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Il tumore del polmone è donna

Cristina Mazzantini, N. 10 ottobre 2008

Ogni ora, in Italia, quattro persone si ammalano di tumore del polmone. È un killer che non perdona. E che sempre più colpisce le donne, per colpa di una sigaretta sempre accesa. Tra gli uomini, fortunatamente, si registra un calo. È quanto rivelano le ultime stime dell'Istituto Superiore di Sanità secondo cui i nuovi casi di tumore al polmone tra le donne italiane nel 1990 sono stati 4.648, per balzare a 6,955 nel 2008. Se non si ferma il trend negativo, nel 2010 si potrà raggiungere quota 7.082. Per gli uomini si è verificata un'inversione di tendenza: dai 27.590 nuovi casi del 1990, si è passati ai 25.147 di quest'anno e ai 23.969 secondo le stime per il 2010. Le cifre sono state fornite in occasione della I Conferenza Italiana di Oncologia Toracica, coordinata dal professor Cesare Gridelli, in corso a Napoli. Per la prima volta è stata presentata al mondo scientifico e alla stampa l'Associazione Italiana di Oncologia Toracica, presieduta dal professor Filippo de Marinis.
A preoccupare gli esperti non c'è solo l'incremento delle neoplasie polmonari tra le fumatrici, quanto "la sorpresa di diagnosticare il tumore anche in donne che non hanno mai fumato", come spiega il professor de Marinis del Dipartimento Malattie Polmonari, direttore della I Unità Operativa di Pneumologia Oncologica del San Camillo-Forlanini di Roma. "Il cancro nei non fumatori, uomini e donne, rappresenta la settima causa di morte per tumore, ovvero il 10 per cento di tutti i tumori polmonari. Il tutto è molto preoccupante. Alla sorpresa si aggiunge il mistero, poiché non si conoscono le cause di queste forme tumorali". L'oncologo romano ha poi sottolineato:_ "Si pensa che possa trattarsi di una debolezza genica (le pazienti per lo più esprimono una positività alla mutazione di un fattore di crescita tumorale, l'EGFR) e di un'interazione fra meccanismi ormonali e ambientali. Per lo più si tratta di un adenocarcinoma, un tipo di tumore polmonare aggressivo che tende a metastizzare più di frequente. Le pazienti non-fumatrici (che rappresentano oltre il 65 per cento dei casi) hanno in prevalenza tra i 50 e i 60 anni e non presentano differenze culturali o sociali. Fortunatamente in queste donne c'è generalmente una risposta positiva ad alcuni farmaci biologici messi a punto molto recentemente, cioè i farmaci 'a bersaglio' detti anche intelligenti, con un aumento della sopravvivenza". Quindi cambia il messaggio di prevenzione alla donna? Non basta dirle di smettere di fumare? "Sì, anche le donne non fumatrici", ha risposto ancora il presidente dell'AIOT, professor de Marinis, "devono stare con la guardia alta. Devono effettuare periodici controlli che comunque non sono ancora definibili. La donna ha compreso bene la prevenzione del tumore del seno e di tutto l'apparato genitale, così come l'uomo sta arrivando a dare una particolare attenzione alla prostata. Adesso sia gli uomini che le donne devono acquisire l'abitudine ai controlli del polmone, anche se non sono fumatori. Quindi, attenzione alla tosse persistente e alle bronchiti ripetute".

A rinforzare il concetto è intervenuto il professor Cesare Gridelli, direttore dell'Unità Operativa di Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera S.G. Moscati di Avellino, mettendo in guardia chi fuma light: "Si crede di poter tenere a distanza il tumore del polmone di più rispetto a chi fuma sigarette normali o senza filtro. Ma è una convinzione sbagliata". Nel mondo scientifico questa realtà è già nota; se ne è parlato anche all'American Society of Clinical Oncology (ASCO) di Chicago. Nonostante gli allarmi lanciati all'opinione pubblica, i fumatori continuano a nascondersi dietro l'alibi del fumo light. "Il fumatore, utilizzando sigarette light, che sono solo apparentemente meno pericolose, è portato per un maggior livello di soddisfazione ad aspirare più profondamente", ha proseguito il professor Gridelli. "In questo modo egli non si rende conto che invia gli agenti chimici cancerogeni nella parte più periferica dei bronchi dove, come tipo di tumore, insorge più di frequente l'adenocarcinoma, rispetto al carcinoma squamoso. Questi infatti più spesso ha inizio nella parte più prossimale dell'albero bronchiale. Attenzione, quindi, non pensate che, fumando leggero‚ il tumore sia scongiurato".

