salute, ha messo in campo tutta
una serie di iniziative: l'ideazione di uno spot tv, trasmesso dalla maggior
parte delle emittenti nazionali; una serie di convegni nelle Regioni italiane;
materiale informativo da diffondere attraverso numerosi canali (riviste,
supermercati, farmacie e studi di medici). Per saperne di più,
abbiamo intervistato il professor Sergio Pecorelli, relatore alla presentazione
romana della campagna.
Professor Pecorelli, per la prima volta sentiamo parlare
con toni entusiastici della "scomparsa" di una specifica forma
neoplastica in tempi relativamente brevi. A chi bisogna attribuire il
merito di un tale successo medico-scientifico?
"Direi che per capire tale traguardo è necessario prendere
in considerazione almeno tre fattori: 1) l'arrivo del primo vaccino per
la prevenzione del tumore nell'uomo che è da considerarsi una novità
davvero epocale; 2) l'allargamento della vaccinazione gratuita ad altre
coorti di ragazze (13-17enni e 18-25 enni) con lo scopo, entro 7-8 anni,
di raggiungere una copertura completa delle ragazze dai 12 ai 25 anni;
3) la prevenzione secondaria che prevede da parte delle Regioni la programmazione
di ampie campagne di screening sul pap test (affiancato dall'hpv test
in caso di necessità), e l'impegno affinché le donne vi
partecipino. Finora la percentuale del pap test è del 65 per cento.
C'è stato, negli ultimi anni, un miglioramento sostanzioso nelle
Regioni del Sud. Qui la percentuale delle donne che fanno regolarmente
il pap test è salita dal 3-4 al 60 per cento, ovvero con valori
sovrapponibili alle Regioni del Centro-Nord. Ma non basta. Il nostro obiettivo
è arrivare al 100 per cento della popolazione femminile. Tutti
e tre questi fattori possono essere determinanti per decretare la piena
sconfitta del cancro della cervice uterina".
È passato più di un anno dal gennaio 2007,
quando l'ex ministro della Salute, Livia Turco, dichiarava che l'Italia,
prima nazione in Europa, avrebbe somministrato gratuitamente alle dodicenni
il vaccino anti Hpv. Quali problemi sono stati affrontati e risolti?
"Vorrei sottolineare che siamo stati molto bravi a mettere in
piedi una campagna del genere in tempi abbastanza rapidi. Di solito occorre
più di un anno. Perché i problemi da affrontare sono stati
tanti: si va dalla questione economica (scarsità di risorse disponibili)
a quella politica (il federalismo con i suoi 21 sistemi sanitari). Non
sono mancate le difficoltà organizzative e istituzionali per le
scelte generali di programmazione (legate alla disponibilità di
dati, alla capacità programmatoria e organizzativa, al sistema
di rimunerazione delle organizzazioni e dei singoli, al livello di operatori,
al governo delle aziende sanitarie). E ancora. L'introduzione della vaccinazione
ha previsto anche operatori, contesti e canali di accesso per la popolazione
target da vaccinare, davvero innovativi rispetto al passato. I nuovi attori
sono stati rappresentati dal target (donne in età fertile, nello
specifico le dodicenni) e da alcuni operatori coinvolti (ginecologi, oncologi,
ostetriche ecc.) del tutto estranei, fino a oggi, all'universo vaccinale.
Ai centri classici vaccinali già esistenti sono stati affiancati
dei nuovi, come consultori familiari e ambulatori ginecologici. Sono state
scelte strutture adeguatamente attrezzate per garantire i requisiti minimi
previsti dal Piano Nazionale di Vaccinazione".
Professor Pecorelli, la campagna vaccinale si rivolge
alle dodicenni. Ma come sensibilizzarle meglio al problema?
"Prima di tutto è fondamentale spiegare alle giovanissime
che il Papiloma virus è il maggiore responsabile del cancro del
collo dell'utero. Esso si trasmette come tante malattie (Aids in primis)
per contatto sessuale. Per cui è bene sin dall'inizio avere rapporti
protetti per evitare rischi. Un problema da risolvere? Le adolescenti
hanno idee poco chiare sulla sessualità. Non la conoscono e spesso
provano sentimenti confusi di interesse e paura. Gli psicologi ci dicono
che è importantissimo aiutarle a chiarire i dubbi e ciò
non rappresenta mai un trauma. Anzi, questa è un'occasione fondamentale
di comunicazione sulla loro futura vita sessuale. È necessario
che ciò venga presentato in prospettiva positiva, sottolineandone
l'importanza sul piano affettivo e relazionale. Quindi il momento della
proposizione della vaccinazione anti-Hpv può diventare un'occasione
irripetibile per iniziare un dialogo con le adolescenti su certi argomenti.
In conclusione, le ragazzine devono essere informate sulla possibilità
e opportunità di vaccinarsi".
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