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Le novità dal Winter Academy of Oncology

Monica Melotti, N. 6/7 giugno/luglio 2009

L’oncologia non è una scienza da trattare in un singolo congresso, ma è una materia interdisciplinare che può essere discussa insieme ad altre scienze.
È quello che è accaduto l’aprile scorso a Saint Moritz-Pontresina dove, per la prima volta, è stato ospitato il Winter Academy of Dermatology and Oncology. Oncologi e dermatologi hanno analizzato i frutti della ricerca più avanzata ed i risultati acquisiti dalle cure più innovative. Si è gettato inoltre un ponte tra Europa, Paesi Arabi e dell’Est Europa. Uno degli scopi di Winter Academy è proprio quello di coinvolgere nel mondo scientifico europeo altri Paesi con realtà ed esperienze cliniche diverse. È un arricchimento reciproco anche perché alcuni di questi Paesi emergenti sono molto impegnati nella ricerca e nella costruzione di Centri di eccellenza di primo livello.

I grandi big killers
Sono sempre i big killers a tenere banco, i quattro principali tumori causa del maggior numero di decessi ogni anno: si tratta del cancro al colon retto, del tumore al polmone, di quello al seno e infine del cancro alla prostata. E sembra proprio che il nome loro affibbiato sia destinato ad essere sempre più azzeccato, dal momento che questi quattro tipi diversi di cancro sono in netto aumento nel nostro Paese. Secondo i dati diffusi nel corso del convegno dell’Associazione italiana di Oncologia Medica, sembrerebbe infatti che ogni anno, in Italia, si registrino 40.000 nuovi casi di tumore al colon retto, 37.000 casi di tumore al polmone, 36.000 di tumore al seno e 23.500 di tumore della prostata. Ma le armi per combattere questi tumori ci sono e sono sempre più specializzate. Sentieri molecolari, bersagli selezionati, terapie
su misura: il futuro delle terapie oncologiche è radioso ma costosissimo e la sfida cruciale per clinici, ricercatori e imprese, ma anche e soprattutto per i servizi sanitari nazionali di tutto il mondo, è riuscire a identificare il bersaglio esatto del farmaco per capire quando e su quali pazienti utilizzarlo. «Solo così le risorse disponibili potranno essere sufficienti a curare tutti i pazienti che possono trarre beneficio dalle nuove terapie: farmaci antineoplastici e immunomodulatori, che però nel 2006 hanno assorbito il 32,4% della spesa ospedaliera per complessivi 1,3 miliardi», dice Sandro Barni , primario di Oncologia Medica presso l’Azienda Ospedaliera di Treviglio (Bergamo). «Ma i costi sono destinati a salire ancora. Il rebus resta appropriatezza-sostenibilità delle nuove terapie oncologiche. I nuovi farmaci sono super-intelligenti ma anche super-costosi, per questo occorre un’accurata selezione dei pazienti da trattare sulla base delle probabilità che hanno di rispondere in maniera positiva al trattamento. È il modo migliore per evitare sprechi di risorse. Le molecole intelligenti non sono efficaci allo stesso modo su tutti i malati: nel cancro del seno, a esempio, il Trastuzumab funziona solo in quelle pazienti che sono positive al gene HER2. I nostri sforzi devono essere mirati a studiare meglio il farmaco per capire esattamente come agisce: serve più rigore metodologico nella valutazione degli interventi terapeutici, con farmaci vecchi e nuovi, per realizzare un’equa distribuzione dei benefici».

Un congresso senza confini
Il congresso Winter Academy è stato un momento di scambio molto interessante. La presenza di così tanti specialisti di ogni nazionalità, anche le meno conosciute, come i Paesi Arabi, ha rappresentato una grande opportunità di conoscenza tra i diversi specialisti. La grande novità del Congresso è stato un nuovo farmaco, che tra poco arriverà in Italia, il Panitumumab. «Negli Stati Uniti, l’FDA ha approvato Vectibix (Panitumumab) nel trattamento dei pazienti con tumore del colon-retto metastatico esprimente EGFR (recettore per il fattore di crescita epidermico) dopo progressione della malattia con regimi chemioterapici», spiega il professor Barni. «Vectibix è il primo anticorpo anti-EGFR a mostrare un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da malattia nei pazienti con carcinoma colorettale metastatico. Non esistono ad oggi dati che dimostrino un miglioramento dei sintomi associati alla malattia o un aumento della sopravvivenza con Vectibix. Il recettore EGF è una proteina che svolge un importante ruolo nel processo di signaling della cellula tumorale. Effetti collaterali? Il farmaco è associato a tossicità dermatologica: dermatite acneiforme, prurito, eritema, rash, esfoliazione cutanea, secchezza cutanea. La tossicità dermatologica è stata riportata in modo lieve e moderato nell’89% dei pazienti, grave nel restante 12%. Un altro aspetto importante del congresso è stata la possibilità di stabilire un legame tra la ricerca di base e quella clinica. Noi oncologi per molti anni abbiamo sempre seguito studi clinici, ma è fondamentale considerare anche ricerca di base. Come sono importanti le terapie di supporto, vedi la terapia del dolore, quella psicologica, la pet therapy. Penso che questo tipo di terapie siano ugualmente fondamentali come le cure primarie. Se io non cerco di alleviare il dolore nel paziente, se non lo aiuto ad avere più appetito, se non riesco ad eliminare il vomito, non sono in grado di curare questo paziente. Per questo le supportive therapy sono parte integrante della cura. Un commento sulla Winter Academy? È stato un congresso che ha permesso di incontrare persone che non incontreresti in nessun altra parte del mondo. E quello che mi ha maggiormente colpito è che i partecipanti erano giovani, che di solito non hanno molte possibilità di frequentare congressi importanti».

