"> " />
 
 
 
Esegui una ricerca

Informativa privacy

Un medico, una città
(Istituto tumori di Genova)

Monica Melotti, N. 1/2 gennaio febbraio 1998

Ha iniziato curando i lavoratori del porto. Negli anni, dopo la specializzazione in oncologia, con forza e tenacia arriva a realizzare un progetto ambizioso, a cui pensava fin da bambino: la costruzione, all'ombra della lanterna, di un"immenso ospedale dove uccidere il cancro". Stiamo parlando del professor Leonardo Santi, fondatore a Genova dell'Istituto per la ricerca sul cancro, il più grande istituto oncologico italiano.

L'istituto tumori di Genova (1st) è un insieme di edifici immersi nel verde che sorgono su un'area di 17000 mq.
É composto di 19 laboratori di ricerca sperimentale e di 35 servizi tra clinici e scientifici.
La storia di questi istituto parte dal lontano 1952, sempre a Genova, dove il giovane Santi, appena laureato, ricopriva la carica di Direttore del piccolo Centro Tumori di Pammatone, un presidio sanitario installato all'interno del porto. E qui, a contatto con i portuali, il giovane medico ebbe modo di osservare e di studiare da vicino le patologie di origine neoplastica, legate soprattutto all'ambiente del porto, con una forte prevalenza di tumori al polmone causati dall'esposizione all'asbesto. Egli si perfezione così sulla cancerogenesi ambientale, elaborando statistiche, indispensabile per l'identificazione di agenti connaturati all'ambiente che possono rompere gli equilibri umani e scatenare il tumore. E soprattutto Santi porta avanti con coraggio e tenacia il suo progetto infantile "quando sarà grande costruirò un immenso ospedale per uccidere il cancro". Nel 1965 coordina il Consorzio Provinciale Antineoplastico, l'unico esempio nella storia della prevenzione nei porti, e nel 1978 il sogno si avvera, viene firmato il decreto ministeriale che riconosce il carattere scientifico dell'Istituto oncologico all'interno dell'Ospedale San Martino di Genova e Leonardo Santi ne diventa, meritatamente, il direttore scientifico.
Oltre a questa nomina, il professor Santi ricopre altre importanti cariche: è Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e la Biotecnologia della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Coordinatore dei Direttori scientifici degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs); Presidente dell'Ispo 'International Society for Preventive Oncology) di New York. Ha inoltre pubblicato più di 250 lavori scientifici su argomenti di oncologia sperimentale e patologie oncologiche.
"Prevenzione Tumori" l'ha intervistato per farsi raccontare la sua determinazione nel gestire una struttura complessa come l'Ist, il più grande istituto italiano di cura a carattere scientifico.
Professor Santi, Lei è direttore scientifico dell'Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova, quali sono i maggiori ostacoli che incontra quotidianamente?
Il problema maggiore è quello relativo ai finanziamenti all'Istituto che avvengono in tempi lunghi e quindi siamo costretti a ricorrere al canale bancario. Il nostro Istituto soffre di questa situazione più degli altri perché avendo un maggior numero di laboratori di ricerca, ha maggiori esigenze di finanziamenti che dovrebbero essere erogati in un lasso di tempo molto inferiore. Mi auguro che con la legge Bassanini, che prevede nuove modalità di finanziamento, questa difficoltà possa essere risolta.
Devo dire che l'Ist ha la maggiore quota di finanziamenti per la ricerca da parte del Ministero (circa 30 miliardi all'anno), ma abbiamo anche la maggiore produttività scientifica. Altre difficoltà sono determinate da una frammentazione dei programmi di ricerca che contraddistingue il nostro paese, per cui sono erogati contributi a pioggia a una molteplicità di istituzioni impedendo di finanziare in modo congruo quelle più meritevoli. La nuova riforma per la ricerca dovrebbe inoltre portare a una nuova modalità organizzativa non cristallizzata in strutture rigide, per consentire ai giovani ricercatori di esprimere tutte le loro capacità garantendo così nuove linee di ricerca. Per quanto riguarda il nostro Istituto, è necessario sottolineare una peculiarità che lo differenzia dagli altri istituti scientifici.
L'Ist infatti è stato costruito all'interno di un'area ospedaliera universitaria ed è stata quindi prevista una stretta interazione con specialità evitando una duplicazione di strutture. In questi anni sono stati perciò attivati 110 posti letto destinati in prevalenza a sperimentazioni cliniche con i laboratori di ricerca sperimentale che coprono tutte le attività più innovative. Nel 1994 è stato inaugurato il Centro di Biotecnologie avanzate per ricerche di ingegneria genetica e di oncologia molecolare, per avere nuove possibilità di realizzare interventi di prevenzione.
L'Ist e il Cba hanno diverse aree di ricerca in comune tra cui le più importanti sono la ricerca biologica di base, la cancerogenesi ambientale e la biotecnologia.
A che punto è la ricerca scientifica italiana?
