N. 12 dicembre 2005

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Risponde il professor Emilio Bajetta, direttore di Oncologia Medica presso l’Istituto dei Tumori di Milano e presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica.
(tel. 02.23901)

In occasione del Convegno nazionale su “Target therapy: dal laboratorio alla clinica”, tenutosi recentemente presso il CNR di Roma, è stato presentato alla stampa italiana il Cetuximab, una nuova molecola per il trattamento del tumore del colon metastatico. Tale farmaco, registrato in molti paesi europei, è da poco disponibile anche in Italia ed è rimborsabile dal SSN. Per maggiori informazioni, Prevenzione Tumori ha intervistato il professor Emilio Bajetta, presidente neo-eletto dell’AIOM.

Professor Bajetta di che si tratta?
Innanzi tutto è bene ricordare che già da alcuni anni la ricerca ha fornito le basi per una strategia di attacco globale al cancro metastatico, riconoscendo, accanto ai bersagli intracellulari (DNA, ribosomi, microtubuli) anche bersagli extracellulari, o localizzati nella membrana cellulare. In questo contesto si collocano le acquisizioni sulla famiglia dei recettori per il fattore di crescita epidermica (Epidermal Growth Factor, EGF) che ha un ruolo centrale nella differenziazione e proliferazione cellulare, nel processo di metastatizzazione, nell’apoptosi e nella angiogenesi, cioè nella formazione di nuovi vasi per sostenere il fabbisogno nutrizionale della crescita tumorale. Per cui, oggi, rispondendo alla sua domanda, sale con onore alla ribalta il primo anticorpo monoclinale anti EGF: il Cetuximab. Quest’ultimo, come dimostrano vari studi, ha stabilizzato la malattia in oltre il 50% dei pazienti con cancro al colon metastatico, che non rispondevano più ad alcun trattamento e ha addirittura ridotto la massa tumorale in circa il 25% dei casi. E ancora, il Cetuximab, in associazione con un altro chemioterapico, l’Irinotecan, ha dimostrato di ripristinare la sensibilità alla terapia, nei pazienti già pretrattati con questo chemioterapico al quale il malato era diventato resistente.

A Roma è stato detto che vi sono concrete speranze per le oltre 37.000 persone a cui ogni anno viene diagnosticato un cancro al colon, metà delle quali sono destinate a sviluppare metastasi. Si tratta di una svolta epocale se si pensa che negli anni ’70 la sopravvivenza di questi pazienti era di soli sei mesi. Oggi, grazie anche a queste terapie mirate è possibile raggiungere i due anni. Quali sono gli studi che dimostrano ciò?
Attualmente è in corso, il FOLFIRI, un ampio trial su 1.080 pazienti in cui il Cetuximab è associato a una delle più attive combinazioni chemioterapiche. I risultati di FOLFIRI sono attesi fra circa un anno e potrebbero contribuire a modificare radicalmente il panorama terapeutico del cancro colo-rettale e le aspettative di vita dei pazienti. Non solo. I dati di riferimento dei dossier registrativi dell’anticorpo monoclonale sono basati sullo studio europeo multicentrico BOND (Bowel Oncology with Cetuximab Antibody) condotto in 11 Paesi europei e in 57 ospedali, su 329 pazienti. La ricerca prevedeva il confronto tra una terapia di combinazione dell’anticorpo monoclonale con l’Irinotecan, rispetto a una monoterapia con il Cetuximab e intendeva valutare la risposta obiettiva, il tempo di progressione della malattia e gli effetti collaterali.

Alla luce di risultati così eclatanti, quale ruolo può svolgere l’AIOM?
È necessario premettere che le scoperte di biologia molecolare consentiranno in un futuro ormai prossimo, una personalizzazione della terapia. Uno dei compiti dell’AIOM sarà, quindi, quello di coordinare gruppi di studio ad hoc, chiamati per esempio a ridefinire i criteri di valutazione della risposta ai farmaci. È, inoltre, opportuno, considerati i costi elevati, stabilire nuovi parametri predittivi di questa risposta ed una migliore selezione dei pazienti, anche per un’ottimizzazione della cura. Altro aspetto in divenire della terapia oncologica è la sua stessa durata in caso di combinazione con i chemioterapici e, di conseguenza, la modalità di somministrazione (non più per cicli come con la chemioterapia tradizionale, ma in modo continuativo). Al termine di questo lavoro dovranno essere redatte nuove linee guida.
È importante, inoltre, che le più recenti acquisizioni cliniche, ottenute anche grazie a una nuova e più stretta collaborazione tra ricercatori di base, clinici e medici oncologi, siano messe immediatamente a disposizione dei pazienti. Per concludere, desidero ricordare che l’AIOM ha aperto un tavolo di confronto con l’Agenzia Italiana del Farmaco, con il principale obiettivo di ottenere una corsia preferenziale per rendere disponibili subito, anche in Italia, i farmaci innovativi e col fine di discutere dell’uso off label dei farmaci, ossia delle applicazioni cliniche diverse da quelle riportare nell’indicazione autorizzata.