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Risponde il dottor Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta delletà infantile, direttore dellIstituto di Ortofonologia di Roma.
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In Italia la prima sigaretta si accende a 11 anni. E cè addirittura un 33 percento di quindicenni che fuma. È quanto emerso da una ricerca realizzata dallOrganizzazione Mondiale della Sanità in 289 delle nostre scuole. Cifre impressionati. Perciò il Movimento Italiano Genitori (Moige), assieme al Ministero dellIstruzione, allIstituto Italiano di Medicina Sociale, ai pediatri e agli psicoterapeuti, ha promosso una Campagna per sensibilizzare e informare i bambini fra gli 8 a i 13. Di che si tratta? Per tre anni, in scuole elementari e medie di 50 città italiane, sarà portata una mostra itinerante. In un bus a due piani saranno esposti pannelli illustrativi e macchine didattiche interattive per spiegare agli alunni in maniera divertente, ma scientificamente corretta, gli effetti e i danni del fumo sul nostro organismo. Inoltre, con un teatro di burattini, sarà raccontata la storia del polmone sano e di quello malato.
Dottor Bianchi perché il Moige ha scelto come target della sua Campagna bambini fra gli 8 e i 13 anni?
È ormai risaputo, almeno tra gli addetti ai lavori, specialmente medici, dato che recenti dati OMS lo confermano, che la prima sigaretta si accende a 11 anni con lingresso alla scuola media inferiore. Per cui è bene informare il minore in anticipo, così da dissuaderlo a iniziare unabitudine dannosa per la sua salute. Personalmente proporrei ai genitori e insegnanti di parlare dei pericoli del fumo il più presto possibile, magari a partire dai 5 anni.
Letà della prima sigaretta si anticipa sempre di più. Ma non è lunico dato ad allarmare soprattutto i genitori.
Attualmente sono in aumento i preadolescenti e gli adolescenti che fumano. Qual è il motivo che li spinge a provare e soprattutto a continuare una pratica sbagliata?
Esistono due spinte fondamentali. La prima è costituita dal modello degli adulti. Non tanto perché gli adulti fumano, quanto perché fumare è da grandi. Consideriamo il fatto che oggi i bambini e i ragazzi sono indotti, specialmente dalle mode diffuse attraverso la pubblicità, a fare i piccoli adulti. Aspirano ai telefonini, a inforcare gli occhiali scuri, a mostrarsi insomma più grandi di quanto non dica lanagrafe. La seconda spinta viene dalla loro massima aspirazione: la trasgressione. Cè un aspetto delicato, nellaffrontare la questione del divieto del fumo, in quanto la proibizione è percepita dal giovanissimo come stimolo anziché come deterrente alla trasgressione. Quindi il messaggio va ben calibrato.
Bisogna stare molto attenti a come si parla di fumo al proprio figlio o alunno. Una volta, però, trovato il modo più idoneo, quali sono le informazioni da dare?
Innanzitutto è necessario spiegare e non demonizzare la sigaretta. Sembra ovvio, ma è ancora uno degli errori più comuni commessi soprattutto dai genitori. Perciò ritengo importante che ladulto, sia esso genitore o insegnante, informi il bambino di tutti i possibili danni di natura fisica che il fumo si porta dietro. Per esempio, se il ragazzo è un amante dello sport, mi sentirei di sottolineare che chi fuma non può praticare unattività sportiva. Inoltre proporrei, anche per i più piccoli, illustrazioni un po forti. Limmagine esplicativa di un polmone bucato colpisce locchio e resta sicuramente nella memoria prensile del minore. Lidea del danno provocato dal fumo può essere riattivata ogni volta che il ragazzo si troverà di fronte il cartello vietato fumare esposto nei locali pubblici, dallambulatorio al cinema, dalla pizzeria al bar.
Durante la spiegazione dei danni da fumo è possibile utilizzare termini come tumore, disabilità e morte, con un bambino o un ragazzo?
Certamente. È indispensabile che linformazione sia il più possibile chiara e completa. Il minore deve sapere che chi fuma rischia maggiormente di contrarre malattie cardiovascolari e neoplasie maligne, come tumori del polmone, del cavo orale e della laringe, della vescica, del rene. Perciò non bisogna mai mascherare o nascondere informazioni importanti ma allarmanti per paura di terrorizzare il proprio figlio. Il giovane è capace di comprendere il rischio, quindi di evitare unabitudine dannosa.
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