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L’ospedale modello c’è già

Monica Melotti, N. 5 maggio 2001

L’ospedale modello tanto caro al ministro della Sanità Umberto Veronesi, esiste già. Si tratta della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, un Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) rimodernato da appena due anni, con stanze a due letti orientati verso finestre disposte a 45 gradi perché il sole non disturbi i pazienti, moderne sale operatorie attrezzate con strumentazioni diagnostiche e tecnologiche d’avanguardia e specialisti con un elevato grado di preparazione e competenza. Qui, da appena un mese, è arrivato il professor Antonio Catona, chirurgo oncologico specializzato in chirurgia mininvasiva, con un’esperienza ventennale maturata alla Clinica del Lavoro di Pavia e in molti ospedali stranieri dove ha ottenuto diverse specializzazioni: in chirurgia generale, in quella vascolare, in oncologia delle metastasi epatiche e altro. Il professor Catona, inoltre, è il direttore responsabile di “Prevenzione Tumori”; l’abbiamo incontrato per farci raccontare del suo nuovo incarico.
Professor Catona, qual è stata la sua prima impressione appena insediatosi alla Fondazione Maugeri?
Si tratta di un’organizzazione non-profit gestita con una concezione privatistica di efficienza ed efficacia, qui non si è limitati dal pesante apparato burocratico che contraddistingue gli ospedali pubblici. In pratica quello che mi occorre per svolgere il mio lavoro mi viene dato senza problemi, ma intendiamoci deve esserci anche una resa e quindi non ci sono sprechi. L’assistenza pubblica viene comunque erogata attraverso il Sistema sanitario grazie ad un accordo con la regione Lombardia. In futuro ci sarà una parte pagante, ma solo per chi vuole avere una camera da solo. Attenzione però: cambia solo la degenza, il trattamento resta uguale per tutti. Quella che mi ha colpito della Fondazione Maugeri è la struttura: ultramoderna e rasserenante, dato il colore azzurro delle pareti. È stata progettata dagli architetti Calvi di Pavia che si sono ispirati a dei modelli di nosocomi americani. Oltre all’ampio parcheggio che favorisce le visite dei parenti dei malati, all’interno dell’ospedale c’è anche una piscina per la riabilitazione, alla quale possono accedere anche gli accompagnatori. La Fondazione Maugeri, in più, dispone delle più innovative strumentazioni diagnostiche e terapeutiche, di un reparto oncologico con 52 letti, e si avvale di un sistema all’avanguardia per la raccolta e l’elaborazione dei dati e la gestione del flusso dei pazienti. Ogni reparto è collegato mediante il sistema Intranet: in pratica la scheda di ogni paziente viene messa nel computer ed in tempo reale posso avere la sua anamnesi completa, senza telefonare al reparto. Decisamente importante è poi l’assistenza post-operatoria decisamente all’avanguardia, in un unico polo il paziente trova tutto: radioterapia, chemioterapia, riabilitazione oncologica, anche lo psiconcologo. Il paziente viene seguito dall’inizio alla fine dell’intervento e anche per i controlli successivi.
Com’è strutturata la sua divisione di chirurgia generale e mininvasiva?
Premetto che sono orgoglioso della mia équipe, la considero di valore, possiede un know how consolidato di altissimo livello. È composta da 5 chirurghi che si alternano in sala operatoria, 2 anestesisti ed una dietista (Cristina Sampiero). Ogni chirurgo è specializzato in un distretto: fegato, vie biliari e pancreas, proctologia, tiroide e obesità. Il reparto è composto da 24 letti (ogni stanza ha due letti), 2 sale operatorie di cui una per il day-hospital. Vorrei sottolineare l’importanza delle tecniche mininvasive che hanno permesso di raggiungere risultati miracolosi. Ormai la chirurgia tende sempre ad essere meno invasiva e la chirurgia laparoscopica (tecnica che consente di eseguire l’intervento senza l’apertura dell’addome, ma solo con dei piccoli fori dove introdurre i minuscoli strumenti e la telecamere) permette la risoluzione di tantissimi problemi che riguardano: la patologia clinica e maligna dell’addome, del torace, della tiroide e paratiroidi.
Lei ha maturato anche un’esperienza nel campo dell’obesità. Può parlarci delle ultime tecniche per risolvere questo problema che affligge la maggior parte della popolazione dei paesi industrializzati?
Sono appena ritornato da un congresso che si è tenuto a Barcellona dove si faceva il punto della situazione sulle ultime tecniche chirurgiche. In questo contesto ho parlato del bendaggio gastrico, indicato appunto per l’obesità, un problema che affligge il 50% della popolazione generale dei paesi industrializzati. Vorrei precisare che siamo stati i primi ad eseguire questo intervento in laparoscopia, nel 1992, e abbiamo 9 anni di esperienza correlata da una casistica molto ampia. L’obesità, però non è un problema chirurgico, ma medico e spero che tra qualche anno la genetica possa risolvere questa patologia. Attualmente gli obesi, oltre alla dieta, non hanno alternative e quindi la soluzione definitiva è l’intervento.
