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Il metodo Ferri

Minnie Luongo, N. 11 novembre 2014

Diciamo la verità: quando un amico ci ha detto che una signora (quasi una zia, per lui) aveva “inventato” un metodo per recuperare la parola dopo una laringectomia totale, ci abbiamo creduto sì e no. Oddio, la fonte (il nostro amico) è persona più che attendibile e affidabile, ma essendoci occupati spesso per Prevenzione Tumori di tumori alla laringe, la cosa ci sembrava pressoché impossibile. Pertanto, abbiamo voluto fare la parte di San Tommaso e verificare la notizia con tutto lo scrupolo possibile.

Il contatto con la Signora Ferri
Prendendo il toro per le corna abbiamo deciso di chiamare direttamente Emma Rita Ferri, temendo, tuttavia, che al telefono risultasse pressoché impossibile farsi raccontare la sua esperienza. Le nostre paure avevano origine dalla consapevolezza che per una persona che ha subito l’asportazione della laringe è molto arduo farsi comprendere in pieno. Soprattutto da noi, dotati di un telefonino che spesso perde qualche tacca. Per non dire di quando cade del tutto la linea. Ma ormai la curiosità superava i vari timori ed eravamo decisi a saperne di più sulla signora Ferri, 69 anni, due figlie e quattro nipoti. Pertanto, formiamo il numero: dall’altra parte ci risponde una voce non cristallina, certo, ma estremamente chiara e – ciò che ci colpisce subito – priva del caratteristico “rantolo” che hanno le persone operate di cancro alla laringe, dopo la consueta riabilitazione. Emma Rita è una chiacchierona: questa la prima sorpresa. La seconda: non si stanca assolutamente di parlare ( “guai se non parlo; ho sempre dovuto parlare tanto nella mia attività, quando commerciavo in tessuti di alta moda e, anche nella vita quotidiana, ho bisogno di dire continuamente la mia” ).

Un disagio che viene da lontano
Prima di entrare nel merito del “metodo Ferri”, Emma Rita premette qualcosa che sembra incredibile, considerato il tipo di tumore che l’ha colpita. «Avevo circa otto anni – ci confida – e mi rifiutavo di andare dal giornalaio a comprare il quotidiano per la mia famiglia». Il motivo? L’edicolante aveva una voce che mi metteva paura e mi turbava a dir poco. Forse sarebbe stato sufficiente che mia mamma mi spiegasse il motivo di quella strana voce, ma allora non era consuetudine parlare chiaro ai bambini.
Sta di fatto che io trovavo orribile quel suono emesso dal giornalaio e da allora si sviluppò in me una sorta di vera e propria repulsione per chiunque era costretto a parlare con quel tipo di voce. Per quegli strani scherzi del destino che si verificano nella vita reale, «toccò sempre a me, da sola per cinque interminabili giorni, nel 1972 (quattro anni dopo il matrimonio) assistere mio suocero in ospedale, appena laringectomizzato. Un’esperienza spiazzante, tanto che scrissi una sorta di lettera a mio marito dicendogli che, se solo avessi previsto di dover affrontare nella mia vita una simile esperienza, non l’avrei sposato…».
Tutta questa premessa è indispensabile per capire, o almeno tentare di farlo, il disagio che creò in Emma Rita la diagnosi, nel 1999, di un cancro alla laringe. «Proprio a me! Era capitato che ogni tanto, inspiegabilmente, mi andasse via la voce. Da qui la visita dal medico e il terribile responso. Nel gennaio 2000 l’intervento, cui seguì la radioterapia».

La disperazione
La Signora Ferri sapeva bene ciò che l’aspettava. E il sentirsi ripetere “vedrai che ce la farai” non la consolava affatto. Anzi. Le procurava una disperazione crescente perché «mi resi conto che mi mancava l’anima, non la voce. Mi sentivo un contenitore vuoto, poichè avevo sempre ritenuto che “la voce era me”. Affidarsi alle persone laringectomizzate, poi, non mi aiutava granché, ma mi abbatteva maggiormente. È spiacevole da dire, ma nessuno poteva immaginare quale fosse la sofferenza che provavo. E non volevo neppure frequentare lezioni dai logopedisti (oltretutto, in quel momento all’Ospedale di Merate mancavano queste figure professionali). Tendevo ad isolarmi da tutti, con la preoccupazione inevitabile dei miei familiari, alla ricerca di una “mia” soluzione. Perché avevo bisogno come non mai di parlare».

