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Troppi errori medici

Monica Melotti, N. 6/7 giugno/luglio 2013

Scambio di farmaci, garze e strumenti rimasti dentro l’addome, confusione tra cartelle cliniche, ecco la lista degli errori medici più comuni.
Sarebbero 400, in media 13 al mese, le vittime degli errori medici nel corso degli ultimi quattro anni. Questi in estrema sintesi sono i risultati di un’inchiesta della Commissione Parlamentare del Ministero della Sanità. La metà di questi errori si sono verificati in Calabria e Sicilia, ma in realtà le vittime sono ancora di più, vengono infatti alla luce quelli che causano danni seri, gli altri quelli che creano semplici disagi rimangono insabbiati. Lo sbaglio medico è infatti un fenomeno sottostimato: alcuni errori sono imputabili direttamente ai camici bianchi altri a inefficienze organizzative, ma è difficile quantificare un numero preciso perché in Italia non esiste un registro degli errori medici. Gli errori più frequenti? Operato al rene sano, ingessato al braccio sbagliato, amputata la gamba non malata, garze e strumenti dimenticate nel corpo del paziente durante l’intervento, mancato riconoscimenti di fratture, inserimento di protesi troppo corte, diagnosi errata o tardiva in oncologia, errore di prescrizione, esami diagnostici non eseguiti e così via.

Sbagli evitabili
Cosa si intende per errore medico? Deve essere inteso come un intervento mancato oppure inappropriato che comporta per il malato lesioni serie, danni irreparabili o fatali. In entrambi i casi perché si possa parlare di errore, l’evento avverso che ne consegue deve essere necessariamente evitabile. Ci sono poi casi di errori percepiti come tali, ma che in realtà non possono rientrare in questa categoria: nonostante tutte le precauzioni infatti intervengono eventi avversi indipendenti dall’atto medico o dalla struttura. Va però detto che il rischio di errore medico non potrà mai essere azzerato, certi sbagli capitano in determinati contesti perché non sono stati presi i provvedimenti necessari per contenere i rischi in ambito sanitario. «Dalle segnalazioni ricevute che presentiamo con l'annuale Rapporto Pit Salute, emerge un aumento della conflittualità tra medici e cittadini», dice Francesca Moccia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva. «Il blocco del turnover, la carenza di personale, i piani di rientro incidono in modo negativo sui livelli di qualità e sicurezza del nostro servizio sanitario. Così mentre aumenta l'aspettativa di qualità e sicurezza del cittadino, lo stesso si scontra quotidianamente con i disservizi e le carenze del sistema. Nonostante gli strumenti a disposizione per prevenire l'errore, dal semplice lavaggio delle mani per evitare le infezioni all'autodenuncia da parte del medico che sbaglia, si continua a non utilizzarli. Constatiamo inoltre che i cittadini, per tutelare i propri diritti in sanità, hanno difficoltà di accesso alla giustizia, perché la stessa ha tempi e costi eccessivi. Per questo scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale».

Cosa si può fare?
L’incidenza maggiore di errori medici accadono nella chirurgia addominale e toracica, nelle procedure legate al parto, in cardiochirurgia e neurochirurgia. Non è cosi remoto il caso che una garza intrisa di sangue si mimetizzi con il resto del campo operatorio o che qualche strumento (aghi, bisturi e pinze) sfugga all’occhio del chirurgo, in particolare in determinate situazioni quali: interventi che prevedono la presenza di più équipe mediche, obesità, cambiamento di procedura chirurgica non programmata ma dettata dall’improvvisa necessità. Per contenere questi errori viene raccomandato per esempio di conteggiare più volte aghi, bisturi, garze, prima di iniziare l’intervento, nel corso dell’operazione e prima di chiudere la ferita. Il solo conteggio non basta: una volta che tutto il materiale è ritornato sul tavolo operatorio questo va controllato nella sua integrità. Per evitare di operare la parte del corpo sbagliata è importante contrassegnare la zona con un pennarello indelebile e con simboli che non diano adito a confusione. Il contrassegno deve essere fatto coinvolgendo il malato oppure i suoi familiari. Non devono invece essere contrassegnate altre parti del corpo.

