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Discovery ST la macchina che vede e cura

Lara Bettinzoli, N. 6/7 giugno/luglio 2004

Solo un anno e mezzo fa l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano aveva presentato la prima TAC-PET in Italia, un innovativo sistema di diagnostica per immagini costituito da un tomografo PET (Tomografia ad Emissione di Positroni) ed un tomografo TAC spirale (Tomografia Assiale Computerizzata).
Oggi utilizza già, quella che può essere definita l’evoluzione della TAC-PET: il Discovery ST.
Il professor Ferruccio Fazio, direttore del Servizio di Medicina Nucleare dell’Istituto Scientifico San Raffaele commenta: “Il Discovery ST apre nuove frontiere in oncologia: permette non solo una valutazione rapida e precisa della diffusione tumorale nel corpo ma, interagendo con i sistemi per la radioterapia oncologica, consente anche di irradiare selettivamente solo le cellule tumorali metabolicamente attive, risparmiando i tessuti sani”.
Il Discovery ST, la cui traduzione della sigla ST (See and Treat) significa guarda e cura, è un apparecchio in grado non solo di valutare con grande precisione la presenza e la diffusione di un tumore, ma anche di distinguere esattamente le cellule maligne, fornendo tutti i dati necessari alla preparazione della radioterapia. E’ in grado di individuare tumori di piccole dimensioni, quindi in fase iniziale, e di fornire informazioni utili per poterlo bombardare” con la radioterapia.
“Un anno e mezzo fa - racconta Fazio - avevamo presentato la prima TAC-PET, un innovativo sistema diagnostico per immagini. Ma con il Discovery abbiamo raggiunto un nuovo traguardo. Le macchine sono oggi in grado di comunicare con il sistema di elaborazione della radioterapia e quindi abbiamo tutti i dati per “centrare” il nostro bersaglio. E colpire in maniera scientifica il tumore.
Il perfezionamento delle tecniche chirurgiche e i nuovi protocolli di chemioterapia e radioterapia - precisa il professor Fazio - garantiscono una maggiore sopravvivenza dei pazienti colpiti di tumore.
Ma le terapie, per essere efficaci, richiedono la precisa conoscenza dell’estensione del tumore e dell’eventuale presenza di metastasi.
La TAC-PET combina in un’unica immagine entrambi gli esami e consente di individuare un eventuale tumore con precisione millimetrica: la PET visualizza l’attività metabolica delle cellule tumorali evidenziate dal maggiore accumulo di tracciante; la TAC permette l’analisi delle strutture morfologiche del corpo umano.
Il Discovery ST rappresenta un’ulteriore evoluzione della TAC-PET: comunicando con il sistema di elaborazione del trattamento radioterapico, fornisce tutti i dati necessari per la preparazione del piano di radioterapia (la cosiddetta “centratura”). In questo modo il paziente dopo l’esame, della durata di circa 25 minuti, è già pronto per iniziare la terapia radiante e recupera tempo prezioso”.
Il Discovery ST è costato circa 2 milioni e 400 mila euro e, dopo una prima fase sperimentale, è ora entrato in piena funzionalità operativa. In Europa, macchinari come quelli del San Raffaele sono presenti solo in pochi centri, uno in Spagna e uno in Francia, mentre in America i centri di riferimento sono quattro.
Questo apparecchio, che, come ha detto il Professor Fazio, non ha solo le caratteristiche della TAC-PET, ma che in più è in grado di irradiare selettivamente soltanto le cellule tumorali risparmiando i tessuti sani, è risultata essere particolarmente utile nella cura dei tumori ai polmoni, alla testa, al collo, al pancreas, al seno e alla prostata, praticamente risulta fondamentale per tutti i tumori “solidi”, esclusi quelli che interessano il sangue.
Come avviene l’esame
La durata dell’esame è di soli 25 minuti. La persona viene fatta sdraiare all’interno di un vano cilindrico, un sofisticato software che è in grado di definire la zona precisa del tumore e di comunicare a un’altra macchina la quantità di radioterapia necessaria per distruggere le cellule tumorali. Il Discovery ST ha un diametro di apertura del vano più ampio (70 cm) rispetto a quelli della TAC e della PET e questo permette l’esecuzione dell’esame a pazienti di qualsiasi corporatura, anche a quelli particolarmente robusti .
La TAC fornisce una visualizzazione anatomica di sezioni trasversali del corpo umano, che consente di individuare tumori che abbiano già causato delle alterazioni morfologiche di un tessuto o di un organo.
La PET, invece, consente l’individuazione di alterazioni di tipo metabolico, mediante l’utilizzo di glucosio radioattivo iniettato prima dell’esame nel paziente. In questo secondo caso, però, le immagini poco precise non forniscono una esatta localizzazione delle cellule neoplastiche. Inoltre, la diversa posizione del paziente nell’acquisizione dei due esami, può complicare ulteriormente il confronto delle immagini ottenute.
