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Vaccinazione anti-HPV: un diritto da cui restano escluse 4 bambine su 10

Cristina Mazzantini, N. 6/7 giugno/luglio 2009

Quattro su dieci delle bambine aventi diritto alla vaccinazione gratuita HPV non sono state vaccinate. Questo è il dato più eclatante che emerge dell’indagine, effettuata dall’Associazione “donneinrete.net”, sul grado di copertura della campagna pubblica di vaccinazione contro il virus responsabile del cancro alla cervice uterina. 
L'analisi, i cui risultati più significativi alla stampa sono stati illustrati da Rosaria Iardino, presidente dell'Associazione “donneinrete.net”, ha evidenziato come la media regionale di copertura sia del 57 per cento, con regioni che hanno raggiunto anche ottimi risultati vicini all’80 per cento. Ci sono, però, altre zone del Paese (Abruzzo, Campania e Lombardia) che hanno conseguito a malapena il 45 per cento di copertura vaccinale. Eppure tutte le regioni hanno acquistato il vaccino in grande quantità, per un totale di oltre 770mila dosi utili a vaccinare le 267mila ragazze nate nel 1997 (oggetto della campagna di vaccinazione avviata nel 2008), distribuite sul territorio nazionale ma rimaste in buona parte inutilizzate. La punta massima di copertura effettiva spetta alla Valle d’Aosta, con l’85 per cento di bambine vaccinate, seguita dal Veneto (79 per cento) e dalla Basilicata (77 per cento). Si assestano tra il 61 e il 65 per cento Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Molise e P.A. di Trento. La Sicilia segna un 60 per cento, senza i dati della provincia di Agrigento.
In definitiva, se si leggono i dati non come “prestazione ricevuta” ma come “prestazione mancata”, si scopre che ci sono regioni in cui il 55 per cento delle bambine invitate dalle Aziende Usl non si è poi recato nelle strutture sanitarie per ricevere gratuitamente il vaccino contro un virus potenzialmente cancerogeno. Altri dati potrebbero aiutarci a capire le ragioni per le quali una quota così alta di utenti non ha risposto all’invito, così come sarebbe utile conoscere quante delle bambine aventi diritto al vaccino gratuito sono state invitate a usufruire di questo diritto e quante no.
In alcune regioni, come Lombardia, Toscana e Piemonte, la campagna di vaccinazione e le rilevazioni sono tuttora in corso. Maggiori dettagli, dunque, potrebbero arrivare nei prossimi mesi. Inoltre, sette Assessorati alla Sanità (Calabria, Marche, P.A di Bolzano, Puglia, Sardegna, Umbria) non hanno risposto in alcun modo all’indagine.
«Quello che più colpisce dai risultati evidenziati dall'indagine è che nelle regioni non esiste un sistema, e tanto meno un coordinamento, per la raccolta e la pubblicazione trasparente dei dati», ha sottolineato la Iardino. Che ha poi spiegato: «Anche sul fronte della comunicazione ai cittadini la situazione è sconfortante. A questo si aggiunge lo sconcerto per aver visto alcune regioni rifiutarsi di fornirci i dati sulla copertura vaccinale contro l’HPV. Dati che sono relativi a piani e servizi finanziati con i soldi pubblici. Conoscere quei dati è un legittimo diritto del cittadino, oltre che un atto di responsabilità civile, perché se il tasso di copertura vaccinale è del 40 per cento, significa che c’è un 60 per cento di ragazze a cui, per una ragione o per un’altra, non viene garantita una prestazione che può salvare la loro vita».
Sempre secondo la Iardino, a distanza di due anni i dati rivelano una realtà ingiustificabile. Le criticità sono diverse. Il principale problema sta nella mancanza d’informazione su cosa sia il papilloma virus. Tante donne non sanno come si forma, non sanno quali rischi comporta e non sanno come si cura. Di fronte a tale ignoranza non ci si può stupire che la partecipazione ai piani di prevenzione sia così bassa. Ma questo tipo di informazione spetta alle regioni e alle Asl che devono trasmettere al cittadino una conoscenza scientificamente corretta, chiara e super partes. È assurdo che questo vuoto informativo lasciato dalle istituzioni debba essere coperto da associazioni private come “donneinrete.net”, ovvero associazioni di pazienti e consumatori.
«Chiederemo dunque al Governo, e soprattutto alle regioni, un impegno concreto per avviare fin da subito un confronto che permetta di avviare al più presto un piano vaccinale davvero efficiente, e un modello di sorveglianza unico e permanente», ha dichiarato la Iardino. «Chiediamo quindi ai rappresentanti politici di entrambi gli schieramenti, in particolare a quelli presenti oggi, il loro personale impegno per sollecitare le regioni a rispondere di queste importanti responsabilità».
L'importanza di un incremento della copertura vaccinale è stata evidenziata anche dal professor Francesco Mennini, ricercatore in Economia politica all'Università di Roma Tor Vergata in quanto solo con una copertura vaccinale prossima al 90-95 per cento si può raggiungere l'efficacia di questo mezzo di prevenzione senza spreco delle risorse economiche. Inoltre, il professor Mennini ha rilevato la necessità di allargare la vaccinazione anti-HPV anche agli adolescenti maschi, in particolar modo se appartenenti ad alcune categorie a rischio come gli immunodepressi, così come le più avanzate ricerche scientifiche stanno raccomandando.
Al termine dell'incontro, la Iardino ha ribadito l'intenzione dell'Associazione “donneinrete.net” di continuare l’attività di sorveglianza, anche grazie alla collaborazione con l’Istituto Mario Negri di Milano, a garanzia della qualità del monitoraggio e dell’analisi dei risultati. «Speriamo che quest'obiettivo sia raccolto dalle istituzioni. E speriamo di poter presto dire che ogni regione ha protetto la salute di tutte le sue future donne», ha concluso la presidente.

