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La pelle e le sue patologie

Stefania Bortolotti, N. 5 maggio 2015

Guarda al futuro il supporto che LEO Pharma, leader in Dermatologia a livello mondiale ha offerto – per il terzo anno consecutivo – ad una iniziativa rivolta ai giovani specializzandi in Dermatologia: il XV Corso di aggiornamento sulle “ Malattie Infiammatorie della Cute ” organizzato dalla SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) che si è svolto a Viareggio lo scorso marzo. L’iniziativa mirava a consolidare il ruolo del dermatologo, interlocutore primario a cui rivolgersi al primo comparire dei sintomi di malattie cutanee, e poter accedere così a terapie efficaci in grado di migliorare la qualità di vita, evitando, nel caso di patologie tumorali in fase precoce come la cheratosi attinica, l’evoluzione in un carcinoma invasivo.

Sottolineaa Paolo Cionini, General Manager di LEO Pharma Italia. « Lavorare al fianco dei giovani dermatologi e contribuire alla loro formazione significa per noi porre le basi per un futuro di collaborazione costante e continuativa che vede, al primo posto, sempre il benessere dei pazienti e che ci permette di realizzare con passione progetti innovativi, che possano mettere a loro disposizione i migliori trattamenti per la cura delle patologie della pelle».

Va ricordato che la cheratosi attinica è una patologia poco conosciuta, ma pericolosa. Si tratta di una lesione neoplastica epiteliale cutanea che si sviluppa spontaneamente come conseguenza di un’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (UV): la sua insorgenza è quindi correlata all’effetto cumulativo dell’esposizione non protetta ai raggi solari o ad altre fonti UV, come i lettini abbronzanti e all’avanzare dell’età. Le lesioni possono evolvere in carcinoma squamocellulare invasivo e per questo motivo devono sempre essere diagnosticate e trattate precocemente. La diagnosi tempestiva, infatti, permette di instaurare un’adeguata terapia che oggi può avvalersi di diverse opzioni: la strategia ottimale consiste nel curare non solo la lesione, ma anche la cute foto danneggiata circostante, il cosiddetto campo di cancerizzazione.

« La terapia della cheratosi attinica può essere o diretta alla singola lesione, attraverso la distruzione selettiva con terapie fisiche (crioterapia, elettrochirurgia), o diretta al “ campo di cancerizzazione ”, bonificando, in un’area di alcuni centimetri, non solo le lesioni superficiali visibili, ma anche le lesioni subcliniche circostanti – afferma Stefano Cavicchini, Professore a contratto della Scuola di Specializzazione in Dermatologia dell’Università degli Studi di Milano – negli ultimi anni sono stati messi in commercio alcuni farmaci utili proprio a questo scopo che, in aggiunta alle terapie classiche, rispondono efficacemente alle specifiche necessità dei vari tipi di pazienti. In particolar modo, l’ingenolo mebutato, ultimo in ordine di tempo e con un innovativo meccanismo d’azione, coniuga l’elevata efficacia terapeutica con la brevità del trattamento, circa 2-3 giorni, garantendo così una miglior aderenza alla terapia da parte del paziente. Questi elementi, la durata del trattamento e l’efficacia clinica, unitamente alla rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale, differenziano l’ingenolo mebutato dalle altre terapie topiche, venendo incontro alle esigenze dei clinici e dei pazienti».

La cheratosi attinica
La Cheratosi attinica é una lesione neoplastica epiteliale cutanea che si sviluppa spontaneamente come conseguenza di un’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (UV): la sua insorgenza è quindi correlata, più che all’avanzare dell’età, all’effetto cumulativo dell’esposizione ai raggi solari o ad altre fonti UV come i lettini abbronzanti. Le lesioni possono evolvere in carcinoma squamocellulare invasivo. Per questo motivo esse vanno diagnosticate e trattate precocemente.

Intervista a: Stefano Cavicchini
Professore a contratto Scuola di specializzazione in dermatologia, Università degli studi di Milano – e-mail: scavicchini@msn.com

Focus sulle patologie della pelle: la cheratosi attinica

Professore, che cos’è la cheratosi attinica e quali sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia?
«Le cheratosi attiniche sono neoformazioni cutanee frequentemente osservate negli adulti e indotte dalla foto-esposizione intensa e prolungata. Come già indica il nome si tratta di lesioni dipendenti dal danno cutaneo indotto da fonti di raggi ultravioletti (UV) naturali o artificiali. Le lesioni insorgono di solito sulle zone più esposte alla luce: volto, cuoio capelluto nei calvi, parte superiore del tronco, dorso, mani e avambraccia; esse sono uno dei segni dell’invecchiamento cutaneo foto-indotto. La loro presenza è anche considerata un marker di rischio per i tumori cutanei in genere.
I principali fattori di rischio per lo sviluppo delle cheratosi attiniche sono le esposizioni solari cumulative non protette per motivi professionali o ricreazionali, specialmente in soggetti con pelle e occhi chiari, capelli biondi o rossi e di sesso maschile. Un’altra categoria a rischio è rappresentata dai pazienti in terapia immunosoppressiva a causa della riduzione farmacoindotta nei riguardi della sorveglianza immunologica rispetto all’insorgenza di tumori».

La cheratosi attinica può essere considerata una lesione tumorale?
«Attualmente la cheratosi attinica viene considerata un carcinoma cutaneo in situ. Con tale termine si indica una forma di carcinoma potenzialmente invasivo limitato allo strato superficiale dell’epidermide. L’evoluzione di una cheratosi attinica può comunque seguire tre diverse strade: scomparsa spontanea apparente, persistenza senza progressione, progressione a carcinoma squamo-cellulare invasivo. Nessun criterio clinico, istologico o biologico, può ad oggi predire con certezza il destino di una determinata lesione da cheratosi attinica, sebbene alcune lesioni possano avere un aspetto morfologico particolarmente sospetto. Quindi alla luce di quanto sopra, tutte le cheratosi attiniche devono essere trattate tempestivamente e in maniera appropriata con le terapie più efficaci oggi a disposizione».

