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I centri oncologici della Sicilia

Monica Melotti, N. 11 novembre 2000

Anche gli ospedali meridionali sono in grado di offrire un’assistenza mirata ed adeguata ad ogni singolo paziente. “Prevenzione Tumori” ha fatto una panoramica sulle strutture oncologiche della Sicilia e ha scoperto che, per esempio nella Trinacria, arrivano a farsi curare persone da fuori regione (dalla Calabria, per esempio). Del resto i dati dell’Assessorato alla Sanità della Sicilia denunciano un’inversione di tendenza, negli ultimi 2-3 anni i pazienti che si rivolgono al di fuori della Regione sono uno sparuto 10%. Forse spinti dalla ricerca di una mano eccezionale di un chirurgo di fama internazionale oppure perché c’è una difficoltà eccessiva di diagnosi, ma ormai grazie alla globalizzazione, ad Internet, i tumori vengono curati, nei paesi industrializzati, seguendo standard di qualità. Va anche precisato che per le terapie tutto è codificato, ci sono protocolli per le varie neoplasie, le sperimentazioni internazionali coinvolgono sempre più centri oncologici ed anche la Sicilia fa parte di queste ricerche internazionali. Lo zoccolo duro da combattere, forse, è nella testa della gente; deve avvenire un’inversione culturale di pensiero, anche il paziente siciliano deve realizzare che ha a disposizione un ospedale a misura d’uomo. Nei due centri da noi visitati abbiamo notato che tutti i servizi sono accentrati: dalla diagnostica al day hospital, dalla chirurgia ai vari ambulatori per i trattamenti. Il paziente non ha bisogno di peregrinare da un ospedale all’altro, ma trova tutto in un unico polo. Multidisciplinarietà è la parola d’ordine di questa Regione che, anche senza finanziamenti da parte dei privati, riesce ad offrire un’assistenza di qualità, all’altezza della moderna oncologia.

Palermo, Ospedale Maurizio Ascoli
Il Centro Oncologico Maurizio Ascoli fa parte del complesso dell’Arnas che annovera l’Ospedale Civico e l’Ospedale pediatrico. Il centro conta 210 posti letto ed è specializzato in oncologia medica, oncologia chirurgica, ginecologia oncologica e radioterapia. Di recente è anche stata istituita un’area multimediale, per collegarsi ad Internet. Al Centro si accede mediante Servizio Sanitario Nazionale e non ci sono posti a pagamenti. Le camere sono ampie e spaziose, a due letti (servizi igienici in ogni stanza). Inoltre due anni fa è stata ristrutturata un’ala del complesso e adesso stanno ristrutturando il padiglione vecchio. “Non abbiamo finanziamenti da parte dei privati, ma solo finanziamenti regionali” ci spiega il professore Giuseppe Palazzotto, direttore sanitario del Presidio Oncologico Maurizio Ascoli “Un valido aiuto ci viene dalla Lega per i Tumori che è molto presente per il volontariato, soprattutto per le donne che hanno subito una mastectomia oppure per le persone laringectomizzate. Nel nostro centro trattiamo tutti i tipi di neoplasie, ma siamo soprattutto specializzati in ginecologia oncologica, dove abbiamo una divisione ad hoc. Siamo anche attrezzati come radiodiagnostica, con apparecchiature avanzate (fluorografia digitale, angiografia, Tac, risonanza magnetica, ecc). Oltre ad offrire un servizio di prevenzione primaria (rimozione delle cause conosciute di cancro, prime fra tutte il fumo di sigaretta), abbiamo un nucleo di prevenzione secondaria (pap-test per i tumori dell’utero, mammografia per i tumori della mammella) e cerchiamo di fare nel nostro centro le due prevenzioni contemporaneamente. Abbiamo anche un Day hospital con 12 posti letto dove è possibile sottoporsi a interventi restando un solo giorno in ospedale: le operazioni praticate riguardano soprattutto i tumori alla mammella. La nostra missione è quella di assicurare l’assistenza sanitaria nel campo dell’oncologia ai tutti i malati. Attualmente riusciamo a evadere le richieste di cura abbastanza velocemente e abbiamo anche ridotto il tempo di degenza, portandola a sei giorni, in media con gli standard europei”. L’ospedale Maurizio Ascoli è in contatto l’Istituto Nazionale dei Tumori di Genova da oltre dieci anni, soprattutto con i laboratori di oncologia sperimentale, nei settori della biologia molecolare e della genetica molecolare, studiando il ruolo degli oncogeni e dei geni oncosoppressori nella trasformazione in cellula neoplastica della cellula normale e i meccanismi di controllo della crescita tumorale. “Partecipiamo anche alle sperimentazioni con centri stranieri (come quelle sul vaccino per i melanomi, per i tumori della mammella)” continua il professore “Inoltre stiamo portando aventi un filone di medicina sulla prevenzione primaria, focalizzato sulla dieta mediterranea. Abbiamo arruolato 150 donne siciliane (anche della provincia di Palermo), in post-menopausa, che dovranno seguire una dieta particolare al fine di prevenire i tumori della mammella. Il progetto, finanziato dalla Regione, è molto interessante perché vede coinvolta anche la scuola alberghiera che insegnerà alle donne come cucinare determinati alimenti. I risultati si avranno tra 4 anni”.

