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Regina elena: cresce la ricerca ma calano i fondi

Paola Sarno, N. 12 dicembre 2005

Confermata anche quest’anno l’eccellenza dell’Istituto Regina Elena, all’avanguardia nella messa a punto di trattamenti altamente innovativi per combattere il cancro. Il suo impegno ha portato il centro romano all’apice della ricerca e della clinica. Lo confermano soprattutto gli impegni e accordi internazionali importanti nella ricerca, già assunti nel 2005, con l’attivazione anche dei nuovi laboratori. La cospicua attività del Regina Elena è descritta nella Relazione Scientifica 2004, che è stata recentemente presentata durante un convegno a Roma, alla presenza del Ministro della Salute, Francesco Storace.

Tutti i numeri del Regina Elena
I numeri della Relazione parlano chiaro. Ci sono stati più di 3.000 ricoveri totali in più, in due anni, da 11.000 a oltre 14.000 nel 2004. 8.350 i pazienti curati non in regime ospedaliero contro i 2.024 ricoverati e i 1.437 in day hospital. 186 i trials clinici contro i 113 del 2002, 1.763 i pazienti arruolati contro i 974 di due anni prima. 32 gli studi coordinati dall’Istituto, il doppio rispetto al 2002. 109 quelli non profit contro i 79 dell’anno precedente. E sono solo alcuni dei numeri relativi all’attività clinica e di ricerca svolta dall’Istituto oncologico Regina Elena nel corso del 2004.
"Nel 2004", ha specificato il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Ire, "l’aumento registrato nell’attività clinica del Regina Elena, con circa 14.000 ospedalizzazioni e 869.000 servizi esterni, ha permesso una significativa crescita dei trial clinici. L’Istituto ha guadagnato così la seconda posizione a livello nazionale tra i centri e le strutture coinvolte nei trial clinici secondo il report periodico stipulato dal Ministero della Salute. Allo stesso tempo", ha aggiunto il professor Cognetti, "sono aumentati i trial clinici coordinati dall’Istituto e il numero di studi non profit rispetto a quelli sponsorizzati. L’Istituto romano", ha proseguito il direttore scientifico, "ha condotto trial su circa 20 nuovi agenti antitumorali. In seguito all’attività di ricerca, sono stati pubblicati 171 studi scientifici per un impact factor grezzo pari a 656,9. Nel dicembre 2004 abbiamo, inoltre, ricevuto la visita di un comitato di scienziati e direttori del Ministero, che ha confermato il nostro riconoscimento come National Scientific Institute.
Anche l’attività clinica è stata riorganizzata", ha detto il professor Cognetti, "attraverso la costituzione dei cosiddetti Disease Management Team (DMT), working group per singolo tumore. Sono 21 e si occupano della realizzazione delle linee guida, della discussione dei casi clinici, la pianificazione dell’attività di ricerca e l’omogeneizzazione dei protocolli clinici anche in collaborazione con istituti internazionali. I gruppi DMT si riuniscono settimanalmente per discutere i casi clinici e gli obiettivi di ricerca per singola patologia neoplastica. Il Regina Elena crede e investe molto, anche nella cooperazione con altri Paesi. Promuove gli scambi di esperienze in campo educativo e di ricerca, scambiando ricercatori, professori, organizzando seminari e workshop bilaterali. Già oggi ne ha in atto tre, con Tunisia, Israele e Cina".
La relazione scientifica ha evidenziato anche un aumento dell’attività formativa con 117 incontri intramurari (breakfast-meeting, panel, letture) previsti per un totale di 1.085 crediti, il doppio rispetto all’anno precedente. Dal punto di vista della ricerca traslazionale e sperimentale, l’Istituto ha vinto l’appalto AIRC come guida di un network quasi esclusivamente romano con l’obiettivo di costruire una piattaforma tecnologica oncogenomica (Rome Oncogenomic Center ROC) che organizzi una struttura di 700 metri quadri con 12 laboratori dotati di alte tecnologie. La ricerca di base all’interno del programma è organizzata in tre pacchetti di ricerca: gli approcci integrati per l’identificazione di geni targetizzati; MI-RNA e strumenti diagnostici e terapeutici per combattere il cancro; cancro e cellule staminali tumorali. L’Istituto è stato, inoltre, riconosciuto come centro coordinatore di un fondo comunitario all’interno del VI Framework Research Program per uno studio di cooperazione internazionale su una proteina, la P53. Al progetto partecipano altri 20 importanti istituti di ricerca europei. Quanto al dipartimento di oncologia sperimentale, la ricerca si è concentrata principalmente su nuovi indicatori molecolari utili per la diagnosi e la prevenzione dei tumori, sugli approcci preclinici ai nuovi farmaci, sulla genetica dei tumori, sull’immunoterapia, i vaccini, la terapia genica. È stato creato, inoltre, un database integrato (banca del tessuto e del siero) con l’obiettivo di mettere a disposizione materiale biologico per la ricerca e l’informazione clinica nell’interesse delle istituzioni, dei ricercatori e dei pazienti. L’Istituto ha infine partecipato a due programmi di ricerca Italia-Usa su micro RNA e Oncoproteomica per la diagnosi precoce e la cosiddetta “targeted therapy”.

