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La dieta mediterranea compie 50 anni, ma restano le sue virtù antitumorali

Paola Sarno, N. 8/9 agosto/settembre 2013

Sono trascorsi più di 50 anni dal primo articolo scientifico che evidenziava i pregi della dieta mediterranea, un modo di alimentarsi comune a popoli di molti Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, già praticato dagli antichi abitanti di Creta. Oggi, crediamo di conoscere quasi tutto al riguardo e sono in molti a seguire le regole di un’alimentazione che, oltre ad essere salutare, può davvero fregiarsi di poter prevenire molte malattie. Ma forse non per tutti è così e abbiamo ancora, come sempre, qualcosa ancora da imparare. Per questo motivo e per fare il punto su quello che è una parte importante del patrimonio culturale comune dei popoli mediterranei abbiamo intervistato il Prof. Pietro Antonio Migliaccio, docente di Scienza dell’Alimentazione e specialista in Gastroenterologia nonché esperto di Auxologia e Dietologia Clinica. Il Prof. Migliaccio, membro di numerose società scientifiche (Sinu, Simg, Climaa), del Comitato Scientifico del Progetto per la prevenzione dell’Obesità del CCM e di quello di Ageing Society-Osservatorio Terza Età-Ote, presiede la Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione (Sisa) e per oltre 25 anni è stato ricercatore dell’Istituto Nazionale della Nutrizione (Inran), con cui continua a collaborare per le attività di educazione alimentare e di ricerca. A lui abbiamo chiesto, innanzitutto, perché è così importante seguire questo stile nutrizionale per la prevenzione di tante patologie, fra le quali persino quelle oncologiche.
Il 30% dei tumori è dovuto al fumo di sigaretta, il 35% a una scorretta alimentazione, il 35% all’inquinamento atmosferico. Si è osservato anche che il 4% delle patologie neoplastiche è dovuto all’obesità, percentuale che aumenta se al sovrappeso si aggiunge l’abitudine al fumo ( 10% ). È quindi semplice capire l’importanza dell’alimentazione e, più in generale, dello stile di vita nell’insorgenza dei tumori e nella loro prevenzione. Mangiare in modo corretto ed equilibrato significa fare prevenzione per tutte le malattie metaboliche e anche per gli stessi tumori. Perciò il 17 novembre del 2010 la dieta mediterranea è stata proclamata dall’Unesco “bene immateriale dell’umanità” : ciò in quanto la nostra dieta, concettualmente, ha il merito di ridurre l’insorgere delle malattie cardiovascolari. In particolare ci sono stili alimentari che incidono più o meno sulla formazione del cancro in alcune parti dell’organismo, in particolare del tratto digerente, come per esempio il tumore del colon.

Quale allora dovrebbe essere l’alimentazione-tipo per un adulto che vuole avere un comportamento “virtuoso”, in termini di prevenzione dei tumori?
«La dieta mediterranea prevede un largo consumo di alimenti di origine vegetale, soprattutto carboidrati complessi come il pane e la pasta; una limitazione, ma non l’abolizione, di quelli di origine animale (soprattutto carni rosse e formaggi ai quali sono da preferirsi le carni bianche e il pesce), riduzione drastica del consumo di dolci e alcol. Compreso il bicchiere di vino rosso a tavola, poiché per raggiungere un risultato apprezzabile in termini di potere antiossidante, se ne dovrebbe bere davvero in eccesso. Meglio quindi preferire le proprietà della frutta e della verdura fresca. Nella dieta mediterranea, alla varietà delle diverse portate di una tradizione più recente, si preferiscono i piatti unici. E, in generale è importante che venga mantenuto un corretto rapporto fra carboidrati ( 5560% ), grassi, e in particolare olio extravergine di oliva ( 30% ), anche questo ottimo per le sue proprietà antiossidanti, e proteine ( 12-15% ), badando a una distribuzione corretta dei pasti nell’arco della giornata. È bene non saltare mai un pasto, e ciascuno dovrà sempre contenere carboidrati complessi (pane, pasta, legumi freschi) e il giusto apporto di proteine (carni bianche e pesce) e suddividere il cibo in tre pasti principali e due spuntini, senza comunque criminalizzare nessun alimento. Importantissimo, in termini di alimenti antiossidanti e quindi anche antitumorali, che nell’arco della giornata si assumano cinque porzioni di frutta/verdura. Non è poi così difficile: se, per esempio, si mangiano una porzione di verdura e una di frutta a pranzo e a cena, resta solo da aggiungere una spremuta a metà mattina o pomeriggio. È facile».