Grazie al Discovery ST, queste ultime possono essere acquisite nell’arco di poche decine di minuti, con il paziente in posizione fissata, e sovrapposte in modo da poter individuare l’eventuale alterazione del metabolismo cellulare in relazione al contesto anatomico.
La TAC
La TAC, sigla che significa “Tomografia Assiale Computerizzata” è un esame diagnostico, con il quale, grazie alla combinazione dei tradizionali raggi X con la tecnologia del computer, è possibile analizzare la forma e la struttura del corpo umano e ottenere l’immagine radiologica tridimensionale di una sezione trasversale del corpo.
Attualmente si stanno utilizzando due nuove tecniche considerate l’evoluzione della TAC tradizionale: quella a spirale e quella multistrato.
La TAC multistrato “affetta” l’organo da esaminare in piccolissime sezioni fornendo fino a 8 immagini al secondo.
La TAC spirale, chiamata così perché lo strumento ruota intorno al paziente come se lo avvolgesse in una spirale, garantisce una maggiore precisione rispetto a quella tradizionale, e ha il vantaggio di ridurre la durata dell’esame; la nuova macchina infatti è dotata di un sistema di acquisizione delle immagini ancora più sofisticato. In pratica, l’apparecchio si presenta sempre allo stesso modo (un grande anello nel quale è fissato uno speciale tubo radiogeno), cambia invece il metodo di esecuzione: l’anello che circonda il lettino, emettendo i raggi non compie più una singola rotazione attorno al corpo della persona, a cui corrisponde un’immagine ma, ruotando in continuazione mentre il paziente si sposta, raccoglie informazioni secondo un andamento a spirale. La durata dell’esame, in genere, non supera i 30-40 minuti.
Grazie a questo esame, quindi, è possibile visualizzare e analizzare, in poco tempo e in modo accurato, vaste zone corporee traducendole in immagini tridimensionali senza lasciare zone non studiate.
La PET
È una tecnica di diagnostica, non invasiva, in grado di fornire immagini ad elevatissima definizione, non solo dei singoli organi, ma anche delle funzioni e del metabolismo corporeo.
La PET, sigla che significa “Tomografia a emissione di positroni”, può produrre immagini di processi biochimici e naturali, elementi fondamentali per comprendere il normale funzionamento degli organi e, soprattutto, di eventuali malattie in corso. Differentemente dalla TAC, la PET è in grado di riconoscere quelle cellule che si suddividono rapidamente (come quelle tumorali) all’interno di altre cellule normali (con riproduzione più lenta). Proprio per questo oggi la PET rappresenta uno degli esami principali nella prevenzione e nello studio dei tumori, più dell’80 per cento degli esami PET, infatti, riguarda oggi lo studio dei tumori. La PET viene utilizzata anche in cardiologia, in neurologia e in psichiatria, nello specifico per l’epilessia, patologie degenerative, morbo di Parkinson, schizofrenia, ma la più importante area di sfruttamento della PET è senza dubbio l’oncologia (diagnosi, monitoraggio delle neoplasie, controllo della terapia, valutazione prognostica dei tumori); consente di capire sia le dimensioni del tumore sia eventuali metastasi.
Come avviene l’esame PET
Al paziente, a digiuno da almeno 8 ore, viene iniettato un farmaco radioattivo con un isotopo che emette positroni; viene poi fatto sdraiare su un lettino e con un apposito apparecchio, si ottengono immagini precise dell’interno degli organi da analizzare.
L’esame dura in media da 30 minuti a 1 ora, a seconda delle parti da analizzare.
In base ai risultati dell’esame, il medico valuta se continuare la cura, se è meglio sospenderla o sostituirla, oppure se è più opportuna un’operazione.
La TAC-PET
Con questo esame si ha la possibilità di combinare in un’unica immagine entrambe le indagini diagnostiche (TAC e PET), di individuare un eventuale tumore con grandissima precisione e capire quanto questo sia diffuso e se vi sia la presenza di metastasi. La TAC-PET è indicata per indagare e controllare l’evolversi della malattia e gli esiti di una chemioterapia o di una radioterapia, soprattutto nei malati affetti da linfomi, melanomi, mesoteliomi, tumore al pancreas.
Il fatto che la combinazione di TAC e PET permetta un’accurata identificazione e caratterizzazione del tumore è stato dimostrato anche da una ricerca pubblicata sulla rivista New England Journal of Medicine; lo studio, in particolare, ha evidenziato che la TAC ha una percentuale di precisione nel classificare le lesioni tumorali non superiore al 60 per cento, mentre la PET ha una precisione del 90 per cento circa.
Sempre secondo i ricercatori, la combinazione di questi due esami avrebbe una percentuale di precisione che si aggira intorno al 98 per cento.
La TAC-PET rappresenta un valido strumento diagnostico soprattutto per questi tumori: del polmone, del colon e del retto, dell’esofago, della tiroide, del cervello, della prostata, del seno.

