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A Perugia le ultime terapie personalizzate per il tumore del rene

Monica Melotti, N. 10 ottobre 2008

Quattro anni: questo è stato il tempo necessario per rovesciare il panorama terapeutico del carcinoma renale, tra i tumori il più imprevedibile. A Perugin si è svolto di recente un importante congresso mondiale di oncologia, il “Post-Asco meeting on Advanced Kidney Cancer”, che ha confermato l’efficacia delle terapie antiangiogeniche anche per il tumore del rene. Un killer silenzioso, che può impiegare diversi anni, anche decenni, prima di svilupparsi. In altri casi, invece, la crescita è rapida, aggressiva ed eclatante. Il cancro del rene appare anche come uno dei più abili nel mimetizzarsi: le sue cellule danno segnali al sistema immunitario, ma poi riescono spesso a fuggire al suo controllo.
Fino a qualche anni fa non esistevano cure efficaci, ora la situazione è radicalmente cambiata e ci sono diversi farmaci a disposizione. "Un ‘affollamento’ di cui siamo ben lieti", dice Sergio Bracarda, oncologo dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia dell’Umbria e Coordinatore Scientifico del congresso. "Oggi, addirittura, iniziamo ad intravedere la possibilità di personalizzare il trattamento, sulla base delle caratteristiche del paziente e della malattia. Ma siamo ancora lontani da un approccio vincente: bisogna investire in maniera decisa nella ricerca così da arrivare, nei prossimi dieci anni, ad una sua reale sconfitta". Ed è questa la strada intrapresa dall’ospedale di Perugia, che si conferma una delle “capitali” per la cura di questa patologia che colpisce ogni anno 8.500 persone nel nostro Paese: il centro è fra i più attivi d’Italia nella lotta al carcinoma renale, con oltre 100 pazienti seguiti negli ultimi 12 mesi e una forte migrazione da altre regioni, protagonista delle principali ricerche internazionali che hanno portato alla disponibilità di queste nuove molecole.

Le nuove terapie
A Perugia sono in corso 8 studi attivi o in via di attivazione, di cui 5 internazionali. "Stiamo inoltre sviluppando protocolli autonomi, in particolare studi per identificare dei fattori predittivi di risposta alle terapie", dice. Lucio Crinò, direttore dell’Oncologia Medica del Santa Maria della Misericordia di Perugia. "E’ questa la vera strada su cui insistere per ottenere trattamenti sempre più mirati ed efficaci, oltre che appropriati anche sotto il profilo di un equo utilizzo delle risorse sanitarie disponibili. I risultati presentati all’ASCO 2008, il più importante congresso mondiale di oncologia, ribadiscono quindi come i trattamenti antiangiogenici, come Bevacizumab, di prossima approvazione in Italia nel carcinoma renale, abbiano modificato radicalmente la possibilità di controllo della malattia".
Proprio le novità del congresso americano sono al centro del meeting di Perugia, alla sua seconda edizione, che ospita prestigiosi esperti internazionali e vede coinvolti oltre 200 oncologi italiani.

Come curarsi
Il tumore del rene rappresenta il 3% di tutte le neoplasie maligne, prevale nel sesso maschile (con un rapporto di 2 a 1) e colpisce soprattutto le persone di età superiore a 60 anni. "Il carcinoma renale è difficile da diagnosticare perchè spesso rimane silente, in particolare nelle prime fasi di crescita", dice Bracarda. "I trattamenti “tradizionali” come la chemio o la radioterapia non hanno prodotto su questo tipo di neoplasia risultati soddisfacenti. Le terapie molecolari mirate hanno invece inciso in maniera evidente sulla sopravvivenza del paziente e sulla sua qualità di vita. Ma anche in questo caso bisogna fare attenzione ai profili di tossicità, che sono diversi per ciascuna, e richiedono quindi una scelta oculata che tenga conto delle condizioni generali del malato e di eventuali patologie preesistenti (cardiocircolatorie, respiratorie, ecc.), così da somministrare ad ognuno la terapia più appropriata. Grazie ai progressi della ricerca oggi si registra una crescita costante della percentuale di pazienti che rimangono in buone condizioni generali dopo una prima progressione di malattia e per i quali è giustificata la scelta di una seconda opzione terapeutica che potrebbe rivelarsi vincente".

Le altre opzioni terapeutiche
Una volta identificato, il tumore del rene viene combattuto con la chirurgia, considerata il trattamento primario per la maggior parte dei tumori del rene. Esistono varie procedure chirurgiche, a seconda del tipo, dimensione ed estensione della malattia e stato fisico generale del paziente. Anche se il tumore si è già diffuso, l’intervento può ancora essere utile perché rimane meno cancro da combattere con i trattamenti che i medici potrebbero suggerire dopo la chirurgia. Il trattamento chirurgico può essere considerato inoltre una valida opzione terapeutica anche nella fase metastatica della malattia, in quanto alcuni studi hanno dimostrato che l’asportazione del tumore primitivo migliora le risposte che si ottengono successivamente con la terapia medica. Questa indicazione si addice soprattutto ai pazienti in buone condizioni generali. Altre approcci sono: chemioterapia, terapia ormonale e radioterapia interferone alfa e interleuchina e terapie biologiche.
"La chemioterapia, che consiste nella somministrazione di farmaci capaci di distruggere le cellule tumorali, è poco utilizzata nel trattamento del carcinoma renale, come del resto le terapie ormonali", spiega Crinò. "L’interferone alfa e interleuchina sono farmaci che stimolano il sistema immunitario contro cellule estranee come quelle tumorali. Questi trattamenti sono stati a lungo utilizzati come standard terapeutici in questa patologia ed hanno dimostrato una qualche utilità nel rallentare la crescita del tumore, nell’aumentare le percentuali di risposte e della sopravvivenza libera da malattia. Non hanno tuttavia modificato sostanzialmente la sopravvivenza globale dei pazienti. Le terapie biologiche sono nuove molecole in grado di colpire selettivamente particolari processi della cellula tumorale, chiamate terapie molecolari mirate. Dal semplice concetto di riduzione della massa tumorale si è infatti passati a quello di controllo della malattia, intendendo con tale termine l’insieme di riduzione e stabilizzazione a lungo termine"