Finanziamenti in diminuzione
Non mancano, tuttavia, i problemi. Si assiste a un calo sensibile dei finanziamenti alla ricerca, da 7.181 milioni di euro nel 2002 a 6.188 nel 2004 per quella corrente. "Come in anni precedenti", ha specificato il professor Cognetti, "anche nel 2004, siamo riusciti a ottenere il sostegno economico da fonti diverse: 9.701.637 euro. Di questi, 6.715.470 provengono dal Ministero della Salute, ma sono in significativa diminuzione rispetto agli anni precedenti; 1.350 milioni sono stati donati da AIRC e FIRC; 1.231.867 dalla Comunità Europea e 404.300 da altre fonti".
Ancora più negativo risulta il record relativo alla ricerca finalizzata: dai 1.646 milioni di euro del 2002 agli attuali 460.000. Si tratta di un trend da cambiare, soprattutto nell’ottica di una promozione del ritorno, nel nostro Paese, di tutti quei ricercatori eccellenti che hanno scelto altri paesi per portare avanti i loro progetti di ricerca e fermare l’emorragia dei cervelli che da anni caratterizza il nostro Paese.
"Con la maggiore autonomia degli Irccs, che ci dà la riforma, dobbiamo senz’altro ricercare, anche noi amministratori, di aumentare i mezzi a disposizione, nei nostri centri di ricerca, che raramente sono confrontabili con quelli americani. Le potenzialità del sistema USA risiedono, però, soprattutto nei gangli organizzativi della ricerca scientifica d’oltreoceano. È questo l’obiettivo che, come commissario degli IFO, ho in mente", ha voluto sottolineare il dottor Salvatore Cirignotta. "Soprattutto per valorizzare le nostre capacità, quelle per cui moltissimi di noi sono andati all’estero, spesso proprio negli USA, perché impossibilitati qui a dimostrare il proprio valore. Oggi, però, anche grazie al progetto “rientro dei cervelli” voluto dal Governo, le cose stanno cambiando con i fondi per la ricerca, stanziati in questa legislatura dal Ministero della Salute". Obiettivi comuni, quindi, su cui vuole investire non solo il Regina Elena, ma il Governo stesso. "Mai più cervelli in fuga", è stata, infatti, la promessa del ministro Storace, che si è impegnato perché nessun altro ricercatore sia costretto a lasciare il nostro Paese per fare ricerca scientifica.

Sinergie con il territorio, la ricerca italiana ed estera
Il Regina Elena sta già facendo la sua parte. Dei ricercatori attualmente occupati nell’Istituto, una buona percentuale sono “cervelli rientrati” da precedenti esperienze all’estero. Con tutti si sta cercando di promuovere la multidisciplinarietà e uno spirito collaborativo.
"Con il professor Cognetti", dichiara il commissario straordinario degli IFO (Istituti Fisioterapici Ospitalieri, il complesso che comprende oltre al polo oncologico del Regina Elena anche quello dermatologico del San Gallicano), dottor Salvatore Cirignotta, "abbiamo adesso intenzione di elevare l’impegno nei settori di punta della ricerca biomedica, grazie al potenziamento dei laboratori del nostro Centro di Ricerche Sperimentali e unitamente alle sinergie e alle partnership con le Università di Roma, di Milano e di altre città, con l’Istituto Superiore di Sanità e il CNR e con tutte le altre Fondazioni che si occupano di geni e tumori come quella del nobel Dulbecco e per la Ricerca sul Cancro. Daremo grande impulso alle collaborazioni internazionali per ampliare quanto più possibile la condivisione di acquisizioni scientifiche indispensabili perché la lotta ai tumori diventi sempre più serrata. I prodotti delle idee, fatte crescere o sviluppate dai nostri ricercatori, devono poter trovare sempre più conferme o confronti con gli altri esperti, sia in Italia che all’estero. Lo scambio delle conoscenze e la condivisione dei risultati, sono la chiave per verificare la validità dei progetti e applicare correttamente le risorse a disposizione in favore dei pazienti".
I dati presentati nella relazione scientifica dimostrano, insomma, la volontà di eccellere dell’IRE. Concetti chiave per raggiungere questo obiettivo, sono tuttavia, oltre alla ricerca, anche l’assistenza al paziente a 360 gradi, la multidisciplinarietà e la collaborazione tra tutti gli operatori. "Va rafforzato", ha concluso, infatti, il dottor Cirignotta, "anche il legame inscindibile e direttamente proporzionale tra ricerca biomedica e buona sanità. Una sanità che funziona si regge su basi solide, sempre caratterizzate da binomi inscindibili: da un lato le sinergie tra i centri d’eccellenza, sia nazionali sia esteri, dall’altro tra quelli sul territorio (Asl, aziende ospedaliere e presìdi sanitari), in modo che per il paziente sia sempre più facile trovare una soluzione, una risposta e possibilmente una cura risolutiva".

