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Sempre più in piccolo sempre più in grande (IFOM)

Mariagrazia Villa, N. 1/2 gennaio febbraio 2000

Sorge a Milano, all'angolo tra via Serio e via Adamello. E' un complesso dalle caratteristiche estremamente innovative, in grado di costituire un modello all'avanguardia per l'intera Europa: l'IFOM, l'Istituto della FIRC (Fondazione italiana per la ricerca sul cancro) di Oncologia Molecolare, frutto della collaborazione e degli sforzi di cinque tra le migliori Istituzioni del nostro Paese. Finora, infatti, hanno aderito all'iniziativa, promossa e coordinata dalla FIRC: l'Università degli Studi di Milano, l'Istituto Nazionale Tumori del capoluogo lombardo, l'Istituto Ricerche Farmacologiche "Mario Negri", l'Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele e l'Istituto Europeo di Oncologia.

Una bella svolta per la FIRC e la sorella maggiore AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro): dopo tanti anni in cui si sono dedicate entrambe a sostenere la ricerca oncologica fatta da Istituzioni a loro esterne, si apprestano ora ad esserne coinvolte in prima persona, assumendo responsabilità dirette.
La FIRC ha acquistato un'area industriale da un'importante casa farmaceutica straniera, proprio dietro la Stazione di Porta Romana, tra le fermate di Lodi e Brenta sulla linea gialla del metrò, e la sta ristrutturando completamente, per un costo iniziale stimato sui 30 miliardi circa (un impegno economico reso possibile dai numerosi contributi, donazioni e lasciti testamentari dei tanti che hanno creduto nella necessità di sostenere materialmente la battaglia contro le neoplasie), con l'obiettivo di trasformarla in un complesso di laboratori, con uffici, foresteria e centro polifunzionale (auditorium, biblioteca, mensa). E già da sei mesi l'Istituto è in funzione, nel senso che ospita una piccolissima parte dell'attività che lo caratterizzerà tra due anni, una volta che sarà ultimato e a regime (per informazioni: tel./fax 02/57489758).
Ma qual è il nuovo modo d'intendere la ricerca, che renderà l'IFOM un centro particolarmente avanzato? Se, all'inizio, i ricercatori studiavano la massa tumorale, e sono poi passati all'osservazione della cellula al suo interno, oggi riescono ad indagare, con la biologia cosiddetta "molecolare", le componenti infinitesimali della cellula stessa. Queste indagini, già possibili allo stato attuale, utilizzano tecniche che richiedono tempi abbastanza lunghi e non permettono ancora un'applicazione su vasta scala. E' grazie alle nanotecnologie, apparecchiature di altissima tecnologia che l'IFOM metterà a disposizione con un pool pilota di ricercatori, che sarà possibile accelerare lo sviluppo dell'intero settore, sfruttando al massimo tutte le potenzialità dell'oncologia molecolare, destinata a diventare una delle armi più efficaci nella lotta contro i tumori.
Il centro milanese consentirà di mettere insieme i migliori cervelli, potendo ospitare fino a 300 ricercatori impegnati nell'ambito del molecolare, con un programma scientifico unitario, ed avvalendosi della collaborazione di scienziati provenienti da altri Istituti di ricerca italiani e stranieri. Pertanto, ciascuno potrà, pur giungendo da Istituzioni diverse, lavorare nello stesso luogo in modo interattivo e coordinato, con la supervisione della FIRC. Le strutture, dunque, verranno condivise da più esperti, nel senso che gli strumenti della biologia molecolare, spesso sofisticati e costosi, potranno essere usati da diversi gruppi di ricercatori. Così che un know-how tecnologico di altissima qualità sarà spendibile all'interno dell'intera comunità scientifica nazionale.
Ma vediamo di approfondire meglio l'avventura di questo nuovo Istituto, attraverso le parole del professor Pier Paolo Di Fiore dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che sta coordinando il Comitato promotore dell'IFOM.
Anzitutto, la Fondazione è partita dalla volontà di "identificare quelle aree della ricerca oncologica avanzata che consentissero una convergenza di sforzi culturali e tecnologici, altrimenti difficili in singole Istituzioni, ma possibili grazie alla creazione di una concentrazione di oncologi molecolari, ed una rapida trasferibilità dei prodotti dalla ricerca alla società civile". Così, ha pensato di "realizzare un Istituto di ricerca interamente dedicato all'oncologia molecolare", che si focalizzasse sullo "sviluppo di tematiche di ricerca traslazionale, cioè applicativa, senza trascurare gli aspetti della ricerca di base, che costituiscono il motore del progresso scientifico".