I costi dell’esame
Il Discovery ST e la TAC-PET costano 46 euro con il Servizio sanitario nazionale e 1.250 euro privatamente.
La TAC costa euro 46 con il Servizio sanitario nazionale e 180 euro circa privatamente.
La PET costa euro 46 con il Ssn e circa 450 euro privatamente.

L’evoluzione della diagnostica
L’approccio terapeutico, per essere efficace, richiede la precisa conoscenza dell’estensione del tumore nell’organismo e dell’eventuale presenza di metastasi: questo è reso possibile dall’evoluzione degli esami diagnostici. Oggi grazie all’ausilio di nuove e promettenti terapie e soprattutto di nuove metodiche diagnostiche, è possibile identificare precocemente cellule cancerogene e con un azione mirata su specifici bersagli, bloccare o addirittura annientare il tumore senza danneggiare i tessuti circostanti; con il perfezionamento delle tecniche chirurgiche e con i nuovi protocolli di chemioterapia e radioterapia, sempre più efficaci, si è riusciti, negli ultimi anni, ad allungare la sopravvivenza media del paziente ammalato di tumore.
Nel 1896 Henry Bequerel, scoprì la radioattività naturale, da allora è passato più di un secolo; e nel campo della diagnostica si sono fatti grandi passi in avanti passando dalle prime radiografie alla TAC, alle scintigrafie planari e topografiche (SPET) alla risonanza magnetica fino alla PET per poi arrivare ai giorni nostri con la TAC-PET e il Discover ST.

