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Due nuove unità di cura all’Istituto Regina Elena

Paola Sarno, N. 1/2 gennaio/febbraio 2013

L’Istituto Regina Elena (IRE) di Roma ha inaugurato due nuove strutture: un day hospital oncologico e una Hpv Unit, centro multidisciplinare per lo studio del papilloma virus umano.

Il day hospital oncologico: nuove frontiere architettoniche e tanto verde
Il day hospital oncologico, un’area di 600 metri quadrati, adiacente a un’area verde di 2000 mq, è dotato di 24 poltrone ergonomiche per le infusioni chemioterapiche, distribuite in due ampi open space, che garantiscono comunque la privacy, cui si aggiungono 4 posti letto. Le 150 visite e le oltre 100 terapie quotidiane, che si articolano su 5 giorni dalle 8.00 alle 19.00, si effettuano ora in uno spazio realizzato dall’architetto Paolo Brescia, ideatore del metodo Cromoambiente, che coniuga nuove concezioni architettoniche elaborate secondo diversi studi sulla visuale dei luoghi di cura. «Con un’architettura finalizzata all’umanizzazione delle cure – ha sottolineato Amalia Allocca, già direttore sanitario dell’IRE e promotrice del progetto – abbiamo cercato di alleggerire l’intensità emotiva di pazienti e di operatori». Gli ambienti, infatti, sono stati “colorati” e arredati secondo il nuovo metodo di Brescia, che ha realizzato per il nuovo day hospital oncologico spazi aperti, caratterizzati da colori che facilitano la socializzazione, l’associazione d’idee con luoghi esterni oppure che aiutano a diminuire lo stress e la percezione olfattiva. I soffitti, bi o tricolori aiutano ad evadere e fantasticare con il pensiero, come pure i vari giochi ottici disseminati nei nuovi ambienti. «La visione dinamica di giochi di colori e ottici, se da una parte favorisce l’evasione degli utenti, dall’altra sostiene l’attenzione degli operatori» ha sottolineato Paolo Brescia. L’attività del nuovo day hospital oncologico dell’IRE, che s’innesta nel Dipartimento di Oncologia Medica, diretto da Francesco Cognetti, e che ogni anno eroga 200.000 prestazioni seguendo circa 30.000 pazienti neoplastici, sono già intense. Al riguardo Cognetti ha commentato che «i nuovi ambienti sono molto funzionali e confortevoli e consentono il monitoraggio continuo da parte degli operatori degli ammalati. Anche dal punto di vista estetico, il gioco di colori è particolarmente piacevole e favorisce un approccio di massima serenità». Ampie vetrate consentono, infatti, la vista su un grande giardino ombreggiato che sarà ulteriormente attrezzato per i pazienti e ai loro cari che lo popoleranno nelle belle giornate. L’idea della cura con il “verde”, è stata adottata non solo dall’IRE che ha appunto inserito nel nuovo day-hospital oncologico un giardino attrezzato a disposizione dei pazienti e che domina la vista anche interna attraverso grandi vetrate, ma anche dall’Ospedale Ca’ Granda di Milano, dove addirittura i pazienti dispongono di un piccolo orto e di piante da frutto da curare. Al Regina Elena di Roma si è privilegiata per il momento una maggiore praticità, in quanto il nuovo day hospital e il giardino adiacente consentono sia più libertà di movimento ai pazienti sia di essere facilmente reperibili dai medici per le visite visita grazie a dispositivi “cercapersone”. «Un ulteriore importante tassello – ha commentato Lucio Capurso, direttore generale degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO) – che s’inserisce nei nostri progetti di umanizzazione delle cure».

