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Uno studio italiano utilizza un anticorpo contro il melanoma e non solo…

Vera Lanza, N. 12 dicembre 2010

Si chiama bioterapia la nuova arma per sconfiggere il tumore. Uno studio italiano, che coinvolge otto centri, la sperimenterà contro il melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo e in costante crescita: ogni anno nel nostro Paese si registrano 7mila nuovi casi e 1.500 decessi. La bioterapia agisce potenziando le difese immunitarie dell'organismo del paziente. La ricerca, condotta dal Nibit (Network italiano per la bioterapia dei tumori), si chiama Nibit M1 ed utilizzerà ipilimumab, un nuovo anticorpo monoclonale di Bms, associandolo alla fotemustina, un chemioterapico standard per il melanoma. È la prima volta al mondo che viene realizzata una sperimentazione di questo tipo, una via tutta italiana contro questo tumore. «Le potenzialità di questa nuova molecola - spiega Michele Maio, direttore dell'Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena - sono enormi e la stiamo utilizzando anche nel cancro della prostata e del polmone. Quanto già emerso dai trial internazionali evidenzia che siamo di fronte al primo significativo passo in avanti nella lotta contro questa neoplasia, che negli ultimi 30 anni non ha fatto registrare alcun progresso. Il nostro studio arruolerà 84 pazienti colpiti da melanoma in fase metastatica, includendo sia quelli mai trattati prima sia quelli già sottoposti in precedenza ad una terapia». «Con il network degli otto centri - sottolinea Giorgio Parmiani (presidente del Nibit e direttore dell'Unità di Immuno-Bioterapia del melanoma e tumori solidi dell'Istituto Scientifico Fondazione San Raffaele) - vogliamo favorire l'interazione scientifica e operativa dei ricercatori preclinici e clinici impegnati nella definizione di nuovi studi per combattere il cancro con un approccio immuno-biologico». In particolare, l'immunoterapia rappresenta una forma di bioterapia: «Quest'ultima - continua il professor Parmiani - comprende tutti quei trattamenti che inducono modificazioni nel nostro organismo per favorire una forte reazione contro il tumore, senza distruggere direttamente le cellule malate». Insomma, si potrebbe aprire una stagione nuova nella cura di alcuni tumori come il melanoma, che rappresenta il 4% dei tumori della pelle ma è responsabile dell'80% dei decessi per cancro della cute. Un paziente su 5 sviluppa la forma aggressiva e avanzata della malattia, con una prognosi infausta, caratterizzata da una sopravvivenza mediana di circa 6 mesi. E, quello che risulta evidente è che la sua incidenza è cresciuta ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tipo di tumore (ad eccezione delle neoplasie maligne del polmone nelle donne) con un aumento di 10 volte nell'ultimo mezzo secolo. Inoltre colpisce persone sempre più giovani, di età compresa tra i 30 e i 50 anni e non emergono significativi miglioramenti nel trattamento della malattia da 30 anni. «Con ipilimumab - dichiara Maio - assistiamo ad una svolta, perché questo anticorpo ha un meccanismo d'azione “rivoluzionario”. Agisce, infatti, al livello delle cellule del sistema immunitario, attraverso un meccanismo che rimuovi i blocchi della risposta immunitaria antitumorale. È l'unica terapia che ha dimostrato di migliorare in maniera statisticamente significativa la sopravvivenza delle persone colpite da melanoma metastatico». Una ricerca presentata all'ultimo congresso americano di oncologia, svoltosi a Chicago a giugno, ha messo in luci i risultati ottenuti grazie a ipilimumab: la sopravvivenza a un anno è quasi raddoppiata, passando dal 25% al 46%.

Indirizzi utili

POLICLINICO SANTA MARIA ALLE SCOTTE - AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA SENESE
Strada delle Scotte, 14 - 53100 Siena
Centralino: 0577.585111
Prenotazioni/informazioni: 0577.585.858-689
www.ao-siena.toscana.it
Immunoterapia oncologica - Dott. Michele Maio
Tel. 0577.586335

ISTITUTO SCIENTIFICO UNIVERSITARIO SAN RAFFAELE
Via Olgettina, 60 - 20132 Milano
Centralino: 02.26431
Prenotazioni/informazioni: 02.2643.2643 - .2020 - .3838
www.sanraffaele.org
Immuno-bioterapie del melanoma e tumori solidi
Dott. Giorgio Parmiani - parmiani.giorgio@hsr.it