Sempre alla Conferenza di Napoli il professor Gridelli ha sottolineato come, finalmente, per il tumore del polmone ci sia una notizia che lascia ben sperare. "Nuovi farmaci saranno disponibili entro pochi mesi. È una buona notizia anche per la ricerca italiana, perché si tratta di sostanze che sono state sperimentate largamente anche nel nostro Paese. Questo dimostra che in Italia, nonostante le grandi difficoltà economiche e strutturali, gli studi sono ad alto livello. È stato riconosciuto anche nell'ultimo congresso ASCO a Chicago. Questi nuovi farmaci sono estremamente importanti perché rivoluzionano la terapia che fino a oggi è stata affidata a farmaci 'storici'".
Perché si tratta di una rivoluzione terapeutica? "Per rispondere alla domanda bisogna partire da lontano: il tumore del polmone si divide in due grandi tipi", ha sottolineato sempre il professor Gridelli. "Il primo è il carcinoma a piccole cellule che colpisce 20 pazienti su 100 e insorge fra i 65 e i 70 anni. Ha la caratteristica di essere molto aggressivo e di svilupparsi con grande rapidità. Un po' come avviene per le leucemie. Di contro, questo tipo di tumore risponde bene alla chemioterapia e alla radioterapia. Con queste armi terapeutiche il tumore regredisce abbastanza presto. Tanto che il malato e i suoi familiari davanti a questa rapida regressione spesso gridano "al miracolo". Purtroppo, il tumore si ripresenta inesorabilmente e, a questo punto, non ci sono armi terapeutiche per arrestarlo. Non si può ricorrere all'intervento perché vista la rapidità dell'insorgenza, quando si fa la diagnosi, la situazione è tale da non poter ricorrere al bisturi. Per il tumore a piccole cellule (microcitoma polmonare) non ci sono nuovi farmaci. Siamo fermi a trent'anni fa, con il cisplatino e l'etoposide. Hanno fallito i farmaci biologici".