Una HPV-UNIT per la prevenzione e l’informazione
La seconda novità all’IRE riguarda la nuova Unità Hpv, un Centro multidisciplinare per lo studio del papilloma virus umano, rivolto sia agli uomini sia alle donne nell’ottica di migliorare prevenzione diagnosi e terapia di questo virus potenzialmente cancerogeno. E, la nuova Hpv Unit nasce anche con l’intento di informare non solo i cittadini ma gli stessi medici: i due coordinatori del Centro, il ginecologo Luciano Mariani e il virologo Aldo Venuti insieme a un pool di esperti italiani e internazionali (Amalia Allocca, Ruggero De Maria, Aldo Di Carlo, Silverio Tomao, Sergio Pecorelli, Barbara Suligoi ed Enrico Vizza di Roma, Mario Sideri di Milano oltre a Xavier Bosch di Barcellona, Jack Cuzick di Londra e l’australiano Ian Frazer sono a disposizione della per rispondere ai numerosi quesiti che riguardano l’infezione da HPV. Quel virus responsabile dell’infezione sessualmente trasmessa più diffusa nel mondo, capace di innescare un processo biologico che conduce al cancro della cervice uterina, ma anche della vulva, vagina, ano, pene. Al riguardo sono troppo spesso ancora inevase, o lasciate a interpretazioni personali, le questioni riguardanti l’infezione in distretti non-ginecologici, la valutazione del partner maschile, il beneficio della vaccinazione in età adulta e nel maschio, il ritmo di sorveglianza dopo un test virale, l’identificazione di gruppi a rischio, l’impatto psico-sessuale-relazione della malattia da HPV. Il Centro offre consulenza su HPV, prevenzione primaria (cioè la vaccinazione femminile e maschile) e prevenzione secondaria (attraverso il pap-test abbinato al test virale), diagnosi, terapia e follow-up post vaccinazione.

Flori Degrassi alla direzione sanitaria degli IFO
Flori Degrassi è il nuovo direttore sanitario aziendale degli IFO (Istituto Tumori Regina Elena e l’Istituto San Gallicano). Nata a Capodistria, si è laureata in Medicina e Chirurgia a Trieste e specializzata in Igiene e Medicina Preventiva a Roma e Chirurgia generale a Trieste. È stata direttore sanitario dell’A.O.U. di Siena (2010) e direttore generale della ASL Roma B (2005-2010), nonché direttore dell’Ospedale Pediatrico dell’A.O.U. di Ancona (2004-2005). Ha ricoperto, inoltre, il ruolo di direttore sanitario presso l’ASL di Pisa, il San Filippo Neri di Roma, l’ASL di Rieti, l’Ospedale CTO dell’ASL Roma C. Particolarmente sensibile al tema della salute delle donne, si è sempre è occupata della problematica del cancro della mammella, fondando nel 1983, il Comitato Riabilitazione Mastectomizzate, oggi ANDOS (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno), del quale presiede il comitato romano. È stata anche componente del consiglio direttivo del Forum Italiano di Europa Donna, movimento d’opinione trasnazionale che riunisce le associazioni di volontariato che si occupano di tumore al seno. È inoltre membro della commissione di ONDA (Osservatorio Nazionale Salute della Donna) che analizza le strutture ospedaliere più valide per la qualità dei progetti a misura di donna a cui assegnare i “bollini rosa”. Membro del comitato esecutivo della FAVO – Federazione Italiana Federazioni di Volontariato in Oncologia, nel triennio 2010-2012, ha al suo attivo molte pubblicazioni relative all’area igienico-organizzativa.

Garden therapy: un’idea che viene da lontano
L’idea della cosiddetta “garden therapy” scaturisce da uno studio dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha dimostrato che l’attività di giardinaggio diminuisce di circa il 70% la tensione fisica e mentale. Anche all’Università di Sheffield sostengono che, riducendo lo stress, viene facilitata anche la connessione tra le diverse aree del cervello, migliorando dunque anche le prestazioni mentali ed intellettive. Il benessere psicofisico che deriva dal contatto con le piante influenza direttamente le funzioni essenziali del nostro organismo e può aumentare anche i benefici delle terapie farmacologiche. In realtà i benefici del giardinaggio sono noti da parecchio. Uno dei primi medici ad accorgersene fu lo statunitense Roger Ulrich che, nel 1980, osservò come i pazienti ricoverati in stanze che affacciavano sul parco guarivano prima degli altri, anche se solo oggi stanno nascendo anche in alcuni ospedali italiani dei veri giardini dove i pazienti possono trascorrere un tempo rigenerante ed ottenere benefici coadiuvanti alla terapia. Non solo all’IRE (Roma), ma anche nel reparto di degenza dell’Oncologia Falck dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda (Milano). Qui un nuovo terrazzo, quasi un giardino sospeso, è stato concepito come una zona verde da guardare ma anche da vivere. Oltre all’attenzione posta nell’affiancare piante stagionali che diano sempre la sensazione di un luogo vivo e fiorito, si è scelto infatti di inserire alberi da frutto e dare vita ad un piccolo orto, dove i pazienti possano passare ore di svago e cogliere e godere anche dei frutti del loro lavoro.