Chiesta approvazione 1/a terapia melanoma metastatico
L'ipilimumab potrebbe essere il primo farmaco efficace contro il melanoma metastatico a entrare in commercio. Lo afferma un comunicato della Hackensack University, che ha pubblicato sul New England Journal of Medicine lo studio che ha “convinto” l'Fda ad accelerare le pratiche per l'approvazione. Lo studio ha coinvolto quasi 700 persone affette dal tumore in fase 3 e 4, a cui sono stati assegnati il farmaco e il gp 100, un vaccino anticancro, solo il farmaco o solo il vaccino. Il trattamento è stato effettuato una volta ogni tre settimane per quattro volte. Dopo due anni il 23 percento dei pazienti che avevano ricevuto il farmaco era ancora vivo, mentre nel gruppo che non lo aveva ricevuto la sopravvivenza era del 14 percento. In media il farmaco ha fornito un'aspettativa di vita di 10 mesi, aumentando quella del vaccino che era di 6,4 mesi. La richiesta di autorizzazione in commercio è stata già inoltrata all'Fda, che ha attribuito alla pratica un'alta priorità.

Dal congresso ADOI  a Cagliari, alcune novità: è più esposto al melanoma chi fuma e beve
Proteggere la pelle fin da bambini e non lasciarsi andare al vizio della sigaretta e dell'alcol da grandi: è la ricetta per prevenire il melanoma, proposta dall'Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi) in occasione del 49esimo congresso nazionale che si è svolto a Cagliari a inizio ottobre, al Palazzo dei Congressi della Fiera Internazionale. Si è parlato anche di psoriasi e delle terapie più innovative per trattarla, di malattie rare, acne, novità diagnostiche e nuovi trattamenti per la cura della pelle. I presidenti del congresso di Cagliari sono Patrizio Mulas, presidente emerito Adoi, Ornella De Pità, presidente Adoi. Gli effetti dannosi del sole lasciano i segni nella memoria immunologica dei bambini, che poi si manifestano in età adulta, anche quando poi siano stati seguiti i consigli sulla corretta esposizione. Capitoli nuovi di ricerca sono quelli legati all'alcol e ai suoi metaboliti intermedi, che agiscono da fotosensibilizzatori, aumentando il danno cellulare. Un'azione negativa sul DNA esplica anche il fumo di sigaretta con diversi tipi di tumori, compreso il melanoma. Da questi presupposti nasce lo studio, pubblicato sul “Clinical and Experimental Dermatologo”: quanti hanno il vizio dell'alcol presentano una più alta incidenza di tumore della pelle. «Negli stili di vita e nella dieta esistono fattori scatenanti e preventivi del melanoma come appunto il fumo e l'alcol da una parte o la vitamina D dall'altra», spiega Mulas, «però mi preme sottolineare soprattutto l'azione dei genitori nella prevenzione verso i propri figli. L'importanza dell'esposizione solare corretta è fondamentale in tenera età, sia in estate sia in inverno, quando si va in montagna per le settimane bianche e specialmente per le giornate “mordi e fuggi”, dove si tende a dimenticare l'importanza delle creme solari per abbronzarsi il più possibile e velocemente. Purtroppo ciò che si sbaglia da bambini si paga da grandi, sia per il melanoma sia per gli epiteliomi in generale - prosegue il dermatologo -. Ecco perché l'appello non può che essere rivolto ai genitori, come già abbiamo fatto in estate con il fumetto “SuperAdo”, distribuito nelle spiagge italiane». L'incidenza del melanoma è aumentata di dieci volte negli ultimi 50 anni. Ogni anno sono diagnosticati oltre 135mila casi nel mondo e quasi 65mila in Europa, con una mortalità raddoppiata tra gli uomini negli ultimi 25 anni. In Italia invece si stimano oltre 8mila casi l'anno e il tumore si scopre di solito prima dei 60 anni di età. «Al momento manca ancora un registro ufficiale del Melanoma, per il quale Adoi e altri enti stanno lavorando, affinché sia disponibile il prima possibile», specifica Mulas, direttore del centro di riferimento regionale per il melanoma.
Grande spazio poi, durante il congresso, è stato dato anche alla dermatite allergica, compresi i numerosi aspetti che toccano le intolleranze e la dermatologia pediatrica. La dermatite atopica colpisce soprattutto nelle aree industrializzate. Nelle città si riscontra il triplo dei casi, con una prevalenza dal 15 al 30% tra i giovani e fino a un adulto su dieci. Di solito la malattia inizia nella prima infanzia: il 45% nei primi sei mesi di vita, il 60% nel primo anno e l'85% prima dei 5 anni di età. Fortunatamente la dermatite ha una spontanea remissione prima della adolescenza in oltre il 70% dei casi.