La ricerca scientifica è ben considerata in ambito internazionale, lo dimostra la partecipazione dei nostri ricercatori in oncologia ai programmi dell'Unione Europea. Per quanto riguarda la biotecnologie, in Italia, è però difficile riuscire a tradurre in prodotti di mercato i risultati della ricerca perché nel nostro paese l'industria in questo settore non è molto sviluppata e si è quindi costretti a stabilire molte connessioni con industrie multinazionali. Per stimolare l'industria italiana di Ministero della Ricerca dell'Università e Ricerca Scientifica e il Ministero della Sanità stanno mettendo a punto un progetto di ricerca oncologica per trasferire all'industria i risultati della ricerca italiana. Si tratta del Piano Nazionale di settore per l'oncologia predisposto in riferimento alla legge 46/97 che avrà inizio in febbraio e che mi auguro possa dare dei risultati concreti.
Cosa ne pensa dei farmaci contro il tumore e della dieta anti-cancro?
L'alimentazione gioca un ruolo di notevole importanza nella prevenzione dei tumori. Si deve però approfondire gli elementi che determinano questo ruolo preventivo. Ad oggi sono stati identificati microminerali o derivati vitaminici che però sotto forma di farmaco, hanno dei limiti perché non hanno la completezza dei cibi naturali. Per quanto riguarda i farmaci, oggi, siamo in una fase di passaggio: dalla chemioterapia ai farmaci biologici. La chemioterapia uccide le cellule tumorali, ma purtroppo anche quelle sane, mentre i farmaci biologici hanno l'obbiettivo di modificare il comportamento dalla cellula tumorale. Siamo in questo momento in una fase in cui le due modalità debbono integrarsi perché non possiamo ritenere superata la chemioterapia e non è ancora ben definita l'azione dei farmaci biologici. In pratica la sperimentazione clinica deve continuare. Per quanto riguarda l'assistenza ai malati affetti da forme tumorali, la Commissione oncologica Nazionale ha indicato l'importanza dell'interazione di specialisti diversi quali l'oncologo medico, il radioterapista e il chirurgo.
A questo fine è stato elaborato un piano che coprirà tutto il territorio nazionale per costituire poli integrati di oncologia che tutte le regioni dovranno attuare al più presto.
Vorrei inoltre sottolineare che vi sono due sistemi di ricerca in campo farmacologico. Il primo identifica con piccole modifiche della struttura clinica le diverse proprietà di alcune sostanze. L'altro consiste nella ricerca casuale di sostanze naturali, che prima veniva eseguita da un singolo chimico, mentre oggi viene fatta utilizzando la robotica e l'informatica che permettono di "catalogare" migliaia di composti.
Qual'è la prevenzione migliore?
É la prevenzione primaria, cioè eliminare le sostanze cancerogene dall'ambiente. L'oncologia molecolare ha offerto nuove possibilità per una prevenzione vera. Tutti sappiamo che il Dna può essere danneggiato da fattori nocivi esterni, l'organismo ha però la capacità di riparare questi danni senza quindi avere conseguenze. Quando però il danno è ripetuto e particolarmente forte, o il corredo degli enzimi riparatori è alterato, il danno non viene riparato, ma anzi si trasmette alle cellule figlie e in questo modo inizia il processo di cancerizzazione.
Oggi con l'ingegneria genetica è possibile verificare, mediante un'analisi delle cellule ematiche, se esiste un danno nel Dna per scoprire se quella persona o quel gruppo di persone sono esposti a fattori cancerogeni, in modo da eliminarli prima che possano provocare un danno irreversibile. Possiamo quindi prevenire l'inizio della trasformazione e identificare a priori il rischio della malattia. L'obbiettivo futuro è coniugare la ricerca relativa alla suscettibilità individuale (quando una persone è più predisposta di un'altra a sviluppare un tumore) con l'esposizione ai fattori esterni, in modo d'avere una migliore valutazione per ogni soggetto ed attuare una prevenzione è inquietante.
La scienza però cerca di combattere il cancro studiando nuovi approcci, cosa ne pensa della terapia genica e molecolare?
La terapia genica ha subito come tutte le ricerche innovative delle fasi alterne.
L'essenza della terapia genica sarebbe la sostituzione di un gene malato con un gene sano, ma purtroppo è molto difficile la sua applicazione nell'uomo, perché il gene deve essere posizionato nel punto giusto seguendo la sequenza del Dna, soprattutto nel cancro che è una malattia poligenica. Questo però non esclude che non si possa parlare di terapia genica per altre condizioni.
La terapia genica è di due tipi: in vivo, quando introduciamo nell'organismo dei geni, e ex-vivo, quando estraiamo delle cellule, le trattiamo introducendo dei geni e poi le trapiantiamo di nuovo nelle cellule.
L'oncologia molecolare ci ha permesso di esplorare strutture sub-cellulari, ma occorre aver presente che la struttura molecolare fa parte di un organismo completo non separabile, ma integrabile. Si tratta adesso di applicare le conoscenze acquisite a livello molecolare alle attività delle cellule e dei tessuti.
Cosa ne pensa del giornalismo scientifico, è in grado di offrire al grande pubblico le informazioni utili per comprendere i fenomeni biologici? Potrebbe esprimere un giudizio su "Prevenzione Tumori"?
I giornali oggi vivono una situazione difficile causata soprattutto della concorrenza con il mezzo televisivo. La televisione brucia la notizia, non l'argomenta e se la carta stampata vuole superare questa crisi, penso che debba elaborare l'informazione, approfondirla e spiegare meglio un particolare avvenimento o una notizia specifica. Soprattutto i giornali scientifici che giocano un ruolo primario nel diffondere la cultura medica.
In merito alla vostra rivista ritengo che risponda appieno a questi criteri fornendo informazioni approfondite, ricche di contenuti e non solo semplici affermazioni.