Tutto ciò per quanto concerne le persone sane, ma cosa consigliare ai pazienti oncologici adulti nel corso delle cure antitumorali?
«È estremamente difficile generalizzare e dare consigli “per tutti”, poiché ogni persona ha una risposta personale alla radio e/o alla chemioterapia, soprattutto in relazione alla tipologia di chemioterapia e alle sostanze che vengono utilizzate. Rimangono comunque validi i principi generali della dieta mediterranea. Inoltre: è preferibile fare pasti leggeri e frequenti ed evitare per quanto possibile i cibi grassi, come le fritture ed effettuare le terapie prima e durante i pasti, in modo che lo stomaco non sia pieno e non si creino disturbi come la nausea e il vomito. Per la nausea, in particolare, è importante assumere sempre piccole quantità di cibo e cuocere le pietanze senza grassi. Per combattere il vomito, che può aumentare il disagio dei pazienti oncologici, è bene poi evitare i cibi liquidi, esattamente come si procede per prevenire il mal di mare. Un’altra precauzione, che sembrerebbe assurda, è quella di evitare gli alimenti preferiti, perché se causa di nausea e vomito, il paziente non riesce più neanche a sentirne l’odore. Per evitare di avere la gola secca, inoltre, si può cercare di bere spesso piccole quantità di acqua. Per ridurre il dolore dovuto alle afte nella mucosa orale è opportuno eseguire terapie locali con antimicotici. Se, poi, le terapie anticancro prevedono l’impiego di cortisone, bisogna controllare frequentemente la glicemia e le quantità di carboidrati semplici che s’ingeriscono. Nel caso, infine, di trapianto di midollo osseo, ogni vivanda dovrà essere sterilizzata e, proprio per questa ragione, non è opportuno portare cibi da casa all’ammalato, ma attenersi alla dieta ospedaliera. Anche la radioterapia, specialmente quella effettuata nelle regioni addominali, richiede attenzione agli alimenti che contengono glutine che è più difficile da assorbire a livello dei villi intestinali».

Come comportarsi, invece, con i bambini ammalati di cancro ai quali Lei ha dedicato anche un libro? Quali consigli dare a genitori, personale sanitario e caregiver?
«Le indicazioni rivolte agli adulti sono estensibili anche ai pazienti pediatrici, con tutte le particolari accortezze che si utilizzano di solito nella nutrizione corretta dei più piccini che vengono messi, più degli adulti, a dura prova dalla malattia neoplastica».

Oggi al cancro si sopravvive sempre di più: oltre l’80% dei tumori infantili guarisce. Con questi progressi nella diagnostica e nella clinica quali accortezze è bene rispettare per evitare il più possibile l’insorgere di recidive e secondi tumori?
«Si tratta di un tema di stringente attualità, poiché studi recenti e osservazioni condotte sui pazienti che hanno una storia di tumore hanno messo in luce come la dieta mediterranea e, più in generale l’adesione a corretti stili di vita, possa rallentare ed evitare eventuali processi di recidiva del tumore guarito. Abbiamo oggi pazienti che hanno superato un tumore pediatrico che sono sani, si sono sposati e hanno bambini. Anche per questo dobbiamo impegnarci sempre di più per proteggere la loro salute. A partire da una nutrizione appropriata».