L’importanza della target therapy
Per “target therapy” si intende una terapia che utilizza farmaci “mirati” su bersagli molecolari specifici, risparmiando le cellule sane dall’azione tossica degli stessi. Si tratta di terapie più tollerabili che hanno un migliore impatto sulla qualità di vita dei pazienti. «Questi farmaci non causano in genere gli effetti collaterali sistemici tipici della chemioterapia, anche se possono provocare reazioni allergiche o altri tipi di effetti collaterali», dice Francesco Di Costanzo, Direttore U.O. Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi – Firenze. «Queste terapie sono molto costose e per questo motivo vengono impiegate dove altre metodiche hanno fallito. Alcune terapie molecolari mirate utilizzate per il trattamento del tumore del colon retto sono già disponibili in commercio. Si tratta degli anticorpi monoclonali verso il Recettore dell'Epidermal Growth Factor (EGFR). Il blocco di EGFR produce l’inibizione della catena di reazioni biologiche che infine inducono la cellula tumorale a riprodursi, a proliferare e poi a migrare in altri organi. Queste molecole, inoltre, inibiscono la formazione di nuovi vasi, che favoriscono la crescita del tumore, riducendo il Vascular Endotelial Growth Factor (VEGF). La riduzione della crescita di nuovi vasi impedisce la crescita tumorale e le metastasi. L’associazione ai farmaci chemioterapici (in particolare Irinotecan) ha mostrato particolare utilità nei pazienti in fase avanzata di malattia. La presenza del recettore è correlata con processi quali l’invasività del tumore, la metastatizzazione e, conseguentemente, una prognosi negativa. Negli studi clinici, le molecole non hanno solo evidenziato un’attività antitumorale diretta contro le neoplasie che esprimono l’EGFR, ma sono anche in grado di potenziare i trattamenti convenzionali (chemioterapia e radioterapia). Gli inibitori dell’EGRF sono attualmente commercializzati in Italia per il trattamento di seconda e terza linea del tumore del colon retto avanzato, resistente all'Irinotecan».

In Giordania un alto livello di oncologia
Hamman, capitale della Giordania, come tutte le città medio-orientali è una città di contrasti, tra beduini e uomini d'affari in un impeccabile completo in stile occidentale. Qui sorge il King Hussein Cancer Center, l’unico centro specializzato per la cura dei tumori sia negli adulti che nei bambini. L’istituto, fondato nel 1997, è stato costruito per limitare la mortalità infantile, alleviare la sofferenza, curare il cancro con metodiche avanzate e formare degli specialisti.
Al Winter Academy era presente il professor Sami Khatib, direttore dell’Office of Cancer planning al King Hussein Institute for Biotechnology, segretario generale della Associazione araba contro il cancro e autorità scientifica.
Professor Khatib quali sono le vostre armi contro il cancro in Giordania?
Il King Hussein è un centro con uno standard molto elevato. Sono stati investiti oltre 460 milioni di dollari e presto sarà il più grande centro di ricerca sul cancro dei paesi Arabi. Presso l’istituto viene fatta ricerca di base, cura e anche prevenzione. Il Centro è nato per volontà della famiglia reale dopo che il re Hussein morì di cancro. Il primo passo è stato quello di garantire chemioterapia e radioterapia a tutti i pazienti affetti da cancro: sono stati reclutati i più qualificati specialisti in Europa e negli Stati Uniti. Nella seconda fase sono state fornite cure di eccellenza ai pazienti particolarmente difficili, mediante i migliori specialisti, le tecniche chirurgiche più avanzate e una diagnostica sofisticata.
Qual è stata la sua impressione sulla Winter Academy?
Mi ha talmente entusiasmato che ho proposto di organizzare il prossimo Winter Academy ad Amman, con la partecipazione di oncologi provenienti da tutto il mondo, ma soprattutto dai paesi arabi. Lo scopo è quello di far capire alla comunità scientifica che anche nel nostro paese le cure sono ad altissimo livello e che non abbiamo niente da invidiare a quelle europee ed americane.