Allarme solarium, in 8 su 10 nessun controllo antimelanoma
In quasi l'80% dei solarium italiani non si fa nulla per evitare i rischi di melanomi e altre malattie alla pelle. È l'allarme che arriva dal Festival della Salute di Viareggio, dove si è tenuto un convegno promosso dall'Associazione contro il melanoma dal titolo “Sole in spiaggia o in beauty?”. A fornire i dati sulla moda della tintarella artificiale e i rischi ad essa legati è stata l'oncologa Antonella Romanini dell'Azienda ospedaliera universitaria di Pisa. «È ormai dimostrato - ha detto Romanini - che fare le lampade, specie prima dei 35 anni di età, aumenta la possibilità di sviluppare un melanoma 20 o 30 anni dopo. Ci sono alcune categorie particolarmente a rischio, che non dovrebbero assolutamente sottoporsi a trattamenti del genere: chi ha pelle e occhi chiari, chi ha le lentiggini, chi fa uso di farmaci particolari, le persone che hanno più di 60 nei sul corpo, quelle che hanno famigliari che hanno avuto un melanoma, chi soffre di vitiligine, lupus o herpes». «Ma - ha spiegato l'oncologa - il 78% dei beauty saloon italiani non raccoglie informazioni sui clienti, anche perché in Italia non c'è una normativa precisa su queste strutture. C'è una proposta di legge giacente in Parlamento, chiesta peraltro con molta forza anche dai gestori di queste strutture. La Regione Toscana ha elaborato un regolamento ad hoc insieme ai dermatologi: speriamo che diventi presto una legge». Intanto, però, le statistiche rimangono allarmanti: in Europa un lettino solare su sette oltrepassa il limite di radiazioni Uv consentite e questo mentre in Italia i giovani che vanno nei beauty saloon sono passati dall'8% del 1996 al 36% del 2003. L'oncologa ha infine voluto sfatare una delle giustificazioni più utilizzate da chi si fa solitamente la lampada: quella secondo cui si protegge la pelle abbronzandola gradualmente, in modo da non arrivare troppo pallidi sotto il primo sole e così scottarsi. «Nel caso dei raggi ultravioletti - ha detto Romanini - fare una lampada equivale a mettersi una crema di protezione 2 o 3. Nel caso dei raggi Uva, invece, la presunta protezione derivante dall'abbronzatura artificiale è pari a zero. In definitiva, non è mai consigliabile esporsi ai lettini solari e simili».