Il verso del piccione
Fu durante queste lunghe passeggiate, per lo più all’interno di parchi e lontano da altre persone, che Emma Rita emise per caso un suono particolare. «Mi ricordò il verso del piccione quando tuba. Difficile, quasi impossibile, era riprodurlo. Dopo una serie lunghissima di tentativi, riuscii a ritrovarlo. All’interno di questo suono, nello spazio di un solo mese, riuscii a pronunciare le vocali e, subito dopo, le prime paroline». La signora Ferri non voleva però avere a che fare con i pazienti. Non era egoismo, ma era sempre quella sorta di avversione che, nonostante l’esperienza personale, continuava a provare per chi parlava col rantolo. Ma, ancora una volta, il destino decise per lei. «La mia “maestra”, Silvana (operata come me), che insegnava a parlare ai laringectomizzati nella sede di Merate, mi fece promettere di continuare il suo insegnamento. Io lo promisi, ma solo in sua sostituzione. Purtroppo nel marzo del 2003 Silvana venne a mancare e pazienti e familiari (mogli in testa) mi chiesero di non abbandonarli». Questo rappresentò il momento della svolta. «Ora me li abbraccio e me li coccolo i miei malati, e li seguo con un animo che mai mi sarei aspettata. Sono loro che aiutano me, non il contrario». Il “verso del piccione” è diventato scientificamente il “Metodo della pompa velo-faringea” – altrimenti detto “Metodo Ferri”. Con i suoi corsi la signora Emma Rita insegna l’apprendimento di una pompa ciclica iniettivo-eiettiva, che permette di automatizzare il processo d’immissione d’aria e d’emissione sonora, mantenere elastiche le strutture muscolari e la mucosa anche durante e dopo le terapie radianti. Ottenere un maggior controllo del flusso aereo – esofageo durante l’emissione sonora e della qualità risonanziale della voce. Altro elemento importante è una diversa concezione della concordanza tra respirazione ed emissione sonora. Oltre alla ricerca di un buon controllo del vocal tract, per la qualità del suono, per la pronuncia e per la gestione della riserva aerea. «Io insegno a parlare con la gola – sottolinea l’ideatrice del metodo – tenendo fermo il diaframma».

Un metodo riconosciuto a livello mondiale
Il Metodo Ferri ha ormai varcato i confini d’Italia e ottenuto riconoscimenti mondiali. Messo a punto a Merate, per il recupero della parola nei pazienti che hanno subito una laringectomia totale, è tra le eccellenze che danno maggior lustro all’Azienda ospedaliera della Provincia di Lecco nei simposi medici mondiali. In Italia, paradossalmente, è ancora troppo poco conosciuto, nonostante il Corso internazionale teorico-pratico di Fonochirurgia e Terapia Logopedica – promosso dal Centro di Fonochirurgia italiano di Cesena lo scorso anno – al quale hanno partecipato, oltre a Emma Rita Ferri, ideatrice del metodo, il dottor Nico Paolo Paolillo, medico foniatra della struttura di Otorinolaringoiatria del Mandic cui si deve il percorso che ha portato all’approfondimento, al perfezionamento e alla validazione scientifica del Metodo.
Autorevoli esponenti del mondo scientifico foniatrico e logopedico mondiale hanno pubblicamente manifestato consenso e ammirazione per il lavoro svolto all’ospedale di Merate dal dottor Paolillo e dalla signora Ferri. Alcuni di loro, come la professoressa Mara Behlau (che opera all’Università di San Paolo in Brasile, secondo Paese al mondo per numero di laringectomizzati), il professor Andrea Ricci Maccarini (responsabile del Centro della Voce di Cesena) e il professor Peak Woo (laringologo e fonochirurgo di New York) hanno reso pubblici gli ottimi risultati ottenuti applicando il metodo meratese sui loro pazienti e, soprattutto, su quelli che precedentemente non avevano ottenuto alcun beneficio con i metodi riabilitativi classici.
«Al 29° Congresso Mondiale Ialp (International Association of Logopedics and Phoniatrics) svoltosi a Torino, Mara Behlau ha dichiarato che mai avrebbe pensato, a questo punto della sua vita professionale, di poter venire a conoscenza di una novità così valida e importante – ci dice soddisfatta la signora Ferri -. Inoltre, ci è stato chiesto di preparare una pubblicazione da tradurre in altre lingue, così da consentire la diffusione e l’applicazione del Metodo in tutto il mondo». il prossimo importante traguardo è l’invito a presentare il Metodo al Congresso Internazionale di Foniatria e Logopedia che si terrà a Rio De Janeiro nel 2015.
Mentre, per restare nei confini di casa nostra, sul tavolo inoltre c’è una proposta di insegnamento del Metodo presso il Corso di Laurea in Logopedia dell’Università degli Studi di Milano.
Ultima novità: è appena stata fondata l’Associazione “New Voice” dove Emma Rita ricopre la qualifica di Riabilitatrice alla Parola dei Pazienti Laringectomizzati.

