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Prevenire i tumori del fegato si può

Minnie Luongo, N. 11 novembre 2004

Epatiti, cirrosi, tumori. Come responsabile troviamo sempre il fegato. Ma quante sono le persone che conoscono il suo funzionamento e le modalità per mantenerlo in buone condizioni?
Invece, conoscere e prevenire le malattie epatiche è un passo fondamentale per assicurarsi una buona salute.
Nelle loro manifestazioni, le malattie del fegato colpiscono oltre il 10 percento della popolazione italiana (il 5/6 percento della popolazione dei Paesi progrediti in Europa e in America, e oltre il 15 percento della popolazione del cosiddetto Terzo mondo).
Sono malattie spesso latenti, con sintomatologia iniziale assente o così lieve da non comportare l’immediata attuazione di accertamenti diagnostici, ma che spesso tendono a cronicizzare. Tra le più frequenti malattie del fegato ci sono le epatiti virali (nel nostro Paese colpiscono più di 3 milioni di persone), chiamate con le lettere dell’alfabeto in ordine progressivo: in Italia le più frequenti sono la A, B e C.
Ma esistono anche le epatiti D, E, G. La prima (che provoca epatite acuta e assai frequentemente cronicizzata) è da noi in netto calo, e si associa sempre al virus dell’epatite B. La seconda, a trasmissione oro-fecale come l’epatite A, non cronicizza ed è diffusissima nei paesi del Sud-est asiatico. Non ancora ben chiarito il ruolo del virus dell’epatite G (tuttavia, sembra che causi delle forme patologiche epatiche importanti).
Una fondazione a difesa del fegato
Dal 1998 esiste FADE, Fondazione Amici dell’Epatologia: per promuovere la conoscenza, la prevenzione e la cura delle malattie del fegato. La Fondazione, senza scopo di lucro, intende sensibilizzare il grande pubblico sulle malattie epatiche molto diffuse in Italia, e ancora scarsamente note.
In sintesi, questi gli obiettivi della struttura presieduta da Nicola Lo Torto:

  • informazione dell’opinione pubblica su patologie del fegato, modalità di prevenzione del tumore epatico, cause del contagio;
  • formazione attraverso l’organizzazione di seminari, forum, convegni, congressi nazionali e internazionali pubblicazioni scientifiche sull’epatite; newsletter e mailing informative su “E-pathos-News”;
  • ricerca mediante: attività di supporto alla ricerca diagnostica e terapeutica; istituzione di borse di studio per medici epatologi, biologi e infermieri ad alta specializzazione; interazione con altre associazioni, nazionali e non, con analoghe finalità.

Fegato e prevenzione
Ma è possibile prevenire le malattie e magari anche i tumori del fegato?
Per rispondere, forse nessuno meglio del professor Gaetano Ideo, direttore del Dipartimento di Epatologia presso l’Ospedale San Giuseppe di Milano. “Sicuramente quelle del fegato - rassicura Ideo - sono fra le poche malattie per le quali si può fare una prevenzione primaria. Infatti, il carcinoma del fegato cresce su una cirrosi; evitando la cirrosi, si evita di conseguenza anche un tumore. Nel 90 percento dei casi una cirrosi deriva dai virus epatici e dall’alcol (micidiale il cocktail combinato di questi due fattori). Ecco perché un metodo sicuro ai fini di tale prevenzione è la vaccinazione contro l’epatite B. Ricordiamo con orgoglio che l’Italia, nel 1991, è stato il primo Paese nel mondo a rendere obbligatoria questa vaccinazione”.
Continua il professor Ideo: “Purtroppo non c’è vaccino per l’epatite C, di cui soffre un milione e mezzo di italiani, soprattutto anziani (colpisce ben il 30 percento di persone con più di 60 anni, più nel Sud e in alcune regioni meridionali, pur non essendo escluse alcune provincie del settentrione, come Brescia)”.
Quali sono i fattori che mettono maggiormente a rischio il fegato? “Senza dubbio è più colpito il sesso maschile, chi fuma, beve, o è in sovrappeso. E ancora: chi ha una predisposizione ereditaria e una elevata quantità di ferro nel fegato”.
Per quanto riguarda l’epatite C, pertanto, si può ricorrere solo ad una prevenzione secondaria. “Per esempio, ci sono persone che hanno fatto trasfusioni più di 20 anni fa, e non hanno mai eseguito esami di controllo - continua il professor Ideo, che è un prezioso collaboratore e punto di riferimento per il FADE. Se si scopre di avere tale virus, ci si deve curare – seguendo sempre un corretto stile di vita che, fra l’altro, escluda l’abuso di alcol (molto possono fare i medici di famiglia, parlando ai propri pazienti quando si accorgono che alzano troppo il gomito) - e si può riuscire a guarirne (ossia, eliminare il virus): ciò che accade in oltre la metà dei casi”.
In questi ultimi tempi si è tornati a parlare molto di steatosi, altrimenti chiamata fegato grasso. Spiega Ideo: “La causa più frequente di transaminase nel sangue è la steatosi, e la causa va ricercata nell’alimentazione sbagliata. Il che significa: troppi grassi, zuccheri, formaggi, nonchè eccessiva sedentarietà (anche fra i giovani).
E proprio nei giovani la steatosi rappresenta un campanello d’allarme (invece, per quanto riguarda le persone in là con gli anni e con fegato grasso, secondo il professor Ideo, recentemente si è fatto troppo allarmismo).
“Perché essa degeneri in steatoepatite – conclude Ideo- bisogna “alimentare” le cattive abitudini o le peculiarità, come non far nulla per dimagrire se si è in sovrappeso; non curare il proprio diabete o un colesterolo troppo alto; non fare dello sport… Insomma, un po’ d’attenzione e molto buon senso sono in grado di fare molto per la salute del nostro fegato”.
Un triste primato italiano
Fino a pochi anni fa l’Italia era al primo posto, tra i Paesi occidentali, per la prevalenza delle malattie del fegato.
Ma anche i numeri aggiornati non sono dei migliori:

