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Da Barcellona le news sul GIST

Minnie Luongo, N. 10 ottobre 2014

I congressi diventano sempre più spesso occasione per presentare, assieme ai necessari aggiornamenti, notizie positive che portano una ventata di giustificato ottimismo per i pazienti. Un esempio è la sedicesima edizione del “ World Congress on Gastrointestinal Cancer ”. In particolare si è discusso di un tumore poco conosciuto, il GIST.

I tumori stromali gastrointestinali
I GIST fanno parte dei cosiddetti “ sarcomi dei tessuti molli ”, un gruppo di tumori che si origina in tessuti come muscoli, tessuto connettivo, vasi sanguigni o linfatici, nervi, legamenti e tessuto adiposo. Fino agli anni Novanta, i GIST erano classificati come leiomiomi o leiomiosarcomi, mentre ora, grazie anche ai progressi della medicina e della biologia molecolare, hanno assunto una identità distinta da quella di altri tumori. Anche se in linea teorica i tumori stromali gastrointestinali possono svilupparsi in tutto il tratto gastrointestinale, in circa 6 casi su 10 colpiscono lo stomaco, mentre sono meno comuni in altre aree come l’intestino tenue (poco più del 25% ), il duodeno ( 5% circa), il colon e il retto (sempre 5% ) e l’esofago ( 1% ). Solo in rari casi i GIST si sviluppano all’esterno del tratto gastrointestinale, ma comunque sempre nell’addome. Da ricordare, infine, che non tutti i GIST sono maligni: esistono infatti anche le forme benigne che non si diffondono in altre aree dell’organismo.

Chi è a rischio
L’età è uno dei fattori di rischio riconosciuti per i GIST, poichè questi tumori si presentano più frequentemente dopo i 50 anni e, solo raramente, prima dei 40. Anche se nella maggioranza dei casi si tratta di tumori sporadici – che insorgono cioè senza alcuna trasmissione ereditaria all’interno delle famiglie – esistono alcune sindromi genetiche che possono aumentare il rischio di sviluppare un GIST. Per esempio, le persone colpite da neurofibromatosi di tipo 1, una malattia che può anche essere trasmessa dai genitori ai figli ed è caratterizzata da un difetto nel gene NF1, sono più a rischio di GIST (e di altri tipi di tumore), così come quelle affette dalla sindrome di Carney-Stratakis.
Nella maggior parte dei GIST (oltre il 90% ) è presente una mutazione nel gene c-kit, responsabile della crescita e della proliferazione delle cellule, sempre attivo in molti dei tumori stromali gastrointestinali, mentre nel 5-10% dei GIST non ereditari si osserva una mutazione nel gene che codifica per la proteina PDGFRA.

Sintomi e diagnosi
Dal momento che per questo tumore raro non sono stati identificati fattori di rischio modificabili, legati a stile di vita o ambiente, non è possibile stabilire un’efficace strategia di prevenzione. Ecco perché è bene prestare particolare attenzione ai sintomi. Anche se, nelle sue fasi iniziali, il tumore stromale gastrointestinale può essere completamente asintomatico e succede a volte che venga scoperto in modo del tutto casuale nel corso di esami eseguiti per altre ragioni. Nelle fasi più avanzate, invece, è possibile che si manifestino alcuni sintomi tipici, soprattutto il sanguinamento. Può succedere, quindi, di vedere sangue che fuoriesce dalla bocca (nel vomito) o dall’ano, mentre in altri casi il sanguinamento è minimo e non visibile, ma può dare origine nel tempo ad anemia e di conseguenza a un senso di spossatezza piuttosto serio. Altri sintomi caratteristici dei GIST sono: dolore o disturbi all’addome, presenza di una massa addominale, vomito e nausea, senso di sazietà precoce, perdita di appetito e di peso e spossatezza. La presenza di questi sintomi può essere legata a molte altre cause diverse dal GIST – che è una malattia rara – e per questo motivo è sempre necessario rivolgersi al medico per chiarire ogni dubbio.