Per rendere concreto l'obiettivo la FIRC ha, quindi, deciso di nominare un Comitato promotore, "composto di scienziati appartenenti a prestigiose Istituzioni, con interesse oncologico, dell'area milanese" (oltre a Di Fiore: Andrea Ballabio dell'Isti-tuto Telethon di Genetica Molecolare; Claudio Bordignon dell'Istituto San Raffaele ed Istituto Telethon di Terapia Genica; Maria Ines Colnaghi e Marco Pierotti dell'Istituto Nazionale Tumori; Elisabetta Dejana ed Alberto Mantovani dell'I-stituto "Mario Negri"; Pier Giuseppe Pelicci dell'Istituto Europeo di Oncologia; e Paolo Plevani dell'Università di Milano), che lavorasse in concertazione con il direttore scientifico della Fondazione, il professor Giuseppe Della Porta.
La necessità "filosofica" dell'IFOM origina da tre elementi: "un'opportunità scientifica, politico-scientifica e logistico-organizzativa".
Iniziamo dal primo punto. "I progressi nella comprensione molecolare dei tumori sono stati enormi, negli ultimi vent'anni, e per la prima volta nella storia dell'oncologia è possibile l'uso di questa conoscenza per il design di farmaci e di modalità diagnostiche e terapeutiche", Inoltre, in relazione alla cosiddetta "rivoluzione genomica", "il processo di sequenziamento, cioè di acquisizione della conoscenza della composizione esatta del genoma umano, è in via di completamento e noi siamo oggi di fronte all'opportunità di utilizzare questo sapere in vari campi". In pratica, "ci verrà consegnato il "manuale di istruzioni per la vita"" e la sfida e la risorsa del prossimo secolo saranno appunto "come imparare a leggere e ad usare questo manuale".
In tal senso, l'IFOM si porrà come "primo centro di riferimento nazionale per progetti di genomica applicata al campo delle neoplasie, con valenza biotecnologica". La genomica, infatti, dovrebbe aprire nuove possibilità nell'ambito della diagnosi e della terapia dei tumori, "basate sulla conoscenza individuale del profilo genetico e, quindi, sulle esigenze del singolo individuo". Nel campo della prevenzione, invece, "la conoscenza del rischio genetico per i tumori permetterà di intervenire nella maniera più appropriata alle necessità della persona". Tutto ciò determinerà in Italia "lo sviluppo di un tessuto industriale biotecnologico, praticamente inesistente allo stato attuale".
Per quanto riguarda l'opportunità di politica scientifica, la FIRC è diventata, con questo lungimirante progetto dell'IFOM, "imprenditore", dedicando parte delle sue energie all'orientamento della ricerca oncologica in determinate direzioni". Nel far questo, "si colloca nella tradizione delle grandi charities internazionali che hanno operato, o stanno operando, scelte simili".
Sotto l'aspetto logistico-organizzativo, l'IFOM "può agire efficacemente solo nel mezzo di un ambiente di ricerca molto sviluppato come l'area milanese che, nel corso degli ultimi anni, ha sviluppato un tessuto scientifico esteso ed articolato". Ma, nonostante Milano costituisca un terreno privilegiato, è bene che la FIRC "non abbandoni la sua missione di promuovere la ricerca su tutto il territorio italiano, ma anzi adoperi l'IFOM per dare nuovo slancio ed un ulteriore livello di coordinamento e di controllo di qualità alle sue iniziative nazionali".
Ma come saranno raggiunti gli obiettivi dell'IFOM? "Attraverso due elementi, uno scientifico e l'altro istituzionale-organizzativo".
Per prima cosa, occorre "realizzare una struttura in cui il contatto tra gruppi dedicati a ricerca di base e gruppi dedicati a ricerca applicativa permetta la costruzione di Programmi di Ricerca finalizzati a risultati trasferibili alla popolazione". Pertanto, si cercheranno di reclutare team "concentrati sui campi di ricerca più promettenti quali: genetica molecolare del cancro, controllo del ciclo cellulare, inibizione di interazioni proteina-proteina, angiogenesi, immunoterapia, terapia genica e design razionale di nuovi farmaci".
La struttura, inoltre, dovrà essere "ad alto contenuto tecnologico, nei campi della nanotecnologia, della bio-informatica e della biologia strutturale". L'IFOM si porrà come chiave di volta della comunità scientifica italiana, "sviluppando tecnologie trasferibili ad altre Istituzioni".
