|
|
 |
 |
Risponde il dottor Gian Luigi
Russo, I° ricercatore
dell’Istituto di scienze dell’alimentazione (Isa)
presso il Cnr di Avellino (tel. 0825 299431). |
Recentemente, sulla rivista online Leukemia , sono
stati pubblicati i risultati sulla "quercetina", uno studio
realizzato da alcuni ricercatori dell'Istituto di scienze dell'alimentazione
(Isa) presso il Cnr di Avellino. Per maggiori informazioni sull'argomento
abbiamo intervistato il coordinatore del lavoro, il dottor Gian Luigi
Russo. Dottor Russo cosa si intende per quercetina? E in quali alimenti
possiamo ritrovare tale sostanza?
«La quercetina è una piccola molecola, appartenente alla
classe dei flavonoidi. È un antiossidante naturale con elevate
capacità di bloccare i radicali liberi. Infatti, nella pianta,
essa svolge un ruolo protettivo nei confronti dei ROS che si generano
in seguito alle radiazioni UV. È presente in molta frutta e diversi
tipi di verdura, sebbene le concentrazioni più elevate siano nelle
mele (2-7 mg/100g), cipolle (30-50 mg/100g) e uve rosse (perciò la
quercetina è abbondante nel vino rosso: 0.5-1.5 mg/100 ml). La
nostra assunzione quotidiana è di circa 25-30 mg al giorno».
Quale
ruolo può svolgere la quercetina per mantenere in salute
il nostro organismo?
«La quercetina è considerata da molti autori una molecola
con potenziale attività chemiopreventiva. Si intende con questo
termine la capacità che hanno le molecole naturali o sintetiche
di bloccare o invertire il processo di trasformazione di una cellula
normale in tumorale. In altre parole, un agente chemiopreventivo, rispetto
a un farmaco chemioterapeutico, va assunto per lunghi periodi e a bassi
dosaggi in quanto deve essere privo di effetti collaterali. Meglio, ovviamente,
se queste molecole sono presenti nella dieta. Queste sostanze, come già detto,
agiscono per lo più da antiossidanti, contrastando gli effetti
deleteri dei radicali liberi sulle cellule dell'organismo e modulando
l'attività di numerosi enzimi responsabili della detossificazione
da sostanze cancerogene assunte dall'esterno (nell'ambiente, attraverso
l'alimentazione, ecc.). Molti studi dimostrano la capacità della
quercetina di bloccare la crescita di cellule tumorali. I dati sono ancora
più incoraggianti se si considera la bassa tossicità della
molecola, anche se somministrata a dosaggi elevati».
È vero
che la quercetina, se associata alle terapie antitumorali, ne potenzia
l'effetto terapeutico?
«Il nostro recente studio va esattamente nel senso della domanda.
Uno dei meccanismi, che gli organismi viventi hanno messo in atto nel
corso dell'evoluzione per liberarsi di cellule danneggiate quali quelle
pre-cancerose, che si generano all'inizio del processo di trasformazione
tumorale, è il 'suicidio cellulare' programmato, comunemente noto
come apoptosi. In altre parole, l'organismo attiva meccanismi per liberarsi
di cellule proprie irreversibilmente danneggiate, a vantaggio della sopravvivenza
dell'intero organo o individuo. Questo spiega come molti farmaci antitumorali
di nuova generazione agiscano su meccanismi che attivino l'apoptosi cellulare.
Tuttavia, alcuni tumori, e tra questi diverse leucemie, sono resistenti
sia alla normale chemioterapia sia a farmaci pro-apoptotici in fase sperimentale
(per esempio, TRAIL, un legamento per un recettore apoptotico presente
sulla membrana cellulare).
Su un ampio spettro di linee cellulari derivate
da leucemie umane abbiamo dimostrato che la quercetina è in grado di "sensibilizzare" tali
cellule all'azione di farmaci pro-apoptotici. Più in dettaglio,
la quercetina "predispone al suicidio" indotto da farmaci pro-apoptotici,
che in assenza di quercetina sono assolutamente inefficaci nei confronti
delle stesse cellule. In aggiunta, uno studio parallelo attualmente in
corso, condotto in collaborazione con il dottor Silvestro Volpe del Reparto
di Ematologia dell'Ospedale Moscati di Avellino, su cellule di pazienti
affetti da leucemie mieloidi e linfoidi, conferma l'attività sinergizzante
della quercetina quando è associata a farmaci antitumorali».
Quindi
lei suggerirebbe a tutti di mangiare più frutta e verdura?
Ma quali sono le categorie di persone che ne potrebbero beneficiare
maggiormente?
«Decisamente questo è un consiglio da dare a tutti, sebbene
individui ad alto rischio (per esempio, coloro con predisposizione genetica
a specifiche patologie tumorali), oltre a seguire una dieta corretta, dovrebbero
sottoporsi a controlli medici frequenti secondo le indicazioni provenienti
dagli specialisti. In conclusione, possiamo affermare che studi epidemiologici
su vasta scala hanno dimostrato l'effetto protettivo di frutta e verdura
non solo nei confronti delle patologie tumorali, ma anche di quelle a carico
delle patologie cardiovascolari. Non dimentichiamo gli appelli delle agenzie
della salute americane che invitano a consumare da 5 a 9 porzioni di frutta
e verdura al giorno. È paradossale osservare che, nonostante i tanti
studi eseguiti, sappiamo che consumare frutta e verdura "fa bene".
Ma non è ancora chiaro, dal punto di vista molecolare, il perché.
Studi, come quello da noi eseguito, vanno in questa direzione. Sta emergendo
in questi anni il concetto di "chemioprevenzione combinata",
ovvero la capacità di più molecole, quando assunte "insieme" (per
esempio, nella dieta), di esercitare un effetto "sinergico" superiore
alla somma delle singole attività biologiche ad esse attribuibili.
Questo meccanismo potrebbe essere alla base dell'effetto chemiopreventivo
di alimenti, quali frutta e verdura, in cui tali molecole sono presenti
numerose ma in basse concentrazioni».
|