Il decalogo per la terza e quarta età del prof. Migliaccio
Non solo per evitare il cancro, ma anche per invecchiare bene. Per questo il professor Migliaccio ha scritto una sorta di decalogo con regole, in apparenza molto semplici che, tuttavia, le persone anziane dovrebbero seguire, anche se in maniera non ossessiva. Per quanto riguarda l’alimentazione è bene ricordare che la longevità si conquista anche a tavola e che sovrappeso e obesità rappresentano un fattore di rischio per la salute ed aggravano tutte le patologie dell’anziano. Spesso, poi, è meglio non ricorrere troppo frequentemente al fai-da-te. Per esempio, in caso di dimagrimento e/o di mancanza di appetito meglio consultare sempre il proprio medico e non abusare nell’uso dei farmaci di automedicazione: le autoprescrizioni sono valide solo per piccoli e noti disturbi. Grande importanza va data anche a una dieta ricca di calcio (latte e derivati) e all’esercizio fisico che aiutano lo scheletro a mantenersi in forma. Praticare attività fisica, in particolare, rallenta i processi d’invecchiamento e migliora tutte le prestazioni della vita di relazione e quindi la qualità della vita.

Le regole alimentari

  • Mangiare variato
  • Masticare gli alimenti con cura per migliorarne la digestione
  • Fare pasti leggeri e frequenti
  • Consumare almeno tre pasti nella giornata, e quindi non saltare mai la prima colazione
  • Una tazza di latte o una minestrina, come cena, non assicurano un adeguato apporto di energia e nutrienti
  • Cucinare in modo semplice senza eccedere con i grassi da condimento e le salse
  • Salare le pietanze con moderazione
  • Mangiare tutti i giorni cereali (pane, pasta, riso, crackers, polenta ecc.)
  • Contenere la quantità di zucchero da tavola e limitare le bevande zuccherine
  • Per evitare la stipsi mangiare tutti i giorni verdure (fresche o surgelate, crude o cotte) e almeno un frutto di stagione ben maturo
  • Bere acqua frequentemente, nel corso della giornata, anche se non si avverte lo stimolo della sete (segnale che nell’anziano non è sufficientemente sensibile).
  • Bevande alcoliche? Si ma a bassa gradazione (vino o birra), in quantità moderata e possibilmente durante i pasti. Chi non beve alcolici non cominci a farlo da anziano.
  • Dolci sì, ma con parsimonia.
  • Integrazioni di vitamine e sali minerali quando il medico lo giudica necessario e alle dosi consigliate.
  • Leggere le etichette riportate sulle confezioni degli alimenti: si potrà conoscere il modo di preparare e conservare il cibo acquistato e la relativa scadenza.
  • e si hanno disturbi della masticazione controllare i denti e consumare alimenti morbidi, quali purè, minestre, uova, pesci, carni tritate, formaggi freschi, yogurt; consumare pane tenero, mollica di pane e, in alternativa, grissini e fette biscottate; scegliere frutta ben matura e facile da schiacciare come banane, pesche, pere, fragole oppure preparare frullati con la frutta più dura o spremute con gli agrumi.

Le regole di vita

  • È preferibile mangiare in compagnia, organizzarsi con gli amici
  • Fare passeggiate all’aria aperta tutti i giorni
  • Curare la propria persona
  • Coltivare hobby (bocce, gioco delle carte, dama, scacchi, parole crociate ecc.)
  • Mantenere attiva la sfera sessuale
  • Mantenere interesse per gli avvenimenti e seguire i cambiamenti della società.

Pertanto:

  • Leggere giornali e libri (anche fumetti)
  • Guardare la televisione ma senza esagerare
  • Ascoltare la radio
  • Andare al cinema o al teatro
  • Partecipare a gruppi e collettività culturali o ricreative
  • Figli, nipoti, parenti danno la gioia di vivere. Frequentarli fa bene.