Vaccinazione HPV e Movimento Italiano Genitori
Il  Movimento Italiano Genitori (Moige), alla luce dei dati recentemente presentati a Roma sulla diffusione fra le ragazze di tutta Italia della vaccinazione contro il Papilloma virus, ritiene fondamentale che si attivino tutti gli strumenti di comunicazione, informazione e di sensibilizzazione per rendere le famiglie maggiormente consapevoli di donare alla propria figlia questo importante strumento di prevenzione e chiede che siano ampliate le coorti di giovani aventi diritto alla gratuità del farmaco.
«I dati sull’attuale situazione vaccinale contro il tumore al collo dell’utero illustrati dall'Associazione “donneinrete.net” dimostrano quanto ci sia ancora da fare in Italia nella lotta a questa grave malattia»,  ha affermato Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige. «Purtroppo, a oggi, il fatto che in media poco più di una bambina su due delle aventi diritto sia stata vaccinata, e che ci siano delle differenze così profonde fra le varie regioni italiane, dimostra che gli investimenti vaccinali come questo necessitino di essere accompagnati da Campagne informative adeguate, rivolte in primis ai genitori ma anche ai ragazzi e ai medici pediatri. Infine chiediamo che sia ampliata la coorte delle giovani alle quali è fornita gratuitamente questa vaccinazione, che in futuro potrebbe rappresentare per loro un vero e proprio salvavita».

La vaccinazione HPV e l’Osservatorio ONDa
«Da ottobre a oggi l'aver vaccinato il 57 per cento delle aventi diritto è un grande successo, non un insuccesso. Non si è inceppato nessun ingranaggio: siamo solo di fronte ad un meccanismo complesso, simile, ma non uguale, regione per regione. Alcune di queste, tra l'altro, hanno in carico un maggior numero di coorti e quindi di vaccinazioni. Tutte, infine, hanno in corso o in programma anche attività di screening con Pap-test e/o test HPV, dimostrando che è passato il concetto di prevenzione a 360 gradi», ha sottolineato Francesca Merzagora, presidente di ONDa, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, commentando i risultati dell'indagine sullo stato della vaccinazione HPV in Italia, presentata a Roma.
«Alla fine di quest'anno si faranno i conti complessivi e, secondo noi, l'obiettivo del Ministero (l'80 per cento) sarà raggiunto», ha proseguito la dottoressa Merzagora. «Si tratta dunque di un allarmismo inutile, teso a cercare di guadagnare spazi con obiettivi non certo di pubblica sanità. ONDa dal 2006 sta lavorando costantemente con le Istituzioni nazionali e regionali (con spot, convegni locali, iniziative e indagini) al fine di promuovere la vaccinazione su tutto il territorio nazionale perché la ritiene, insieme alla stragrande maggioranza delle opinioni scientifiche internazionali, un’importantissima opportunità offerta alle donne. Questo non significa che siano lasciate in secondo piano le attività di promozione agli screening con il Pap-Test e l’HPV Test, che restano fondamentali e irrinunciabili per tutte le donne».

Da cavoli e broccoli un nuovo farmaco contro il melanoma
Farmaci basati su sostanze estratte da vegetali cruciferi, quali broccoli e cavoli, potrebbero offrire efficaci e sicuri trattamenti contro il melanoma. È ciò che emerge da uno studio condotto al Penn State College of Medicine, Pennsylvania (Usa), i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Clinical Cancer Research. Nei topi sottoposti a esperimento, una combinazione di questi estratti vegetali (chiamati isotiocianati) e di selenio ha rallentato la produzione e bloccato la rete di segnalazione di Akt3, una proteina che gioca un ruolo nello sviluppo del melanoma, riducendo la crescita del tumore del 60 per cento.
«Attualmente non ci sono farmaci che hanno come target le proteine che danno l’avvio al melanoma», ha puntualizzato il dottor Gavin Robertson, uno degli autori dello studio. «Noi abbiamo sviluppato nuovi medicinali da elementi naturali che possono inibire la crescita del tumore nei topi dal 50 al 60 per cento». La potenza degli isotiocianati è talmente bassa che un farmaco per essere efficace avrebbe bisogno di dosi elevate di queste sostanze. Per questo motivo gli scienziati hanno aggiunto il selenio, dando vita a un farmaco più potente che può essere somministrato in via intravenosa a basse dosi.

