Esegui una ricerca

Informativa privacy

La magnetoterapia: un trattamento delle osteoradionecrosi

Alberto Laffranchi, N.11 novembre 1998

Nel trattamento dei pazienti affetti da tumore di capo e collo una rara complicanza, ma fra le più temute, è costituita dall'insorgenza di osteoradionecrosi, una necrosi ossea secondaria alla radioterapia. Una risposta efficace a questa complicanza giunge dall'applicazione della magnetoterapia.
A partire dal 1992 il dottor Alberto Laffranchi, specialista in radiodiagnostica, ma con decennale esperienza nell'uso terapeutico dei campi elettromagnetici, in collaborazione con i chirurghi della Divisione di Otorinolaringoiatrica e Chirurgia Maxillo Facciale diretta dal Prof. Roberto Molinari, la Divisione di Riabilitazione e Cure Palliative diretta dal dott. Franco De Conno e con le Divisioni di Radioterapia dirette dai Professori Sante Bassoricci e Roberto Zucali, ha avviato uno studio sperimentale per il trattamento di queste patologie, utilizzando come metodica di trattamento principale la magnetoterapia.
L'osteoradionecrosi (ORN) più frequentemente insorge fra i due e i ventisette mesi dal termine della radioterapia, anche se si sono verificati dei casi più tardivi.
I segni clinici associati alla ORN sono la disepitelizzazione della mucosa, la presenza di ascessi, fistole, flemmoni.
Il sintomo principale è dato da intenso dolore, a volte ribelle alle terapia convenzionali e trattabile solo con la morfina. La necrosi del tessuto osseo e delle parti molli circostanti favorisce inoltre la formazione di sequestri (frammenti di tessuto osseo non vitale) e può facilitare l'insorgenza di fratture patologiche e la formazione di fistole osteocutanee.
Sono 12 i casi di ORN che hanno terminato la cura proposta in questo studio e sono tutti guariti; sono 7 invece i pazienti attualmente in terapia.
In altri tre casi la terapia è stata sospesa; in due pazienti per segni di ripresa evolutiva della malattia neoplastica, nell'altro per il sospetto, non confermato dalle biopsie, di ripresa.
Tutti i pazienti trattati hanno ottenuto benefici in termini di riduzione della sintomatologia dolorosa entro 15-20 giorni dall'inizio del trattamento; la scomparsa completa della sintomatologia è in tutti avvenuta però solo dopo l'eliminazione totale dei sequestri ossei, spontanea o per l'intervento del medico.
Le fistole di piccole dimensioni si sono rapidamente chiuse, mentre quelle più ampie sono state trattate chirurgicamente.
Il trattamento non chirurgico convenzionale delle osteoradionecrosi è costituito dall'utilizzazione di lavaggi disinfettanti orali, dal trattamento locale con lavaggi antisettici ed eventualmente sistemico con antibiotici nel caso di fistole, nonché dall'applicazione di sostanze che favoriscono la cicatrizzazione delle mucose esposte e infine mediante l'uso dell'ossigenoterapia in camera iperbarica. Quest'ultima terapia viene abitualmente utilizzata sia come profilassi che come terapia vera e propria delle complicanze, quando insorgono.
Tutti i pazienti guariti riportati in questo lavoro erano stati pretrattati più volte con ossigenoterapia incamera iperbarica (da un minimo di 30 ad un massimo di 180 sedute in due anni), ma erano andati incontro ad un'ulteriore recidiva infiammatoria nell'arco di breve tempo.
L'effetto principale dell'ossigenoterapia in camera iperbarica legato all'incremento dell'ossigeno libero nelle zone avascolari, tipiche dei tessuti necrotici.
La magnetoterapia, invece, oltre ad avere un effetto ossigeno suo tipico (l'O2 è una sostanza paramagnetica e quindi attirata dai campi elettromagnetici), presenta altre caratteristiche rilevanti e tra queste uno spiccato effetto antinfiammatorio, oltre che una consolidata e dimostrata capacità di favorire la ricostruzione del tessuto osseo nei casi di ritardo di consolidazione.
L'effetto ossigeno dei campi elettromagnetici si esplica sia per un'intrappolamento" dell'O2 da parte del campo magnetico, sia per un'azione caratteristica di aumento della circolazione del distretto capillare per apertura degli sfinteri precapillari. I presupposti scientifici ed i risultati fino ad ora ottenuti portano a considerare la magnetoterapia come una delle più promettenti fra le possibilità di trattamento non chirurgico nella cura delle osteoradionecrosi e delle lesioni delle mucose indotte dalla radioterapia.
Questi risultati sono stati presentati ufficialmente al congresso dell'A.I.R.O. (Associazione Italiana Radioterapia Oncologica) tenutosi a Strà (Venezia) alla fine del mese di settembre '97.
L'approfondimento degli studi ha aperto una collaborazione fra il Dott. Alberto Laffranchi e l'Ing. Servio Serrano Direttore del Laboratorio di Applicazioni Biomediche del Centro di Ricerche in Bioclimatologia, Biotecnologie e Medicina Naturale dell'Università degli Studi di Milano, che ha consentito di realizzare un'apparecchiatura per magnetoterapia con caratteristiche peculiari (forma dell'onda) che si sta dimostrando assai efficace nel trattamento di queste patologie. Gli studi hanno ricevuto un contributo da parte del CNR e vengono effettuati anche per prevenire le complicanze chirurgiche nei pazienti pretrattati con radioterapia a livello del distretto cervico facciale; essi sono inoltre sostenuti dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Milano, via Venezian, 1).

Torna ai risultati della ricerca