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Nel 2015 il cancro al polmone potrà diventare le prima causa di morte tra le donne europee. Italia in controtendenza

Vera Lanza, N. 6/7 giugno/luglio 2013

Un sorpasso che non ha nulla di buono. Il cancro al polmone potrà superare il cancro al seno come causa principale di morte per tumore tra le donne europee attorno alla metà del prossimo decennio. Almeno questo secondo quanto è emerso da una ricerca, condotta da ricercatori dell’Istituto Mario Negri, dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università di Losanna, pubblicata recentemente sulla rivista Annals of Oncology. In Italia, la situazione è leggermente diversa, e questo secondo gli studiosi si spiega con il fatto che le donne hanno iniziato a fumare più tardi e consumano un numero inferiore di sigarette rispetto ad altri Paesi europei. Di conseguenza, nel nostro Paese, la mortalità per tumore al polmone resterà inferiore a quella per tumore al seno, almeno per tutto questo decennio. Lo studio prevede che circa 1,3 milioni di persone saranno sconfitte nella loro lotta contro il cancro (si calcolano 737.747 morti tra gli uomini e 576.489 tra le donne) nei 27 paesi dell’Unione Europea nel 2013. Nonostante il numero di decessi sia aumentato rispetto al 2009 (anno per il quale i dati di mortalità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono disponibili per la maggior parte dei Paesi europei), si ipotizza che il tasso (standardizzato per età per 100.000 abitanti) di mortalità per tumore diminuisca del 6% negli uomini e del 4% nelle donne. Nonostante questa diminuzione per l’insieme dei tumori, i tassi di mortalità per cancro ai polmoni continuano a salire nelle donne in tutti i paesi, mentre quelli per tumore alla mammella scendono. Per il 2013 si stimano 88.886 decessi (14,6 per 100.000 donne) per cancro al seno e 82.640 morti (14 per 100.000 donne) per cancro ai polmoni. Si prevede che i decessi per cancro al polmone aumentino del 7% tra le donne europee dal 2009. «Se queste tendenze opposte per la mortalità da tumore al seno e al polmone nelle donne dovessero continuare – ha spiegato Matteo Malvezzi, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e primo autore dello studio – nel 2015 il cancro al polmone diventerà la prima causa di mortalità per cancro in Europa». Il triste sorpasso è già avvenuto in altre nazioni. Questa situazione si è già verificata nel Regno Unito e in Polonia, i due paesi con i tassi di cancro al polmone più elevati. «L’aumento di mortalità per cancro al polmone per le donne nel Regno Unito – ha aggiunto Malvezzi – riflette la maggiore prevalenza di giovani donne fumatrici alla fine del 1960 e negli anni Settanta, forse a causa dei cambiamenti negli atteggiamenti socio-culturali in quel periodo. Tuttavia, oggi le abitudini sono cambiate anche nel Regno Unito e nel resto d’Europa: sono ovunque in calo le giovani fumatrici e, di conseguenza, le morti per cancro ai polmoni potrebbero iniziare a stabilizzarsi dopo il 2020 con una mortalità di circa 15 per 100.000 donne». Ma veniamo al tumore al seno. «Si stima che i tassi di mortalità per tumore alla mammella – ha aggiunto Eva Negri, ricercatrice dell’Istituto Mario Negri e coautrice dello studio – diminuiscano del 7% dal 2009 nell’Unione Europea. Ciò riflette i notevoli progressi accumulati negli anni per il trattamento, lo screening e la diagnosi precoce della malattia». Lo studio ha esaminato tassi di mortalità per tumore in tutta l’UE e nei sei Paesi con la popolazione più alta – Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito – per tutti i tumori, e, individualmente, per i tumori dello stomaco, intestino, pancreas, polmone, della prostata, della mammella, dell’utero e le leucemie. Questo è il terzo anno consecutivo che vengono pubblicate le previsioni di mortalità per tumore nell’UE. «Il messaggio chiave per i governi dell’UE – ha continuato Carlo La Vecchia, Capo del Dipartimento di Epidemiologia e docente all’Università Statale di Milano, autore e responsabile dello studio – è la lotta contro il fumo, in particolare tra gli uomini e le donne di mezza età, cioè le generazioni di europei maggiormente esposti al fumo. Se si riuscisse ad aiutare e incoraggiare più persone a smettere di fumare, o a dissuaderle dal cominciare, in Europa si potrebbero evitare centinaia di migliaia di morti per cancro ogni anno». Altre misure di prevenzione sono il controllo dell’abuso di alcolici e del sovrappeso, così come l’ottimizzazione della diagnosi e del trattamento del cancro. La maggior parte di queste misure sono attuabili in tutti i paesi dell’Unione.

