Esegui una ricerca

umore alla tiroide: la prima arma è l’informazione

Minnie Luongo, N. 5 maggio 2007

Per vincere il tumore, qualsiasi forma di tumore, bisogna puntare sulla prevenzione e la diagnosi precoce. Questo ormai è un dato acquisito. Ma è indispensabile, altresì, diffonderne la conoscenza. È quanto ci si è prefissi lo scorso febbraio con la “Prima settimana nazionale di informazione sulla chirurgia della tiroide”. L’iniziativa, promossa da ESES, l’“European Society of Endocrine Surgeons” attiva dal 2004 (con il patrocinio dell’Associazione Italiana della Tiroide, della SIMG, “Società Italiana di Medicina Generale”, della SICE, “Società Italiana di Chirurgia Endoscopica” e di “Cittadinanzattiva / Tribunale per i Diritti del Malato”) ha riscosso un successo enorme, oltre ogni aspettativa. A riprova del successo della campagna, si pensi che i posti disponibili in tutti i trenta ospedali italiani che hanno aderito alla Campagna sono stati esauriti, o quasi, in pochi giorni. Pertanto è stato deciso di ripetere l'iniziativa al più presto, possibilmente già nel corso del 2007. Al tempo stesso, per soddisfare le richieste di visite gratuite, si è preso nota (attraverso il numero verde attivato appositamente per le prenotazioni) dei riferimenti dei cittadini che saranno i primi a essere visitati nella seconda edizione della campagna.

L’importanza dell’informazione
Come ha confermato la recente iniziativa, a seguito della visita possono emergere, anche attraverso l’ecografia eseguita contestualmente, noduli o escrescenze, sia benigni che maligni: cioè le malattie che spesso, quando raggiungono dimensioni di rilievo, devono essere affrontate con un intervento chirurgico. Contemporaneamente, aumentano diagnosi e interventi precoci che offrono importanti vantaggi estetici, come una cicatrice sul collo molto piccola. Infine, l’utilizzo della nuova tecnologia a ultrasuoni garantisce maggiore sicurezza, evitando rischi per la voce.
"Come prevedevamo - spiega il professor Paolo Miccoli, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e Presidente ESES - le visite hanno contribuito a far emergere malattie della ghiandola che spesso non vengono riconosciute poiché asintomatiche o con manifestazioni comuni ad altre patologie: molti noduli, pertanto, vengono individuati quando ormai sono in fase avanzata. Tutto ciò rende gli interventi più lunghi e invasivi".
"Al di là del numero di visite gratuite che siamo riusciti a effettuare, contiamo che questa iniziativa abbia iniziato concretamente a sensibilizzare l’opinione pubblica a sottoporsi, anche in futuro, a esami specialistici. L'esito della prima edizione dell'iniziativa rappresenta per noi medici un importante e positivo segnale della consapevolezza da parte dell'opinione pubblica del ruolo della prevenzione. Ma anche un'importante opportunità per effettuare diagnosi precoci di eventuali alterazioni della ghiandola tiroidea, prerequisito per un eventuale intervento chirurgico mininvasivo".
Controlli periodici, infatti, significano diagnosi precoce ed intervento mininvasivo. Un’operazione, cioè, che prevede un’incisione minima e, quindi, una cicatrice ridotta. Un vantaggio estetico di grande rilievo, considerato che la maggioranza delle persone che, nel corso degli anni, dovranno essere operate - quasi un milione di persone su 7 milioni che soffrono di alterazioni della ghiandola tiroidea, pari ad oltre il 10 percento - sono giovani donne, sotto i 40 anni.
A questo proposito, c’è da dire che le operazioni alla tiroide sono state recentemente perfezionate dall’introduzione di un nuovo bisturi ad ultrasuoni, progettato specificamente per operare in spazi ridotti, quali appunto, il collo, dove i danni da trasmissione di calore su strutture delicate come i nervi laringei o le ghiandole paratiroidee possono rivelarsi più rilevanti e duraturi.
L’utilizzo del bisturi a ultrasuoni in queste operazioni permette di ridurre la durata dell’intervento, della degenza e di convalescenza. Questo bisturi, inoltre, contribuisce a evitare i rischi di danneggiare le corde vocali e, quindi, a mantenere inalterato il timbro di voce. "La bassa dispersione di calore dello strumento, infatti – precisa il professor Miccoli – riduce i possibili danni al nervo ricorrente e l’infiammazione sui tessuti del collo. Nella nostra esperienza le lesioni ai nervi laringei avvengono in meno dell'uno percento dei casi. Grazie alla localizzazione dell'energia sulla sua estremità, poi, questo bisturi è preciso e può effettuare un taglio molto mirato: un aspetto fondamentale quando si deve operare, come nel nostro caso, in prossimità di strutture particolarmente delicate e in spazi terribilmente ristretti". Ci sono altri importanti vantaggi forniti da tal strumento: l’azzeramento delle perdite di sangue grazie a un’emostasi perfetta e la riduzione della durata degli interventi, dato che il nuovo bisturi consente di separare, tagliare e contemporaneamente coagulare tessuti e vasi.
"Grazie alla rapidità con cui è possibile effettuare i vari passaggi e alla semplicità di una procedura in cui si utilizza un unico strumento – aggiunge ancora Miccoli – siamo riusciti a ridurre del 25-30 percento i tempi delle operazioni in tutte le tecniche chirurgiche di asportazione della tiroide, nonché a minimizzare le possibili complicanze dopo l'intervento, che nella nostra casistica sono globalmente inferiori al 3 percento. E il paziente può contare su una guarigione più rapida grazie a una migliore cicatrizzazione".