In cosa consiste il bendaggio gastrico?
È un intervento che si effettua in anestesia generale. Attraverso piccole incisioni di 1 cm praticate nell’addome, si infilano gli strumenti a fibre ottiche miniaturizzati che consentono di lavorare nella cavità addominale. L’addome viene gonfiato per consentire agli strumenti di muoversi più agevolmente in modo da permettere una migliore visibilità alla microcamera televisiva, viene anche posizionato all’interno (nella parte alta dello stomaco) un “anello” gonfiabile in silicone e lo stomaco in questo modo assume una conformazione a clessidra la cui parte superiore è molto piccola. In questo modo si limita fortemente la possibilità di introdurre cibo. Le due parti della clessidra, separate dal bendaggio, sono in comunicazione tra loro attraverso un foro di 12 mm. L’anello di silicone viene collegato ad un piccolo serbatoio nascosto nell’addome, appena sotto la cute, e può essere gonfiato e sgonfiato (per una migliore calibratura) dall’esterno, mediante una semplice puntura. È un intervento poco invasivo, dura quindici minuti e richiede la degenza di una notte. Voglio precisare che l’intervento del bendaggio laparoscopico è un completamente reversibile, vale a dire che nel giro di qualche anno è possibile rimuovere il bendaggio. Per sottoporsi all’intervento occorre essere maggiorenni e godere di buone condizioni generali. È bene però sottolineare che questo tipo di intervento non è una bacchetta magica e che è necessaria una buona collaborazione da parte del paziente che, prima di tornare a mangiare di tutto, deve seguire un periodo di rialimentazione: per un mese il paziente dovrà seguire una dieta a base di minestrine, purè e frullati. In seguito potrà mangiare di tutto, seguendo alcuni accorgimenti: masticare bene gli alimenti, bere poco acqua durante i pasti. In ogni caso all’interno della Fondazione Maugeri c’è un’équipe medica che segue sia l’approccio dietetico, sia psicologico, generalmente presente nelle persone obese, soprattutto nei più giovani.
Professor Catona, vuole spiegarci meglio in cosa consiste la chirurgia oncologica?
Nel mio reparto eseguiamo la chirurgia oncologica soprattutto per il fegato e le metastasi epatiche, con l’impiego della termoablazione con onde a radiofrequenza. In pratica viene inserito, attraverso l’addome, un ago nel fegato, che mira con precisione il nodulo tumorale da trattare. Questa sonda, una volta raggiunto il bersaglio, sprigiona un’energia fisica in grado di bruciare le metastasi, anche quelle multiple e di lasciare indenne il tessuto circostante. L’intervento viene eseguito in laparoscopia e in anestesia generale. Operiamo anche tumori grossi perché grazie alla manovra di Pringle (con la quale viene messa una pinza sull’arteria epatica) possiamo chiudere temporaneamente l’afflusso vascolare e quindi operare metastasi anche di 5 centimetri.
Questo tipo di un intervento richiede una certa “manualità”, ma è una metodica che oltre a dare ottimi risultati permette al paziente di alzarsi dopo poche ore dall’intervento e di lasciare l’ospedale il giorno dopo. È un intervento innovativo rispetto a quello chirurgico tradizionale che comporta delle rimozioni anche di porzioni sane del fegato, causando maggiori disagi per il paziente e il rischio di possibili complicanze. Inoltre la termoablazione ha il vantaggio di poter essere ripetuta con facilità qualora si formino dei nuovi noduli tumorali, dato che si tratta di una procedura ben tollerata e priva di effetti collaterali.
Alla luce dell’importanza dello scambio di informazioni, avete in corso collaborazioni con altri istituti ospedalieri?
Abbiamo avviato protocolli di studio sia con centri di eccellenza italiani sia stranieri. A breve partirà uno studio sulle metastasi epatiche e i tumori del colon-retto. In particolare, sono personalmente in contatto con specialisti di Barcellona e Madrid perché sono andato spesso ad operare in Spagna; ho anche relazioni con i chirurghi specializzati in laparoscopia che esercitano a Rio dei Janeiro, New York e con il professor Kleiber di Berna.
Una battuta sulla sua esperienza come direttore di Prevenzione Tumori?
Oggi la gente mostra una grande attenzione verso gli argomenti inerenti alla salute. Possiamo dire che noi siamo stati i pionieri di questa tendenza (Prevenzione Tumori è nata otto anni fa, ndr). Attraverso la nostra rivista abbiamo sempre cercato di fornire la conoscenza obbiettiva, al di sopra delle parti, sulle diverse patologie e sui trattamenti disponibili, focalizzandoci su quelli più innovativi. Al punto tale che “Prevenzione Tumori” all’inizio era nata solo per i pazienti, ma adesso interessa anche ai medici, perché possono aggiornarsi sulle ultime novità.

