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La sindrome neoplastica

Paola Sarno, N. 6/7 giugno/luglio 2009

Di disturbo post-traumatico da stress abbiamo sentito parlare molto recentemente a causa dei disagi che hanno colpito le persone in seguito al dramma del terremoto in Abruzzo. Tuttavia non sono solo gli eventi traumatici delle grandi emergenze, inaspettati e ripetuti, a causare nella popolazione di adulti e bambini questo tipo di disagio, ben conosciuto dagli esperti di psicologia e di psichiatria. Lo si è rilevato, infatti, anche nei pazienti oncologici. Circa il 50% di loro sviluppa turbe psichiche, ascrivibili nel loro complesso al disturbo post-traumatico da stress. Proprio per questo abbiamo chiesto alla Prof.ssa Angela Guarino, psicologa e psicoterapeuta, docente di Psicologia I all’Università “La Sapienza” (RM) come può infierire la diagnosi di cancro sulla psiche di un malato.
Il disagio psicologico del paziente non dipende primariamente da un disturbo psichiatrico ma origina dal trauma della diagnosi di cancro: difatti, qualsiasi sia la natura della diagnosi, della prognosi, della personale risposta alle terapie e della rete sociale a sostegno del malato, non esistono tumori di scarsa rilevanza. Tutto ciò rappresenta, per la persona, una prova di vita che si configura come uno stravolgimento del proprio progetto esistenziale riguardante: si deve necessariamente rinegoziare il rapporto con il proprio corpo, con le proprie scelte affettive, familiari e lavorative, dare significato alla sofferenza, alla malattia, alla morte.

Che cosa si intende esattamente per "sindrome psiconeoplastica" e come si può differenziare a seconda della struttura psicologica dell'individuo?
Il cancro ha un marcato carattere di gravità e di cronicità che può avere un effetto sconvolgente sulla vita del paziente e sul suo nucleo familiare: le risposte più frequenti – comuni a tutti i malati – sono una reazione di shock causata dal significato di minaccia alla propria esistenza e un disturbo di adattamento ai mutamenti che la malattia comporta. La sindrome psiconeoplastica si configura come un insieme di dinamiche psicologiche profonde attivate dalla diagnosi infausta. La sua intensità e le differenze dipendono dalla personalità del soggetto, dall’età, dalle esperienze pregresse, dall’ambiente con cui si relaziona (più coeso è il suo ambiente sociale e familiare e minor impatto avranno i sintomi specifici della sindrome psiconeoplastica) e dal tipo di tumore diagnosticato e dal valore – simbolico e reale – dell’organo colpito. Particolare attenzione va data a soggetti che hanno già una loro storia psicopatologica: (depressione e/o stati maniacali, disturbi strutturati di personalità, problemi gravi di gestione dell’ansia, etc.).

In pratica una diagnosi infausta quali reazioni può provocare a livello psicologico?
I sintomi psicopatologici sono pressoché costanti e riguardano: profondo senso di paura e di stress; ansia, depressione, insicurezza; vissuto di sconvolgimento del progetto esistenziale con la perdita della proiezione nel futuro; spiacevole alterazione dell’immagine e del vissuto corporeo; modificazioni dello stile di vita; perdita del ruolo familiare; spesso problemi nella sessualità; senso di perdita del gruppo di appartenenza sociale; ostilità e aggressività verso l’ambiente circostante; senso di colpa, di invidia, di ingiustizia; senso di impotenza; uso massiccio dei meccanismi di difesa della negazione e della rimozione. Spesso la sindrome psiconeoplastica reattiva sconvolge completamente l’equilibrio emotivo del soggetto e diviene più duratura della patologia oncologica stessa, configurandosi come fattore di influenza negativa sulla compliance del paziente, sul decorso della malattia, sul reinserimento sociale, sulla prognosi.

Quale ruolo gioca oggi lo psicologo clinico e tutta quella branca di competenze specifiche della psiconcologia che si sono andate affinando nel corso degli ultimi anni?
Gli interventi in ambito psiconcologico sono principalmente finalizzati a limitare gli effetti psicologici disadattivi dovuti alla diagnosi di tumore e alla sua cura: interventi definiti di “prevenzione terziaria”. La presenza dello psicologo clinico risulta necessaria all’interno dell’équipe medica per riconoscere i bisogni, sovente inespressi, della famiglia e del malato e affrontarli adeguatamente: la presa in carico del paziente e la gestione delle dinamiche relazionali e professionali d’équipe curante ne sono gli aspetti principali da sviluppare lungo tutto il percorso diagnostico e terapeutico. E’ inoltre necessario occuparsi degli aspetti relazionali e psicosociali.