Il Centro di Biotecnologie Avanzate
A pochi metri dall'Ist, anch'esso immerso nel verde ed in una posizione che domina tutta la città di Genova, si erge il Centro delle Biotecnologie Avanzate (Cba) inaugurato nel 1994. All'ingresso una fontana-scultura di Arnaldo Pomodoro: due vele stilizzate che rappresentano l'incontro fra i due mondi della sanità: quello pubblico e quello privato e che sembrano solcare il mare per ricordarci che la ricerca deve essere libera e senza confini. Il Centro composto da 4 torri e un corpo centrale, conta circa 250 ricercatori e ha lo scopo di contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica biologica. finalizzata ad ottenere prodotti utili alla salute dell'uomo. Si usano quindi i mezzi diagnostici più sofisticati per migliorare i risultati della ricerca e offrire le prestazioni per un'assistenza ad alto livello. Nel Centro esistono diversi laboratori. In alcuni si preparano i costrutti (frammenti del Dna) che vengono utilizzati per generare animali transgenici (come il topo). Oggi, infatti, e possibile inserire negli animali delle mutazioni specifiche in ceppi selezionati di topo in maniera di avere un modello di patologie umane. "Il laboratorio di biologia molecolare, invece, si occupa di meccanismi che regolano lo sviluppo di quei processi che attraverso il controllo della riproduzione cellulare e delle specializzazione delle cellule portano ad un individuo adulto" dice il professor Ranieri Cancedda, ordinario di biologia cellulare all'Università di Genova e responsabile del Laboratorio di Differenziamento cellulare "Tutti gli organismi derivano da un'unica cellula, che e la cellula uovo fecondata, che cresce attraverso divisioni cellulari successive e differenziazioni specifiche". Vi sono inoltre laboratori delle colture cellulari dotati di camere fredde, laboratori istologici, laboratori per la ricostruzione dei tessuti dove si studia la regolazione dei geni che consumano lo sviluppo della cartilagine. "A questo proposito facciamo esperimenti mirai per la ricostruzione di cartilagine in vitro" continua Cancedda "Trapiantiamo sui pazienti cellule di cartilagine. Le tecniche usate sono principalmente due. Quella più all'avanguardia preleva delle piccole biopsie di cartilagine, espande le cellule che poi vengono trapiantate. L'altra, la più tradizionale, sceglie da un mosaico plastico, sempre in biopsia, dei piccoli cilindri di cartilagine che poi vengono trapiantati. Stiamo portando avanti un studio randomizzato sui pazienti trattati con queste tecniche e per questo progetto collaboriamo con l'Istituto Rizzoli di Bologna e il Gaetano Pini di Milano".

Torna ai risultati della ricerca