Il melanoma? Ora si scopre con una foto in farmacia
Una macchina fotografica collegata a un computer, il tempo di uno scatto, un clic, e i pazienti potranno avere una prima risposta diagnostica sulle lesioni della loro pelle, direttamente in farmacia. È questo il meccanismo alla base del progetto Fide (Full Image Database Engine)  innovativo sistema per l'acquisizione, l'archiviazione e la comparazione di immagini diagnostiche commercializzato da Effe Group e sviluppato dalla Advanced Computer Systems. Il Sitema Fide è l'evoluzione del progetto sviluppato dalla Advanced Computer Systems nel settore biomedicale. Finanziato dalla Regione Lazio, è stato il primo progetto in cui il motore di ricerca per immagini è stato applicato al campo medicale, in particolare nel settore della dermatologia. Oggi il Sitema Fide è un sistema integrato per l'acquisizione, la gestione e la valutazione medica di lesioni dermatologiche, basato su una piattaforma informatica (Telemed) per la gestione automatica del trasferimento delle immagini dermatologiche raccolte e dell'invio degli esiti relativi, redatti, entro 96 ore dall'invio, da medici specialisti. La postazione specifica per l'acquisizione è in dotazione al Farmacista o al Medico di base che, raccolta l'immagine della lesione del paziente, attraverso un collegamento internet, la trasferisce in modalità automatica al Sig (Sistema Integrato di Gestione), cuore di Telemed. I medici specialisti, distribuiti sul territorio italiano e facenti capo a importanti strutture ospedaliere, con il semplice accesso via internet, al Sig, procedono alla valutazione delle lesioni. È sempre il Sig a gestire la spedizione degli esiti all'acquisitore che ha inviato le immagini. Nel rispetto delle leggi vigenti, non vengono trasferiti i dati personali del paziente, ma solo quelli di supporto alla valutazione del medico. Per capirci, si tratta di una macchina fotografica, sulla quale è montato un particolare obbiettivo, è collegata senza fili a un computer che a sua volta dialoga con un server centrale. È qui che vengono archiviate le immagini scattate alla pelle dei pazienti. Si tratta di un grande serbatoio digitale al quale hanno accesso i dermatologi aderenti al progetto che, una volta analizzato il referto, formulano in tempo reale una prima diagnosi, indirizzando il paziente verso ulteriori accertamenti quando ce ne sia bisogno. In questo modo vengono ottimizzati i tempi della diagnosi, cosa utilissima specie in caso di sospetto melanoma e il paziente può avere in tempo reale una prima risposta ai suoi dubbi a costo contenuto (variabile in base alle farmacie, ma mediamente attestato sui 15/20 euro). Fide è già in funzione in una ventina di farmacie in diverse città d'Italia (tra le altre Roma, Milano e Napoli) e prestissimo decollerà in altre regioni. Sono tra l'altro in corso progetti di ricerca per estenderlo ad altri campi della diagnostica per immagini (istopatologia, endoscopia, ecc.).

Sul telefonino arriva la sveglia anti-scottatura
Per tutti coloro che amano molto il sole e tendono ad appisolarsi su una sdraio in montagna sulla neve, o in riva al mare, arriva una buona notizia. Non dovranno avere più paura delle scottature perché verranno salvati dal proprio cellulare, che inizierà a squillare non appena la durata dell'esposizione al sole supererà il limite oltre il quale ci si scotta. È il nuovo servizio che sta mettendo a punto Flyby, un'azienda livornese che ha già brevettato un sistema che comunica via sms il tempo massimo in cui ad ogni persona è consigliato rimanere sotto i raggi ultravioletti. Del nuovo sistema di sveglia “anti-scottatura” si è parlato al Festival della Salute di Viareggio, durante l'incontro “Sole in spiaggia o in beauty?” curato dall'Associazione contro il Melanoma. Ad illustrare il futuro servizio per smartphone, che dovrebbe essere pronto nel 2011, è stato il general manager della Flyby Emilio Simeone. «In pratica - ha spiegato Simeone - trasformeremo i telefonini di ultima generazione in dosimetri, in “radiometri personali”. Una cosa che può tornare molto utile non solo a chi tende a addormentarsi in spiaggia, ma anche alle mamme che temono che il figlio si scotti». La sveglia anti-scottatura è un po' l'evoluzione di “Happy Sun”, il sistema messo a punto dall'azienda di Livorno che calcola la quantità di radiazione solare che arriva al suolo, tenendo conto anche della nuvolosità, la mette in relazione alla sensibilità della pelle della persona e poi comunica via sms l'esposizione consigliata. Per sapere con un messaggino quanto si può restare sotto il sole senza scottarsi (e anche che tipo di crema solare è consigliato usare), è sufficiente registrarsi e compilare un questionario con dieci domande, che serve a tracciare il “profilo” della propria pelle. Il sistema è attualmente attivo in Campania, all'Istituto Tumori di Napoli. «L'idea di Happy Sun - ha raccontato il manager Simeone, che prima lavorava nel settore spaziale - è nata da un'esperienza poco piacevole vissuta mia sorella: durante un matrimonio, che si svolse qualche anno fa in aprile, si addormentò sotto il sole con un bel venticello che la teneva fresca e si risvegliò con una gran scottatura che la fece stare male una settimana. Allora le chiesi e mi chiesi: ma com'è possibile scottarsi al sole di aprile? Era chiaro che un po' era dovuto alla sua pelle delicata e un po' alla lunga esposizione al sole, e così mi venne in mente di studiare un sistema che prevenisse casi del genere».

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