Una parte degli sforzi dell'Istituto saranno poi dedicati allo "sviluppo di test diagnostici, specialmente nell'ambito della predisposizione ereditaria alle neoplasie, ancora una volta con l'obiettivo della trasferibilità".
Un programma di tale complessità è evidente che "può essere svolto solo con la partecipazione di varie altre strutture leader nel campo della ricerca oncologica". Nelle intenzioni del Comitato promotore, la progettualità dell'IFOM, che parte con il coinvolgimento di Istituzioni di punta dell'area milanese, che forniscono il supporto culturale iniziale, "si allargherà rapidamente alla comunità scientifica italiana ed internazionale, diventando un centro di riferimento per tecnologie avanzate, al quale ricercatori italiani e stranieri potranno accedere per apprendere know-how e reimportarlo nelle Istituzioni di provenienza".
Al pari di tutte le più prestigiose Istituzioni internazionali, l'IFOM dovrà poi "dotarsi di un Advisory Board internazionale, composto da importanti figure della scienza mondiale con particolare esperienza nei campi di attività dell'Istituto, che lo coadiuverà nella formulazione degli indirizzi strategici ed eserciterà il controllo di qualità della produzione e delle attività scientifiche e la verifica dei progressi compiuti".
Lo sviluppo dell'IFOM si dovrà, in seguito, consolidare "attraverso una politica di reclutamento indipendente, in maniera non direttamente legata alle "case madri": ci si riferisce soprattutto a programmi di start-up per nuove unità di ricerca, permettendo anche il reinserimento di ricercatori italiani attualmente all'estero, e alla possibilità di coinvolgere group leader stranieri e personale non italiano, per garantire il clima di internazionalità necessario al successo dell'Istituto".
L'IFOM dovrà anche "ricercare ogni possibile contatto con altre charities e organi ufficiali di sponsorizzazione dell'attività scientifica, per coordinare gli sforzi volti al perseguimento di obiettivi comuni", e stabilire delle "connessioni con tutte le forze produttive di compagnie bio-tecnologiche e farmaceutiche, sempre preservando lo status non profit ed il mandato istituzionale dell'Istituto".
Come sarà la struttura dell'IFOM in pieno funzionamento? "Ci sarà un livello centralizzato di sviluppo di tecnologia avanzata - core tecnologico - ed una serie di programmi di ricerca per lo sviluppo applicativo e di base della ricerca oncologica".
Il core tecnologico si proporrà gli obiettivi di "sviluppare gli aspetti tecnologici e culturali della genomica, programmi scientifici propri e collaborativi con le altre componenti dell'IFOM". Non solo: "servirà come centro di riferimento per Istituzioni italiane che volessero accedere alle tecnologie sviluppate, od apprenderne il know-how". L'aspetto più significativo del core, comunque, sarà la messa a punto di "una nuova strategia per l'identificazione di bersagli molecolari per le neoplasie, che rovesci la procedura di approccio tradizionale allo sviluppo dei farmaci antineoplastici, utilizzando le immense informazioni messe a disposizione dal progetto genoma e le nanotecnologie, una serie di innovative tecnologie che permetteranno l'applicazione pratica delle conoscenze genomiche".
Molti altri aspetti della prevenzione, diagnosi e cura dei tumori possono avvantaggiarsi di questo nuovo approccio. Per esempio, "le terapie anticancro oggi creano molti effetti collaterali indesiderati, dovuti alla loro tossicità per le cellule normali. La nanotecnologia, di cui l'IFOM sarà il primo centro italiano a poter disporre, può essere sfruttata per capire come mai diversi pazienti rispondono in modo più o meno efficace ad un particolare farmaco, aiutandoci a correlare queste risposte all'espressione di determinati geni. In futuro, questo genere di studio porterà allo sviluppo di nuove terapie, fatte su misura per i singoli pazienti".
La restante attività scientifica dell'Istituto "sarà organizzata in programmi di ricerca, ciascuno dei quali si occuperà dei più interessanti aspetti della ricerca in oncologia molecolare e sarà strutturato in collaborazione con una o più Istituzioni scientifiche". Il Comitato promotore, che intende "concentrare gli sforzi intellettuali ed economici su un numero preciso e limitato di aree al fine di massimizzare la possibilità di raggiungere dei risultati", ha identificato i seguenti cinque programmi: "genetica molecolare dei tumori; immunoterapia e terapia genica; controllo della proliferazione tumorale; angiogenesi; validazione di nuovi bersagli terapeutici".
Insomma, "uniti si vince", conclude il professor Di Fiore.

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