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Terapie biologiche, l’ipertermia

Monica Melotti, N. 3 marzo 2006

L’attenzione crescente alla qualità della vita dei pazienti oncologici ha visto, negli ultimi anni, affiancarsi sempre più spesso, ai protocolli di terapia convenzionali, le cosiddette terapie “biologiche”, quali l’ipertermia, la stimolazione immunitaria, i trattamenti ormonali, gli interventi di tipo metabolico. Per terapia biologica si intende l’utilizzo di sostanze presenti in natura (nel mondo vegetale o nello stesso corpo umano), il cui meccanismo di azione sia rivolto alla modulazione della risposta biologica immunopsicoendocrina del paziente. L’ipertermia è una terapia biologica che utilizza diverse tecnologie per ottenere un innalzamento artificiale della temperatura a livello di determinati organi e tessuti o, in alcuni casi, dell’intero organismo. Il calore è un’arma antichissima contro il cancro. Ippocrate, il padre della medicina, ne aveva già illustrato le sue potenzialità. Negli anni ’70 il professor Harry Le Veen ha poi approfondito i meccanismi fisiologici innescati dal trattamento con il calore, mettendo anche a punto i primi macchinari a radiofrequenza per il trattamento loco-regionale di profondità. Recenti studi clinici hanno definitivamente confermato l’efficacia dell’ipertermia nel determinare regressione tumorale, da sola o in associazione ai trattamenti convenzionali (radioterapia e chemioterapia).
L’ipertermia è indicata per il trattamento di diversi tumori: seno, polmone, fegato, stomaco, colon-retto, cervello, tumori del capo-collo, dei genitali femminili, prostata, utero, vescica. È anche usata per ridurre le metastasi e, associata a dosi ridotte di chemio e radio, consente di ottenere il potenziamento delle terapie tradizionali, riducendone gli effetti collaterali. Non solo, è anche in grado di stimolare il sistema immunitario perché provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le citochine, che hanno un effetto protettivo per l’organismo.

Come si scalda il tumore
"La risposta delle cellule tumorali al calore è legata sia a fattori cellulari che alle caratteristiche dell’ospite". Spiega il professor Paolo Pontiggia uno dei massimi esperti a livello mondiale di ipertermia, ematologo e oncologo all’Università di Pavia. "Quando le cellule neoplastiche sono sottoposte a temperature elevate (43-44 °C) esse subiscono un danno irreversibile, in maniera, tempo e dose dipendente, legato a una riduzione dell’efficacia dei sistemi riparativi normalmente presenti a livello cellulare. A 43-44°C la maggior parte delle cellule tumorali tende a morire, mentre la maggior parte delle cellule sane tende a sopravvivere: questa è la base fisiologica dell’efficacia terapeutica dell’ipertermia. La maggior sensibilità della cellula tumorale al calore dipende in parte dalle proprie caratteristiche genetiche e in parte dal microambiente in cui la cellula tumorale viene a trovarsi. La neo-vascolarizzazione, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni man mano che il tumore si accresce, è infatti insufficiente e ciò determina a livello cellulare una combinazione di basso pH, scarsa presenza di ossigeno, carenza di zuccheri e di altri elementi nutritivi. La cellula maligna, che cresce a distanza dai capillari, non viene perciò raggiunta dai farmaci chemioterapici somministrati per via sistemica (che tendono invece ad accumularsi preferenzialmente nei tessuti sani ben vascolarizzati), è relativamente resistente alle radiazioni ionizzanti utilizzate in radioterapia (che necessitano per agire di un ambiente ben ossigenato), ma è estremamente sensibile al danno termico".