Se si notano sintomi sospetti, il primo passo è rivolgersi al proprio medico di base o allo specialista, che saranno in grado di valutare la storia medica personale e familiare. Dopo un primo incontro, il medico potrà decidere se prescrivere ulteriori esami di approfondimento che, nel caso di sospetto GIST, sono soprattutto esami di diagnostica per immagini. Si può procedere con tomografia computerizzata (TC), risonanza magnetica, tomografia a emissione di positroni (PET), endoscopia e raggi X con bario. Una volta individuata un’area sospetta, si deve necessariamente procedere con la biopsia: l’asportazione di una piccola porzione di tessuto che viene poi analizzata al microscopio. Già la forma delle cellule osservate al microscopio è utile per arrivare alla diagnosi, ma si procede sempre anche con analisi più approfondite a livello molecolare, per verificare, per esempio, che sia espressa la proteina KIT, presente in quasi tutti i GIST, ma non negli altri tumori del tratto gastrointestinale, eccetto qualche piccola eccezione.

Le cure
La scelta del trattamento più adatto in caso di GIST dipende da diversi fattori legati alla malattia, come per esempio la dimensione del tumore e la sua sede di origine, ma anche dalle condizioni generali del paziente. La chemioterapia classica e la radioterapia non sono molto efficaci in questo tipo di tumore e, pertanto, non sono utilizzate come trattamenti standard. La radioterapia può al limite essere utile nel caso di GIST localizzati al retto, ma non è comunque l’opzione di prima scelta. Nella maggior parte dei casi, il trattamento iniziale è rappresentato dalla chirurgia, che permette di asportare e curare definitivamente la malattia localizzata ed è utile per rimuovere masse che si sono diffuse in altri organi (metastasi). Se la malattia è già diffusa e non risulta asportabile con il bisturi, si ha a disposizione “ imatinib”, una molecola che ha come bersaglio la proteina KIT e la proteina PDGFRA, entrambe appartenenti alla famiglia delle cosiddette tirosin-chinasi e presenti nella maggior parte dei GIST. Dal 2006 è stato approvato in Europa anche un altro farmaco – “sunitinib” – per il trattamento dei GIST nelle persone che non possono assumere o che sono diventate resistenti a imatinib. Come imatinib, anche sunitinib ha come bersaglio le tirosin-chinasi (per esempio KIT) e ha proprietà anti-angiogeniche, cioè è in grado di bloccare la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) che potrebbero alimentare il tumore.

Regorafenib
Nel Congresso di Barcellona è stato dato molto spazio al regorafenib, che ha dimostrato di aumentare la sopravvivenza complessiva dei pazienti con carcinoma metastatico colonrettale. Stivarga (nome commerciale del farmaco) è un multi – inibitore della chinasi, che blocca alcuni enzimi che promuovono la crescita del cancro. Ha sottolineato il professor Fortunato Ciardiello della Seconda Università di Napoli: «Per il GIST in fase metastatatica questo farmaco è stato ampiamente approvato. In particolare, nel 2013 se n’è avuta approvazione negli Usa, in Giappone, in quasi tutta l’America Latina. È “ raccomandato ” dalla Commissione Europea, e ne aspettiamo l’autorizzazione, anche in Europa, entro brevissimo». Per quanto riguarda la rimborsabilità dal Servizio Sanitario Nazionale, essa è ancora lontana (al contrario degli Usa, dove è una realtà).

  • Il farmaco Regorafenib è efficace per la cura del carcinoma metastatico al Colon Retto (mCRC) e per i GIST resistenti a Imatinib e Sunitinib, le due terapie approvate sinora per il suo trattamento. Lo ha dimostrato lo studio clinico di fase III GRID, i cui risultati sono stati presentati all’ASCO 2012 (American Society of Clinical Oncology)
  • La Food and Drug Administration americana ha approvato Regorafenib per il trattamento dei pazienti affetti da Carcinoma del Colon Retto nel settembre 2012, e per il trattamento in terza linea terapeutica dei GIST nel febbraio 2013
  • L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha autorizzato il 26 agosto 2013 l’immissione in commercio di Regorafenib per il trattamento del Carcinoma del Colon Retto (mentre ciò non è ancora avvenuto per il GIST).

Per quanto riguarda il GIST, Ciardiello ha poi evidenziato che: «la sua incidenza, approssimativa, è di 15 casi ogni milione di adulti; esso costituisce la più comune forma di sarcoma; circa il 50% di pazienti con GIST si presenta con patologie metastatiche».

