N. 4 aprile 2005

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Risponde il professor Francesco Cognetti,
direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena di Roma
Tel. 06.52666919

Anche i tabagisti incalliti, attualmente, hanno una speranza in più di non morire di tumore del polmone, o perlomeno di vedersi diagnosticare la neoplasia quando è ancora ai primissimi stadi e quindi di aver la possibilità di essere operati per tempo con un eventuale aumento della sopravvivenza. La buona notizia è stata fornita ai maggiori esperti mondiale presenti a Roma per l’XI Conferenza internazionale sullo screening del tumore del polmone, ospitata per la prima volta in Italia. Il dato emerge da uno studio prospettico iniziato due anni fa all’Istituto Regina Elena di Roma. Per maggiori informazioni abbiamo intervistato il professor Francesco Cognetti responsabile dell’indagine.

Professor Cognetti di che cosa si tratta?
«Abbiamo arruolato 1000 persone considerate ad alto rischio: fumatori o ex fumatori, tra i 55 e i 69 anni, che per 10 anni si sono accesi almeno 20 sigarette al giorno (o 40 per 5 anni) e che non avevano smesso di fumare da oltre un lustro. Tali pazienti sono stati inseriti in uno screening con TAC spirale: per la precisione 770 sono stati sottoposti a un primo esame e 272 a un secondo dopo un anno, con 246 indagini di controllo di follow-up. Le indagini ci hanno permesso di rilevare complessivamente 16 carcinomi a piccole cellule. Di questi, 12 erano resecabili (75 percento), condizione non frequente nel cancro del polmone e 9 su 16 (il 56,25 percento) erano al I° stadio di malattia che, pur non comportando sempre la guarigione, determina in oltre l’85 percento dei casi un’aspettativa di vita di 5 anni. Per avere un termine di paragone, nella popolazione normale, al di fuori dello screening, la percentuale di sopravvivenza globale è di circa l’11-14 percento. In futuro per selezionare le persone da sottoporre a TAC spirale, oltre a parametri quali l’età e il numero di sigarette fumate, si prevede di introdurre un prelievo di sangue in modo da valutare la presenza di eventuali marcatori biomolecolari specifici».

Lo studio si sta svolgendo solo in Italia?
«No. Quello portato avanti dal Regina Elena è solo una porzione di un grande studio prospettico americano coordinato dall’International Early Lung Cancer Action Project, la più grande organizzazione scientifica che si occupa dello screening del cancro al polmone, diretta dalla professoressa Claudia Henschke della Cornell University di New York, che coinvolge 34 Istituzioni in tutto il mondo. Sino a ora sono stati esaminati oltre 26.000 casi al primo screening con 312 tumori individuati e circa 20.000 al secondo con 60 tumori diagnosticati. Nell’80 percento dei casi la neoplasia era al I° stadio e quindi operabile.
E ancora. I nostri risultati (precedentemente descritti, ndr) sono dunque in linea con quelli degli altri centri e dimostrano quanto una diagnostica più accurata e precoce possa consentire di intervenire con maggiore efficacia».

Qual è l’obiettivo principale dello studio?
«È sicuramente quello di scoprire il cancro in fase iniziale, ovvero quando la neoplasia è ancora operabile. La TAC spirale in questo è certamente molto più sensibile e accurata della radiografia del torace nell’identificare tumori polmonari di piccole dimensioni (meno di 5 millimetri), aumentando considerevolmente le possibilità di diagnosi precoce e di cura. Bisogna poi ricordare che la terapia d’elezione, soprattutto per i tumori al I° stadio, rimane la chirurgia. Scovare un tumore in fase iniziale significa dare al paziente una maggiore speranza di vita. Infatti, sappiamo che i tumori inferiori a 2 cm mostrano una sopravvivenza a 5 anni dell’80 percento e a 10 anni del 70 percento, mentre quelli con dimensioni comprese fra 2 e 3 cm hanno una sopravvivenza a 5 anni del 65 percento e a 10 anni del 50 percento».

In Italia siete l’unico a partecipare allo screening internazionale?
«La ringrazio per la domanda perché mi consente di sottolineare che, oltre a noi, c’è anche una forte partecipazione degli altri Istituti di ricerca e cura del cancro italiani e dell’Istituto Superiore di Sanità».