Divisione di chirurgia senologica e chirurgia plastica ricostruttiva
Ogni anno ci sono 31 mila nuovi casi di tumore al seno, ma la mortalità sta diminuendo, negli ultimi anni è scesa del 14%, grazie alla prevenzione e alle terapie. La Divisione di chirurgia senologica della Fondazione Maugeri, aperta nel maggio scorso, in un anno ha eseguito più di 700 interventi.
Il direttore è il dottor Alberto Costa (con un’esperienza decennale allo Ieo di Milano) che collabora con una équipe formata da 3 chirurghi specializzati in interventi oncologici, un responsabile della chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (Dott Zanini), più il prezioso aiuto di giovani chirurghi in formazione. “Il reparto dispone di 9 camere tutte a 2 letti, secondo la concezione della Fondazione Maugeri, una di queste è attrezzata per pazienti portatori di handicap” spiega il dottor Costa “Un punto di forza è l’èquipe infermieristica che si avvale della presenza di 10 infermiere professionali, coordinate da una caposala. Vale la pena di sottolineare che la lista di attesa per un intervento di tumore della mammella è attualmente di circa 15 giorni. La paziente inoltre, grazie ad un rivoluzionario programma computerizzato, è informata il giorno stesso della prima visita della data e dell’ora dell’intervento chirurgico. Questo permette da un lato una precisa organizzazione dell’attività del reparto, evitando inutili successive visite, e dall’altro permette una riduzione dell’ansia della malata dovuto all’attesa della chiamata per l’intervento chirurgico. Le pazienti vengono operate il giorno dopo l’ingresso in ospedale e la dimissione avviene, anche per i casi più complessi, in genere tra i due e i 5 giorni dopo l’intervento chirurgico”.
Le nuove metodiche
Un altro passo avanti nel trattamento del tumore della mammella è rappresentato da due nuove metodiche utilizzate presso la Divisione. La prima è chiamata linfonodo sentinella, la seconda ROLL (acronimo inglese di radioguided occult lesion localisation). “La prima riguarda la ricerca del primo linfonodo che riceve la linfa dal nodulo mammario” spiega Costa “L’asportazione e l’analisi di questo linfonodo ci permette di conoscere lo stato di tutti gli altri linfonodi ascellari, evitando così, nel caso il linfonodo sentinella fosse sano, un inutile intervento di asportazione di tutti gli altri.
L’altra metodica chiamata ROLL ci permette di ottenere la precisa localizzazione pre ed intraoperatoria di lesioni che non possono essere apprezzate al tatto (chiamate per questo non palpabili) permettendo così una loro asportazione mirata. L’applicazione di queste due nuove metodiche richiede l’utilizzo in sala operatoria di sofisticate strumentazioni di ultima generazione. Tutto ciò viene effettuato grazie alla preziosa collaborazione dei colleghi radiologi, medici nucleari e anatomo patologi. La presenza del chirurgo plastico all’interno della divisione rende reale la frase pronunciata dal prof. Veronesi <nessuna donna senza seno>, anche le donne operate possano così riappropriarsi della loro femminilità e riuscire a superare il trauma della menomazione subita”.
La Fondazione Maugeri è uno dei tre centri lombardi, insieme all’Istituto Europeo di Oncologia e all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano che riunisce nella stessa divisione il chirurgo oncologo e il chirurgo plastico. A ciò si aggiunge: la multidisciplinarità del trattamento del tumore al seno, la presenza nello stesso centro dell’oncologo medico, del radioterapista, del servizio di riabilitazione motoria e psicologica. La divisione di senologia è inoltre centro di studi clinici di importanza nazionale.
È membro dell’EORTC (European Organization for Research and Treatment of Cancer), importante ente di ricerca con sede a Brusselles che coordina innovativi studi su prevenzione, diagnosi e trattamento dei tumori.

Indirizzi utili
Fondazione Salvatore Maugeri Clinica del lavoro e della riabilitazione (Irccs)
Via Ferrata, 4 - 27100 Pavia
Tel 0382.5921, fax 0832-592576

Prof. Catona
tel 0382.592292 - fax 0382.592073
acatona@fsm.it
Sito Internet: www.fsm.it

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