Il libro: Un aiuto alla “fatigue”
I chemioterapici somministrati nel corso delle terapie oncologiche hanno sul paziente due ordini di effetti: da un lato i sintomi ben noti dovuti all’impatto acuto dei farmaci con l’organismo, dall’altro un profondo stato di malessere fisico, oltre che psicologico, denominata fatigue. Il libro di Alberto Ricciuti “La terapia di supporto di medicina generale in chemioterapia oncologica. Verso un approccio sistemico alla fatigue” ed. Franco Angeli, dà voce a una sofferenza ancora ampiamente sottostimata, che finora non ha consentito di dare una risposta adeguata. L’aspetto innovativo di questo libro consiste nella spiegazione di un metodo maturato e utilizzato con successo in anni di attività clinica e di conoscenze già acquisite in medicina e in oncologia. Permette di comprendere più chiaramente i fondamentali equilibri fisiologici e la biochimica del metabolismo energetico dell’intero organismo. La fatigue inizia così ad assumere un significato biologico grazie al quale è possibile individuare una strategia terapeutica per contenere gli effetti tossici delle terapie oncologiche . Questa opera, riconoscendo nella centralità della persona un valore etico e metodologico irrinunciabile, aiuta coloro che vivono l’esperienza del cancro non solo a ridurre la sofferenza fisica, ma anche a partecipare più attivamente al percorso terapeutico e a sostenere la speranza di poter comunque vivere al meglio la propria vita.
Alberto Ricciuti è medico di Medicina Generale, vive e lavora a Milano. È vicepresidente dell’Associazione Attivecomeprima-Onlus, dove è responsabile del “Servizio di Supporto di Medicina Generale durante la Chemioterapia”.

Dal Winter Academy of dermatology: resveratrolo utile contro il melanoma
Nuove qualità nascoste per il resveratrolo, la sostanza contenuta nella buccia dell'uva nera con benefici effetti contro l'insorgenza di placche trombotiche. Ora dimostra di essere attivo contro i carcinomi cutanei del topo, mentre in vitro si è visto che inibisce le cellule del melanoma. Di queste novità ha parlato a Saint Moritz, al Congresso Winter Academy, forum medico internazionale in Dermatologia e Oncologia, Silvia Moretti, dermatologa dell'Università di Firenze. «Si sapeva già che il resveratrolo ha effetti protettivi a livello cardiovascolare, ma ora è stato dimostrato su modelli animali che ha effetti protettivi anche per i tumori viscerali e cutanei, mentre in vitro inibisce gli enzimi chiave (come la ciclossigenasi) che regolano l'infiammazione e la carcinogenesi nel melanoma», spiega la dermatologa. «Queste novità si potevano immaginare perché secondo studi epidemiologici l'assunzione di resveratrolo nella dieta porta a effetti antiossidanti, contro i radicali liberi, quindi anti-invecchiamento. Anzi, usato sulla pelle, il resveratrolo inibisce i processi di invecchiamento innescati dall'esposizione al sole. A questo proposito i farmacologi di Firenze hanno avviato una ricerca per valutarne l'effetto sui fibroblasti umani, cellule molto coinvolte nell'invecchiamento della pelle». In particolare, il resveratrolo è un potente attivatore della Sirtuina 1, una proteina che nei mammiferi concorre a ritardare l'invecchiamento.
Novità anche per la cura della vitiligine e dalla psoriasi. «Per la prima la novità consiste in un trattamento misto eseguito con la microfototerapia fatta con raggi UVB a banda stretta, alcune creme cortisoniche e creme a base di inibitori della calcuneurina, fattore intracellulare importante nel meccanismo che porta all'attivazione delle cellule linfocitari», spiega Torello Lotti, dermatologo dell’Università di Firenze. Il trattamento è stato sperimentato su 500 pazienti seguiti per sei mesi. Il relativo studio, pubblicato su Dermatologic Therapy, è stato eseguito da ricercatori del Centro interuniversitario CIDEBIT, che riunisce gli atenei di Firenze, Siena e Milano e di cui Lotti è direttore. «Con questo trattamento - afferma Lotti, che è anche il presidente eletto della Società di Dermatologia SIDEMAST – si sono ottenuti in soli sei mesi risultati strabilianti in oltre il 90% dei pazienti, che hanno avuto una ripigmentazione di oltre il 75%, minimizzando gli effetti collaterali negativi della terapia». Per la psoriasi, invece, viene utilizzato un nuovo farmaco biologico studiato negli Stati Uniti, Ustekinumab, attivo contro l'Interlukina 12 e l'Interleukina 23, somministrabile per iniezioni sottocutanee, che sarà disponibile in Italia verso la fine dell'anno.

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