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Il latte e il cancro

Dario Vascellaro, N. 11 novembre 2000

Non si sa con precisione da quanto tempo venga usato come cibo dagli uomini ma una cosa è abbastanza chiara: il latte di capra e di altri animali venne usato da popoli nomadi molto tempo prima di quello delle mucche domestiche. Gli europei introdussero il latte di mucca negli Stati Uniti intorno al 1625 e poco dopo fu formata la prima mandria per la produzione di latte. L’attrattiva che il latte esercitò fu forte, tanto che a partire dal 1830 la domanda costrinse i produttori a meccanizzare la produzione. Con l’avvento della pastorizzazione, dell’omogeneizzazione e dei mezzi di trasporto refrigerati la disponibilità di latte crebbe e alla fine della Seconda guerra mondiale il latte era diventato il simbolo del modo di mangiare ben congegnato e dieteticamente superiore.
Un litro di latte crudo intero, contiene mediamente: 35 grammi di proteine, 37 grammi di grassi, 45 grammi di zuccheri e 10 gr di sali minerali. Il latte concorre a regolare un sano sviluppo muscolare, favorisce il processo per la coagulazione del sangue, contribuisce allo sviluppo delle ossa e dei denti e fornisce l’energia necessaria alle attività fisiche.
Si caratterizza per gli apporti in proteine di elevata qualità biologica: lattalbumina, caseina e in calcio. Il latte non è una fonte importante di vitamine, anche se contiene discrete quantità di vitamine B2, B12 e A. Il calcio è un nutriente essenziale che deve essere assunto giornalmente con gli alimenti.
I suoi compiti nell’organismo sono quelli della formazione e del mantenimento delle ossa, dei denti e di regolare e consentire la conduzione degli impulsi nervosi, la contrazione dei muscoli, la coagulazione del sangue, la permeabilità delle cellule.
Il latte assicura la massima parte dell’apporto alimentare del calcio. Il latte e i suoi derivati, infatti, contengono notevoli quantità di calcio e il calcio contenuto nel latte è particolarmente facile da assorbire e da utilizzare, contrariamente a quello presente in certi prodotti vegetali, in particolare nei cereali. Alcune sostanze, di cui sono ricchi i prodotti vegetali (come l’acido fitico e l’acido ossalico), infatti, tendono a legare il minerale, rendendolo più difficilmente utilizzabile per il nostro organismo. Il fosforo è un altro importante minerale presente nel latte. Svolge molte funzioni e fra queste quella della costruzione e del mantenimento delle ossa e dei denti.
È importante che il calcio e il fosforo siano fra loro in un rapporto eguale o superiore all’unità: infatti, un’introduzione eccessiva di fosforo, associata a diete troppo ricche di proteine, può portare a consistenti perdite di calcio che possono causare anche la demineralizzazione delle ossa. In quasi tutti gli alimenti di più largo consumo, come cereali, patate, legumi, carne e uova, il fosforo prevale sul calcio, mentre il latte e i prodotti lattiero-caseari sono fra i pochissimi cibi che contengono più calcio che fosforo e svolgono un ruolo di riequilibrio in diete che altrimenti sarebbero rachitogene.
Le proteine del latte, rappresentate dall’80% da caseina e dal 20% dalla lattalbumina, assicurano un terzo del fabbisogno giornaliero medio. Queste proteine contengono nelle giuste quantità e proporzioni tutti gli aminoacidi di cui l’organismo ha bisogno, e in particolare quegli aminoacidi essenziali che l’organismo non è in grado di fabbricare. I grassi presenti nel latte di mucca sono per due terzi saturi, caratterizzati da buona digeribilità e con ridotte attitudini a elevare i livelli di colesterolo nel sangue. Nel latte i carboidrati sono rappresentati unicamente dal lattosio che non si trova in nessun altro alimento ed è importante per lo sviluppo del tessuto nervoso nei primi mesi di vita.
Queste qualità positive sono generalmente accettate da tempo, ma meno conosciuti sono gli effetti dell’assunzione di latte in relazione alla prevenzione dei tumori.
Alcuni strenui nemici del latte, addirittura, sono convinti che questo alimento possa facilitare l’insorgenza di alcuni tipi di tumori.
Alcuni scienziati hanno notato che l’incidenza di determinati tipi di cancro è particolarmente alta in quelle regioni o Paesi in cui il consumo di latte di mucca costituisce la componente principale della dieta. L’uso di latte sarebbe quindi fortemente responsabile dell’impazzimento delle cellule del corpo umano. Si potrebbe dedurre, perciò, che tale condizione è favorita dalla costante assunzione di ormoni della crescita che, in natura, sono previsti per la crescita dei vitelli e non degli esseri umani. Gli ormoni della crescita contenuti nelle proteine del latte, secondo il dottor Maynard Murray, non sono influenzati dalla bollitura, dalla pastorizzazione o dalla cottura e si trovano in tutti i derivati del latte, eccetto la panna e il burro.
I suoi studi su più di 7000 casi di cancro hanno permesso a Murray di giungere a una conclusione definitiva: approssimativamente, il 30% dei casi di cancro si presenta tra le persone che hanno consumato latticini in modo eccessivo. La maggior parte di queste persone non aveva abitudini nocive come l’uso di tabacco, spezie o troppo sale raffinato: erano dei vegetariani puri. Alcuni di loro non facevano esercizio fisico. La legge di causa ed effetto sarebbe dunque precisa e immutabile: con l’uso indiscriminato di cibo molto grasso e proteico sovraccarichiamo e affatichiamo inutilmente il sistema escretore, portandolo al cedimento e all’atrofia, preparando così la strada per le malattie dege-nerative come il cancro e le malattie del cuore.
Uno studio epidemiologico del 1975 ha trovato un’associazione diretta tra le morti di cancro alla vescica e le quantità di grasso e olio assunte, specialmente nelle donne. Alcuni scienziati hanno inoltre collegato il cancro al rene con grossi consumi di carne, latte (proteine animali) e caffè (B. Amstrong e R. Doll, Fattori ambientali e incidenza del cancro e mortalità in diversi paesi, con particolare riferimento alle abitudini alimentari, “In-ternational Journal of Cancer” 15:617-31).
Per fortuna, queste teorie sono smentite dalla maggior parte della comunità scientifica, come ci conferma il professor Nicola Sorrentino, docente di Igiene nutrizionale all’Università degli studi di Pavia. “Fin dai tempi più antichi i popoli con attività prevalentemente pastorizia conoscevano le proprietà salutari del latte, sia di mucca che di pe-co-ra. I romani consideravano il colostro di pecora un alimento terapeutico, anche se non potevano sapere che, fermentato con yogurt, poteva inibire in modo significativo la proliferazione delle cellule tumorali dell’intestino.
Il latte potenzialmente ha moltissimi effetti terapeutici, combatte le infezioni intestinali, riduce l’ipertensione lieve e la carie dentaria, abbassa il livello del colesterolo (solo il tipo magro), protegge dalla bronchite e da molti altri agenti inquinanti. È ormai da alcuni anni che si studiano i suoi effetti inibitori sulle cellule di alcuni tumori. Da uno studio di un ricercatore giapponese, si è evidenziato lo stretto legame esistente tra l’assunzione di latte in quantità e il decrescere del rischio di cancro allo stomaco. Non a caso, nei Paesi, come il Giappone, dove si bevono quantità irrisorie di latte, l’incidenza del cancro allo stomaco è molto accentuata. Anche quella del cancro al colon, nelle persone che bevono poco latte, è stata confermata da studi effettuati da ricercatori californiani, che lo hanno dimostrato sperimentalmente, con una ricerca che ha coinvolto circa duemila uomini per 19 anni, facendogli assumere 3 bicchieri circa di latte al dì. In molte altre università si sono svolti studi e ricerche atti a dimostrare le qualità antitumorali del latte, ad esempio in quella del Wisconsin dove hanno identificato tra i grassi del latte il CLA, un principio attivo che, grazie al suo potere antiossidante, distrugge i radicali liberi fornendo una difesa contro i tumori.
Il latte di pecora, quello di mucca e lo yogurt, contengono un’elevata percentuale di calcio di cui le provate proprietà preventive contro il tumore al colon sono note da anni. Garland e colleghi hanno evidenziato come il rischio di tumore decresca con l’aumentare del consumo del calcio alimentare il cui maggior apportatore è il latte. Il meccanismo preciso del calcio nella prevenzione del tumore al colon non è ancora stato ben identificato, ma s’ipotizza che questo minerale biodisponibile, inattivando gli acidi biliari nell’intestino, riduca i carcinogeni presenti nel colon. Il lactobacillus acidophilus presente nello yogurt, e ora anche in alcuni tipi di latte in commercio, svolge un’azione antitumorale perché i suoi bacilli impediscono la trasformazione genetica delle sostanze presenti nel colon in carcinogeni”. Insomma, anche se i ricercatori ammettono la necessità di ulteriori prove sperimentali, i potenziali effetti antitumorali del latte dimostrano quanto sia importante affidarsi a un’alimentazione naturale piuttosto che a integratori dietetici per controllare la salute umana.