Centro Oncologico di Catania
Il Centro oncologico di Catania è l’unica struttura accreditata per l’oncologia nell’ambito della Sicilia Orientale. Esiste da una trentina d’anni, ma è stata da alcuni anni rinnovata sia come strutture, sia come personale medico. Il Centro è dotato di 57 posti letto e all’interno vi sono tre branchie terapeutiche: l’oncologia chirurgica, quella medica e l’oncologia radioterapica. Ci sono in più tutti i servizi, come quello di radiologia con le dotazioni più moderne (tac, risonanza magnetica, ecografia, mammografia, endoscopia). In particolare il centro si occupa della chirurgia della mammella, della chirurgia oncologica del collo (la tiroide) e dell’oncologia dell’addome (tumori del colon-retto e fegato). Un anno fa è nato anche un gruppo di ricerca per i melanomi, in dotazione c’è un sofisticato videodermatoscopio per fare diagnosi precocissime sui melanomi.
“Molte pazienti, non solo di Catania, ma anche da altri parti della Sicilia accedono alle nostra struttura”, spiega il dottor Franco Caruso, capo dipartimento di Oncologia I e di chirurgia oncologica del Centro “Il nostro interesse è quello di accorciare le liste di attesa: in media per una prima visita si devono attendere dai 10 ai 12 giorni, mentre per i trattamenti chirurgici si attende una decina di giorni, la lista di attesa si allunga a circa due settimane per l’oncologia medica, a 3-4 settimane per la terapia radioterapica.
Per quanto riguarda i ricoveri siamo passati dai 1056 nel 1996 ai circa 2478 fino al 30 settembre del 2000 e contiamo per il prossimo anno di raggiungere i 3000 ricoveri. Purtroppo non abbiamo nessun finanziamento da parte dei privati e a questo proposito stiamo istituendo Fondazione. In passato siamo stati aiutati dai nostri soci di maggioranza (tra cui la famiglia Girlando) che hanno creduto nella struttura, hanno impiegato ingenti somme di danaro, quasi un’azione filantropica. Il nostro centro è piccolo e la Regione ci concede un budget esiguo. Fino all’anno scorso era di 5 miliardi, ma abbiamo intrapreso una lotta serrata, minacciando di chiudere l’attività. In questa battaglia siamo stati aiutati dagli stessi pazienti ed anche i mezzi di informazione ci hanno sostenuto. Siamo riusciti così a spuntare dalla Regione un budget di 7 miliardi e mezzo”. Al Centro si accede mediante il Ssn, ci sono però alcuni posti a pagamento (5 stanze) se il paziente vuole una sua privacy. Le camere sono tutte a due letti, aria condizionata, televisione e bagno personale, ci sono anche stanze singole (sempre mediante il Servizio sanitario nazionale) per i pazienti che è consigliato isolare. Com-ple-tano la struttura il Day hospital per l’attività di chemioterapia e il day-surgery per interventi che richiedono un giorno di degenza. “Siamo in collegamento con le Asl per lo screening mammografico” continua il dottor Caruso “da noi arrivano tutti quei pazienti che hanno necessità di un più accurato approfondimento. Inoltre collaboriamo con alcuni centri oncologici italiani, come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Humanitas di Rozzano, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Genova e alcuni centri oncologi di Parigi. Alcuni nostri specialisti, soprattutto i radioterapisti, sono in contatto con lo Sloan Kettering Cancer Center di New York. Pros-simamente annunceremo una joint-venture con un’importante struttura di Milano (non è l’Istituto Nazionale dei Tumori), ma per il momento il nome è ancora top secret”.

