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La cura del sorriso

Grazia Leone, N. 4 aprile 1999

Sorriso e umorismo, si sa, aiutano a vivere meglio e ad affrontare con più forza le difficoltà e persino le malattie. Di qui l'idea di somministrare negli ospedali una "cura" a base di gag o battute di spirito. Nasce così la comicoterapia, di cui oggi tanto si parla complice il film "Patch Adams", interpretato da Robin Williams.
Quella del dottor Adams- Robert Williams del film "Patch Adams" è la storia vera di un uomo che in gioventù - durante un ricovero in ospedale per tentato suicidio - decide di studiare medicina e curare i malati anche con la risata. Un sogno che, grazie alla sua tecnica, nei primi anni '70 riesce a realizzare dopo gli iniziali contrasti con gli altri medici. Da allora Adams nella sua clinica indossa spesso il naso rosso da clown, portando allegria e sollievo ai suoi pazienti.
"Che la risata faccia bene - dice Mario Farné, docente di Psicologia medica all'Università di Bologna e autore del libro "Guarir dal ridere" - è ormai accertato. Innanzitutto, è un ottimo esercizio ginnico che coinvolge i muscoli di diaframma e torace e migliora la respirazione rendendo il sangue più ossigenato. Ridendo, inoltre, aumenta la produzione delle endorfine, sostanze che diminuiscono in sensibilità al dolore e stimolano l'euforia. E lo psicologo canadese Rod A. Martin, professore della Western Ontario University, ha scoperto che il senso dell'umorismo attenua il calo delle difese immunitarie riscontrabile in caso di malattia e allevia lo stress".
Il riso fa buon sangue, quindi, nel vero senso della parola, "Ridere è un atto liberatorio - sostiene il neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea - fa dimenticare le preoccupazioni ed è importante soprattutto per i bambini che vi si abbandonano con maggior facilità". Il buonumore durante un ricovero riduce la noia della giornata e l'ansia legata alla malattia e al fatto di essere in balia dei sanitari. "Ben vengano quindi, i "medici del sorriso". Ai più piccoli, per esempio, fa molto bene il mimo poiché sviluppa la creatività e stimola la fantasia. Per i bambini tra i sette e i tredici anni sono indicati film, scenette e spettacoli teatrali. Fondamentale, comunque, è che gli animatori facciano ridere anche i genitori. Il bambino, "leggerà" così nei loro occhi serenità e non paura".
Mentre Patch Adams è un medico che in corsia fa anche il comico, nel 1986 cominciano ad entrare nei reparti pediatrici degli ospedali anche clown professionisti. Accade a New York grazie a Michael Christensen, all'epoca artista del Big Apple Circus, ideatore di "The Clown Care Unit", unità sanitarie di clown. Si tratta di una fondazione senza scopo di lucro, attiva oggi in sette ospedali dello stato di New York con 35 clown. Su questo modello nascono "Le rire medicine" in Francia nel 1991 e la fondazione Theodora in Svizzera nel 1993.
In Italia ad introdurre il metodo di Christensen è nel 1995 la "Fondazione Aldo Garavaglia" di Rho, provincia di Milano. Cinque clown, chiamati Dottor Sorriso, si recano un pomeriggio alla settimana in nove ospedali della Lombardia portando ai piccoli ricoverati un mondo ricco di colori, musica, magia e umorismo. "Pur essendo artisti professionisti e conoscendo le tecniche di improvvisazione - dice Gianluca Previato, capo clown della fondazione - prima di entrare in corsie seguiamo corsi specifici e in seguito ci aggiorniamo periodicamente. Per svolgere questa attività bisogna avere sensibilità, pazienza, disponibilità, capacità di ascolto e amore per i piccoli. Intratteniamo un bambino alla volta su suo invito, facendolo partecipare a giochi, magie e gag creati apposta per lui e coinvolgendo anche i suoi genitori. Prima di andar via doniamo palloncini, foto e cartoline. I bambini possono anche scrivere lettere da imbucare in una apposita cassetta.
Ovviamente, collaboriamo con il personale dell'ospedale che ci informa sullo stato di salute dei vari bambini e per questo ci atteniamo al segreto professionale".
Al modello americano si ispira anche "Clown Aid", associazione culturale non profit, che da circa tre anni opera nell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Anche in questo caso l'attività viene svolta da clown professionisti appositamente istruiti con corsi e tirocini. Quest'anno l'associazione è sostenuta da un fondo sociale europeo.