Quali tipologie di intervento, nello specifico, è possibile mettere in campo per sostenere il paziente oncologico?
Il paziente oncologico ha un bisogno specifico di elaborazione del trauma psicologico conseguente la diagnosi di tumore e di acquisizione di elementi che gli consentano di rompere l'equazione cognitiva cancro=morte al fine di raggiungere un progressivo adattamento alla malattia che gli consenta di adottare un comportamento efficace a tutti gli stadi della patologia. Gli interventi psicoterapeutici specifici vengono pensati per il malato e possono distinguersi fra la ridefinizione esistenziale della malattia cancro, la possibilità di una corretta espressione emotiva e la necessità di una progettualità di vita strutturata e proiettata nel futuro.
Grande importanza ha in questi processi lo psicologo clinico, formato in psiconcologia, per tutto quanto ciò che riguarda la comunicazione della diagnosi, l’umanizzazione del percorso di cura e sostegno psicologico ai disagi dell’ospedalizzazione, preparazione all’intervento e gestione del dolore, aumento della consapevolezza nel consenso informato e nell'aderenza alla terapia, sostegno alla famiglia, oltre al sostegno psicologico e alla riabilitazione durante la remissione, alla gestione psicoterapeutica delle condotte psicopatologiche secondarie e alla terapie e miglioramento della qualità di vita.
Se non erro ci sono pazienti che hanno bisogno di un intervento riabilitativo anche successivamente alla guarigione dal tumore...
Sì, la sola remissione dalla patologia oncologica non è elemento sufficiente a consentire di ritornare ad uno stadio ottimale di benessere biopsicosociale: molti individui non riescono a elaborare adeguatamente il trauma, inficiando la possibilità di riprendere una progettualità esistenziale. La guarigione psicologica non è immediata e l’insidia dell’instaurarsi di una debilitante disperazione cronica deve essere presa in considerazione dagli psicologi per individuarla precocemente e trattarla adeguatamente. Servono interventi psicoterapeutici specifici di riabilitazione alla vita attraverso la ridefinizione di tutti i processi cognitivi e delle dinamiche psicologiche profonde. Per un malato di cancro esiste quindi una convalescenza fisica ed una convalescenza psichica, spesso ancora più faticosa.

Quanti pazienti oncologici è possibile raggiungere oggi con queste tipologie di intervento? Come operano SIPO E SIPSOT?
è un dato che non si conosce con esattezza, tuttavia grazie allo sviluppo della disciplina della psiconcologia possiamo dire di raggiungere un numero sempre maggiore di utenti. Per questo sia SIPO che SIPSOT operano per la promozione in ambito scientifico della disciplina della psiconcologia, la formazione degli operatori, il continuo monitoraggio e il coordinamento dei centri che offrono assistenza di qualità in ambito oncologico. Inoltre l’articolazione in sezioni regionali favorisce la capillarità degli interventi e l’individuazione dei bisogni e delle risorse specifici, nonché la diffusione di linee di intervento condivise, nell’ottica di garantire al malato oncologico e alla sua famiglia un’assistenza sempre più specifica e professionale.

Sipo: l’antesignana della psiconcologia
La Società Italiana di Psiconcologia (SIPO) è una Associazione Scientifica, apartitica e senza fini di lucro, fondata nel 1985 come associazione integrante le figure professionali (psicologi, oncologi, psichiatri e altri operatori sanitari) che lavorano nell’ambito dell’oncologia e dell’assistenza alle persone malate di cancro e alle loro famiglie. Dal 1996 la SIPO è articolata in sezioni regionali al fine di favorire la capillarità e l’uniformità nella diffusione delle linee di intervento e di ricerca proprie della materia. Tra gli scopi prioritari della disciplina psiconcologica vi è pertanto l’impegno affinché ogni dimensione della malattia, e in particolare gli aspetti psicologici, sociali e spirituali, siano tenuti nella dovuta considerazione. I principi su cui si basa la SIPO riguardano le molteplici attività che nelle istituzioni rappresentano il focus del lavoro assistenziale, di ricerca e formativo: dalle campagne informative per la prevenzione primaria contro i tumori alla formazione del personale sanitario e dei volontari; dalla ricerca all’applicabilità clinica di tali interventi, con un controllo continuo sulla qualità dell’assistenza.
È attivo anche un portale web, www.siponazionale.it

