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Stress e cancro

Corrado Marino, N. 4 aprile 1998

Che lo stress possa essere correlato, insieme con altre concause, all'insorgenza di alcuni tipi di tumore e un fatto ormai accertato, e lo stesso dicasi per altri processi patologici che, partendo da uno stato di alterazione dovuto a tensioni protratte nel tempo, accumulo di fatica, forte stato di responsabilità, possono condurre all'insorgere di gravi malattie.
La complessa relazione fra psiche e soma non è ancora perfettamente chiarita.
Si sa che alcuni tipi di stress attivano il sistema endocrino, che a sua volta può modificare le risposte del sistema immunitario. e quindi, in questo senso, diminuire le difese dell'organismo contro infezioni e malattie (cancro compreso) Il sistema immunitario, comunque, è un apparato altamente specializzato la cui attività viene interessata non solo dallo stress ma da numerosi altri fattori.
Particolare attenzione è stata posta alla relazione stress/cancro al seno: è stato così verificato un aumento di incidenza di cancro in donne con esperienze traumatiche o che negli anni precedenti avevano subito gravi perdite. In conclusione però, sebbene alcune indagini abbiano evidenziato che fattori stressanti (lutti, isolamento sociale) alterino le difese immunitarie, la diretta relazione fra queste modificazioni e l'insorgenza di cancro non è stata ancora dimostrata.
Tra i soggetti maggiormente esposti a stress ci sono gli appartenenti alle forze dell'ordine e ancor più, per i motivi che vedremo, gli addetti alla protezione civile. La prevenzione dello stress in questo settore assume pertanto un rilievo particolare, come risulta da ricerche condotte in vari paesi d'Europa, cui hanno fatto seguito concreti interventi.
Le considerazioni che seguono sono frutto del lavoro di una équipe denominata Medical Emergency Stress Team, che opera soprattutto in Belgio. Lo scopo degli studi è ovviamente non solo quello di ridurre l'incidenza dei tumori, ma anche di prevenire malattie dell'apparato digerente, del sistema cardiocircolatorio, ecc., oltre a migliorare il rendimento degli uomini della protezione civile, soprattutto in occasione di gravi eventi, quando si deve fare appello non solo allo spirito di sacrificio, che non ha mai difeso, ma anche alla resistenza fisica e nervosa e alla saldezza psicologica, che invece risultano ridotte in soggetti sotto stress
La nevrosi traumatica: alla base dello stress vi è l'insorgere della cosiddetta nevrosi traumatica che colpisce chi si trova coinvolto in incidenti, catastrofi naturali ecc. e che può generare una sindrome definita disturbo post-traumatico. In caso che fu oggetto di molti studi e ad esempio la nevrosi di guerra, che nel 1914-18 colpiva i fanti costretti a stare per mesi in trincea, sottoposti a periodici cannoneggiamenti, attacchi coi gas, assalti alla baionetta, vedendo cadere uccisi o rimanere mutilati i propri amici e compagni d'arma; più di recente gravi fenomeni di stress sono stati segnalati tra i soldati americani in Vietnam-, sotto continua tensione per agguati che potevano verificarsi in qualsiasi momento, per le mine e le trappole antiuomo seminate lungo i percorsi di pattugliamento e perché dietro ogni vietnamita, donne e bambini compresi, si temeva potesse celarsi un vietcong. Rispetto ai militari in guerra, gli addetti alla protezione civile godono di almeno due vantaggi: una migliore preparazione specifica e, soprattutto, il fatto di essere volontari e di operare per il bene degli altri, mentre il militare sa di trovarsi di fronte un nemico che non conosce e che spesso non ha alcun motivo per odiare, anzi tra i motivi dello stress c'è proprio quello di sapere che nella trincea o nella postazione nemica ci sono persone comuni con le quali non avrebbe alcun motivo di ingaggiare una lotta all'ultimo sangue. Il disturbo posttraumatico da stress insorge come conseguenza di un esperienza scioccante non comune e può presentarsi immediatamente o a distanza di mesi, e protrarsi per anni, al limite per tutta la vita. La sintomatologia che si riscontra e contrassegnata da stati d'ansia, sogni e ricordi angosciosi, sensazioni di rivivere l'evento.
L'identificazione con le vittime: tra le cause scatenanti c'è tra i vigili del fuoco l'identificazione con le vittime, spesso sommata al senso di frustrazione per essere arrivati tardi o per non essere riusciti a salvare tutti, anche quando ciò risulta palesemente impossibile. In qualche caso si è anche osservato il passaggio da una forte compassione per le persone soccorse, ad una sorta di indifferenza, ai limiti del cinismo, per qualsiasi altro fatto possa accadere. Dopo aver visto ad esempio i corpi di bambini bruciati in una scuola bus, il soccorritore può anche rimanere del tutto insensibile di fronte alla malattia di un amico o di un congiunto. Ad aggravare lo stato di tensione c'è la paura di non essere all'altezza del proprio compito o di tradire le aspettative di chi conta nel proprio aiuto. Il sopraggiungere delle ambulanze o delle autopompe sul luogo di un sinistro può essere colto dalle vittime come segno di imminente salvezza, ma poi può accadere che le cose non vadano nella maniera sperata, e lo stesso accade quando, dopo un'estenuante fatica di estrarre una persona ormai cadavere dalle lamiere di una vettura o di un vagone ferroviario o, peggio, la si vede morire sotto i propri occhi. Per un certo tempo il personale più addestrato e con i nervi più saldi impegnato nei soccorsi, si dice che "inserisce il pilota automatico", cioè agisce in modo corretto e professionale, senza farsi