"Reinseriamo il riso e il divertimento nella vita del bambino malato - racconta Caterina Bicocchi, vicepresidente dell'associazione - e usiamo il potere terapeutico del buonumore con un vero e proprio trattamento medico". L'esperienza ha dimostrato che la comicoterapia riduce paura e sofferenza e talvolta anche il bisogno di analgesici. "Inoltre, ridere rende la degenza più sopportabile e ciò è fondamentale soprattutto per i piccoli ricoverati nei reparti di oncologia ed ematologia. I nostri clown si muovono discretamente, avvicinando soltanto i piccoli che la desiderano e cercando di coinvolgere senza forzature quelli non interessati. Così, si dà al bambino in ospedale l'unica opportunità di scegliere e non subire. I clown interagiscono con un bambino alla volta e vanno via solo dopo avergli risollevato il morale, lo incontrano due o tre volte alla settimana e talvolta lo accompagnano sino in sala operatoria. Ovviamente, si coinvolgono anche i genitori e si collabora con l'équipe sanitaria. Data la delicatezza del compito, un clown vigila sul lavoro dei suoi colleghi dando, se necessario, suggerimenti". Nei repertori di "Clown Aid" - diversi a seconda dell'età del bambino coinvolto - figurano mimo, giochi di prestigio, gag, scherzi con bolle di sapone, musica. In particolare, si effettuano "trapianti di... nasi rossi" e "trasfusioni di ... cioccolata" per sdrammatizzare il peso delle terapie.
Divertirsi, però, fa bene anche agli adulti. E "Ridere per vivere" è il ben augurante nome di un'associazione non profit che fa comicoterapia presso il CPO, Centro Paraplegici di Ostia, in collaborazione con i volontari dell'Arvas. L'obiettivo è quello di tirar fuori la parte positiva di ogni persona. "Noi proponiamo una comicoterapia attiva - dice Sonia Fioravanti, psicoterapeuta responsabile dell'associazione insieme con il marito, l'attore Leonardo Spina - i malati non assistono a gag e scenette, ma ne fanno parte. Insegnano a recuperare il sorriso e a stemperare le difficoltà con un vero e proprio corso diviso in quattro parti. La prima è teorica e mira ad aumentare la consapevolezza che le emozioni positive sono benefiche per tutti e, quindi, anche per i malati. Il riso è emozione intensa che dà forza. Segna una parte pratica in cui si fa scrittura creativa, si gioca con le parole, si scrivono gag e barzellette. Poi, si dà spazio alla espressività corporea, si impara a giocare con se stessi o con gli altri, si ride, ci si diverte, si diventa buffi con la mimica facciale, si recitano le scenette scritte in precedenza. Giocando, infatti, si sdrammatizzano i problemi.
Nell'ultima parte si insegna l'autoipnosi. Ci si rilassa fisicamente, si fanno eserciti sul sorriso interiore e diretto agli altri, infine si facilita il contatto con la parte bambina di se stessi". Tra gli "insegnanti" ci sono anche clown e cabarettisti. I corsi durano 80 ore e di solito vengono seguiti in modo completo dai ricoverati del Centro Ospedaliero di Ostia, costretti a lunghe riabilitazioni. Corsi di 24 ore, invece, sono rivolti a volontari e sanitari. Inoltre, l'associazione "Ridere per vivere" sta per regalare al CPO 300 testi comici e riguardanti l'umorismo, oltre a videocassette e alcuni dischi per musicoterapia. Sarà così allestita la "living room", la stanza per vivere.
In mancanza di "terapisti della risata", alcuni ospedali ospitano veri e propri spettacoli. A Roma, grazie alla collaborazione con l'assessorato all'infanzia del Comune, nei reparti pediatrici di alcuni ospedali la compagnia teatrale "La cicala in bicicletta", specializzata in allestimenti per bambini, ha messo in scena recentemente la fiaba "Tre gocce in missione speciale" di Flavia Pasquini. Uno spettacolo ricco di divertenti colpi di scena in cui microbi cattivi ed eroiche gocce di un farmaco antinfluenzale combattono fra loro nel corpo di un bambino. "Il testo, sdrammatizzando i cedimenti della propria salute - dice Anna Giampiccoli, attrice della compagnia - fornisce un'importante valvola di sfogo per ansie più o meno represse. In genere, uno spettacolo rende più sopportabile il ricovero in ospedale e dà ai piccoli malati spunti di serena autonomia e di invenzione fantastica".
Per protrarre gli effetti benefici, "La cicala in bicicletta" distribuisce un libretto della fiaba con disegni da colorare "L'allegria è una medicina importante e portare il teatro in ospedale, creare corsie colorate e gioiose, dare ai piccoli ricoverati la possibilità di giocare è il minimo che si possa fare", sostiene Pamela Pantano, assessore all'infanzia del Comune di Roma.
La comicoterapia, comunque, in Italia non è molto diffusa.
Così, il mese scorso l'attore Jacopo Fo ed alcuni comici dell'Associazione "Amici della risata" hanno incontrato il ministro della Sanità Rosy Bindi per chiedere l'istituzione di corsi di comicoterapia nei reparti pediatrici di tutti gli ospedali italiani. Un'iniziativa a cui hanno già aderito tra gli altri Dario Fo, Franca Rame, Beppe Grillo, Gene Gnocchi, Sergio Staine, Stefano Benni e Paolo Rossi.
Come dire, ridere innanzitutto. Per vivere e, talvolta, guarire più in fretta.

Indirizzi utili
Fondazione Aldo Garavaglia
via Meda, 63
20017 Rho (MI)
Tel. 02/9304040
fax. 02/9312583
CLOWN AID
via Trento, 195
50013 Campi Bisenzio (FI)
Tel. 055/8964134
fax. 055/8962542
RIDERE PER VIVERE
viale della Vittoria, 43
00122 Ostia Lido - Roma
Tel. 06/5622725
Sito Internet
http://www.romacivica.net/riderevivere/sstart.ht.m
LA CICALA IN BICICLETTA
via Boccea, 319/b - 00166 Roma
Tel. e fax. 06/66415450
E-mail ciclop@pronet.it

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