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L'elettrodo che brucia in modo indolore

Adriano Rizzi, N. 5/6 maggio-giugno 1999

In passato il calore a scopo curativo è stato utilizzato in forme anche estreme e la cauterizzazione delle ferite con l'uso di lame arroventate appartiene all'immaginario cinematografico di ognuno di noi. L'uso del calore ha oggi trovato un'applicazione nella cura dei piccoli tumori del fegato che stupisce per le sue caratteristiche "dolci": nessun intervento chirurgico, degenza giornaliera, poco o nessun dolore. L'ipertermia interstiziale o termoterapia percutanea a radiofrequenza, è questo il nome dell'innovativo metodo, distrugge i noduli tumorali del fegato bruciandoli per mezzo di un ago inserito con precisione all'interno del tumore. Questa particolare tecnica ideata dal dottor Sandro Rossi del reparto di Gastroenterologia dell'Ospedale civile di Piacenza è stata poi perfezionata assieme al dottor Francesco Garbagnati dell'Istituto Tumori di Milano. Essa si è rivelata più duttile della Crioterapia (cioè l'uso del freddo) che può essere usata solo durante un intervento chirurgico, e più efficace e meno costosa della laserterapia. Infatti con la termoterapia a radiofrequenza si ottiene una diffusione ottimale del calore nel nodulo tumorale da trattare, cosa che non avviene con l'uso del laser che è anche molto più difficoltoso da usare.
La termoterapia a radiofrequenza si basa sul calore generato nel tessuto corporeo dalle onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Le caratteristiche fisiche di tali onde determinano un movimento di oscillazione delle molecole d'acqua contenute nel tessuto e tale oscillazione molecolare genera un calore talmente intenso da portare alla morte cellulare. Nel campo elettromagnetico creato dalle onde a radiofrequenza le temperature in pochi minuti possono superare i 100°c. Ogni applicazione dura dagli otto ai sedici minuti, con temperature operative che oscillano tra i 95°c. ed i 115°c. Al termine del trattamento al posto del tumore rimane tessuto bruciato completamente inerte. Chiediamo al dottor Rossi, ideatore di questo tipo di interventi sul fegato, di parlarcene. "Tecnicamente, operiamo attraverso un ago che viene introdotto nel fegato con l'ausilio di una sonda ecografica che permette di operare con assoluta precisione. Per generare il campo elettromagnetico alla gamba del paziente viene appoggiato l'elettrodo passivo, una piastra di metallo, mentre quello attivo, per intenderci, è l'ago stesso. Entrambi sono collegati a un generatore a radiofrequenza che una volta acceso crea il campo elettromagnetico. Il campo elettrico si concentra attorno alla punta dell'ago-elettrodo che funziona come un'antenna. L'ago-elettrodo è un ago molto particolare, isolato con una sottile pellicola di plastica in tutta la sua lunghezza eccetto che sulla punta dalla quale escono altri quatto elettrodi più sottili. Una volta posizionata la punta dell'ago nel tumore con l'ausilio della guida ecografica, faccciamo uscire i quattro elettrodi. Attiviamo quindi il generatore creando attorno alla punta dell'ago che è dentro al tumore una lesione termica con distruzione del tessuto canceroso mentre la parte sana non viene interessata". Tutta questa operazione avviene in anestesia locale e raramente il paziente avverte dolore durante il trattamento, che dura circa trenta minuti. Dopo l'intervento la persona può essere dimessa il giorno successivo, anche se il tutto può avvenire in day-hospital, salvo il ritorno dopo uno-due giorni per fare una TAC per valutare se è stata ottenuta la completa necrosi del nodulo tumorale.Noduli tumorali del diametro fino a 3,5cm possono essere trattati con la terapia a radiofrequenza in una o due sedute.
