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Risponde Alberto Scanni, direttore del dipartimento di Oncologia dellOspedale Fatebenefratelli di Milano e coordinatore regionale dellAssociazione italiana di oncologia medica (Aiom)
Tel 02.63632223/26
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Professor Scanni, in Italia due donne su tre che si ammalano di tumore al seno riescono a guarire, ma facendo più prevenzione si potrebbe risolvere il problema nel 90 percento dei casi. Qual è il percorso da compiere per vincere questa guerra?
Questi dati sono molto positivi e fino a ventanni fa erano impensabili; allora le guarigioni non superavano il 40 percento dei casi e anche la vittoria sulla malattia lasciava sulla donna dei segni indelebilili. Oggi il 90 percento delle donne conserva il seno e grazie alla tecnica del linfonodo sentinella il 70 percento mantiene intatta anche lascella. La donna operata ha una qualità di vita del tutto simile a una donna sana. Ma cè ancora molto da fare. In base ai dati di tutti i registri tumori in Italia ogni anno il tumore al seno colpisce oltre 28mila donne e causa 11mila decessi. Rimane la prima causa di morte nella fascia detà tra i 35 e i 44 anni e in molte zone rappresenta un quarto circa di tutti i tumori di cui soffrono le donne. I progressi scientifici sono fondamentali, ma non bastano: devono essere conosciuti dalle dirette interessate, così come deve essere continuamente sostenuta la cultura della prevenzione.
È importante che la donna si faccia controllare il seno seguendo semplici regole: dopo i 40 anni bisogna effettuare una mammografia ogni anno e dai 30 ai 40 unecografia ogni anno. Spesso vanno eseguiti entrambi gli esami radiologici. Purtroppo ancora troppe poche donne si sottopongono ai controlli periodici. A questo proposito lAiom (Associazione italiana di oncologia medica) ha avviato un ciclo di dieci incontri aperti al pubblico dove le donne possono dialogare con gli oncologi, i medici di famiglia, le associazioni di pazienti, per chiarire ogni dubbio su questo tumore.
Per il tumore al seno vi è stata una vera e propria rivoluzione in ambito terapeutico. Molte sono le armi a disposizione, ognuna con le sue indicazioni peculiari, con il suo potenziale di efficacia, ma anche con una certa tossicità. Qual è lo scenario futuro?
Lesplosione delle conoscenze nel campo della biologia tumorale ha messo a disposizione dei ricercatori una serie di tecniche sempre più sofisticate per studiare i tumori, i geni, i loro prodotti proteici, i vari aspetti del ciclo cellulare. Questo ci ha permesso di tracciare quella che si può definire la carta di identità del tumore e di capire che non tutte le neoplasie sono uguali. Lidentificazione di alcuni marcatori tumorali specifici offre infatti alloncologo la possibilità di fare una prognosi più accurata e di sceglire una terapia specifica. Per fare un esempio concreto: le donne con tumore al seno in fase metastatica presentano un recettore specifico, denominato HER2 (Human epidermal growth factor recpetor 2). I tumori HER2 positivi, il 25 percento circa dei carcinomi alla mammella, rispondono al trattamento con un anticorpo monoclonale, che non è invece efficace nei tumori che non presentano questa alterazione. La possibilità di unintegrazione tra la ricerca e la clinica, tra il laboratorio e il reparto, è laltro fondamentale tassello per trasferire direttamente alla paziente le acquisizioni degli studi. Lidentificazione di molecole che interagiscono con un difetto specifico ha radicalmente cambiato lapproccio alla farmacologia antineoplastica, passato da una farmacologia basata sulla malattia a una terapia guidata sul difetto molecolare. Questi concetti sono alla base di quella che viene definita la target therapy, cioè lutilizzo di farmaci che agiscono su recettori cellulari specifici.
Anche se non è possibile indicare una causa precisa che sia alla base dellinsorgenza del tumore della mammella, losservazione delle caratteristiche epidemiologiche ha permesso di identificare una sorta di fattori di rischio. Quali sono i più importanti?
Prima dei trentanni è una malattia rara, tra i trenta e quaranta la probabilità di ammalarsi è del 5 percento, dopo i 40 e negli anni immediatamente successivi il rischio è del 25 percento. La familiarità è un fattore di rischio accertato: la figlia, la sorella o la madre di una persona che abbia sviluppato questo tipo di neoplasia, hanno una più alta probabilità di ammalarsi. Il non avere figli viene considerato un fattore di rischio. Per le mamme, inoltre, sembra anche incidere il numero di figli e letà in cui hanno partorito: il cancro al seno è meno frequente nelle donne che hanno avuto il primo bambino prima dei 21 anni, inoltre lallattamento al seno sembra proteggere. Anche la data della prima mestruazione e dellinizio della menopausa sembrano significative: un menarca precoce e una menopausa tardiva sembrano essere fattori predisponenti. Lassunzione di estrogeni, lobesità, una dieta ad alto contenuto di grassi, leccessivo consumo di alcol sono stati correlati con una maggiore probabilità di contrarre la neoplasia. Va precisato che non esistono norme preventive certe, poiché non cè un solo fattore di rischio certo, ma un ruolo importante lo gioca lalimentazione e lattività fisica che, se praticata regolarmente, può avere effetti protettivi specie in menopausa.
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