N. 12 dicembre 2004

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Risponde la dottoressa Alba Brandes, Responsabile dell’Unità di Neuro-oncologia presso l’Oncologia medica dell’Azienda Ospedale di Padova, Istituto Oncologico Veneto (Tel. 049.8215931)
Presidente del GICNO (Gruppo Italiano Cooperativo Neuro-Oncologia), Vice presidente del Brain Tumor Group dell’EORTC (European Organisation for Research and Treatment of Cancer)

Dottoressa Brandes, dalla Sua esperienza quali sono i principali fattori di rischio delle neoplasie cerebrali?
I tumori del sistema nervoso centrale hanno in Europa un’incidenza di 12 casi su 100.000 abitanti/anno, senza significative differenze tra le varie nazioni europee, e causano il 2% di tutte le morti per cancro. Negli ultimi tre decenni si è registrato un progressivo aumento di incidenza, che non sembra imputabile soltanto alla diffusione di migliori metodiche di diagnostica per immagini. Tale aumento è apparso più rilevante negli ultrasessantacinquenni, dove l’incidenza è più che raddoppiata. Anche se l’Italia non dispone di un registro specifico per le neoplasie cerebrali, si può considerare in linea con gli altri Paesi. In linea generale non vi sono dimostrazioni univoche a sostegno di specifici fattori o condizioni di rischio. È anzi opportuno sfatare il mito che telefoni cellulari e onde elettromagnetiche possano favorire l’insorgenza di neoplasie cerebrali: nessuno studio ne ha infatti documentato un’effettiva correlazione. Un’altra ipotesi, che era stata avanzata in precedenza relativamente ai fattori di rischio, suggeriva un possibile ruolo di alcune sostanze chimiche utilizzate in ambito agricolo fino al decennio scorso, ma non sono mai emerse prove conclusive.

Tra le nuove terapie, c’è l’associazione di temozolomide e radioterapia, che consente di raddoppiare la sopravvivenza dei malati da glioblastoma multiforme, una forma di tumore molto aggressiva. Può dirci qualcosa di più?
A giugno di quest’anno, e per la prima volta nella storia del trattamento dei tumori cerebrali, l’Organizzazione Europea per la Ricerca e la Cura del Cancro (EORTC) e il National Cancer Institute del Canada (NCIC) hanno dimostrato che la chemioterapia con temozolomide, una molecola che appartiene alla classe delle imidazotetrazine con effetto citotossico di tipo alchilante, concomitante e successiva alla radioterapia, aumenta la sopravvivenza dei pazienti con tumore cerebrale ad alto grado di malignità, come il glioblastoma multiforme. Oggi questo è diventato il nuovo standard terapeutico. Questa molecola rappresenta un importante progresso nel trattamento delle neoplasie cerebrali. La somministrazione orale è particolarmente agevole e semplice, in quanto non richiede al paziente di recarsi in ospedale (a differenza della terapia infusionale), ma consente un trattamento al proprio domicilio. È importante sottolineare, inoltre, che temozolomide è ben tollerata: gli effetti collaterali, infatti, possono essere facilmente gestiti, e la sua bassa tossicità sistemica offre la possibilità di trattamenti protratti nel tempo. Un’altra considerazione, di particolare rilevanza soprattutto nei pazienti più giovani, è che il trattamento combinato non compromette la funzione cognitiva. Diverse pubblicazione hanno dimostrato che nel glioblastoma multiforme la risposta è nettamente migliore nelle forme di nuova diagnosi rispetto a quelle ricorrenti, e hanno confermato l’azione sinergica di temozolomide con la radioterapia. È possibile avere anche dei successi terapeutici nei pazienti con glomi di basso grado che presentino particolari alterazioni genetiche. Un aspetto importante delle moderne innovazioni terapeutiche nelle forme di basso grado riguarda un diverso timing nell’utilizzo della radioterapia che purtroppo può produrre, se erogata a campi estesi, effetti collaterali pesanti. Grazie all’efficacia della nuova molecola c’è la possibilità di ritardare il più possibile la radioterapia, permettendo in tal modo al paziente una buona qualità di vita.

In qualità di presidente del GICNO e di vice presidente di un gruppo di ricerca dell’EORTC, potrebbe riassumere qual è il ruolo dell’Italia nello scenario della ricerca sulle neoplasie cerebrali?
In Italia opera il GICNO (Gruppo Italiano Cooperativo Neuro-Oncologico), che costituisce la punta di diamante della ricerca in questo campo e che è un consorzio basato sulla collaborazione e cooperazione delle maggiori neuro-oncologie italiane. Sono attualmente in corso studi su glioblastoma, tumori cerebrali degli anziani, ependimomi (tumori che derivano dalle cellule epiteliali che tappezzano i ventricoli cerebrali), nuovi farmaci o associazioni chemioterapiche o modalità di somministrazione. In particolare stiamo studiando le forme a basso grado che colpiscono i pazienti giovani: in quest’ultimo studio, i pazienti verranno identificati con alcuni test di citogenetica (Padova è un centro di riferimento) ed in base a queste alterazioni cromosomiche si potrà predire non solo la prognosi, ma anche la risposta ai trattamenti chemioterapici. Il Gruppo è stato costituito solo 2 anni fa, ma ha già pubblicato importanti lavori su riviste internazionali.
Lo scopo dell’EORTC, invece, è quello di condurre e stimolare la ricerca oncologica indipendente, clinica e di laboratorio in Europa. L’obiettivo è di condurre studi che possano evidenziare nuovi trattamenti in grado di aumentare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti affetti da tumore (come è stato per il glioblastoma). Spesso le risorse nazionali possono non essere sufficienti ma, con uno sforzo multidisciplinare e multinazionale, è possibile migliorare lo standard delle cure oncologiche e renderle disponibili a tutti i cittadini europei.