N. 4 aprile 2008

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Risponde il professor Sergio Pecorelli, presidente della Commissione Oncologica della Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia, docente presso la Clinica Ginecologica dell'Università degli Studi di Brescia (tel. 030/3995534).

In Italia, tempo trent'anni, il tumore al collo dell'utero (con i suoi 1.700 decessi e 3.500 nuovi casi l'anno) scomparirà, come prevedono ottimisticamente gli esperti, specialmente gli oncologi. La svolta è data dal vaccino Hpv che è diretto contro Papiloma virus. Allo scopo, dall'8 marzo è stata avviata una campagna vaccinale indirizzata alle dodicenni che riceveranno il farmaco gratuitamente. L'impresa vede coinvolta attivamente O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna, www.ondaosservatorio.it) che, con il patrocinio del Ministero della Salute, ha messo in campo tutta una serie di iniziative: l'ideazione di uno spot tv, trasmesso dalla maggior parte delle emittenti nazionali; una serie di convegni nelle Regioni italiane; materiale informativo da diffondere attraverso numerosi canali (riviste, supermercati, farmacie e studi di medici). Per saperne di più, abbiamo intervistato il professor Sergio Pecorelli, relatore alla presentazione romana della campagna.

Professor Pecorelli, per la prima volta sentiamo parlare con toni entusiastici della "scomparsa" di una specifica forma neoplastica in tempi relativamente brevi. A chi bisogna attribuire il merito di un tale successo medico-scientifico?
"Direi che per capire tale traguardo è necessario prendere in considerazione almeno tre fattori: 1) l'arrivo del primo vaccino per la prevenzione del tumore nell'uomo che è da considerarsi una novità davvero epocale; 2) l'allargamento della vaccinazione gratuita ad altre coorti di ragazze (13-17enni e 18-25 enni) con lo scopo, entro 7-8 anni, di raggiungere una copertura completa delle ragazze dai 12 ai 25 anni; 3) la prevenzione secondaria che prevede da parte delle Regioni la programmazione di ampie campagne di screening sul pap test (affiancato dall'hpv test in caso di necessità), e l'impegno affinché le donne vi partecipino. Finora la percentuale del pap test è del 65 per cento. C'è stato, negli ultimi anni, un miglioramento sostanzioso nelle Regioni del Sud. Qui la percentuale delle donne che fanno regolarmente il pap test è salita dal 3-4 al 60 per cento, ovvero con valori sovrapponibili alle Regioni del Centro-Nord. Ma non basta. Il nostro obiettivo è arrivare al 100 per cento della popolazione femminile. Tutti e tre questi fattori possono essere determinanti per decretare la piena sconfitta del cancro della cervice uterina".

È passato più di un anno dal gennaio 2007, quando l'ex ministro della Salute, Livia Turco, dichiarava che l'Italia, prima nazione in Europa, avrebbe somministrato gratuitamente alle dodicenni il vaccino anti Hpv. Quali problemi sono stati affrontati e risolti?
"Vorrei sottolineare che siamo stati molto bravi a mettere in piedi una campagna del genere in tempi abbastanza rapidi. Di solito occorre più di un anno. Perché i problemi da affrontare sono stati tanti: si va dalla questione economica (scarsità di risorse disponibili) a quella politica (il federalismo con i suoi 21 sistemi sanitari). Non sono mancate le difficoltà organizzative e istituzionali per le scelte generali di programmazione (legate alla disponibilità di dati, alla capacità programmatoria e organizzativa, al sistema di rimunerazione delle organizzazioni e dei singoli, al livello di operatori, al governo delle aziende sanitarie). E ancora. L'introduzione della vaccinazione ha previsto anche operatori, contesti e canali di accesso per la popolazione target da vaccinare, davvero innovativi rispetto al passato. I nuovi attori sono stati rappresentati dal target (donne in età fertile, nello specifico le dodicenni) e da alcuni operatori coinvolti (ginecologi, oncologi, ostetriche ecc.) del tutto estranei, fino a oggi, all'universo vaccinale. Ai centri classici vaccinali già esistenti sono stati affiancati dei nuovi, come consultori familiari e ambulatori ginecologici. Sono state scelte strutture adeguatamente attrezzate per garantire i requisiti minimi previsti dal Piano Nazionale di Vaccinazione".

Professor Pecorelli, la campagna vaccinale si rivolge alle dodicenni. Ma come sensibilizzarle meglio al problema?
"Prima di tutto è fondamentale spiegare alle giovanissime che il Papiloma virus è il maggiore responsabile del cancro del collo dell'utero. Esso si trasmette come tante malattie (Aids in primis) per contatto sessuale. Per cui è bene sin dall'inizio avere rapporti protetti per evitare rischi. Un problema da risolvere? Le adolescenti hanno idee poco chiare sulla sessualità. Non la conoscono e spesso provano sentimenti confusi di interesse e paura. Gli psicologi ci dicono che è importantissimo aiutarle a chiarire i dubbi e ciò non rappresenta mai un trauma. Anzi, questa è un'occasione fondamentale di comunicazione sulla loro futura vita sessuale. È necessario che ciò venga presentato in prospettiva positiva, sottolineandone l'importanza sul piano affettivo e relazionale. Quindi il momento della proposizione della vaccinazione anti-Hpv può diventare un'occasione irripetibile per iniziare un dialogo con le adolescenti su certi argomenti. In conclusione, le ragazzine devono essere informate sulla possibilità e opportunità di vaccinarsi".