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Risponde il professor Umberto Veronesi, direttore scientifico dellIstituto Europeo di oncologia di Milano
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Il tumore del seno è quello più frequente nel sesso femminile e la terapia chirurgica ha fatto molti progressi. Da qualche anno si sta affiancando una nuova terapia, quella della farmacoprevenzione (vedi Tamoxifene e Fenretinide), è davvero efficace?
La grande novità del secolo in fatto di tumori al seno, e il grande obiettivo della ricerca oncologica del nuovo millennio, è la farmacoprevenzione, derivata dallo studio dei geni e del profilo genetico individuale. La farmacoprevenzione è quella branca della ricerca oncologica che si propone di contrastare il processo di oncogenesi prima che il tumore compaia, intervenendo su quelle anomalie cellulari che precedono linsorgere del processo tumorale. Non è quindi propriamente una terapia: si tratta della possibilità, per le donne sane più a rischio (per storia familiare, età, prima gravidanza tardiva, prima mestruazione precoce e presenza di mutazioni geniche nel profilo genetico individuale) di proteggere la mammella attraverso lassunzione regolare di particolari sostanze in grado di ridurre in modo sostanziale il rischio della malattia. Tra queste il Tamoxifen: è dimostrato che questo farmaco riduce la mortalità per tumore del seno del 30%, la formazione di un secondo tumore nella mammella sana del 50% e linsorgenza della malattia in soggetti a rischio del 40%. Il Tamoxifen è stato quindi il primo farmaco nella storia della medicina di cui è stata comprovata lefficacia non solo nella cura, ma anche nella prevenzione del cancro. Più di recente anche la Fenretinide, un derivato della Vitamina A, ha dimostrato una buona efficacia come farmaco preventivo del tumore del seno: sembra, infatti, essere in grado di ridurre lincidenza del tumore del seno del 50% nelle donne più giovani, con meno di 40 anni, e del 40% in tutte quelle non ancora in menopausa. Inoltre, inibisce la crescita tumorale controllando i fattori di crescita associati con lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni. Secondo un articolo pubblicato sugli Annals of Oncology leffetto protettivo del farmaco perdura per 15 anni anche se è assunto solo per cinque anni dopo lintervento per rimuovere la prima neoplasia. Vi sono quindi sufficienti prove degli effetti preventivi della fenretinide da suggerire limportanza di una nuova sperimentazione clinica su donne sane giovani ma ad alto rischio cancro, per valutare lutilità del farmaco a scopo preventivo.
Per ora questo farmaco è stato sperimentato per impedire linsorgere di un secondo tumore, ma sembra comunque avere tutte le caratteristiche per diventare il farmaco specifico per la prevenzione del tumore del seno nelle donne in premenopausa.
I risultati positivi della Fenretinide aprono nuovi scenari, sarà possibile utilizzarla anche per altri tipi di tumore?
Il potenziale protettivo della Fenretinide per le donne in premenopausa è indubbio per il tumore del seno, e abbiamo fondate ragioni di credere che lo sia anche per il tumore dellovaio. Per questo auspichiamo di poter realizzare appena possibile un grande studio multicentrico e internazionale. Per avere risultati certi occorrerà comunque ancora del tempo.
In questi ultimi anni si parla spesso di fattori di rischio e di farmaco prevenzione, con il rischio di creare confusione tra la gente. Qual è la giusta interpretazione da dare?
Il concetto di farmacoprevenzione, come abbiamo visto, è strettamente legato a quello dei fattori di rischio, perché si applica alle persone nelle quali il rischio di ammalarsi è più elevato. Per quanto riguarda poi il tumore del seno, è più corretto parlare di fattori di rischio che di cause. Se infatti non è ancora stato stabilito con certezza quali siano le cause oggettive dellinsorgere del tumore, sono stati invece individuati alcuni fattori di rischio che sono più comuni nelle donne che sviluppano la malattia. Tra questi, letà, la predisposizione familiare, la storia riproduttiva vanno tenuti in considerazione. È dunque importante che la donna prenda coscienza della propria storia, poi però la definizione del suo rischio individuale resta compito dello specialista oncologo, al quale spetta anche valutare se sia opportuno per la donna assumere farmaci a scopo preventivo.
Secondo il suo punto di vista di osservatore privilegiato, vista la sua monumentale esperienza, può ipotizzare il futuro della sanità italiana? Quali priorità dovrà affrontare il nuovo ministro della Salute?
Dal punto di vista dellevoluzione della cura e della ricerca, la sanità italiana non potrà che seguire il trend internazionale, dato che oggi non è più possibile parlare di itinerari separati per i singoli Paesi. Per quanto riguarda invece levoluzione dellorganizzazione sanitaria, questa è condizionata da molteplici fattori, economici e politici. Le priorità da affrontare restano comunque: quello degli investimenti nella ricerca; il ripensamento delle strutture ospedaliere verso un modello di piccolo ospedale altamente specialistico affiancato da strutture dedicate alla diagnostica e al day hospital diffuse capillarmente sul territorio; unattenzione particolare alla diagnostica precoce. In questa direzione si colloca lIstituto Europeo di Oncologia, come esempio di unistituzione che integra al suo interno sia i laboratori di ricerca che gli ambienti necessari alla diagnosi e alla cura dei tumori; una soluzione organizzativa per favorire al massimo la comunicazione fra sperimentazione di laboratorio e sviluppo delle cure, un modello che ha già inciso e continuerà ad incidere sullorganizzazione e gestione dei servizi sanitari, per una migliore tutela della salute dellindividuo e della collettività.
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