I centri di Riferimento Oncologico in Sicilia

  • Policlinico Universitario di Messina tel. 090/2213244
  • Casa di cura Carmona di Messina tel. 090/711001
  • Istituto Oncologico Currò di Catania tel. 095/7594797
  • Centro Catanese di Oncologia di Catania tel. 095/7339000
  • Lederle, Dipartimento oncologico di Catania tel. 095/598431
  • Ospedale Oncologico Maurizio Ascoli di Palermo tel. 091/6664100
  • Policlinico Istituto di Oncologia di Palermo tel. 091/6552321
  • Casa di cura Villa Rizzo di Siracusa tel. 0931/411544
  • Azienda Ospedaliera di Ragusa tel. 0932/600201 (c’è l’unico Registro Tumori della Sicilia)
  • Ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani tel. 0923/8092296
  • Ospedale Civile di Enna tel. 0935/45111


A Siracusa un nuovo ospedale
Costerà 150 miliardi il nuovo ospedale di Siracusa, che sarà realizzato nella zona della Pizzuta (parte nuova della città), vicino all’ex ospedale neuropsichiatrico, su un’area di 150 mila quadrati. Il nuovo nosocomio dovrebbe ospitare 610 posti letto secondo il piano sanitario regionale. Alcuni locali dell’Ospedale saranno riservati ad un dipartimento di oncologia interaziendale, ovvero una stretta collaborazione fra Asl e azienda ospedaliera. All’unico medico che si occupa di oncologia a Siracusa, il dottor Sebastiano Spada, dovrebbero affiancarsi altri due medici. Intanto si è da poco concluso, nella sede degli Ordini dei Medici di Siracusa, il corso “Prospettive dell’oncologia nel nuovo millennio”, sotto la direzione del professor Leonardo Santi, direttore del Centro di Biotecnologie avanzate di Genova. Vi hanno partecipato importanti luminari dell’oncologia medica e chirurgica. Con questa iniziativa la provincia di Siracusa ha voluto dimostrare tutta la sua disponibilità alle autorità sanitarie e una precisa volontà di realizzare un polo oncologico che possa limitare sempre di più i viaggi della speranza.

A Palermo le giornate internazionali contro il cancro
La Sicilia in prima linea nella lotta contro il cancro. Lo dimostrano anche le giornate internazionali contro il male del secolo che si sono tenute a Palermo dal 9 al 15 ottobre. In questa città è anche iniziata la prima tappa della Carta di Parigi (presentata quest’anno nella capitale francese alla firma del presidente francese Jacques Chirac), un’alleanza dei vari stati europei contro la malattia che secondo le stime dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) colpirà, ogni anno, entro il 2020 circa 20 milioni di persone. La Carta di Parigi è stata firmata da numerosi cittadini palermitani e adesso proseguirà il suo viaggio in tutte le più importanti città italiane. Nelle stesse giornate è anche partito il progetto Amazzone, ideato da due pazienti palermitane operate di cancro al seno (Anna Barbera e Lina Prosa). Il progetto si ispira al rito delle Amazzoni, le donne guerriere che si mutilavano per non essere impedite nell’uso dell’arco e poter combattere con efficacia il nemico. Una metafora che può rappresentare il ruolo della donna nella lotta contro il cancro, una guerra aperta su più fronti non solo verso la malattia, ma verso i tanti condizionamenti mentali, ambientali e culturali. Il progetto giunto alla sua terza edizione, vede quest’anno la collaborazione del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. Infine, sempre nelle giornate internazionali, è stato conferito al professor Gianni Bonadonna, presidente del Comitato studi clinici all’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, il premio Amazzone d’oro della città di Palermo, per il suo impegno nella cura del carcinoma mammario.