  • circa 1 milione di portatori di virus dell’epatite B;
  • 1 milione e mezzo, all’incirca, di portatori del virus dell’epatite C;
  • il 20 percento circa di queste persone va incontro, nel giro di 20 anni, a una cirrosi;
  • una certa quota di loro al tumore del fegato;
  • ogni anno nascono 21.000 bambini affetti da malattie epatiche;
  • il 60-70 percento degli adulti oltre i 50 anni è stato vittima di epatite (A, B o C), anche se in forma asintomatica.

Scrive Nicola Lo Torto in un recente editoriale di «E-pathos», il notiziario di Assofade: “Oggi le cose vanno in modo diverso, con un’inversione di tendenza che i dati statistici rilevano con evidenza. Ciò non toglie che il grado di allarme rimane estremamente elevato a causa della presenza contemporanea dei virus dell’epatite B (3 percento) e C (3-5 percento) e di abuso alcolico in circa il 5 percento della popolazione. La vaccinazione contro l’epatite B ha raggiunto, proprio alla fine del 2003, tutti i giovani fino a 24 anni, e le migliori condizioni igieniche determinano una continua riduzione di nuovi casi di epatite acuta”.
Continua il presidente di Assofade: “Coloro che sono portatori cronici di infezioni da HBV e HCV contratte da molti anni in modo subdolo devono essere informati e sottoposti alle cure antivirali. E tutto questo va associato alla diagnosi precoce delle complicanze, in particolare dei tumori, che negli epatopatici si manifestano molto di più rispetto alla popolazione normale”.
Progetto Epatiti
Realizzato dall’Associazione Calabrese di Epatologia (ACE) con l’Istituto Superiore di Sanità, uno studio chiamato Progetto Epatiti è stato condotto a Cittanova (Reggio Calabria), dal luglio 2002 al luglio 2003, su un campione di 1.645 cittadini (873 donne e 772 maschi), da 12 a 80 anni e oltre, scegliendo un cittadino ogni cinque, tramite gli elenchi dell’anagrafe comunale. Tutti i soggetti, quindi, si sono sottoposti a determinate indagini biochimiche (emocromo, enzimi epatici, profilo metabolico, “markers” d’infezione per epatiti).
Spiega il dottor Carmelo Caserta, direttore scientifico ACE e coautore dello studio: “Un’indagine simile era stata effettuata all’inizio degli anni ’90, ma solo in Italia Settentrionale (studio Dionysos), mentre finora mancavano dati per l’Italia Meridionale, dove è presente una prevalenza maggiore di infezione da epatite C”.
Numerosi gli obiettivi del progetto:

  • indagare sulla prevalenza di malattie croniche del fegato in una popolazione del Sud Italia;
  • sottoporre ad indagine un campione esteso di popolazione;
  • seguire i soggetti sottoposti a screening per un periodo di 10 anni;
  • precisare la storia naturale delle epatiti croniche nel Sud Italia;
  • identificare i fattori che condizionano l’evoluzione di queste malattie;
  • valutare l’incidenza delle malattie epatiche sulla parte di popolazione risultata non affetta da tali patologie;
  • predisporre strutture attrezzate di ricerca, consulenza, assistenza.