Bere moderatamente abbassa il rischio di morte per cancro al seno
Le donne con un tumore al seno che prima della diagnosi avevano un consumo moderato di alcol hanno una probabilità leggermente minore di morire per la malattia. Lo afferma uno studio del Fred Hutchinson Cancer Research Center in Seattle pubblicato dal Journal of Clinical Oncology. I ricercatori hanno monitorato 23mila donne che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno tra il 1985 e il 2006, chiedendo loro di riportare le abitudini all’alcol e altre caratteristiche come la quantità di esercizio fisico. Le donne che bevevano da tre a sei drink alla settimana avevano il 15% in meno di probabilità di essere morte per il tumore 11 anni dopo la diagnosi. «Ovviamente non stiamo dicendo alle donne di uscire e bere smodatamente – scrive la rivista in un commento – ma lo studio evidenzia che un consumo moderato non è nocivo per la salute».

Attenzione agli estrogeni in gravidanza. Quando sono troppi, le bimbe rischiano il cancro al seno
L’eccesso di estrogeni durante la gravidanza può disattivare, in alcune bambine, un potente gene soppressore del cancro alla mammella. Lo studio dello Georgetown Lombardi Comprehensive Cancer Center è stato presentato durante il meeting annuale dell’American Association for Cancer Research. Gli scienziati hanno scoperto che la riparazione del Dna del gene BRCA1 è infatti silenziata nelle bambine di un anno che sono state esposte a un ambiente fetale molto ricco di ormoni. Il silenziamento del gene BRCA1 avviene in utero attraverso un processo chiamato metilazione e potrebbe essere un importante meccanismo che incrementa le probabilità di avere il cancro alla mammella nella vita. Gli studiosi pensano sia possibile identificare le donne che hanno un aumento di rischio rispetto a questo cancro cercando proprio il silenziamento del gene BRCA1, come marker di una eccessiva esposizione a estrogeni nell’utero.

Il papillomavirus può causare anche il cancro ai polmoni
Alcuni tipi di cancro al polmone possono essere legati a comuni virus. Lo studio del Fox Chase Cancer Center è stato presentato durante il meeting annuale dell’American Association for Cancer Research. In particolare, si tratta del papillomavirus, un comune virus che può causare cancro alla testa, alla cervice uterina e al naso: gli scienziati hanno scoperto che potrebbe essere responsabile anche di cancro ai polmoni. Esaminando campioni di tessuti provenienti da pazienti con cancro al polmone, i ricercatori hanno scoperto che circa il 6% mostrava segni di azione iniziale di un ceppo del papillomavirus umano, Hpv. Gli studiosi hanno analizzato 36 campioni di tessuto provenienti da pazienti cui era stato diagnosticato un cancro al polmone non a piccole cellule e che non avevano mai fumato. Su 4 di essi hanno trovato segni di infezione causata da due ceppi del virus Hpv, il 16 e il 18.

Punto debole genetico per i tumori al polmone
Alcuni tumori al polmone hanno un “punto debole” genetico che può essere sfruttato per le terapie. Lo afferma uno studio coordinato dall’italiano Pier Paolo Scaglioni dell’Università del Texas pubblicato dalla rivista Cancer Discovery. I ricercatori hanno studiato alcuni topi in cui erano stati indotti tumori ai polmoni umani in cui il gene Kras, fondamentale per la crescita tumorale, era mutato, cosa che succede nel 50% dei casi nell’uomo. In questo caso, hanno scoperto i ricercatori, il tumore ha una proteina chiamata Fak che è fondamentale per la sopravvivenza. I test in laboratorio hanno mostrato che i tumori con Kras mutato sono molto sensibili a questa proteina, tanto che stanno per iniziare i test sull’uomo. Questa scoperta, secondo gli autori, può dar vita a terapie specifiche mirate sulla genetica del tumore.