Al via la sperimentazione sui pazienti del vaccino Pitt contro il tumore al colon
I ricercatori della School of Medicine dell’Università di Pittsburgh  (Australia) hanno iniziato la sperimentazione sull’uomo del vaccino Pitt, in grado di prevenire il cancro al colon nei pazienti ad alto rischio di sviluppare questo tipo di tumore. Se efficace, il vaccino permetterà di evitare screening invasivi come la colonscopia, a oggi necessaria per rimuovere i polipi precancerosi. Il cancro al colon inizia infatti tipicamente con un polipo benigno che cresce progressivamente.
Con un nuovo approccio preventivo, il vaccino Pitt è diretto contro una variante anomala di una proteina-self prodotta dalle cellule intestinali, denominata MUC1, che viene prodotta in eccesso, in maniera aberrante, negli adenomi di stadio avanzato e nel tumore al colon. I vaccini attualmente in uso per la profilassi tumorale agiscono sulla base di un differente meccanismo d’azione, che si basa sull’inibizione dell’infezione virale che porta alla formazione tumorale.
«Stimolando una risposta immunitaria contro la proteina MUC1 nelle cellule precancerose, possiamo essere capaci di indurre il sistema immunitario ad attaccare e distruggere queste cellule anormali», ha chiarito il dottor Robert E. Schoen, a capo del gruppo di ricerca. «Ciò potrebbe permettere di prevenire il tumore, ma anche la ricomparsa dei polipi». Il vaccino è stato testato già su una dozzina di pazienti, e lo sarà presto su altri 50.

Cancro della cervice e adesione al pap test
«La morte “in diretta” di Jade Goody (protagonista del “Grande Fratello” inglese) ha acceso i riflettori sul tumore della cervice: malattia che colpisce circa 3.500 donne nel nostro Paese e ne uccide 1.000 ogni anno. Troppe, perché oggi abbiamo a disposizione strumenti diagnostici per individuarlo sul nascere e un vaccino per prevenirlo. Ma in Italia la media di adesione agli screening su invito è del 39,8 per cento con aree di criticità al Sud», ha commentato il professor  Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.
«Quella della ragazza inglese»,  ha aggiunto il professor Vittori, «è senza dubbio una vicenda triste che ha però avuto il merito di sottolineare l’importanza della prevenzione precoce: questo episodio ha determinato un incremento del ricorso al pap test fra il 20 e il 50 per cento, con un parallelo aumento delle richieste di vaccino». Le trasmissioni televisive  possono  esercitare un’importanza determinante e aiutare gli specialisti nel tutelare la salute femminile. «Se vogliamo combattere efficacemente questa neoplasia è necessario concentrarci sui soggetti a rischio con i nostri messaggi», ha concluso l'esperto. «Ecco perché la SIGO ha da tempo attivato una strategia di sensibilizzazione dedicata alle pazienti, ai ginecologi, ai medici di medicina generale, utilizzando anche la comunicazione su you tube: più facilmente accessibile e che si rivolge in particolare ai giovani. È inaccettabile che, a fronte di strumenti efficaci ed accessibili a tutti, questo tumore rappresenti ancora il terzo più diffuso nella fascia dai 15 ai 44 anni».

Nanoparticelle: efficaci vettori nella terapia genica tumorale
Un ricerca condotta dal team guidato da Georges Vassaux, Ph.D., Institute National de la Santé et de la Recherche Médicale (INSERM), pubblicata su Cancer Research, ha permesso di sviluppare nanoparticelle in grado di trasportare geni antitumorali selettivamente alle cellule cancerose, lasciando intatte le cellule sane.
Il vettore, costituito da nanoparticelle di dendrimeri di polipropienimine, forma complessi stabili con il DNA (PPIG3/DNA) che si desidera inserire nella cellula per forzarne la produzione di una specifica proteina. Negli esperimenti il gene reporter NIS (Na/I symporter) contenuto nelle nanoparticelle, una volta inglobato dalle cellule cancerose, si è rivelato in grado di forzare queste ultime nella produzione della proteina reporter NIS nel topo. Come evidenziato dalle analisi di tomografia computerizzata che hanno permesso di confermare l’espressione del transgene nelle cellule cancerose ma non in quelle sane.
Utilizzando, invece, sequenze di DNA di geni killer, geni, cioè, in grado di promuovere la morte cellulare, e sfruttando la selettività intrinseca di questo nuovo tipo di vettore sarà finalmente possibile distruggere in maniera altamente selettiva solo le cellule tumorali. «La terapia genica rivela un grande potenziale nel realizzare trattamenti tumorali sicuri ed efficaci: la vera sfida è però rappresentata dalla capacità di bersagliare solo le cellule tumorali. Con questa ricerca per la prima volta si è riusciti in questo obiettivo, colpendo il tumore in maniera selettiva», ha spiegato Andreas Schatzlein dell’Università di Londra, uno dei ricercatori coinvolti nello studio.

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