IRE: primi al mondo con la radioterapia intraoperatoria per carcinoma prostatico
L’urologia oncologica, negli ultimi anni, ha fatto grandi progressi in termini di diagnostica precoce. Questo consente una terapia immediata con la risoluzione del problema oncologico, in oltre il 70% dei casi. Il Reparto di Urologia del Regina Elena persegue questo orientamento con risultati eccellenti. "Annualmente", spiega il professor Michele Gallucci, direttore del reparto di urologia oncologica dell’Istituto, "vengono eseguiti circa 1.000 interventi chirurgici: 800 di chirurgia maggiore, tra cui 160 interventi per tumore del rene, 350 per tumore della prostata, 100 di asportazione della vescica con ricostruzione vescicale ortotopica (nella stessa sede della vescica rimossa), 30 interventi di linfadenectomia retro-peritoneale. Questa casistica è paragonabile a quella dei maggiori Istituti Oncologici del mondo e ci consente di incrementare la cooperazione all’interno dell’Istituto e con altri Istituti in Italia e all’estero. Gli obiettivi principali del nostro lavoro", spiega ancora il professor Gallucci, "sono: utilizzo delle tecnologie più avanzate nell’ambito dell’Urologia, per migliorare la performance tecnica e garantire al malato il massimo risultato con la minore invasività possibile". Negli ultimi anni, oltre il 40% della chirurgia viene eseguita per via laparoscopica. Questo permette di eseguire l’asportazione totale o parziale del rene con minima incisione e l’asportazione dei linfonodi retroperitoneali con tre piccoli accessi, evitando nei soggetti molto giovani la classica incisione dallo sterno al pube. Questa innovazione risponde all’esigenza, sempre più sentita, di salvaguardare il più possibile l’immagine corporea. Vengono, infatti, utilizzati sistemi di derivazione urinaria, dopo l’asportazione della vescica, che non prevedono l’utilizzo di contenitori esterni, pertanto molta cura viene dedicata alla ricostruzione vescicale con ansa ileale, che consente l’emissione dell’urina dalle vie naturali o la confezione di tasca continente nella quale si può raccogliere l’urina per poi essere periodicamente svuotata; quest’ultima, proposta originale dell’IRE.
L’Istituto offre all’urologia numerosi occasioni di cooperare con i reparti di Radioterapia e Oncologia. Lo scambio è quotidianamente attivo, e molto attiva la collaborazione sulle terapie alternative del tumore della prostata. Per ciascun paziente viene discussa la terapia e la scelta tra chirurgia, radioterapia, brachiterapia o HIFU (high intensitive focused ultrasound). Queste due ultime tecniche verranno presto acquisite dal centro, garantendo la copertura di tutte le modalità terapeutiche del tumore della prostata.
Da questa positiva collaborazione nasce la proposta di applicare, per la prima volta nel mondo, la radioterapia intra-operatoria (IORT), nel tumore della prostata. "La tecnica, sperimentata su individui con tumore della prostata non allo stadio iniziale", spiega il professor Michele Gallucci, "si pone l’obiettivo di migliorare la sopravvivenza libera da malattia, nei pazienti ad alto rischio di recidiva".
Il Regina Elena, inoltre, svolge un significativo ruolo di coordinamento, anche all’interno del GIM Cooperative Group (Gruppo Italiano Mammella), che conduce trial clinici nelle terapie adiuvanti del tumore al seno. Le neoplasie della mammella costituiscono il modello biologico preferenziale dei tumori ormono-dipendenti e sono ormai numerose le evidenze che associano il rischio di insorgenza con i fattori di suscettibilità genetica. I principali sono la presenza di geni per la sintesi delle proteine BRCA1 and BRCA, la storia familiare per tumori della mammella, l’età, l’elevato stato sociale, le radiazioni ionizzanti, la statura raggiunta nella vita adulta, il consumo di alcool, e altri fattori endocrini e metabolici connessi direttamente alla dieta e allo stile di vita. Questi fattori esercitano determinati effetti sull’equilibrio ormonale, in particolare nella produzione e nel metabolismo di ormoni che regolano la vita riproduttiva e sessuale come gli estrogeni e gli androgeni. Le variazioni si traducono, poi, in un maggior rischio di sviluppare una neoplasia mammaria.
"Dopo anni di intensissima ricerca eziologica, sia sperimentale che epidemiologica, si è appurato che proprio questi ormoni sono tra le cause più rilevanti dei tumori alla mammella e di altri tumori ormono-dipendenti. Grazie a studi condotti negli USA da ricercatori italiani ed americani", ha annunciato la professoressa Paola Muti, direttore del dipartimento di epidemiologia dell’IRE, "siamo ora molto vicini a capire attraverso quali meccanismi biologici di interazione genetica questi ormoni causano i tumori. Questo ci permetterebbe di mettere a punto, definitivamente, i modi per prevenirne l’insorgenza.
Queste nuove iniziative di ricerca vedono l’Istituto Regina Elena come la prima istituzione europea e come una delle prime istituzioni mondiali ad essere coinvolta in questo affascinante processo di scoperta, che offre reali e vicine prospettive di prevenzione per i tumori ormono-dipendenti, applicabili direttamente alla nostra popolazione generale e che conferisce, inoltre, rilevanza internazionale alla ricerca italiana".