Il latte di qualità
Le qualità positive del latte, ovviamente, non possono prescindere dalla sua qualità. Il latte che arriva sulle nostre tavole è stato sottoposto al procedimento di pastorizzazione che consiste nel riscaldamento del latte a determinate temperature e per periodi di tempo ben calibrati e successivo rapido raffreddamento. La pastorizzazione consente di distruggere completamente i germi patogeni, mantenendo pressoché inalterato il valore nutritivo del latte. Secondo la legge italiana il latte pastorizzato si distingue in tre grandi categorie.
- Latte pastorizzato
- Latte fresco pastorizzato
- Latte fresco pastorizzato di Alta Qualità.
Il latte fresco di Alta Qualità è quello che, per le caratteristiche di produzione e per i benefici offerti dal punto di vista alimentare, rappresenta il meglio di tutto il latte pastorizzato.
Alta qualità non è uno slogan commerciale sulla bontà del prodotto, ma una vera e propria categoria merceologica, indicata dalla legge n° 169 del 3/5/1989.
I requisiti necessari affinché il latte fresco pastorizzato sia definito di Alta Qualità sono così rigorosi che poche aziende italiane sono oggi in grado di proporre questo tipo di latte. Queste condizioni, che sono continuamente sottoposte a controllo, riguardano la selezione e lo stato di salute delle razze bovine, la loro alimentazione, l’igiene delle stalle, le condizioni di mungitura, la raccolta e distribuzione, la struttura della centrale di lavorazione, i trattamenti termici e il confezionamento del latte.
Il latte fresco pastorizzato di Alta Qualità è, per legge, solo del tipo intero ed è un tipo di latte che ha caratteristiche nutrizionali particolari rispetto a tutti gli altri. Il contenuto di proteine nel latte crudo destinato all’Alta Qualità è infatti di 32 grammi di proteine/litro contro i 28 grammi per quello destinato al latte fresco pastorizzato. Inoltre, la percentuale di sieroproteine (che, tra l’altro, favoriscono il sistema immunitario dell’organismo) è significativamente maggiore nel latte di Alta Qualità confezionato rispetto al normale latte fresco pastorizzato.
L’origine del latte “confezionato”, comunque, è ancora e sempre la mucca.
Grazie al cielo. E grazie al contadino.

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