E l'altro tipo di tumore al polmone? "Si tratta del carcinoma non a piccole cellule; il più comune colpisce l'80 per cento dei pazienti. Si presenta con due volti, uno squamoso e uno non squamoso (il non squamoso rappresentato dall'adenocarcinoma e dal carcinoma indifferenziato a grandi cellule). L'intervento terapeutico è legato allo stadio della malattia. Finora non era importante accertare, al fine della strada terapeutica da seguire, se il paziente fosse affetto da un tumore di tipo squamoso o non squamoso", ha risposto sempre il professor Gridelli. Che ha poi sottolineato: "Non c'erano interventi terapeutici differenti per i diversi tipi di tumore. Ora, con l'arrivo ormai prossimo (si tratta di settimane, ndr) di nuovi farmaci e con la disponibilità che già abbiamo di recentissime sostanze, è d'obbligo fare una diagnosi specifica perché alcune sono mirate a un tipo di tumore e altre ad altra forma tumorale. In pratica, ci sono farmaci che agiscono in modo più efficace sul tumore non squamoso, altri che agiscono meglio sul tumore squamoso e altri ancora che sono mirati a forme tumorali che presentano una maggiore espressione del recettore dell'EGF (fattore di crescita epidermoidale). Per questo è fondamentale che la diagnosi sia la più specifica possibile. Al contrario di ciò che avveniva fino a ieri, non basta diagnosticare un tumore del polmone: è necessario stabilirne il tipo e questo grazie alla biopsia e agli accertamenti istologici. In tal modo si può usare il farmaco più mirato possibile. A settembre è arrivato in Italia il bevacizumab in combinazione con la chemioterapia che può essere usato per la forma tumorale non squamosa. Si tratta di un anticorpo monoclonale inibitore dell'angiogenesi. Esso blocca la formazione di nuovi vasi e arresta la crescita del tumore. In parole semplici, il farmaco appartiene alla categoria di quelli che "affamano" il tumore facendolo regredire. Altro farmaco, in arrivo anche questo per la forma tumorale non squamosa in prima linea di trattamento, è il pemetrexed: è un chemioterapico non biologico. Alla fine del 2009 sarà in Italia un altro farmaco biologico: il cetuximab. È un anticorpo monoclonale anti EGF", ha concluso l'esperto napoletano. "Come già detto, questo farmaco blocca il recettore che alimenta i fattori di crescita del tumore che vanno a impiantarsi su altre cellule tumorali facendole progredire. È importante dire che questo farmaco può essere utilizzato solo nelle forme con iperespressione del recettore dell'EGF. Per questo si comprende quanto sia fondamentale l'individuazione del tipo di tumore nel dettaglio, utilizzando l'esame istologico. Tutto questo fa comprendere quanto sia importante una diagnosi il più approfondita possibile. Da qui la necessità di Centri sempre più specializzati".

E ancora. Sempre a Napoli gli esperti "hanno dato i numeri". Infatti alla stampa e agli addetti ai lavori sono state presentate tutte le cifre del tumore del polmone in Italia. Secondo le ultime statistiche dell'Istituto Superiore di Sanità, si stima che, nel nostro Paese, per l'anno in corso (2008) i nuovi casi di tumore al polmone saranno 32.102, dei quali circa 25.000 riguarderanno gli uomini e circa 7.000 le donne. In pratica, 4 nuovi casi ogni ora. Così come si stima che nel 2008 i decessi legati al tumore del polmone saranno 26.211 dei quali circa 21.000 saranno uomini e circa 6.000 donne. Oggi il tumore del polmone è al secondo posto tra i tumori per quanto riguarda gli uomini (nella prima metà degli Anni 90 era al primo posto) dopo il tumore alla prostata e al terzo posto tra le donne (nella prima metà degli Anni 90 era al quarto), dopo il cancro alla mammella e quello al colon-retto. Nel corso degli ultimi vent'anni, in Italia si è registrata una diminuzione del tumore del polmone sia per incidenza che per mortalità, ma solo per gli uomini. Un trend opposto si osserva, infatti, per le donne (con un'accelerazione dal 1990 per le più giovani). Infatti i decessi per neoplasia polmonare tra gli uomini sono diminuiti di circa il 2,6 per cento mentre tra le donne si registra un aumento dell'1 per cento. Nel 2005 sono morte più donne per tumore alla mammella che per tumore al polmone. Ma la mortalità per carcinoma polmonare ha superato abbondantemente quella per tumore allo stomaco.