La medicina nucleare all’IRE
La Medicina Nucleare IRE, nella nuova sede del quartiere Mostacciano, si caratterizza come un Centro moderno e ad alta tecnologia. Attualmente include: un Reparto di degenza protetta con 8 posti letto, attrezzato per terapie radiometaboliche (monitorato da un sistema di radioprotezione ambientale sofisticato e collegato a un sistema di smaltimento dei liquami radioattivi, adeguato ad alti carichi di lavoro); una Sezione di Diagnostica strumentale con 3 gamma-camere multi-teste di ultima generazione, 1 ecografo, 1 densitometro, 1 sonda di captazione e 1 sonda per la ricerca linfonodo sentinella; una sezione Ambulatorio per la gestione clinica dei pazienti. Le attività svolte con queste strutture, hanno registrato un notevole e progressivo incremento dall’apertura del Centro, nel 2002, ad oggi (+50% per la diagnostica strumentale, +49% per le attività di ricovero e +42% per le visite ambulatoriali): attualmente tutte le attività connesse con la diagnostica e terapia medico-nucleare, si svolgono senza liste di attesa significative. Accanto ai volumi di attività, che coprono completamente tutte le applicazioni diagnostiche e terapeutiche in ambito oncologico, la Medicina Nucleare IRE si distingue, fra l’altro, come Centro di riferimento per la diagnostica e il trattamento dei tumori tiroidei con una casistica di oltre 1.600 pazienti seguiti con follow-up a lungo termine, per il trattamento delle metastasi scheletriche e per la diagnostica dei tumori neuroendocrini.
L’eccellenza assistenziale è perseguita attraverso un impegno costante nella Ricerca Clinica, con particolare attenzione alle seguenti macro-aree: terapia radiometabolica, scintigrafia radiorecettoriale e trasferimento in Medicina Nucleare dei principi di Economia Sanitaria ed Evidence Based Medicine.
"È, inoltre, di prossima apertura", ha annunciato durante il convegno di presentazione dell’attività scientifica 2004 dell’Istituto, il professor Carlo Ludovico Maini, direttore del dipartimento di Medicina Nucleare, "una diagnostica PET-CT con 2 tomografi PET-CT di elevata tecnologia, che renderanno la Medicina Nucleare IRE, la struttura nazionale più completa come attrezzatura tecnologica e con possibilità di performance professionali paragonabili ai più rinomati centri di eccellenza esteri".

Indirizzi utili
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e Istituto Dermatologico San Gallicano
Via Elio Chianesi, 53
00144 Roma
Prenotazioni/informazioni: 06.52662727
http://www.ifo.it

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