prendere dalle emozioni e riuscendo a dominare il senso di paura, la commozione, l'ansia, ma poi può verificarsi un fatto tale da compromettere l'equilibrio. ..
Il dilemma del soccorritore: un caso tipico è il cosiddetto "dilemma del soccorritore": chi aiutare, chi non aiutare, chi smettere di aiutare. Essendo le forze disponibili spesso inferiori alle esigenze, si pensi al caso di un vasto terremoto, occorre dosare nel modo più razionale gli interventi; inutile affannassi in tanti per cercare di soccorrere chi è ormai cadavere, oppure se si constata che chi e stato tratto in salvo presenta ferite non particolarmente gravi, occorre non dedicargli ulteriore tempo, anche se si lamenta e soffre, per cercare invece di salvare una vita in più; si tratta però di decisioni da prendere in un istante, e si può sbagliare, e poi non sempre tutti i membri di una squadra si comporterebbero nello stesso modo. In seguito possono subentrare i rimorsi per aver scelto male, magari attivano anche le inevitabili critiche della stampa, sempre pronta a denunciare ritardi e disorganizzazione nella macchina dei soccorsi.
Quando l'equilibrio comincia a vacillare è indispensabile allontanare temporaneamente il soggetto sotto stress dal luogo dell'intervento e dal gruppo di lavoro, perché rischia di rappresentare un pericolo per se, per le persone da soccorrere e per i colleghi di lavoro. tra i fatti che alimentano lo stress c'è, come detto, l'immedesimazione del soccorritore con la vittima (nella quale può vedere se stesso, un famigliare, un figlio, soprattutto quando tra i soggetti da salvare ci sono dei bambini).
Il "triangolo" del soccorritore: si determina così nella mente del soccorritore un triangolo i cui vertici sono costituiti da se stesso, dall'angoscia e dall'immedesimazione, la cui superficie rappresenta la resistenza allo stress patologico (e alle malattie, tumori compresi, che da questo possono trarre origine). Tale superficie è tanto maggiore, quanto più il soccorritore riesce a tenere lontana l'angoscia e a non immedesimarsi nelle vittime, mentre se ciò non si verifica l'area del triangoli di resistenza allo stress e alle sue conseguenze patogene diminuisce sensibilmente. Per evitare ciò in Belgio è stata creata una struttura interna al Corpo dei W.FF detta "dei colleghi per i colleghi", che serve per distribuire nel miglior modo (e in parte "amichevolmente") i carichi di lavoro e i turni di servizio, cos che chi si rende conto di essere in uno stato di stress patologico, o ha presentato segni allarmanti nel corso di uno dei periodici controlli medici, possa, senza sentirsi inutile e frustrato, fruire di condizioni di lavoro temporaneamente meno impegnative.
I dati a disposizione sono ancora troppo pochi per poter affermare che si è effettivamente ridotta l'incidenza dei tumori o di altre patologie gravi di origine psicosomatica, ma almeno si sono limitati i fenomeni di logoro psichico, in precedenza assai diffusi.
Resta il fatto che molti studi confermano che l'insorgenza dei tumori è legata non solo a fattori esterni, alimentazione, fumo, ma anche interni, di tipo organico, quali appunto tensione nervosa, l'ansia di dover ottenere un risultato a tutti i costi, la frustrazione per non essere riusciti a conseguirlo.
L'impegno per la prevenzione è da considerarsi, per altro, un dovere nei confronti di persone che operano per il bene della società mettendo costantemente a repentaglio la propria incolumità e la propria stessa vita.
Lo stress post traumatico: ciascuno di noi conserva un patrimonio personale di ricordi, alcuni piacevoli, altri addirittura angoscianti, al punto da rimuoverli per non soffrire. Quando un'esperienza per noi traumatica comincia ad interferire pesantemente con la vita quotidiana, si parla di stress post-traumatico o FSD (post-traumatic stress disorder). É frequente in persone che abbiano vissuto esperienze particolarmente cruente; una guerra, un incendio, un abuso sessuale. Può interessare chiunque, a qualunque età, anzi, studi recenti hanno dimostrato che e più frequente nei bambini di quanto si potesse pensare. I sintomi possono andare da una costante rivisitazione dell'evento traumatico a disturbi emotivi di vario genere e possono passare mesi, addirittura anni prima che la persona interessata si accorga, o ammetta, di esserne vittima. I sintomi vengono generalmente inquadrati in due categorie:
o Flashback e incubi
o Rifiuto della famiglia e degli amici
o Scoppi d'ira incontrollati e reazioni inconsulte
o Le persone affette da stress post traumatico soffrono spesso di episodi in cui rivivono l'evento stesso. Ciò può manifestarsi con ripetuti incubi notturni, flashback letteralmente "scena rivissuta", o con un flusso di immagini o emozioni i collegate all'evento. Durame un flashback la persona può credere di rivivere veramente l'esperienza.
o La seconda categoria è caratterizzata dallo sforzo di evitare qualunque situazione o persona possa minimamente collegarsi all'evento traumatico. Questo sforzo spesso include un progressivo allontanamento da familiari e amici.
o Il terzo gruppo comprende ira incontrollata e ingiustificata, nervosismo, la necessità di stare sempre "in guardia", problemi di concentrazione, insonnia.
Anxiety Disorder Association of America
11900 Porklawn Drive, Suite
100 Rocxville, MD 20852, USA

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