N. 1/2 gennaio/febbraio 2007

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Risponde il Professor Massimo Trucco, direttore della Cell Factory dell'Ismett (Istituto dei trapianti di Palermo), tel. 091.6056511 - fax 091.331454

Professor Trucco, l'Ismett è certamente una struttura di notevole pregio, ma gli Usa, per lo meno nella ricerca, sono molto più avanti che in Italia, come mai la decisione di rientrare "a casa"? Cosa trasmetterà all'Istituto della sua esperienza americana?
«Sono andato all'estero, subito dopo aver conseguito la mia laurea, con la ferma intenzione di imparare qualcosa di importante, di utile, da riportare prima o poi a casa. Ogni mattina, da quando sono a Pittsburgh, guardando tutto quel grigio fuori dalla finestra, mi sono ripetuto: "Tanto poi torno dal mio mare!". Ho lavorato per 30 anni negli Stati Uniti e penso che sia giunto il momento di mettere a servizio del mio Paese ciò che ho appreso nel corso di questa mia lunghissima esperienza. Certo, non avrei accettato di rientrare in Italia se non avessi avuto le garanzie di poter avere a disposizione le risorse necessarie  per portare avanti i miei progetti. La Cell Factory, che nascerà all'ISMETT sia da un punto di vista strutturale che da un punto di vista di ricerca, non ha nulla da invidiare nemmeno ai laboratori di Pittsburgh. L'ISMETT è organizzata all'americana: è l'organizzazione, infatti, che negli Stati Uniti è migliore, le sovvenzioni per la ricerca sono migliori, ma... le teste non sono migliori delle nostre. Penso che a Palermo si potranno fare molte cose, passare dal bancone di laboratorio all'applicazione clinica. Sono convinto che sia possibile far diventare il capoluogo siciliano un vero e proprio polo di riferimento per la ricerca scientifica in Europa».

Il suo compito è quello di dirigere la Cell Factory, una "fabbrica" per la processazione, la conservazione e la distribuzione delle cellule pancreatiche e delle cellule staminali, come sarà organizzata questa struttura?
«Si tratterà di laboratori sterili, camere bianche in cui l'aria sarà praticamente priva di particelle inquinanti, proprio come le celle in cui si producono microchip di silicio, attrezzati con strumentazione all'avanguardia, molta della quale al momento disponibile solamente in pochi centri al mondo. L'intera gestione avverrà utilizzando software dedicati che verranno interfacciati con palmari  e con i nuovi sistemi informativi in fase di implementazione presso l'ISMETT. Sarà la telemedicina a tenerci sempre in contatto diretto ed in tempo reale con Pittsburgh, con Miami, con il resto del mondo scientifico italiano e non».

All'interno della Cell Factory verranno preparati prodotti biologici, cellule staminali adulte e fetali, isole di Lagherans ed epatociti, e verranno sviluppate nuove vie biomediche alla riparazione tissutale e tecniche chirurgiche per curare le gravi patologie terminale d'organo. Può dirci qualcosa di più?
«Nella Cell Factory avvieremo tutti i programmi di medicina rigenerativa dell'ISMETT. I filoni di ricerca e clinica saranno principalmente cinque: isolamento e generazione  di cellule pancreatiche con l'obiettivo di curare i pazienti affetti da gravi forme di diabete di tipo 1; infusione di staminali adulte per riparare i danni nel muscolo cardiaco; produzione e trapianto di epatociti nel caso di gravi insufficienze epatiche; produzione e trapianto di cellule cutanee per la riparazione di gravi lesioni della pelle; lo sviluppo di bioreattori applicati alla terapia cellulare. In aggiunta alla preparazione delle cellule da utilizzare in sede, i laboratori dell'ISMETT offriranno anche servizi di preparazione cellulare remota, permettendo ad altri centri  nazionali ed europei, che al momento sono ancora deficitari di questo tipo di laboratori, di potere avviare un programma di trapianti cellulari. La Cell Factory offrirà, inoltre, servizi di distribuzione di isole di Langherans e cellule staminali a centri di ricerca nazionali ed esteri».

Quali saranno i prossimi obbiettivi di questa "fabbrica delle meraviglie"?
«Innanzi tutto non la definirei "fabbrica delle meraviglie" bensì una "fabbrica meravigliosa" in cui vorremmo avviare trials clinici che riteniamo potrebbero offrire terapie non pericolose ed efficienti. Il progetto cui al momento tengo di più è infatti quello di trattare bambini diabetici usando cellule dendritiche del paziente stesso, modificate ex vivo in modo tale da renderle capaci di bloccare il processo distruttivo autoimmune e quindi favorire la capacità rigenerativa fisiologica del pancreas endocrino. Questo è il primo trial basato su cellule viventi applicato ad una malattia autoimmune, che l'NIH ha sostenuto finanziariamente e l'FDA ha approvato negli Stati Uniti. Questo approccio, che abbiamo dimostrato funzionare molto bene nell'animale di laboratorio, dovesse funzionare altrettanto bene nell'uomo, garantirebbe una soluzione permanente al problema del diabete giovanile, senza bisogno di terapia di supporto alcuna per il resto della vita dei nostri troppo giovani pazienti.  Infatti lo scopo della Cell Factory è quello di avviare, anche a Palermo, un programma di ricerca di base e clinico che abbia come principale obiettivo quello di sperimentare nuove terapie per la cura delle insufficienze terminali d'organo. Tra gli altri obiettivi anche quello di promuovere training di elevata qualità e cooperazione internazionale tramite l'utilizzo di sistemi di telemedicina, telescienza e teleaddestramento, permettendo a collaboratori e allievi autorizzati di accedere ai video da qualsiasi parte del mondo, attraverso siti internet sicuri. Per di più, l'approccio telescientifico/telemedico permetterà anche al personale di laboratorio di ottenere consulti remoti in tempo reale, da esperti situati nei Paesi di tutto il mondo».