Ogni anno in Italia si verificano circa diecimila nuovi casi di tumori primitivi del fegato, di cui solo il 20% è trattabile chirurgicamente. Tuttavia, poichè questo tumore compare quasi esclusivamente in pazienti con la cirrosi epatica che rappresenta la condizione per lo sviluppo del tumore stesso, pressoche tutti i pazienti operati sviluppano una recidiva nel fegato cirrotico residuo entro cinque anni. Il trapianto di fegato, che dovrebbe essere la soluzione ideale piochè risolve sia il problema cirrotico che quello tumorale, è applicabile solo in pochi casi. La termoterapia percutanea a radiofrequenza si è quindi dimostrata preziosa per malati non operabili per l'età avanzata, per difficoltà tecniche, per precarie condizioni generali di salute o più semplicemente per la mancanza di organi da trapiantare. Può essere inoltre utilizzata per il trattamento delle recidive che compaiono a causa della concomitante cirrosisia dopo chirurgia che anche dopo trattamenti percutanei come l'iniezione di alcol o la stessa termoterapia. La termoterapia a radiofrequenza può essere anche applicata nella cura delle metastasi del fegato da carcinoma del colon soprattutto per quelle di dimensioni inferiori ai 3 cm, e solitamente viene associata alla chemioterapia. Le controindicazioni alla termoterapia sono sostanzialmente correlate alla presenza di problemi di coagulazione del sangue e alle dimensione dei noduli tumorali, anche se i continui progressi stanno modificando quest'ultimo aspetto.
Chiediamo al dottor Sandro Rossi di farci un po' la storia di questa sua tecnica."La sperimentazione su animale cominciò nel 1986 e il primo intervento sull'uomo data al 1989. In questa fase all'ottima collaborazione che trovai al reparto di Gastroenterologia dell'Ospedale Civile di Piacenza si contrapponevano i limiti dati dall'uso di un ago-elettrodo pionieristico che faceva delle lesioni termiche del diametro massimo di 1,8 cm. Ciò significava che potevano essere curati tumori di diametro non superiore a 3 centimetri mediante inserzioni multiple dell'ago. Dal 1993 la collaborazione col dottor Francesco Garbagnati e la sinergia venutasi a creare con un gruppo industriale americano nello sviluppo dell'attrezzatura ha fatto si che il diametro di necrosi prodotta ad ogni attivazione dell'ago arrivasse a 3,2 cm di diametro. Ciò ha consentito di trattare con successo neoplasie fino a 3 centimetri e mezzo di diametro con una sola seduta come dimostrato dalla casistica clinica dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano, dall'Università di Pisa e Friburgo. Recentemente come dimostrato dai miei ultimi studi pubblicati, sono stati ottenuti brillanti risultati eseguendo la termoterapia dopo aver bloccato il flusso vascolare del tumore. Con questa variante tecnica che elimina la dissipazione del calore da parte dei vasi del tessuto neoplastico da trattare, si ottengono lesioni termiche del diametro di circa 5 cm, che consentono di distruggere in una sola seduta noduli tumorali del diametro di 5-6 centimetri.".
Attualmente esistono tre tipi di generatori a radiofrequenza che vengono utilizzati nella pratica clinica e che erogano potenze variabili da 50 a 150 watt di potenza. La RITA (acronimo di Radiofrequency Interstitial thermal Ablation) e la Radioterapeutix utilizzano aghi-elettrodo espandibili ( con altri elettrodi che escono dalla punta) mentre la Radionix, utilizza un ago-elettrodo raffreddato da acqua circolante al suo interno; ciò consente di diminuire l'impedenza tissutale ed utilizzare maggiori potenze. Tutti questi aghi consentono di fare lesioni termiche con un diametro di circa 3 cm ad ogni attivazione del generatore.
Con la realizzazione di elettrodi dedicati con questa tecnica in futuro sarà forse possibile la cura di altri organi, come prostata, vescica, reni e curare alcuni tumori benigni come l'adenoma della tiroide.La termoterapia ha dunque innegabili vantaggi: è una tecnica efficace, relativamente facile da fare, ripetibile, ben tollerata dal paziente ed associata a scarse complicazioni. Attualmente sta suscitando molto interesse ed ha sostituito in molti centri la vecchia alcolizzazione dei tumori del fegato perchè è più rapida da fare, più efficace e da meno complicanze. Le onde elettromagnetiche inoltre, è bene precisarlo, non portano alterazioni molecolari nei tessuti che attraversano, complicazioni che invece si affrontano nell'utilizzo di radiazioni di maggiore intensità, come quelle X per esempio (Radioterapia).
La metodologia del dottor Rossi e del dottor Garbagnati ha riscontri d'interesse sempre più soddisfacenti. L'ultimo dalla Cina, dove di aghi se ne intendono: il Nanfang Hospital, importantissimo centro universitario della città di GuangZhou (Canton), li ha invitati ad un seminario sul tema, riconoscendoli come i pionieri mondiali della termoterapia a radiofrequenza.

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