Un nuovo farmaco per rallentare il tumore al seno
Una nuova molecola, il letrozolo, può tenere sotto controllo il tumore al seno nelle donne in menopausa e prolungare la loro vita. L’importante annuncio è avvenuto al XXV Congresso della Società Europea di Oncologia, che si è tenuto ad Amburgo l’ottobre scorso. La nuova pillola (prodotta dalla casa farmaceutica Novartis), passata dal Servizio Sanitario Nazionale, è stata sperimentata su 1200 donne colpite da carcinoma mammario, in 30 paesi (Italia compresa). Il letrozolo è in grado di controllare la malattia in fase avanzata e le metastasi, soprattutto quelle alle ossa e ai linfonodi. La sua efficacia è superiore a quella del tamoxifene, un farmaco ormai in uso da diversi anni, che ha rappresentato una pietra miliare nella cura del tumore alla mammella ed ha salvato la vita a migliaia di donne. Il nuovo farmaco, che si prende per bocca, è più tollerato e comporta minori effetti collaterali, quali per esempio il rischio di tumore all’utero che è legato alla somministrazione del tamoxifene. “Il letrozolo” spiega il professor Francesco Cognetti, presidente della Società Italiana di oncologia medica (Siom) “funziona inibendo un enzima, l’aromatasi, che trasforma gli androgeni in estrogeni, ormoni che favoriscono la crescita del tumore. Ecco perché il suo impiego è indicato nelle donne che hanno già raggiunto la menopausa e non producono più gli estrogeni. Ed è una conquista importante dal momento che il tumore al seno colpisce soprattutto questa categoria di donne”. Ogni anno si verificano in Italia circa 30 mila nuovi casi di carcinoma mammario, di cui 11 mila mortali. Il numero dei casi è aumentato soprattutto nei paesi industrializzati. Ai tradizionali fattori di rischio come l’avanzamento dell’età, la familiarità, la menopausa precoce, il ridotto numero di gravidanze, si è aggiunto un fattore nuovo: il sovrappeso e l’obesità, legati ad un aumento di produzione degli estrogeni. Altri fattori di rischio sono l'alcoolismo, l’eccessivo uso di estrogeni, le radiazioni. La diffusione del tumore alla mammella cresce col crescere dell’età: in Italia è del 5% nelle donne che hanno meno di 40 anni, del 25% in quelle che hanno superato questa età. Un’altra differenza si verifica nelle regioni: secondo i dati del registro tumori di Latina e Ragusa il cancro al seno colpisce rispettivamente 52 e 68 donne ogni 100 mila casi, a Torino l’incidenza sale a 92 casi, a Genova 95 fino a sfiorare i 100 casi di Varese. È sempre bene ricordare alcune regole base per combattere al meglio la battaglia contro il tumore al seno.
- Evitare la sedentarietà, anche l’attività fisica può aiutare le donne a combattere le neoplasie
- A tavola è meglio preferire un bel piatto di pesce e una porzione di verdura. Limitare il consumo di vino e di pastasciutta.
- Quando alla palpazione si avverte un piccolo nodulo al seno bisogna fare subito un esame mammografico. Infatti se il tumore nascente è ancora piccolo (inferiore al centimetro), il chirurgo lo asporterà facilmente senza gravi conseguenze.

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