Come funziona la macchina
L’ipertermia è una metodica terapeutica che utilizza diverse tecnologie con lo scopo di provocare un innalzamento artificiale della temperatura a livello cellulare, a livello di tessuti e organi, in sezioni del corpo, o in alcuni casi, nell’intero corpo. "La terapia funziona solo in presenza di due condizioni. La prima è che l’organismo abbia ancora un certo livello, pur ridotto, di risposta immunitaria. La seconda condizione è che il tumore non sia in zona particolarmente vascolarizzata", precisa il professor Pontiggia. "L’ipertermia localizzata è il trattamento più consolidato e più usato nella pratica clinica. Produce un incremento localizzato di temperatura nelle masse profonde, impiegando applicatori esterni emittenti radiofrequenze a sistema capacitivo (in altre parole il corpo è interposto tra due antenne in accordo tra loro). Gli applicatori sono posizionati in modo simmetrico, alle due estremità opposte della porzione del corpo che si deve trattare: ad esempio per il trattamento del tumore al polmone si collocano le antenne che emettono le radiofrequenze nell’area sternale o parasternale del torace e l’elettrodo opposto sul dorso, in prossimità della colonna vertebrale. In tale maniera il fascio di onde radio attraversa tutto il torace e occorre fare in modo che le antenne siano collocate in maniera tale da centrare la massa che si vuole scaldare. Al fine di impedire ustioni locali le due coppie di elettrodi vengono inserite in una sottile sacca di plastica, refrigerata attraverso una serpentina collegata a un circuito di raffreddamento".
Dal punto di vista tecnico il riscaldamento dei tessuti può essere ottenuto con diverse metodiche. Nella pratica clinica vengono oggi principalmente utilizzate le seguenti metodiche:

  • apparecchiature a radiofrequenze (13.56 MHz) in grado di ottenere un riscaldamento ottimale dei tessuti profondi. Vengono utilizzate per il trattamento localizzato di tutte le forme tumorali solide, primitive o metastatiche
  • apparecchiatura di tipo capacitivo (Tecar terapia) utilizzata per il trattamento di localizzazioni superficiali (cutanee, sottocutanee, linfonodali, ecc.) e per il trattamento intra-rettale dell’ipertrofia prostatica benigna o delle neoplasie prostatiche localizzate
  • apparecchiatura a raggi infrarossi di tipo A per il trattamento total-body nelle forme disseminate
  • apparecchiatura di perfusione ipertermico-antiblastica per il trattamento delle localizzazioni peritoneali multiple (carcinosi peritoneale).

Ipertermia, radioterapie e chemioterapia
"L’utilizzo concomitante di ipertermia e radioterapia potenzia l’effetto delle radiazioni ionizzanti con meccanismo superaddittivo, cioè con un sommarsi degli effetti, maggiore di quanto atteso dall’applicazione indipendente dei due trattamenti", spiega l’ematologo. "Tale potenziamento è massimo se i due trattamenti vengono somministrati entro un breve intervallo di tempo. Numerosi trial clinici hanno documentato un incremento di risposte complete di circa 1,5/2 volte, nel trattamento associato delle recidive locali di carcinoma mammario, delle metastasi linfonodali di neoplasie del distretto testa-collo e delle metastasi cutanee, sottocutanee e linfonodali di melanoma". Promettenti sono anche i risultati ottenuti dall’associazione di radioterapia e ipertermia nell’impiego neoadiuvante (cioè prima dell’intervento chirurgico, con l’obiettivo di favorirne la radicalità) nei tumori del retto e della mammella. "Per la chemioterapia si ha un potenziamento per azione del calore di determinati farmaci (derivati dal platino, alchilanti, nitrosuree) ", dice l’esperto. "I farmaci il cui effetto è soprattutto di tipo chimico (non coinvolge cioè sistemi enzimatici) sono generalmente più efficaci alle elevate temperature. Anche il pH cellulare può influenzare l’attività dei farmaci. Su tali osservazioni si basano le metodiche di chemio-ipertermia locoregionale associata a riduzione del flusso sanguigno (chemioembolizzazione epatica, stop flow, ecc.) ".

Un libro per saperne di più
Per conoscere meglio l’ipertermia Paolo Pontiggia, ha scritto un libro assieme a uno dei massimi esperti di questa metodica Goerges Mathé, l’ideatore del trapianto di midollo osseo e la figlia Elisabetta Pontiggia, medico oncologo, allieva di Mathé. Il libro “Questione cancro” (ed. Spirali) affronta il vasto argomento del tumore, ponendosi delle domande: come gestire il cancro? Come è possibile modificare gli schemi di trattamento in rapporto alla situazione clinica del paziente? La questione cancro è una questione intellettuale? Oltre a illustrare i recenti risultati ottenuti dall’ipertermia applicata alla lotta al cancro, gli autori illustrano pure le terapie biologiche: l’immunoterapia e l’uso di determinate sostanze naturali in ambito oncologico, come interferone, tossine batteriche, derivati chimici. Ampio spazio viene dedicato alle raccomandazioni dietetiche e al ruolo della dieta nell’andamento della malattia. Viene anche indagata l’influenza dell’ambiente sullo sviluppo dei tumori, i problemi relativi alla genetica, i rapporti tra lo sviluppo moderno della medicina e la logica industriale che orienta molte delle scelte che vengono effettuate in oncologia, ma anche in altri settori della medicina.