Al Sud diagnosi tardive, il Nord fa meglio
Al Nord il 45% dei tumori della mammella è diagnosticato a uno stadio precoce, mentre al Sud le percentuali scendono, arrivando al 26% di Napoli e Ragusa. In queste due città sono frequenti i casi che presentano già metastasi al momento della diagnosi, pari rispettivamente a 9,6% e 8,1%. Questi alcuni dei dati che emergono, in merito a quattro tra le più importanti forme tumorali (mammella, polmone, colon-retto e melanoma), dallo studio “Eurocare 5 alta risoluzione Italia”, che l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha pubblicato sul numero di dicembre della rivista internazionale Cancer Epidemiology. Sebbene alla diagnosi ritardata del tumore corrisponda una differenza di sopravvivenza a cinque anni relativamente contenuta ( 89% al Nord a fronte dell’ 85% al Sud), la scoperta di un tumore allo stato iniziale è un fattore di grande importanza per la paziente perché consente di ricorrere a trattamenti chirurgici meno invasivi e a terapie più semplici, garantendo una migliore qualità di vita e un minore costo sociale. Milena Sant, responsabile della Struttura complessa di “Studi descrittivi e programmazione sanitaria” dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sottolinea che l’adesione a standard diagnostico-terapeutici internazionali è in generale soddisfacente al CentroNord e meno diffusa al Sud. L’utilizzo di radioterapia associato a chirurgia conservativa è eseguito nel 52% delle pazienti a Modena ma solo nel 36-37% delle pazienti a Napoli e Sassari. Inoltre, la probabilità che una donna colpita da tumore al seno residente a Napoli o Sassari sia trattata con modalità conservative è rispettivamente pari al 36,7% e 35,9%, inferiore alla media italiana complessiva ( 42,3% ).

Più a rischio se si fuma subito dopo il risveglio
Fumare immediatamente dopo il risveglio aumenta il rischio di ammalarsi di cancro alla bocca e ai polmoni. Prima una persona fumerà una sigaretta al mattino, maggiori saranno le possibilità di ammalarsi di tumore polmonare o orale. Lo dimostra una nuova ricerca della Penn State University pubblicata sulla rivista “Cancer, Epidemiology, Biomarkers and Prevention”. I risultati dello studio rivelano che i fumatori che consumano sigarette subito dopo il risveglio hanno nel sangue livelli più elevati di NNAL – metabolita dell’NNK (Nicotinederived nitrosamine ketone) nitrosammina presente nel tabacco e potente procarcinogeno. Fumare una sigaretta appena svegli aumenta i tassi di NNAL nel sangue, percentuali che si presentano a livelli inferiori nei fumatori che aspettano mezz’ora o più tempo dal risveglio, indipendentemente dal numero di sigarette fumate successivamente durante la giornata. Una constatazione che sancisce come la prima sigaretta mattutina sia la più pericolosa di tutte. L’indagine ha analizzato i dati di 1.945 fumatori adulti: il 32% ha dichiarato di fumare una sigaretta dopo cinque minuti dal risveglio; il 31 tra i sei e i trenta minuti; il 18 tra i 31 e i 60 minuti e il 19% un’ora dopo.

Un naso elettronico per scoprire i tumori dal respiro
La prevenzione dei tumori avrà un grande alleato: una tecnologia all’avanguardia che permetterà di scoprire l’avvio di un tumore quando ancora non risulta a nessun altro test. E in questo campo, è noto quanto il fattore tempo sia determinante per la lotta alla malattia. Si tratta di una sorta di “naso elettronico” che semplicemente analizzando l’odore dell’aria espirata darà informazioni fondamentali per poter agire in maniera preventiva. D’altra parte si sa che le cellule sane e quelle malate non hanno lo stesso odore, la stessa cellula ha un odore diverso da quello che ha quando diventa malata. Altra cosa importante, è che in questo nuovo esame non c’è nulla di invasivo. L’obiettivo ambizioso è di Eugenio Martinelli, un giovane ingegnere elettronico dell’Università di Roma Tor Vergata, che per il suo progetto ha ricevuto il sostegno economico (oltre centomila euro) della Fondazione Umberto Veronesi. Di nasi elettronici già ne esistono, sperimentali o meno, ma l’idea è scoprire gli odori giusti da individuare e i sensori capaci di registrarli. Quando le cellule sane si trasformano cambiano odore in modo impercettibile. È noto, come l’odore del corpo sia strettamente legato al metabolismo e come ogni alterazione dei delicati equilibri presenti in un organismo sano possa provocare variazioni nella natura e nella qualità dei composti organici volatili emessi. Ciò comporta la possibilità di ottenere informazioni utili dai messaggi odorosi provenienti dalle urine, dall’alito o dalla pelle dei pazienti affetti da varie patologie. Creare un “naso” ad hoc è uno dei 26 progetti selezionati dalla “Fondazione Umberto Veronesi” nell’assegnare i fondi per il 2012. Eugenio Martinelli punta a questo con il suo “naso elettronico”, utilizzando tecnologie adatte a registrare le micro-trasformazioni metaboliche. Il primo passo è analizzare, con sensori altamente innovativi, le sostanze volatili emesse da linee cellulari isolate da tessuto normale e tumorale a vario stadio di differenziazione. Così si potrà creare la ‘memoria’ olfattiva del computer-cervello. Una vera e propria banca di “impronte olfattive” dei vari tumori, del loro stadio di sviluppo, di come rispondono ai farmaci. E tutto questo in modo assolutamente non invasivo, basta espirare sul “naso elettronico”.

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