Gli esperti hanno anche fornito i numeri del "killer fumo" in Italia. È stato ricordato, come dimostrato dalla migliore letteratura scientifica, che il legame tra tumore al polmone e fumo da sigaretta è una certezza. Ecco allora una manciata di cifre per disegnare il "pianeta fumo" nel nostro Paese attraverso gli ultimi dati Iss-Doxa, messi a disposizione dal Ministero della Salute a maggio 2008. In Italia fumano poco meno di 12 milioni di persone (23,5 per cento della popolazione di oltre 15 anni), di cui 7 milioni uomini e 5 milioni donne. Erano il 25,6 per cento nel 2005 e il 24,3 per cento del 2006, con una diminuzione dello 0,8 per cento nell'ultimo anno. Ciononostante, il numero medio di sigarette fumate al giorno è aumentato: da 13,6 a 14,1. Gli ex fumatori sono 8,8 milioni, di cui 5,4 milioni maschi e 3,4 milioni femmine. La classe d'età con il maggior numero di fumatori è quella tra i 25 e i 44 anni, sia per gli uomini che per le donne. Si fuma di più al Centro, poi al Sud e infine al Nord.
E ancora. Alla I Conferenza Italiana di Oncologia Toracica di Napoli è stata presentata ufficialmente al mondo scientifico internazionale l'Associazione Italiana di Oncologia Toracica. L'AIOT, nata nel luglio del 2007, è una novità nel panorama della sanità italiana. Un debutto di grande spessore perché alla Conferenza hanno preso parte i più noti studiosi al mondo. Un bel biglietto da visita per l'AIOT. "L'obiettivo che ci siamo posti la nuova Associazione", ha chiarito il suo presidente, il professor de Marinis, "è di continuare a lavorare nell'ambito dell'oncologia toracica, che rappresenta la nostra storia professionale, e di voler costituire un luogo unitario di dibattito culturale e scientifico per tutte le differenti figure professionali coinvolte nei percorsi diagnostico-terapeutici integrati, supportando e implementando al tempo stesso la ricerca clinica e la formazione".

Il gene soppressore del cancro al fegato
Dalla Cold Spring Harbor University arriva la conferma che un gene, denominato DLC1, è un importante soppressore del tumore. In uno studio condotto sui topi, un gruppo di scienziati dell’ateneo americano ha dimostrato che la delezione di DLC1, la sua inattivazione o la sua perdita, conducono a eventi che culminano in una forma aggressiva di cancro al fegato, corrispondente nell’uomo al carcinoma epatocellulare.
Il successo del team di ricerca della Cold Spring Harbor consente di codificare il modo attraverso cui DLC1 funziona sia negli individui sani sia negli individui malati. Il che permette, a sua volta, di sviluppare nuovi medicinali anticancro basati su nuovi target specifici.
Per provare che DLC1 svolge un ruolo di causalità con forme specifiche di cancro, gli scienziati hanno utilizzato topi di cui sono state modificate geneticamente le cellule epatiche. Ciò che si è osservato è che, nei topi privati di DLC1 e con cellule tumorali trapiantate, la reintroduzione dello stesso gene portava a un arresto del cancro.
Si tratta – dicono i ricercatori – solo dell’inizio della sperimentazione, perché non è solo l’assenza della proteina DLC1 a causare la genesi del tumore. Bassi livelli della proteina, o la sua assenza completa, inducono una serie complessa di eventi interrelati.

Broccoli per sconfiggere il cancro: dal Regno Unito la prova
Un maggior consumo di broccoli ogni settimana aiuta gli uomini a prevenire il cancro alla prostata. È quanto sostiene uno studio condotto da un gruppo di scienziati del Britain’s Institute of Food Research e pubblicato sull’ultimo numero di PLoS. Secondo il dottor Richard Mithen, uno degli autori della ricerca, "una sostanza chimica presente nell’alimento, il sulforafane, provoca centinaia di cambiamenti genetici, attivando alcuni geni che combattono il cancro e spegnendone altri che alimentano la massa tumorale".
Sono innumerevoli le prove circa l’associazione tra il consumo di frutta e verdura e la riduzione del rischio di cancro, ma lo studio britannico è il primo esperimento sull’uomo che analizza il meccanismo biologico potenziale in azione. "Ciò che i broccoli sono in grado di fare", ha affermato sempre il dottor Mithen, "è attivare i geni che prevengono il cancro da un lato e, dall’altro, spegnere quelli che aiutano il tumore ad espandersi". I broccoli potrebbero essere un valido strumento per prevenire molti tipi di tumore, non solo quello alla prostata.