Come si manifesta la cheratosi attinica e quali sono le stime di incidenza e prevalenza nel mondo e in Italia?
«La cheratosi attinica si presenta come una neoformazione in forma di chiazza con vari gradi di arrossamento (eritema), ricoperta da squame e croste di diverso spessore; le chiazze possono essere da quasi inapparenti a palpabili e polistratificate. Le dimensioni variano da pochi millimetri a 1-2 cm. di diametro. Esistono delle varianti più rare con morfologia analoga, ma di colore marrone in varie sfumature e altre con forma a corno di colore bianco-giallastro, aderenti alla superficie cutanea.
Le forme iniziali spesso sono piccole chiazze eritematose poco apparenti, maruvide che causano bruciore o modesto dolore al tatto. L’evidenza di una lesione squamo-crostacea bianco-giallastra ispessita, aderente, le dimensioni superiori al centimetro, l’ulcerazione o l’indurimento alla palpazione, il sanguinamento e la crescita rapida, devono far sospettare un comportamento invasivo.
La prevalenza della cheratosi attinica è in aumento in Europa e varia dal 15% al 34% nella popolazione maschile e dal 6 al 18% nella popolazione femminile, rispettivamente all’età di 40 e 70 anni. Sono state descritte punte fino al 60% negli over 60 con pelle sensibile che vivono nell’emisfero meridionale. Tra i 60 e i 69 anni si ritiene che fino all’ 83% della popolazione abbia almeno una cheratosi attinica, con un trend di lesioni multiple legato all’età. Questi dati indicano come la cheratosi solare sia il carcinoma in situ più frequente nell’uomo. In Italia si stima un numero minore di casi, l’ 1,4% negli over 45 e il 3% negli over 74 anni, ma questo dato, di circa 10 anni fa, soffre di carenze metodologiche nella raccolta dei dati ed è probabilmente sottostimato. In conclusione possiamo affermare che l’incidenza della cheratosi attinica nel mondo è di circa l’ 1% della popolazione generale».

Professore, quali sono i nuovi trattamenti disponibili per la cheratosi attinica?
«La terapia della cheratosi attinica può essere o diretta alla singola lesione, attraverso la distruzione selettiva con terapie fisiche (crioterapia, elettrochirurgia), o diretta al “campo di cancerizzazione”, bonificando, in un’area di alcuni centimetri, non solo le lesioni superficiali visibili, ma anche le lesioni subcliniche circostanti. Negli ultimi anni sono stati messi in commercio alcuni farmaci utili proprio a questo scopo (terapia fotodinamica con metil aminolevulinato, imiquimod, ingenolo mebutato) che, in aggiunta alle terapie classiche, rispondono efficacemente alle specifiche necessità dei vari tipi di pazienti. In particolar modo, l’ingenolo mebutato, ultimo in ordine di tempo e con un innovativo meccanismo d’azione, coniuga l’elevata efficacia terapeutica con la brevità del trattamento (2-3 giorni), garantendo così una miglior aderenza alla terapia da parte del paziente. Questi elementi (durata del trattamento ed efficacia clinica) differenziano l’ingenolo mebutato dalle altre terapie topiche, venendo incontro alle esigenze dei clinici e dei pazienti. Alla luce delle caratteristiche evidenziate e dell’innovatività farmacologica del trattamento, l’ingenolo mebutato ha ottenuto, unica tra le terapie topiche, la rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale».

Le patologie della pelle sono molto diffuse
Qualche esempio? L’acne colpisce circa il 90% dei giovani; la psoriasi, invece, interessa il 3% della popolazione mondiale, 125 milioni di pazienti in tutto il mondo, di cui oltre 2,5 milioni solo in Italia; la cheratosi attinica, una lesione di tipo neoplastico allo stadio iniziale, colpisce l’ 1,4% della popolazione italiana sopra i 45 anni di età, ed è spesso misconosciuta e sotto diagnosticata.

L’ingenolo mebutato per uso topico
Rappresenta una nuova opzione farmacologica mirata al campo ed è indicato per il trattamento della cheratosi attinica non-ipercheratosica e non-ipertrofica negli adulti. L’ingenolo mebutato si differenzia da tutte le terapie attualmente disponibili mirate al campo in quanto ha una posologia molto più concentrata che prevede un’unica applicazione quotidiana sull’area interessata per tre giorni consecutivi (nel caso di cheratosi attinica sul viso e sul cuoio capelluto) o per due giorni consecutivi (nel caso della cheratosi attinica su tronco ed estremità). Questa nuova opzione terapeutica è ricavata dalla linfa della Euphorbia peplus (euforbia minore), pianta utilizzata da tempo per le malattie della pelle e per i tumori non-melanoma. Gli studi preclinici hanno dimostrato che l’efficacia dell’ingenolo mebutato è basata su un duplice meccanismo d’azione: ad alta concentrazione induce rapida distruzione cellulare locale degli strati più esterni dell’epidermide (rigonfiamento dei mitocondri e perdita dell’integrità della membrana cellulare), a bassa concentrazione attiva una risposta infiammatoria che richiama neutrofili e cellule immunocompetenti, processo mediato dalla proteina chinasi (PKC), enzima coinvolto nella modulazione delle risposte immunitarie.

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