Il recupero della parola
Nel corso teorico-pratico della signora Ferri il recupero della parola dopo laringectomia totale è uno degli obiettivi più importanti nella riabilitazione dei pazienti sottoposti a questa grave mutilazione. Le funzioni perse o modificate sono varie: la funzione sfinterica, olfatto e gusto, respirazione nasale e orale e, soprattutto, la voce e la parola. Le modalità di recupero vocale sono varie e forse la più fisiologica e completa è quella cosiddetta “erigmofonica”. Nella riabilitazione è essenziale l’intervento dei maestri rieducatori, supportati da logopedisti e foniatri, che dovrebbero seguire precisi protocolli riabilitativi, finalizzati a facilitare l’apprendimento ed il miglioramento di una buona tecnica.

Il metodo della pompa velo-faringea

  • Le caratteristiche di una buona voce esofagea sono: assenza di rumore durante il rifornimento d’aria in esofago, assenza di soffio d’aria dal tracheostoma, assenza di prolungati intervalli di tempo tra rifornimento d’aria e produzione di voce, intensità sonora e tempo fonatorio adeguati, eloquio fluente senza interruzioni evidenti, timbro vocale gradevole e costante, buona pronuncia, ritmo adeguato, espressività, modulazione, assenza di fatica.
  • Diverse sono le tecniche utilizzate per ottenere una voce esofagea. Scopo dei “corsi Ferri” : far conoscere, attraverso video, endoscopie, studi radiologici, analisi elettroacustiche, un nuovo metodo didattico, volto a ottenere tutti i requisiti prima elencati, chiamato “metodo della pompa velo-faringea”. Nel video vengono illustrate le basi anatomo-fisiologiche e i diversi step attraverso i quali sviluppare lo specifico iter riabilitativo.
  • Uno dei punti cardine è l’apprendimento di una pompa ciclica iniettivo-eiettiva, che permette di automatizzare il processo d’immissione d’aria e d’emissione sonora, inoltre mantenere elastiche le strutture muscolari e la mucosa anche durante e dopo le terapie radianti, ed infine ottenere un maggior controllo del flusso aereo esofageo durante l’emissione sonora e della qualità risonanziale della voce. Altro elemento importante è una diversa concezione della concordanza tra respirazione ed emissione sonora. Oltre alla ricerca di un buon controllo del vocal tract, per la qualità del suono, per la pronuncia e per la gestione della riserva aerea.

In sintesi
Nonostante abbia ottenuto riscontri e unanime consenso da parte della comunità scientifica nazionale e internazionale, quello che un tempo veniva chiamato con il nome empirico di «Verso del piccione» e che oggi, grazie alla validazione scientifica, è stato battezzato con il titolo scientifico di «Metodo della Pompa Velo-Faringea» è tra le eccellenze del Mandic da noi meno conosciute. E oggi il Metodo messo a punto a Merate per il recupero della parola nei pazienti che hanno subito una laringectomia totale è tra le eccellenze che danno maggior lustro all’Azienda ospedaliera della Provincia di Lecco nei simposi medici mondiali. Il Corso internazionale teorico-pratico di Fonochirurgia e Terapia Logopedica promosso dal Centro di Fonochirurgia italiano di Cesena – al quale sono stati invitati lo scorso anno Emma Rita Ferri, ideatrice del metodo, e il dottor Nico Paolo Paolillo, medico foniatra della struttura di Otorinolaringoiatria del Mandic cui si deve il percorso che ha portato all’approfondimento, al perfezionamento e alla validazione scientifica del Metodo – è solo uno di una lunga serie di convegni, nell’ambito dei quali il metodo viene presentato come la punta di diamante di una ricerca che nel settore era ferma addirittura dagli anni Settanta.

Indirizzi utili
OSPEDALE SAN LEOPOLDO MANDIC – MERATE
Largo Leopoldo Mandic, 1 23807 Merate (LC)
Tel. +39 039.59161 / 039.599683

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