Prevenzione è sempre la parola d’ordine
Il nemico numero uno di questa neoplasia è il fumo, ma non va sottovalutata la dieta: "Smettere di fumare potrebbe ridurre dal 16 al 28% i casi di tumore del rene negli adulti", continua Crinò."Mentre l’obesità è causa di circa il 25% dei casi in Europa. Inoltre, anche se ancora non sono note le cause, l’incidenza di questa neoplasia risulta più elevata nelle aree urbane rispetto a quelle rurali e nei paesi sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo. Quali sono i sintomi?
La perdita di sangue con le urine (ematuria), il dolore alla schiena, ai fianchi o all’addome, la temperatura elevata persistente, la perdita di peso e la ritenzione idrica. La malattia può esordire con un quadro molto più complesso: anemia, febbricola, ipercalcemia (aumento dei livelli di calcio nel sangue), configurando quella che viene definita la sindrome paraneoplastica".
Le armi per debellare questo tumore però non mancao. I farmaci antiangiogenici rappresentano una soluzione vincente: agiscono andando ad “affamare” il tumore, impediscono cioè lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni (indotti dal tumore) a partire da quelli preesistenti, lasciando la neoplasia senza rifornimento di sangue, così da metterne in crisi la crescita, la sopravvivenza e la diffusione. La prima molecola a utilizzare questo meccanismo è stata il bevacizumab, utilizzato inizialmente per il colon-retto. L’approvazione di questa molecola anche per il carcinoma renale è attesa in Italia nei prossimi mesi, insieme ad altre importanti indicazioni, come il tumore della mammella metastatico, del polmone metastatico non a piccole cellule e una più ampia indicazione per quello del colon-retto. "Questi farmaci riescono non solo a migliorare la sopravvivenza libera da malattia ma, in qualche caso, anche la sopravvivenza complessiva", aggiunge Bracarda. "Oggi si parla di sopravvivenze di circa due anni per pazienti che, fino a 4 anni fa, avevano una prospettiva di soli 12-14 mesi. Risultati incoraggianti, anche se c’è ancora molta strada da fare. Si registrano inoltre, seppur piuttosto sporadici, anche casi di remissione completa. Pazienti a cui noi medici guardiamo con particolare attenzione perché potrebbero essere un modello per comprendere meglio i meccanismi di sviluppo e di azione della malattia".

L’importanza della ecografia
Il tumore del rene rappresenta il 2-3% di tutte le neoplasie maligne. Nel mondo vengono diagnosticati ogni anno circa 200.000 carcinomi renali, di cui quasi la metà letali. In Italia, il tumore del rene è in costante aumento e colpisce ogni anno circa 8.500 persone.
A tutt’oggi non è possibile prevenire direttamente il tumore del rene. Sono stati tuttavia identificati alcuni fattori di rischio tra i quali uno dei più importanti è rappresentato dallo stile di vita. In primo luogo, va abolito il fumo di sigaretta: la forte abitudine al fumo è infatti considerata uno dei maggiori fattori di rischio. Anche l’obesità è un fattore di rischio. I pazienti con diabete, patologie croniche del rene (e conseguente dialisi) o ipertensione sono tutti ad alto rischio di sviluppare un tumore del rene. Un altro importante fattore di rischio è rappresentato dall’esposizione all’asbesto, al piombo e al cadmio.
Esiste infine una percentuale di rischio legata a fattori genetici.
La grande diffusione di un esame come l’ecografia consente oggi di evidenziare precocemente la neoplasia, quando magari è al di sotto dei quattro centimetri di diametro e può essere operata con elevate probabilità di successo. Per un ulteriore approfondimento si possono fare esami come la Tomografia Assiale Computerizzata e la scintigrafia ossea (total body).

Dove farsi curare
Tra i centri specializzati nella cura del tumore del rene, che hanno sviluppato un’ampia casistica e una maggiore esperienza nelle terapie mediche complementari, si segnalano:

Aviano
Centro di riferimento oncologico tel 0434.659111

Genova
Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro tel 010.56001

Milano
Istituto Nazionale dei tumori tel 02.23901
Istituto europeo di oncologia tel 02.574891

Monza
Ospedale San Gerardo Divisione di oncologia tel 039.2331

Torino
Ospedale Le Molinette, Clinica urologia tel 011.6331633

Verona
Policlinico Borgo Roma Divisione di oncologia tel 045.8072342

Perugia
Ospedale Santa Maria della Misericordia dell’Umbria
Tel.: 075 5783993/3992

Associazione Malati di Reni o.n.l.u.s.
c/o U.O. di Nefrologia e Dialisi Ospedale S. Spirito
Lungotevere in Sassia, 1 00193 ROMA
Telefono 0668352552

Aned (Associazione Nazionale Emodializzati)
Via Hoepli 3, 20121 Milano
Tel. 02.875.666

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