“Sorprendenti si sono rivelati almeno tre risultati - dice il dottor Caserta. In primo luogo, dopo aver riscontrato che 231 cittadini sono affetti da malattie del fegato, inaspettatamente abbiamo trovato la causa principale (addirittura circa il 50% delle epatopatie riscontrate) di danno epatico nell’abuso etilico, proprio come osservato in precedenza in Italia settentrionale. Un consumo di alcol superiore ai 28 g al giorno (equivalenti a 2 bicchieri di vino, 2 lattine di birra o 2 bicchierini di superalcolici) costituisce già un fattore di rischio per lo sviluppo di un’epatopatia”.
“Il secondo risultato - continua il dottor Gaspare Maria Pendino, primario di Medicina Interna al Policlinico Madonna della Consolazione di Reggio Calabria - smentisce una credenza diffusa prima di questo studio. Infatti, non è vero - come si pensava- che le epatopatie correlate all’infezione da virus C (HCV) siano le più diffuse al Sud: esse, invece, si collocano al secondo posto (25% delle epatopatie)”. A questo proposito, un dato incoraggiante: le nuove generazioni sembrano scampare al pericolo dell’epatite da HCV. Pertanto, i fattori di rischio legati all’infezione da tale virus sono un’età superiore ai 50 anni, la trasfusione di emoderivati, il contatto domestico con soggetti infetti. Mentre, attualmente, la tossicodipendenza, i trattamenti estetici (ad esempio piercing e tatuaggi) e le pratiche mediche invasive effettuati in condizioni igieniche non ottimali rappresentano le principali vie di trasmissione del virus.
“Infine, dopo l’alcol e l’epatite di tipo HCV- conclude il dottor Pendino- preoccupante anche la terza causa di malattie del fegato, dovuta all’accumulo epatico di grasso (“steatosi”). Si tratta di una malattia metabolica, che si riscontra soprattutto negli uomini e si associa ad altri difetti metabolici, come l’obesità, il diabete e l’ipercolesterolemia.
Quasi tre cittadini su 100 presentano questo tipo di patologia. Nella popolazione studiata i problemi del metabolismo, tipici di una società caratterizzata da vita sedentaria ed eccessiva alimentazione, sono molto diffusi: più della metà dei soggetti è obesa o sovrappeso, il 42% ha colesterolo elevato, il 22,6% ha trigliceridi elevati, il 17,1% ha una glicemia alterata”.
In conclusione, anche in Italia Meridionale, come già osservato in Italia Settentrionale, una grossa fetta della popolazione risulta avere un’evidenza di danno persistente del fegato, o essere a rischio di svilupparlo.
I ricercatori che hanno firmato lo studio sull’indagine concordano che per prevenire futuri casi di cirrosi epatica è necessario: attuare interventi di educazione sanitaria mirati alla riduzione dei danni causati da alcol, cattiva alimentazione e stile di vita sedentario; aumentare la consapevolezza sui rischi connessi alle pratiche con contaminazione ematica, in modo da applicare le norme igieniche in grado di evitare nuovi casi infezione da epatite B e C (impiego più ampio possibile del “monouso”, sterilizzazione adeguata di strumenti taglienti non a perdere); vaccinare i soggetti a maggior rischio (ad esempio: tossicodipendenti) contro l’epatite B.
Inoltre, nascerà a breve un Centro Studi e Ricerche, con sede presso l’Ospedale di Cittanova, allo scopo di dare continuità al lavoro d’indagine e osservazione fin qui compiuto.

20 novembre: giornata delle malattie epatiche
Proprio per iniziativa della Fondazione Amici dell’Epatologia - assieme all’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), sotto il Patrocinio del Ministero della Salute e della Croce Rossa Italiana e con l’avallo della Comunità europea- per la prima volta in Italia, le malattie del fegato verranno poste al centro di una grande campagna informativa, che culminerà il 20 novembre con la “giornata delle malattie epatiche”.
Nel nostro Paese poco si sa su questo genere di malattie. Infatti, da una recente indagine Eurisko, che ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione italiana di 2.000 persone (1040 donne, 960 uomini) dai 15 anni in su, è emerso che gli italiani hanno una scarsa e confusa cognizione delle patologie epatiche. Prima ancora della malattia, dunque, è necessario combattere una diffusa ignoranza: una corretta e puntuale informazione può far molto, diventando un’arma efficace di prevenzione.
L’iniziativa di FADE, non prevista come azione di fund raising, è stata ideata con l’unico scopo di informare. Una semplice telefonata al numero 899.858585 permetterà di parlare con gli epatologi AISF, disponibili per l’intera giornata (dalle ore 8.00 alle ore 20.00) a prestare la loro consulenza a chiunque ne faccia richiesta, a chiarire dubbi e a soddisfare le curiosità dei cittadini, malati e non, circa epatiti, cirrosi, tumori del fegato e quant’altro.
Inoltre, cliccando il link Giornata nel sito www.assofade.org, si potrà prendere visione, per provincia, dei Centri ospedalieri aderenti all’iniziativa (sono oltre 170, con più di 300 medici AISF), e dei relativi numeri telefonici. L’obiettivo di FADE è quello di offrire un servizio serio e qualificato, così da rendere accessibile a tutti la natura di una serie di patologie diffuse quanto sconosciute, le eventuali cure e, ancor prima, le modalità di prevenzione. Né mancheranno di dare il loro contributo i testimonial di FADE: Maria Teresa Ruta e il dj Ringo.
Sempre durante la Giornata, a Milano, si terrà un incontro tra i medici e la cittadinanza. Un’occasione preziosa per confermare lo spirito dell’iniziativa e, anche, per introdurre il ciclo di incontri sulla salute (di cui l’appuntamento del 20 novembre rappresenta l’inaugurazione), che FADE ha intenzione quest’anno di replicare, sempre all’insegna della convinzione che informare sia il primo passo per fare salute. In una parola, per prevenire.

Per saperne di più
FADE, ha sede in via Albricci 9, 20122 Milano
Tel. 02.86996284 Fax 02.86996287
info@assofade.org
www.assofade.org

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