La sipem festeggia dieci anni
La Società Italiana di Psicologia dell'Emergenza (SIPEM) è un'organizzazione non lucrativa di utilità sociale (onlus), fondata il 18 Maggio 1999.
La nascita della SIPEM onlus è avvenuta a seguito di un'esperienza di lavoro, unica in Italia, di alcuni psicologi impegnati a tempo pieno all'interno del Dipartimento Emergenza e Accettazione (Pronto Soccorso) del Policlinico "Umberto I" di Roma. In pochi anni la SIPEM onlus è cresciuta e, grazie all'impegno ed alla disponibilità dei suoi volontari professionali (psicologi, medici, sociologi, infermieri, assistenti sociali e operatori socio-sanitari), è riuscita ad intervenire con i propri Nuclei di Supporto Psicosociali in seguito a numerosi eventi disastrosi individuali e collettivi in Italia ed all'estero. Inoltre, ha promosso numerose attività formative ed ha concorso alla pubblicazione di numerosi testi sulla Psicologia dell'Emergenza. Attualmente è presente nella Commissione Nazionale sulla Psicologia dell'Emergenza dell'Ordine Nazionale degli Psicologi ed in alcune Commissioni Regionali, grazie all'innovatività della propria visione e missione sociale.

SIPEM - Via Melpomene 22 - 00133 - Roma
Tel: 349/4520820 - Tel e Fax: 06/45481456
email: sipemonlus@tiscali.it

In tutta Europa la metà degli screening oncologici consigliati
Nei paesi Ue gli screening oncologici effettivamente realizzati sono meno della metà di quelli suggeriti dal Consiglio europeo. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni del rapporto 2008 della Commissione europea sull'applicazione degli screening oncologici per ottenere una diagnosi precoce e un intervento tempestivo. Per questo motivo, già del 2003 la Ue ha adottato una raccomandazione che definisce le linee guida per la prevenzione del cancro al seno, al collo dell'utero e al colon-retto. Una raccomandazione non del tutto seguita dai paesi membri. I programmi per la prevenzione del cancro al seno sono solo 22 su 27 e il numero scende a 15 se si parla di tumori al collo dell'utero e a 12 per i tumori al colon-retto. "In questo momento di crisi economica - ha dichiarato Androulla Vassilliou, della Commissione europea per la Salute - abbiamo più che mai bisogno di investire sulla prevenzione, vale dire sulla salute dei cittadini nel futuro. Ciò oltre a un’efficacia sull’impatto dei rumori sul piano sanitario e umano, permette di raggiungere anche obiettivi di risparmio economico”. Il cancro è ancora oggi del resto la seconda causa di morte più diffusa nell'Ue e ogni anno sono 3,2 milioni i cittadini europei a cui viene diagnosticato un tumore. Necessario, quindi, non abbassare la guardia.

Cancro dell’utero: in veneto il test hpv al posto del pap test
È l'Ulss 17 di Este-Monselice (PD) la prima nel Veneto e in Italia ad attuare una vasta azione di screening per la prevenzione del tumore della cervice dell'utero, utilizzando l'innovativo sistema del test “HPV” (Papilloma Virus), considerato più preciso del tradizionale pap test. L'iniziativa, che avrà carattere triennale ed interesserà circa 50.000 donne tra i 25 e i 64 anni residenti nei 46 Comuni dell'Ulss 17, è stata già presentata all'Ospedale di Monselice, alla presenza dell'Assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri, del direttore Generale dell'Ulss Giovanni Pavesi, del Direttore dell'Istituto Oncologico Veneto (che curerà la parte scientifica) Piercarlo Muzzio e di Antonio Finotti, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo che, sulla base di un Protocollo sottoscritto con la Regione nel giugno 2008, cofinanzierà l'iniziativa. Sandri ha reso noto che, per la prima coorte interessata (1996) sono stati inoltrati 20.611 inviti e 16.392 adolescenti vi hanno aderito. Al 30 novembre scorso erano state utilizzate 34.892 dosi di vaccino per le nate nel 1996; 5.099 dosi per l'avvio della campagna per le nate nel 1997; altre 10.615 dosi erano state utilizzate per le donne che, pur essendo “fuori età”, hanno deciso di vaccinarsi pagando il solo 50% del costo.