Quando Mediterraneo e Sol levante si incontrano a tavola
Studi clinici condotti in numerosi Paesi hanno permesso di stabilire che i regimi alimentari più favorevoli al benessere sono quelli tradizionali delle regioni costiere del Mediterraneo e del ben più lontano Giappone. Questi modelli, geograficamente così distanti, hanno entrambi dimostrato non solo di diminuire il rischio di malattie cardiovascolari e di tumori, ma anche di favorire la longevità e il mantenimento della forma fisica. Da qui l’idea di fondere i principi nutrizionali benefici dei due regimi alimentari in una nuova proposta culinaria. Nasce così La dieta Sukkar, che inserisce in un contesto di prevenzione alcune delle più attuali tendenze della gastronomia. Oltre ad offrire un originale ricettario e degli utili schemi dietetici, il libro di Samir Giuseppe Sukkar (Il Pensiero Scientifico Editore 2013, Collana Informa, pagg. 160, euro 14,00) dimostra come piccole modifiche alla propria alimentazione possano permettere di ottenere importanti risultati nutrizionali e di salute. La dieta Sukkar è, infatti, un regime dietetico fusion, che unisce i principi della dieta Mediterranea delle regioni costiere con quelli dell’alimentazione diffusa nel Paese del Sol Levante. Entrambi i modelli, accomunati dall’uso di pesce e verdure, fanno diminuire drasticamente il rischio di malattie cardiovascolari e di tumori, favoriscono la longevità e contribuiscono al mantenimento della forma fisica. Il libro – che si apre con una presentazione di Leonardo Santi, professore emerito di Oncologia Medica dell’Università di Genova – offre anche utili schemi dietetici e un ricco ricettario per mettere in pratica il metodo.

La dieta mediterranea funziona perché agisce sulle cellule
Da sempre i Paesi mediterranei si vantano di avere una dieta capace di allungare la vita e migliorare la salute. Ma solo ora uno studio pubblicato su PLoS One, condotto da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Medicina Interna e Geriatria della Seconda Università di Napoli, come la dieta mediterranea agisce sulle singole cellule impedendone il deterioramento. I ricercatori hanno coinvolto 217 anziani, suddividendoli in gruppi in base all’aderenza più o meno stretta al noto regime alimentare e analizzandone i globuli bianchi e, in particolare i telomeri, cioè la parte terminale dei cromosomi, scoprendo che a ogni divisione della cellula queste particelle si accorciano fino ad arrivare a una soglia critica, oltre la quale non possono più diminuire: è a questo punto che parte il processo di senescenza cellulare. La dieta mediterranea, invece, si opporrebbe all’accorciamento dei telomeri. Gli studiosi sono riusciti a confermare questa tesi andando a valutare i telomeri dei partecipanti allo studio per capire se e soprattutto come l’alimentazione incida sulla loro lunghezza. I risultati hanno mostrato che una dieta equilibrata influenza l’attività della telomerasi, l’enzima che permette di “costruire” i telomeri impedendone l’accorciamento. Il rapporto di causa-effetto è emerso chiaramente: tanto più i soggetti seguivano questo regime alimentare, quanto più risultava attivo l’enzima. Avere individuato che su questo “interruttore” cellulare agiscono i nutrienti di un’alimentazione semplice e bilanciata ha evidenziato il meccanismo alla base della dieta di mediterranea, il nostro elisir di lunga vita.

I fattori di rischio più comuni tumore per tumore
Pietro Antonio Migliaccio, che sta preparando delle linee guida da diffondere a tutti i reparti di oncologia e oncologia pediatrica in Italia per favorire l’applicazione di principi basilari nella corretta alimentazione dei pazienti con malattia neoplastica, ha identificato i fattori di rischio più comuni legati a un’alimentazione non equilibrata per le diverse sedi tumorali. Vediamo caso per caso (e, soprattutto per i tumori del tratto gastro-intestinale, ma non solo) come modificare le nostre abitudini per cercare di ridurre le possibilità di contrare queste patologie.