Ovviamente, anche questo farmaco ha registrato alcuni effetti collaterali. Quelli più comuni: debolezza e affaticamento, sindrome mano-piede (chiamato anche eritrodisestesia palmo-plantare), diarrea, perdita di appetito, pressione alta, ulcere della bocca, infezioni, variazioni di volume della voce o della qualità, dolore, perdita di peso, mal di stomaco, eruzioni cutanee, febbre e nausea. Effetti indesiderati graviche si sono verificati in meno di 1% dei pazientisono stati: danni al fegato, emorragie gravi, vesciche e desquamazione della pelle, altissime pressioni del sangue. Resta il fatto indiscusso che la sopravvivenza, sia pure di alcuni mesi, si è allungata per i pazienti con GIST metastatico. Il primo passo verso nuovi successi terapeutici.

Identikit del GIST
Proprio sul sito della Onlus A.I.G. troviamo una definizione oltremodo chiara ed esauriente del GIST. I tumori stromali gastrointestinali – indicati con la sigla GIST (dall’inglese “ GastroIntestinal Stromal Tumors ”) – sono neoplasie rare che si possono sviluppare in tutti gli organi del tratto gastrointestinale, dall’esofago fino al retto. Sono molti i tumori che possono insorgere in questi organi, ma i GIST hanno la particolarità di prendere il via da un tipo particolare di cellule, progenitrici delle cellule interstiziali di Cajal. Queste sono a volte chiamate “pacemaker del tratto gastrointestinale” in quanto presenti nelle pareti di tali organi, e sono responsabili della motilità intestinale: in pratica, segnalano all’intestino quando contrarsi per muovere il cibo e i fluidi che ingeriamo, coordinando le contrazioni automatiche delle pareti.
Considerati tumori rari, i GIST registrano in Italia circa 1-1,5 casi ogni 100.000 persone, ossia 700-900 nuovi tumori ogni anno, che – in un caso su tre – vengono purtroppo diagnosticati quando sono già diffusi in altri organi. La malattia è leggermente più frequente negli uomini che nelle donne e si presenta in genere nella fascia di età compresa tra i 55 e i 70 anni, anche se esistono rari casi in cui può colpire bambini e ragazzi (GIST infantile).

Un’Associazione contro il GIST
Non tutti lo sanno, ma nel nostro Paese dal 2006 c’è un’Associazione non profit – A.I.G. Associazione italiana GIST Onlus – che si batte per far conoscere il Gist e i modi per contrastarlo. L’Associazione, con sede a Milano, è un’organizzazione nata dal contributo volontario dei malati di questo tumore, dei loro familiari e amici, nonché di tutti coloro che hanno a cuore la salute di chi sta affrontando un importante percorso terapeutico. Sul sito dell’Associazione si legge che l’azienda farmaceutica Bayer (produttrice di Regorafenib), ha avviato un programma MAP (Managed Access Program) per consentire ai pazienti con GIST, bisognosi della cura, un accesso anticipato alla terapia, in attesa delle autorizzazioni di legge, fornendo il farmaco gratuitamente alle aziende ospedaliere. Per sapere quali sono i Centri di cura nel nostro Paese che hanno in trattamento pazienti con GIST e sono interessati ad accedere al farmaco nell’ambito di questo programma e come farne richiesta, cliccare sul sito: www.gistonline.it

Un congresso centrato sui tumori gastrointestinali
È ormai arrivato alla sua sedicesima edizione il “ World Congress on Gastrointestinal Cancer ”. Prevenzione Tumori non poteva mancare, soprattutto perché si affrontava – fra i tanti temi – tutti gli ultimi dati e aggiornamenti relativi al tumore chiamato Gist, con più interventi del professor Fortunato Ciardiello, della IIª Università di Napoli. Il Convegno targato ESMO, tenutosi a Barcellona a fine giugno, è stato specificamente rivolto a tutti i medici, gastroenterologi, epatologi, chirurghi, oncologi e ricercatori clinici che desideravano aggiornare le proprie conoscenze sulla gestione dei tumori del tratto gastrointestinale. Per il prossimo anno, appuntamento già fissato: stesso luogo, Barcellona, dal 1° al 4 luglio 2015.

Indirizzi utili

AZIENDA OSPEDALIERA SECONDA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI – NAPOLI
Via S. M. Costantinopoli, 104 80138 Napoli

Prenotazioni/informazioni:
081.5661111 / 0176956 / 800.177180
Centralino: 081.566111
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Oncoematologia -
Prof. Fortunato Ciardiello
Tel. 081.5666733

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