La PET salva la prostata
Da uno studio, condotto nel Centro di Tomografia a Emissione di Positroni (PET) del San Raffaele di Milano diretto dal Professor Ferruccio Fazio, in collaborazione con le divisioni di Radiologia diagnostica e di Urologia dello stesso Istituto, oltre che con l’Istituto Europeo di Oncologia e con l’Ospedale San Paolo di Milano, è emerso che la PET, grazie all’uso del nuovo tracciante C-Colina, consente di individuare la ripresa del tumore alla prostata riducendo la necessità di molteplici esami e dei lunghi tempi di attesa.
’’Con un solo esame - spiega il professor Fazio - e’ stato possibile eseguire un tempestivo intervento o di linfoadenectomia retroperitoneale in caso di linfonodi metastatici o di applicazione di semi radioattivi in caso di malattia locale o di Radioterapia mirata in caso di localizzazioni ossee. Il monitoraggio per individuare e localizzare precocemente l’ eventuale ripresa di malattia nel paziente trattato per tumore prostatico prevede il dosaggio di un marcatore tumorale, l’antigene prostatico specifico o PSA. Tale marcatore non permette però di identificare la sede di ripresa di malattia ed è quindi necessario sottoporre il paziente ad una serie di indagini diagnostiche, quali l’ecografia transrettale con agobiopsia della anastomosi vescica-uretrale, la Risonanza Magnetica (RM) con gadolinio, la Tomografia Computerizzata (TC) e la scintigrafia ossea’’. Infatti, nessuno di questi esami è singolarmente esaustivo e il paziente era costretto a sottoporsi a diversi esami e spesso a dover aspettare a lungo prima di poter avere una precisa e attendibile diagnosi. Fazio ha spiegato che la PET è una tecnica di imaging che si sta imponendo in ambito diagnostico come metodica di riferimento per valutare i tumori solidi. ’’Questa metodica - ha detto - consente di ottenere, in maniera non invasiva, informazioni metaboliche di tutto il corpo mediante l’impiego di traccianti radioattivi analoghi ai substrati naturali dei principali processi metabolici della cellula.
Poiché, però, i tumori presentano caratteristiche metaboliche differenti, è necessario utilizzare diversi traccianti per identificare i diversi tipi di tumore: nel caso particolare del tumore della prostata si è infatti osservato che il tracciante comunemente utilizzato nei tumori ([18F]FDG) non presenta caratteristiche ottimali e si e’ reso pertanto necessario lo sviluppo di traccianti alternativi’’.

Indirizzi Utili
Il Discovery ST si effettua per il momento soltanto all’Ospedale San Raffaele di Milano, presso il Centro di tomografia a emissione di positroni (settore C – piano 2), tel. 02.26431, responsabile Professor Ferruccio Fazio; Cup-Centro unico di prenotazione: 02.26432643 (dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 18 – sabato dalle ore 8 alle 12).
La TAC si effettua ormai in quasi tutti gli ospedali italiani.
Ecco invece alcuni centri in cui si può eseguire la PET:

  • Bologna
    Policlinico Sant’Orsola Malpigli, Dipartimento area radiologica servizio di medicina nucleare, Tel. 051.6361111
    Cup-Centro unico di prenotazione: 147014700 (dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle 18.30; sabato dalle ore 7.30 alle 12.30).
  • Macerata
    Azienda Sanitaria Locale ASL 9, Dipartimento oncologico, Unità operativa medicina nucleare, Tel. 0733.2571
    Per prenotazioni nel Dipartimento oncologico dell’ Unità operativa di medicina nucleare tel. 0733.257467.
  • Milano
    Ospedale Maggiore di Milano, Unità operativa di medicina nucleare Tel. 02.55031
    Call center (per prenotazioni): numero verde 800.887788 (dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 18; sabato dalle ore 8 alle ore 12.30).
  • Pavia
    Istituto Maugeri, Via Boezio, 26 27100 Pavia Tel. 0382.59.22.77
    n° PET: 1
  • Napoli
    SDN-Studio di diagnostica nucleare di Napoli, Reparto di medicina nucleare, Tel. 081.2408111
    Cup-Centro unico di prenotazione: 081.2408111 (dal lunedì al venerdì dalle ore 8
    alle 20; sabato dalle ore 8 alle 17; domenica dalle ore 8 alle 12).

Per informazioni sul Servizio di medicina Nucleare e Centro di Tomografia ad emissione di positroni dell’Ospedale San Raffaele di Milano potete rivolgervi a questo indirizzo di posta elettronica: mednuc@hsr.it

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