TUMORE DEL COLON

  • dieta scorretta, troppe carni rosse e insaccati. Metodi di cottura: fritture, alla brace, alla griglia, allo spiedo ecc. (residui chimici). Riduzione del rischio con molta frutta e verdura;
  • abuso di alcool;
  • obesità e sovrappeso;
  • fumo;
  • diabete e scarso movimento.

TUMORE DELLO STOMACO

  • insaccati;
  • obesità e sovrappeso;
  • helicobacter pylori, nitriti e nitrati;
  • obesità e sovrappeso possono aumentare anche l’incidenza del carcinoma del cardias. Il the verde e 5 porzioni di frutta e verdura al giorno hanno, invece, un’azione protettiva.

TUMORE DEL SENO

  • obesità, alimentazione scorretta, scarsa attività fisica;
  • età;
  • predisposizione genetica ed ereditarietà;
  • precocità del menarca e menopausa in età avanzata;
  • mancata gravidanza o gravidanza tardiva;
  • ridotto o mancato allattamento al seno;
  • aumento degli estrogeni;
  • consumo di grassi polinsaturi, meglio i monoinsaturi.

TUMORE AL PANCREAS

  • dieta ricca di grassi, obesità e mancanza di attività fisica, diabete, problemi di stomaco, consumo di caffè;
  • fumo di sigaretta;
  • consumo di alcool.

TUMORI ALLA LARINGE E ALLA FARINGE

  • cibi troppo caldi, reflusso gastroesofageo;
  • fumo e abuso di alcool;
  • flogosi cronica.

TUMORE ALL’ESOFAGO

  • cibi troppo caldi, dieta povera di frutta e verdura;
  • sovrappeso e obesità, alcool, fumo, reflusso gastroesofageo.

TUMORE ALLA PROSTATA

  • eccesso di carni rosse e latticini, eccesso di cibi fritti o troppo piccanti, insaccati;
  • obesità e scarsa attività fisica.
  • Altre sostanze cancerogene che si trovano negli alimenti sono gli additivi. Molti di questi sono stati posti sotto processo in quanto alcuni hanno provocato tumori negli animali da esperimento. Le categorie principali degli additivi sono:
  • i conservanti, sostanze che ritardano il deterioramento dei prodotti alimentari, e tra questi ricordiamo i nitriti e i nitrati. Tali sostanze si trasformano in acido nitroso che, legandosi alle ammine, formano le nitrosammine, dimostratesi cancerogene;
  • gli antiossidanti, sostanze naturali o artificiali che impediscono le alterazioni degli alimenti e i più usati sono il butildrossianisolo e il butilidrossitoluene;
  • i coloranti, usati nell’industria alimentare per rendere più allettanti i cibi; sospetti cancerogeni si sono dimostrati il rosso amaranto, l’eritrosina, che in cavie da laboratorio ha evidenziato un possibile aumento delle neoplasie della tiroide, il rosso 2G, il cui uso è stato sospeso nel 2007 dall’EFSA (l’ Authority europea per la sicurezza alimentare), il blu patent V, bandito dall’Australia e negli Stati Uniti;
  • gli addensanti, sostanze che aumentano la viscosità degli alimenti; si segnala la carragenina che può dare gonfiore intestinale e favorire la formazione di ulcere intestinali con possibile evoluzione in cancro;
  • gli edulcoranti, conferiscono un sapore dolce agli alimenti; tra quelli potenzialmente cancerogeni segnaliamo l’aspartame, il ciclamato, la saccarina.

Buone notizie, invece, sul fronte dei fitoestrogeni, quelle sostanze presenti negli alimenti ad azione antiossidante ed estrogenica. Nelle popolazioni la cui alimentazione è ricca di fitoestrogeni (soprattutto soia e derivati) si è osservato un rischio cardiovascolare, osteoporotico e neoplastico ridotto.

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