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Risponde il
Professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dellIstituto Tumori Regina Elena di Roma
(tel. 06/52666919).
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Negli ultimi vent'anni la diffusione dei farmaci biotecnologici, prima come terapia di supporto, ora e in prospettiva anche come terapia mirata, ha costituito una vera rivoluzione nel trattamento dei tumori. I risultati, finora ottenuti, sono molto incoraggianti sia in termini di minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia standard sia per la migliore qualità di vita per il paziente. Quindi le "molecole biotech" rappresentano ormai il futuro del trattamento farmacologico per le neoplasie. La tematica è stata recentemente approfondita dai massimi esperti italiani durante la tavola rotonda sulle "Terapie antitumorali: il futuro è nei farmaci biotecnologici", tenutasi a Roma. All'incontro scientifico, organizzato dalla Scuola Superiore di oncologia e scienze biotecnologiche di Genova, ha partecipato anche il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena di Roma, a cui Prevenzione Tumori ha posto alcune domande.
Professor Cognetti, come è possibile colpire il tumore in modo selettivo?
"Un grande aiuto nella lotta contro numerosi tumori viene dalle recenti scoperte della biologia molecolare. Esse consentono di identificare e in molti casi di colpire, in maniera selettiva e specifica, fattori responsabili della crescita (recettori, enzimi etc.) e della diffusione incontrollata delle cellule tumorali all'interno dell'organismo. Ovvero della loro capacità di sopravvivere a chemioterapia e radioterapia e di stimolare la produzione di nuovi vasi sanguigni.
Il contrasto con la chemioterapia e la radioterapia convenzionali, il nuovo approccio terapeutico del cancro, è diretto verso i 'sentieri molecolari' che causano la trasformazione cellulare maligna. Queste terapie hanno, cioè, come bersaglio i recettori tumore-specifici della cellula e i segnali critici per la progressione della malattia, mentre la tossicità è ridotta per le cellule normali".
Qual è il ruolo dei "recettori"?
"Premesso che i recettori sono alcune proteine della membrana cellulare in grado di captare i fattori di crescita, va detto che esse svolgono un ruolo di fondamentale importanza nella trasformazione e progressione delle cellule tumorali. Infatti, l'attivazione costante di questi recettori ha come conseguenza immediata l'avviamento di una serie complessa di segnalazioni della membrana al nucleo cellulare. Tali segnali modificano l'espressione di geni e proteine coinvolti nella regolazione della crescita, della differenziazione e della sopravvivenza cellulare, anche neoplastiche.
La posizione centrale di tali proteine rende queste vie di segnalazione un bersaglio terapeutico particolarmente attraente, e potenzialmente sfruttabile nella grande maggioranza dei tumori".
Professor Cognetti, può spiegarci brevemente qual è il percorso dei nuovi farmaci dal laboratorio alla clinica?
"Alla luce di quanto detto, vediamo ora cosa si sta facendo in laboratorio e come sta cambiando la guerra al cancro. Nei tumori epiteliali sono oggi in studio numerosi farmaci, cosiddetti biologici, che bloccano l'attività del recettore per il fattore di crescita epidermico (Epidermal Grown Factory Recptor-EGFR) come il panitumumab, il cetuximab, il gefitinib e l'erlotinib. O dell'enzima ciclo-ossigenasi di tipo 2 come il celecoxib e il rofecoxib, di solito utilizzati come antinfiammatori e antidolorifici. Questi farmaci possono rallentare la crescita tumorale, rendere le cellule tumorali più sensibili ai trattamenti tradizionali e, in alcuni casi, addirittura prevenire lo sviluppo della malattia nelle persone più a rischio.
L'anticorpo diretto contro la proteina HER2 (trastuzumab), approvato per l'utilizzo nel cancro della mammella metastatico che dimostra elevata espressione della proteina, evidenzia vantaggi clinici importanti. È possibile che, attraverso lo sviluppo e l'uso degli agenti biologici menzionati, i futuri regimi antineoplastici possano essere specificamente confezionati su misura del paziente, sulla base delle caratteristiche molecolari. Il successo clinico di nuovi farmaci mirati a specifici bersagli molecolari dipenderà, in larga misura, dalla possibilità di selezionare i pazienti potenzialmente più responsivi a una specifica strategia terapeutica. Le nuove acquisizioni sull'uso di questi farmaci prefigurano un avvenire brillante, che migliorerà l'aspettativa e la qualità di vita dei pazienti".
Dunque quello tra ricerca di base e ricerca clinica è un connubio vincente?
"Queste straordinarie acquisizioni, ottenute anche grazie a una nuova e più stretta collaborazione tra ricercatori di base e clinici, devono però essere messe immediatamente a disposizione dei pazienti, il cui diritto inalienabile -non dobbiamo dimenticarlo - è di ricevere la miglior terapia. Il rapido passaggio dal laboratorio alla clinica può innescare anche un processo inverso - dal letto del malato al laboratorio - in una sorta di circolo virtuoso che consenta di selezionare maggiormente il campione che potrà beneficiare del trattamento. Un po' come è successo per gli inibitori della traduzione del segnale in cui, dopo un primo momento di soddisfazione si è passati al quasi fallimento. È stato, pertanto, richiesto di effettuare ulteriori analisi sulle mutazioni del recettore. Si è visto che questo tipo di molecola aveva più effetto in pazienti che presentavano la mutazione".
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