Un fungo e le nanotecnologie per combattere il cancro
Un farmaco sviluppato utilizzando la nanotecnologia e un fungo derivante da un esperimento di laboratorio potrebbero essere la nuova efficace arma contro il cancro. È quanto si legge sull’ultimo numero di Nature Biotechnology.
Il farmaco, conosciuto con il nome sperimentale di TNP-470 e isolato originariamente da un fungo denominato Aspergillus fumigatus fresenius, è un inibitore di angiogenesi su cui hanno lavorato per oltre vent’anni i ricercatori della Harvard Medical School. Si tratta di una pillola, trattata con materiale nanotecnologico per proteggerla dagli acidi dello stomaco, che non avrebbe effetti collaterali e che, testata sui topi, ha mostrato una buona efficacia contro diversi tipi di tumore, tra cui il neuroblastoma, il cancro al seno, alla prostata, al cervello e alle ovaie.
"Attraverso la somministrazione orale", ha precisato Ofra Benny del Children’s Hospital di Boston, "il farmaco permette in primo luogo di evitare la metastasi al fegato, comune in molti tipi di tumore e spesso associata con una prognosi severa e bassi tassi di sopravvivenza".

Estate: 2 ore di sole dimezzano il rischio di tumore
L’esposizione costante al sole per due ore diminuisce fino al 50 per cento il rischio di sviluppare tumore alla prostata, al seno e al colon-retto. Merito della produzione di vitamina D, legata ai raggi solari, la cui assenza è motivo di malattie infettive, autoimmuni, cardiovascolari e di tumori. Lo ricorda lo studio appena pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology, condotto dal Dipartimento di Medicina ed Endocrinologia dell’Università di Boston.
"La vitamina D agisce beneficamente su tessuti differenti e in particolare sulla prostata e sul seno", ha spiegato il dottor Patrizio Mulas, presidente dell’Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani (ADOI). "Non mancano studi che rimarcano l’azione proapoptotica, antimetastatica e antiangiogenetica, antinfiammatoria e immunomodulante di questa vitamina. Sono sufficienti due ore al giorno di esposizione nelle ore meno calde, per produrre la concentrazione di vitamina D utile all’organismo. Numerose ricerche confermano la sua azione anticancro, e la relativa mancanza determina un aumento del rischio di sviluppare il tumore al colon-retto fino al 253 per cento".
Il deficit di vitamina D è un problema molto diffuso nel mondo: i fattori che ne influenzano la produzione cutanea sono il tipo di pigmentazione della pelle, le creme protettive, l’orario di esposizione, l’età, la latitudine e la stagione dell’anno. "L’estate è sicuramente il momento migliore per prendere il sole e aiutare il nostro organismo", ha concluso il dottor Mulas.__ "A volte, però, i cambiamenti negli stili di vita e la stessa paura eccessiva di sviluppare un tumore della pelle rischiano di provocare più danni che benefici. Il consiglio quindi è di esporsi al sole con moderazione, usando filtri protettivi adeguati al proprio fototipo, cioè al tipo di carnagione, evitando le ore più calde del giorno e, se proprio si vuole restare in spiaggia, ricordando di coprirsi con una maglietta e un cappellino".

Indirizzi utili

AIOT: ASSOCIAZIONE ITALIANA DI ONCOLOGIA TORACICA
Via A. Bertoloni, 29 - 00197 Roma
Tel. 333 6593541 Fax 06 0877527
oncologiatoracica@yahoo.it

POLICLINICO UNIVERSITARIO AGOSTINO GEMELLI
Largo Agostino Gemelli, 8 - 00168 Roma
Centralino: 06 30151
Prenotazioni/informazioni: 06 3551033.0-2
www.policlinicogemelli.it
chirurgia toracica - Prof. Pierluigi Granone – tel. 06 30151

AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA E ISTITUTO ONCOLOGICO VENETO
Via Giustiniani 1 - 35100 Padova
Centralino: 049 8211111
Prenotazioni/informazioni: 840 000664
chirurgia toracica (Azienda Ospedaliera)- Prof. Francesco Sartori – tel.049 821.3262-2447
pneumologia (Azienda Ospedaliera) - Prof. Renzo Zuin – tel. 049 8213.725-700-732

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