N. 10 ottobre 2007

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Risponde il dottor Camillo Porta, del Reparto
di Oncologia del Policlinico San Matteo di Pavia
(tel 0382.501355).

Dottor Porta, un nuovo reparto di oncologia verrà inaugurato a breve all'Ospedale San Matteo di Pavia, dalla sua esperienza quali sono i tumori su cui concentrate maggiormente le vostre attenzioni?
Siamo abituati a trattare tutti i tumori maligni, ma i nostri studi si orientano maggiormente verso i   tumori renali, della mammella e del fegato. Oggi il tumore del rene fa meno paura grazie ai nuovi trattamenti antiangiogenici. Tra i nuovi farmaci, già registrati e in commercio, il più attivo sembra essere il sunitinib (nome commerciale sutent); il nostro istituto ha partecipato alla sperimentazione registrativa e lo stiamo adoperando da circa tre anni. Gli altri centri coinvolti nello studio sono stati: l' Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, l'Ospedale Cardarelli di Napoli, il Policlinico di Modena, l'Ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Il nuovo farmaco per il momento può essere utilizzato dopo il fallimento di un trattamento con interferone alfa o interleuchina-2, anche se a breve è prevista la registrazione come terapia di prima linea. Appartiene alla classe degli inibitori e funziona secondo la logica della terapia di Folkman: attacca il tumore sottraendo l'apporto vascolare alle cellule tumorali e inibendone la crescita. Gli effetti collaterali sono abbastanza ridotti se li compariamo con quelli della radioterapia e chemioterapia. Viene assunto secondo protocolli standard: per via orale una compressa al giorno e si prende a cicli di quattro settimane si e due no. E' indicato per quei pazienti con tumore al rene in fase avanzata. Lo stesso farmaco è oggi registrato anche per il trattamento di pazienti affetti da una forma molto particolare e rara di tumori, i tumori stremali gastro-intestinali, o GIST, dove il farmaco si è dimostrato estremamente attivo dopo fallimento dell'Imatinib, l'attuale standard di trattamento per questi tumori.

L'effetto collaterale più riscontrabile in questo nuova farmaco è   l'aumento del colesterolo, come siete riusciti a contrastarlo?
Gli effetti collaterali del Sutent sono stati generalmente moderati. Nei test clinici, gli effetti collaterali più comuni associati al trattamento (verificatisi in almeno il 20% dei pazienti) sono stati l'affaticamento, i disturbi gastrointestinali quali diarrea, nausea, stomatite, dispepsia, e vomito; decolorazione della pelle; perdita del gusto e anoressia. I più gravi effetti collaterali   sono stati l'embolia polmonare (1,1%), l'emorragia tumorale (0,9%), la neutropenia febbrile (0,4%), e ipertensione (0,4%).
L'aumento del colesterolo è un effetto collaterale frequente   e siamo riusciti a tenerlo sotto controllo con l'uso di integratori ricavati da acidi grassi omega 3 in forma libera. Non ci sono studi clinici controllati, ma questo tipo di integratore funziona.

Quali sono le altre terapie all'avanguardia per la lotta ai tumori?
Ci sono molte speranze di migliorare ulteriormente i risultati ottenuti, combinando tra di loro diversi farmaci biologico, e gli antiangiogenici in particolare, anche se sussistono dei dubbi relativi alla somma delle tossicità attese e, soprattutto, dei costi. Per questo si sta lavorando su fattori predettivi alla risposta che come è già avvenuto con il cancro della mammella, potrebbero rendere questo approccio più realistico ed accessibile. La mia esperienza si concentra soprattutto   sui tumori del rene e del fegato nella forma primitiva. Attualmente esistono diversi farmaci innovativi che seguono i dettami della target therapy, cioè colpire la cellula malata risparmiando quella sana. Il tumore del fegato è sempre stata una delle neoplasie più difficili da curare, ma proprio recentemente un nuovo farmaco della famiglia delle target therapies alla quale accennavo, sta suscitando grandissime speranze. E' il sorafenib (nome commerciale: Nexavar), presentato ufficialmente a Chicago, durante l'ASCO, il più importante congresso annuale di oncologia. Una ricerca internazionale che ha coinvolto diversi centri italiani (l'Istituto dei Tumori di Milano, l'Istituto Humanitas di Rozzano, l'Ospedale di Pisa, l'Istituto Regina Elena di Roma e il nostro) ne ha dimostrato l'efficacia. Questo nuovo farmaco è già utilizzato con successo per il tumore al rene e adesso offre nuove prospettive di vita ai malati di cancro al fegato, essendosi dimostrato in grado di prolungarne significativamente l'aspettativa di vita. Anche il sorafenib appartiene alla classe dei cosiddetti farmaci intelligenti che vanno a colpire specifici bersagli della cellula tumorale e ne bloccano la crescita. Si somministra per bocca e non causa effetti collaterali particolarmente severi.

Secondo la Sua esperienza quali sono i più grandi cambiamenti nella casistica dei tumori?
Per quanto riguarda le due neoplasie sopra citate, negli ultimi anni sia il tumore al rene che l'epatocarcinoma hanno registrato un aumento significativo.
Per quanto riguarda il tumore del rene, per quanto non appartenga alla categoria dei cosiddetti big killers (seno, polmone, stomaco, colon-retto), rappresenta pur sempre il 2-3 per cento di tutte le neoplasie maligne. In Italia colpisce circa ogni anno 8500 persone. Si tratta di un tumore difficile da diagnosticare perchè spesso rimane silente, in particolare nelle prime fasi della malattia. Prevale nel sesso maschile con un rapporto di 2 a 1, colpisce soprattutto le persone di età superiore a 60 anni, ma la sua comparsa sta aumentando anche in pazienti relativamente giovani. Questa neoplasia sembra verificarsi più di frequente nelle aree urbane rispetto a quelle rurali, ma le cause non sono ancora chiare. Ci sono diversi fattori di rischio ben codificati che vanno dal fumo di sigaretta a particolari esposizioni professionali (derivati del petrolio, zinco, cadmio, amianto), all'obesità e all'abuso di analgesici.
Un altro tumore in aumento è quello del fegato, spesso evoluzione di un'epatite cronica virale di tipo B o C. L'epatite C, è spesso asintomatica, non si manifesta con sintomi evidenti: in America la chiamano il killer silenzioso; generalmente i disturbi sono molto generici, difficilmente riconducibili al fegato, si può presentare una grande stanchezza, febbricola, mal di testa, nausea e calo dell'appetito. Il virus, infettando le cellule epatiche, da una parte inserisce il proprio codice genetico in quello della cellula normale, mischiandolo e causando così l'attivazione di oncogeni o l'inattivazione di geni oncosoppressori, dall'altra provoca una fibrosi del fegato, con conseguenze su diversi altri organi ed apparati. Anche il tumore del fegato è stato chiamato tumore silenzioso perchè, soprattutto nelle fasi iniziali, non dà alcun segno di sè. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre per il passaggio di liquidi dal sistema vascolare a quello extravascoalre (la cosiddetta ascite), la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre.
Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse e che pertanto, vanno riferiti al Medico, che ne valuterà l'esatta causa suggerendo i provvedimenti da prendere e le indagini da effettuare.