Malpractice
Secondo il rapporto del Tribunale dei diritti del malato gli errori diagnostici e terapeutici, dal 58,9% del 2010, sono saliti al 62,7% del 2011. Le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario, ovvero tutti quei comportamenti che, pur non avendo causato un danno, rappresentano procedure incongrue potenzialmente rischiose, rimangono pressocché invariate e sono ancora una percentuale consistente delle segnalazioni in quest'ambito (12,9% del 2010 , 12,1% nel 2011). Le infezioni nosocomiali mantengono sempre la stessa rilevanza con una lievissima flessione dal 6,6% del 2010 al 5,5% del 2011. Nell'analisi delle segnalazioni relative all'anno 2011, si denuncia che in molte strutture ancora non esistono percorsi differenziati per i materiali puliti e per quelli sporchi ed infetti, con gravi rischi di contaminazione e diffusione di germi. Non sono mancate le segnalazioni in merito alla mancanza di accortezze per la prevenzione e la diffusione di infezioni. Queste hanno riguardato il cattivo mancato uso di guanti, di camici di sostituzione delle scarpe, di errata disinfezione di strumenti e delle mani dopo ogni prestazione. C’è ancora poca attenzione nella sterilizzazione dei ferri chirurgici e nel riutilizzo di materiali monouso. Infine il mancato o scorretto uso delle mascherine e la non corretta gestione e conservazione dei farmaci appaiono tutti elementi che contribuiscono a delineare un quadro di rischio avvertito e pertanto segnalato dai cittadini. La possibilità di infezione nosocoamiale è molto alta ed strettamente legato alla stato immunitario del paziente e al tipo di intervento da effettuare, così come alle procedure preventive messe in atto dalla struttura che se ben attuate possono ridurre di molto il rischio di insorgenza. Come è evidente dal grafico 1, i presunti errori terapeutici sono stati segnalati in una percentuale maggiore di quelli diagnostici, e dal 2010 sono aumentati passando dal 55,3% al 58%.
Le segnalazioni sui presunti errori diagnostici invece sono lievemente diminuite, passando dal 44,7% nel 2010 al 42% nel 2011. Il maggior numero di segnalazioni su presunti errori diagnostici si riscontra nell’area oncologica, con il 26,5%. La seconda area più segnalata resta l’ortopedia, che si attesta ad un 15,3% a seguire l’area della ginecologia ed ostetricia con il 10,2% delle segnalazioni. Per quanto riguarda gli errori terapeutici, l’ortopedia continua ad essere la specialistica con il maggior numero di segnalazioni ( 23,1% ), dato in aumento rispetto all’anno precedente in cui si registrava il 17,6% dei casi. Segue la chirurgia generale, con un 11,3% e la ginecologia ed ostetricia con il 9,9% dei casi.

Dieci regole per un ricovero sicuro
Garantire l’accoglienza in ospedale. Ecco il documento messo a punto da Fadoi e Cittadinanzattiva che prevede il rispetto delle regole e diritti.

  1. Accoglienza: l’accoglienza in ospedale deve avvenire attraverso procedure e informazioni semplici e in grado di mettere il paziente a proprio agio.
  2. Informazione: ogni paziente deve ricevere un esaustivo dépliant sui servizi e le informazioni del reparto dove è ricoverato con nomi e recapiti telefonici dei responsabili.
  3. Il tempo è prezioso: garantire tempi brevi, al massimo tre ore dopo il ricovero, per lo svolgimento della prima visita medica.
  4. Chiarezza: garantire il diritto ad avere informazioni chiare e comprensibili durante il ricovero che accompagnino ogni tappa del percorso di cura.
  5. Condivisione: assicurare il coinvolgimento totale e consapevole del paziente nelle decisioni che riguardano la sua salute per arrivare a un pieno consenso di quanto verrà attuato.
  6. Mai soli: garantire la presenza di una figura medica ben identificata a cui rivolgersi, che ascolti, informi e accompagni i pazienti e i suoi parenti.
  7. No al dolore: garanzia del monitoraggio del dolore e di terapie adeguate per prevenire e alleviarne i sintomi.
  8. Vitto personalizzato: diritto a scegliere diverse opzioni di menù (salvo diete obbligate) in base al proprio gusto o credo religioso.
  9. Dimissioni sicure: informazioni puntuali all’atto delle dimissioni per assicurare al paziente tutte le indicazioni mediche e comportamentali opportune per un ritorno a casa in sicurezza.
  10. Il giudizio dell’utente: presenza di un sistema anonimo e garantito per la raccolta delle valutazioni sulle cure e sull’accoglienza ricevute durante il ricovero.

Indirizzi utili

CITTADINANZATTIVA ONLUS
Via Flaminia, 53 00196 Roma
Tel 06.3671.81 – Fax 06.3671.8333

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