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Risponde il dottor Camillo Porta, del
Reparto
di Oncologia del Policlinico San Matteo di Pavia
(tel
0382.501355). |
Dottor Porta, un nuovo reparto di oncologia verrà inaugurato
a breve all'Ospedale San Matteo di Pavia, dalla sua esperienza quali
sono i tumori su cui concentrate maggiormente le vostre attenzioni?
Siamo
abituati a trattare tutti i tumori maligni, ma i nostri studi si orientano
maggiormente verso i tumori renali, della mammella
e del fegato. Oggi il tumore del rene fa meno paura grazie ai nuovi trattamenti
antiangiogenici. Tra i nuovi farmaci, già registrati e in commercio,
il più attivo sembra essere il sunitinib (nome commerciale sutent);
il nostro istituto ha partecipato alla sperimentazione registrativa e
lo stiamo adoperando da circa tre anni. Gli altri centri coinvolti nello
studio sono stati: l' Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia,
l'Ospedale Cardarelli di Napoli, il Policlinico di Modena, l'Ospedale
San Camillo Forlanini di Roma. Il nuovo farmaco per il momento può essere
utilizzato dopo il fallimento di un trattamento con interferone alfa
o interleuchina-2, anche se a breve è prevista la registrazione
come terapia di prima linea. Appartiene alla classe degli inibitori e
funziona secondo la logica della terapia di Folkman: attacca il tumore
sottraendo l'apporto vascolare alle cellule tumorali e inibendone la
crescita. Gli effetti collaterali sono abbastanza ridotti se li compariamo
con quelli della radioterapia e chemioterapia. Viene assunto secondo
protocolli standard: per via orale una compressa al giorno e si prende
a cicli di quattro settimane si e due no. E' indicato per quei pazienti
con tumore al rene in fase avanzata. Lo stesso farmaco è oggi
registrato anche per il trattamento di pazienti affetti da una forma
molto particolare e rara di tumori, i tumori stremali gastro-intestinali,
o GIST, dove il farmaco si è dimostrato estremamente attivo dopo
fallimento dell'Imatinib, l'attuale standard di trattamento per questi
tumori.
L'effetto collaterale più riscontrabile in questo nuova farmaco è l'aumento
del colesterolo, come siete riusciti a contrastarlo?
Gli effetti
collaterali del Sutent sono stati generalmente moderati. Nei test clinici,
gli effetti collaterali più comuni associati
al trattamento (verificatisi in almeno il 20% dei pazienti) sono stati
l'affaticamento, i disturbi gastrointestinali quali diarrea, nausea,
stomatite, dispepsia, e vomito; decolorazione della pelle; perdita del
gusto e anoressia. I più gravi effetti collaterali sono
stati l'embolia polmonare (1,1%), l'emorragia tumorale (0,9%), la neutropenia
febbrile (0,4%), e ipertensione (0,4%).
L'aumento del colesterolo è un effetto collaterale frequente e
siamo riusciti a tenerlo sotto controllo con l'uso di integratori ricavati
da acidi grassi omega 3 in forma libera. Non ci sono studi clinici controllati,
ma questo tipo di integratore funziona.
Quali sono le altre terapie
all'avanguardia per la lotta ai tumori?
Ci sono molte speranze di
migliorare ulteriormente i risultati ottenuti, combinando tra di loro
diversi farmaci biologico, e gli antiangiogenici in particolare, anche
se sussistono dei dubbi relativi alla somma delle tossicità attese
e, soprattutto, dei costi. Per questo si sta lavorando su fattori predettivi
alla risposta che come è già avvenuto
con il cancro della mammella, potrebbero rendere questo approccio più realistico
ed accessibile. La mia esperienza si concentra soprattutto sui
tumori del rene e del fegato nella forma primitiva. Attualmente esistono
diversi farmaci innovativi che seguono i dettami della target therapy,
cioè colpire la cellula malata risparmiando quella sana. Il tumore
del fegato è sempre stata una delle neoplasie più difficili
da curare, ma proprio recentemente un nuovo farmaco della famiglia
delle target therapies alla quale accennavo, sta suscitando grandissime
speranze. E' il sorafenib (nome commerciale: Nexavar), presentato ufficialmente
a Chicago, durante l'ASCO, il più importante congresso annuale
di oncologia. Una ricerca internazionale che ha coinvolto diversi centri
italiani (l'Istituto dei Tumori di Milano, l'Istituto Humanitas di Rozzano,
l'Ospedale di Pisa, l'Istituto Regina Elena di Roma e il nostro) ne ha
dimostrato l'efficacia. Questo nuovo farmaco è già utilizzato
con successo per il tumore al rene e adesso offre nuove prospettive di
vita ai malati di cancro al fegato, essendosi dimostrato in grado di
prolungarne significativamente l'aspettativa di vita. Anche il sorafenib
appartiene alla classe dei cosiddetti farmaci intelligenti che vanno
a colpire specifici bersagli della cellula tumorale e ne bloccano la
crescita. Si somministra per bocca e non causa effetti collaterali particolarmente
severi.
Secondo la Sua esperienza quali sono i più grandi cambiamenti
nella casistica dei tumori?
Per quanto riguarda le due neoplasie sopra citate, negli ultimi anni
sia il tumore al rene che l'epatocarcinoma hanno registrato un aumento
significativo.
Per quanto riguarda il tumore del rene, per quanto non
appartenga alla categoria dei cosiddetti big killers (seno, polmone, stomaco,
colon-retto), rappresenta pur sempre il 2-3 per cento di tutte le neoplasie
maligne. In Italia colpisce circa ogni anno 8500 persone. Si tratta di
un tumore difficile da diagnosticare perchè spesso rimane silente, in particolare
nelle prime fasi della malattia. Prevale nel sesso maschile con un rapporto
di 2 a 1, colpisce soprattutto le persone di età superiore a 60
anni, ma la sua comparsa sta aumentando anche in pazienti relativamente
giovani. Questa neoplasia sembra verificarsi più di frequente
nelle aree urbane rispetto a quelle rurali, ma le cause non sono ancora
chiare. Ci sono diversi fattori di rischio ben codificati che vanno dal
fumo di sigaretta a particolari esposizioni professionali (derivati del
petrolio, zinco, cadmio, amianto), all'obesità e all'abuso di
analgesici.
Un altro tumore in aumento è quello del fegato, spesso evoluzione
di un'epatite cronica virale di tipo B o C. L'epatite C, è spesso
asintomatica, non si manifesta con sintomi evidenti: in America la chiamano
il killer silenzioso; generalmente i disturbi sono molto generici, difficilmente
riconducibili al fegato, si può presentare una grande stanchezza,
febbricola, mal di testa, nausea e calo dell'appetito. Il virus, infettando
le cellule epatiche, da una parte inserisce il proprio codice genetico
in quello della cellula normale, mischiandolo e causando così l'attivazione
di oncogeni o l'inattivazione di geni oncosoppressori, dall'altra provoca
una fibrosi del fegato, con conseguenze su diversi altri organi ed apparati.
Anche il tumore del fegato è stato chiamato tumore silenzioso
perchè, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà alcun segno
di sè. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano
a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore
dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle,
l'ingrossamento del ventre per il passaggio di liquidi dal sistema vascolare
a quello extravascoalre (la cosiddetta ascite), la perdita di peso e
di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la
stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione
scura delle urine e la febbre.
Si tratta di sintomi poco specifici, che
possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse e che pertanto,
vanno riferiti al Medico, che ne valuterà l'esatta
causa suggerendo i provvedimenti da prendere e le indagini da effettuare.
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