La testimonianza: “L’ipertermia mi ha salvato la vita”
Laura Cabassa, di Cantello (Varese), ci racconta la sua esperienza.
"Ho 62 anni e all’età di 43 anni mi è stato diagnosticato un tumore al seno. Me ne sono accorta toccandomi il seno, sentivo un nodulino, che poi si è rivelato, dopo i controlli diagnostici, un tumore maligno di due centimetri. In quel momento mi sono sentita raggelare il sangue, non volevo farmi operare, non volevo fare la chemio, insomma non volevo sottopormi a nessuna cura. Poi il tumore si è ulcerato e i parenti mi hanno spinto ad intervenire. Prima mi sono sottoposta a un ciclo di chemio poi ho subito l’intervento al seno. L’intervento era andato bene, ma temevo che potesse riformarsi il tumore. Tramite una mia carissima amica ho saputo che in un centro di Pavia si effettuavano cure particolari mediante l’ipertermia, che potevano essermi di aiuto. Mi sono aggrappata a questa speranza, non avevo altre alternative. Ho iniziato a sottopormi all’ipertermia dal professor Pontiggia, facevo una seduta al mese, della durata di un’ora e mezzo. Ho seguito la cura per un anno, prendevo anche i medicinali, terapie biologiche a base di ormoni e stimolanti immunitari, che mi aveva prescritto il mio oncologo. A distanza di un anno ho ripetuto la Tac e le mestatasi erano sparite, ero guarita. Poi ho cominciato la terapia di mantenimento con l’ipertermia: una seduta ogni sei mesi. Da qualche anno sto bene, conduco una vita normale, sono attiva, faccio i miei controlli regolarmente e seguo sempre la terapia biologica".

Il selenio Precise in uno studio internazionale
In Europa, ogni anno, circa un milione e mezzo di persone viene colpita da tumore. Quasi i due terzi di essi muoiono. Le stime relative alle neoplasie, purtroppo, sono allarmanti e in crescita. Da qui l’importanza della prevenzione, anche attraverso gli integratori. Lo studio internazionale Precise (Prevention of cancer by intervention with Selenium) ha lo scopo di confermare la capacità del selenio nel prevenire la formazione di neoplasie. Lo studio partirà a breve e durerà circa 8 anni, arruolerà 42.000 soggetti dalla Danimarca, Svezia e Regno Unito: uomini e donne, di età compresa tra i 60-74 anni, ai quali verranno somministrati dai 100 ai 300 microgrammi di selenio Precise oppure un placebo. Studi precedenti hanno dimostrato che l’assunzione di selenio ha ridotto i casi di cancro al polmone (46%), all’intestino (58%) e alla prostata (63%). Il Selenio è un minerale essenziale per il corpo umano. I suoi nutrienti sono un’importante parte degli enzimi antiossidanti che proteggono le cellule dagli effetti dei radicali liberi. Sono buone fonti di selenio naturale: fegato, rognone, pesce, graminacee, noci del Brasile. Non sempre, però, si assume la giusta quantità di selenio, per assicurarsi una dose corretta, in commercio, si trovano degli integratori che abbinano il selenio allo zinco, come Bio Attivo ™ Selenio + Zinco che contiene il Selenio Precise utilizzato nello studio internazionale. (www.pharmanord.it - Numero verde 800373555).

Indirizzi utili
Centro di Ipertermia e Terapie Integrate di San Genesio ed Uniti (Pavia)
Professor Paolo Pontiggia e Dottoressa Elisabetta Pontiggia
Tel 0382.580185 fax 0382.580935 info@ipertermia.org
www.ipertermia.org

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