Sipsot: la psicologia nelle organizzazioni ospedaliere e territoriali
L'aspirazione della SIPSOT (Società Italiana di Psicologia dei Servizi Ospedalieri e Territoriali) é quella di realizzare un modello culturale che diventi riferimento e guida per i servizi di psicologia presenti nelle strutture ospedaliere e territoriali del Servizio Sanitario Nazionale.
La SIPSOT a tal fine promuove la diffusione di modelli scientifici di intervento psicologico in diversi ambiti, quali la salute mentale e quella materno-infantile, le malattie acute, croniche e invalidanti, l’affettività e la sessualità, l’assistenza familiare e di tutte le forme di disabilità. L’azione della SIPSOT si rivolge a tutte le fasce di età della popolazione con l’ambizione primaria di favorire la prevenzione e promozione della salute. Non solo. La società scientifica, presieduta dalla psicologa e psicoterapeuta Rita Gualtieri propone corsi di formazione e aggiornamento professionale per gli psicologi ed è impegnata anche per un miglioramento delle organizzazioni ospedaliere, della programmazione strategica istituzionale e della qualità totale.
SIPSOT Società Italiana di Psicologia Servizi Ospedalieri e Territoriali - Via Enrico Toti, 28 - 73100 Lecce- Indirizzo web: www.sipsot.it

Come gestire le neoplasie del tratto gastrointestinale
La comprensione di molte delle alterazioni molecolari alla base del processo patogenetico nei tumori gastrointestinali ha contribuito, negli ultimi anni, allo sviluppo di farmaci mirati e al miglioramento dei risultati terapeutici. Ancora più importante è stata la definizione di nuove strategie di trattamento combinato. Stefano Cascinu, curatore di “La gestione clinica del paziente con neoplasia del tratto gastrointestinale (Il Pensiero Scientifico Editore 2009, euro 18) analizza l’importanza di tutte le fasi della presa in carico del paziente oncologico. Si spazia dalla resezione dopo chemioterapia di metastasi epatiche e polmonari inoperabili, alla terapia adiuvante nel carcinoma pancreatico, al trattamento perioperatorio nel carcinoma gastrico ad alto rischio, solo per citare alcuni dei più importanti tipi di intervento. Il curatore del volume parte nella sua disamina dalla necessità di fornire uno strumento pratico e aggiornato per la gestione dei pazienti con neoplasie gastrointestinali come ausilio per le scelte terapeutiche di oncologi medici, medici specialisti in oncologia e gastroenterologia e medici di medicina generale.

Neuronavigazione, l’arma intelligente contro i tumori cerebrali infantili
I tumori del cervello dei bambini, in aumento al ritmo dell'1% l'anno, possono essere attaccati dall'interno con armi intelligenti che ne rallentano la crescita, oppure con una chirurgia precisa e guidata passo passo dalla neuronavigazione (con RMN e TAC) oppure con microtelecamerine introdotte nel cervello con sonde endoscopiche. “Sono queste le ultime frontiere della neurochirurgia pediatrica, con l'obiettivo ambizioso, ma sempre più realistico di bloccare il tumore senza rovinare la funzionalità neurale del piccolo paziente”, ha spiegato Concezio Di Rocco, direttore dell'Unità Operativa di Neurochirurgia infantile del Policlinico Gemelli di Roma, che ha presieduto la 'Consensus conference on Pediatric Neurosurgery', in cui esperti di fama internazionale hanno fatto il punto sulle migliori strategie di cura di due tumori infantili: il craniofaringioma e l'ependimoma.
“I tumori del cervello (35 nuovi casi per milione l'anno) sono in aumento, probabilmente per cause ambientali che incidono sul neonato sin nella vita intrauterina”, ha spiegato Di Rocco. ''Oggi, però, possiamo fare interventi fino a 10 anni fa inimmaginabili, tant'è che la mortalità è scesa dal 30-40% all'1-2% in un solo decennio''.

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