Via la tiroide con una chirurgia made in Italy
Approfondiamo allora il discorso relativo alla nuova procedura mininvasiva messa a punto all’Università di Pisa, che si sta diffondendo sia in Italia sia all’estero. Anche se, è bene ricordarlo, l’approccio tradizionale, se eseguito da mani esperte, garantisce comunque un buon risultato estetico.
Cicatrice ridotta da 5 a 2 centimetri, riduzione dei rischi di alterazione della voce e della durata dell’intervento, della degenza e di convalescenza: ecco alcuni dei vantaggi che offrono l’utilizzo dei bisturi a ultrasuoni e il nuovo intervento chirurgico di asportazione della tiroide messo a punto all’Università di Pisa dal Dipartimento di Chirurgia Generale diretto dal Professor Paolo Miccoli.
La nuova procedura si chiama MIVAT (Minimally-Invasive Video-Assisted Thyroidectomy), è rapida, sicura e poco dolorosa, dura circa 40 minuti e si può effettuare in anestesia locale del collo. Rispetto alla tecnica tradizionale offre, oltre al miglior risultato estetico e alla maggiore sicurezza di non ledere il nervo che permette la motilità delle corde vocali, anche minor dolore e minor trauma sui tessuti del collo dato che si risparmia la lunga incisione. Ma anche alcuni vantaggi pratici, come la possibilità di farsi subito la doccia, poiché non vengono apposti punti di sutura. Subito dopo l’intervento, poi, il paziente può alzarsi, mangiare e viene dimesso in media nell’arco di 24 ore.
"Attraverso un’incisione di 15-20 mm alla base del collo, circa 4 volte inferiore rispetto a quella dell’intervento tradizionale – illustra il professor Miccoli – si introducono gli strumenti operatori e una telecamera a fibre ottiche di cinque millimetri di diametro. Ciò consente di condurre l’operazione attraverso un’incisione estremamente ridotta e di visualizzare al meglio le strutture anatomiche come i nervi ricorrenti, responsabili della motilità delle corde vocali, e le paratiroidi, che regolano il metabolismo del calcio, rendendo quindi più sicuro l'intervento".
Quando si può eseguire la nuova procedura? La MIVAT può essere eseguita in caso di gozzo quando il volume tiroideo sia inferiore ai 25 ml ed in caso di nodulo tiroideo singolo (di natura benigna o maligna) quando la dimensione non sia superiore ai 3 cm di diametro. Questo tipo di intervento chirurgico, eseguito su ghiandole di piccolo volume, sarà sempre più frequentemente indicato grazie al perfezionamento delle tecniche diagnostiche e in particolare dell’ecografia e di conseguenza dell’agoaspirato.
Appartengono alle indicazioni principali per la MIVAT i noduli microfollicolari ed i carcinomi papillari, quindi patologie sia benigne che maligne ma anche i gozzi, tossici e non, di piccole dimensioni.
La possibilità di eseguire l’intervento in anestesia locale, come prevede la MIVAT, è particolarmente utile nel caso di pazienti cardiopatici, affetti da malattie respiratorie, insufficienza renale e per le donne in gravidanza. "Per queste ultime – spiega il professor Miccoli – è fondamentale il ricorso a un intervento che non esponga a rischi né la madre, né il feto. L’utilizzo di farmaci potrebbe essere nocivo, e posticipare l’intervento potrebbe dar luogo al diffondersi di metastasi".

Dati epidemiologici
Circa 7 milioni di italiani soffrono di patologie alla tiroide: di questi, circa 6 milioni si ammalano di gozzo. Il tumore della tiroide colpisce ogni anno 9.000 italiani. Maggiormente colpita è la popolazione femminile in età fertile, tra i 25 e i 50 anni. Ogni anno in Italia si eseguono oltre 10.000 operazioni alla tiroide; buona parte di queste, circa 3.000, vengono effettuate presso l’Ospedale di Pisa, a ragione considerato un Centro di riferimento internazionale.

Gli ospedali che utilizzano la nuova procedura
In Italia sono 4 i Centri dove si utilizza la MIVAT: all’Ospedale Santa Chiara di Pisa, dove sono stati eseguiti oltre 1.000 interventi dal 1997 a oggi, con una casistica di oltre 200 interventi all’anno; a Roma, presso l’Unità Operativa di Chirurgia Endocrina del Policlinico Gemelli (professor Rocco Bellantone); a Torino, presso l’Unità Operativa di Endocrinochirurgia dell’Ospedale Mauriziano Umberto I (dottor Pier Giorgio Nasi); a Padova, presso il Policlinico Universitario (professoressa Maria Rosa Pelizzo).

Dove chiedere aiuto
AIBAT, Associazione Italiana Basedowiani e Tiroidei è una Associazione di volontari a sostegno di tutti coloro che sono affetti dalla malattia di Basedow e dalle patologie della tiroide. Nasce a opera di un gruppo di persone, pazienti, medici, sostenitori che, avendo vissuto in prima persona le problematiche connesse a questo genere di affezioni, o conoscendole per motivi professionali o avendone consapevolezza per ragioni di solidarietà umana, intendono offrire un valido aiuto agli ammalati di tali patologie. Per informazioni: aibat@asmn.re.it

Torna ai risultati della ricerca