Una HPV-UNIT all’IRE: le ragioni della sua istituzione
L’IRE e l’ISG sono da anni impegnati nello studio, diagnosi e terapia delle patologie HPVcorrelate. Le diverse attività: ginecologia oncologica (IRE), infezioni sessualmente trasmesse (ISG), Orl (IRE), proctologia (IRE), psicologia (IRE), anatomia patologica e citopatologia (IRE), sono state ora accorpate in un unico Centro Multidisciplinare nell’ottica sia di una migliore gestione clinica delle malattie in linea con la medicina basata sull’evidenza (Ebm) e degli ambulatori rivolti ai cittadini che possono così fornire dei validi percorsi di diagnosi e terapia. Accanto all’area clinica sorge l’area di laboratorio di microbiologia. Sono stati inoltre attivati nuovi percorsi d’indagine riguardante la determinazione dell’HPV nelle diverse sedi anatomiche (genitale, anale, orofaringea). HPV si conferma sempre di più, infatti come malattia legata alle abitudini sessuali. Tuttavia, non è ancora possibile eseguire come routine clinica test virali in sedi diverse dalla cervice uterina, poiché non sono ancora validati e non esiste consenso sulla gestione dei casi “positivi”. Inoltre, dato che per ovvi motivi, l’impatto psico-relazionale dell’infezione è molto rilevante, così come le conseguenze sulla dinamica di coppia e sulle abitudini sessuali si è deciso di dedicare un percorso di assistenza psicologica specifico all’interno del Centro Multidisciplinare. Altro versante su cui si colloca il Centro è quello della sperimentazione scientifica, specie quella rivolta a studi traslazionali

Gestire la fase terminale con l’ipnosi
Accompagnare – ipnosi ericksoniana e malattia terminale inaugura una collana di quaderni dedicati all’utilizzo dell’ipnosi in vari contesti. La Casa Editrice Sublivion che lo ha pubblicato nasce dalle attività dell’Istituto Milton Erickson di Torino che dal 1996 è un centro di riferimento dell’Ipnosi Ericksoniana in Italia ed opera nell’ambito della clinica, della ricerca e della formazione in questo campo. L’ipnosi può essere uno strumento di crescita personale per operatori della sanità, volontari, familiari al fine di trovare il giusto equilibrio emotivo in situazioni di forte coinvolgimento relazionale come l’assistenza di una persona alla fine della vita.
«L’ipnosi ericksoniana – spiega Nicoletta Gava, psicologa clinica, direttrice del Milton Erickson Institute, autrice del libro insieme a Piera Rosso e Alessandro Piedimonte – è una tecnica psicoterapeutica che utilizza le risorse dell’inconscio inteso come luogo che racchiude tutte le straordinarie capacità insite in ciascun essere umano. Accompagnare significa trovare la giusta vicinanza, al malato e alla famiglia che lo assiste». Il libro attraverso la descrizione dei concetti principali dell’ipnosi ericksoniana, delle condizioni che caratterizzano la fase terminale (primo e secondo capitolo) e la narrazione di interessanti casi clinici (terzo capitolo) mostra come l’ipnosi possa essere applicata con successo nella gestione della malattia terminale a diversi livelli e in diversi contesti.

Indirizzi utili
ISTITUTO NAZIONALE TUMORI REGINA ELENA IRCCS – IFO
Via Elio Chianesi, 53 00144 Roma
Prenotazioni/informazioni: 06.52662727 - 800.986868
Centralino: 06.52661
Fax 06.5266.2727-6236
www.ifo.it

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