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Focus sul Linfoma di Hodgkin

Monica Melotti, N. 11 novembre 2012

Il linfoma di Hodgkin è un tumore maligno del sistema linfatico. Le neoplasie del sistema linfatico si dividono in due grandi caterorie: il linfoma di Hodgkin (in passato detto anche morbo di Hodgkin) e i linfomi non Hodgkin, a loro volta suddivisibili in diversi sottotipi. La maggior parte dei linfomi è del tipo non Hodgkin, mentre soltanto un caso su 5 ( 20% ) è un linfoma di Hodgkin. Il linfoma, come tutti i tipi di tumore, è una malattia delle cellule. Nel caso del linfoma di Hodgkin, le cellule tumorali cominciano a crescere dei linfonodi che di solito tendono ad invadere i gruppi di linfonodi più vicini di un solo distretto anche se le cellule tumorali possono diffondersi attraverso il sistema linfatico, raggiungendo così anche altri distretti linfonodali, o attraverso il sangue raggiungendo altri organi. Il linfoma di Hodgkin può svilupparsi in ogni parte del corpo. La localizzazione più frequente sono i linfonodi del collo; seguono poi, nell'ordine, i linfonodi ascellari, mediastinici, inguinali e addominali. Il linfoma di Hodgkin può colpire anche alcuni organi, soprattutto il fegato, i polmoni o le ossa. Il trattamento ha di solito ottime probabilità di successo. Anche se la malattia si è diffusa ad altri organi, nella maggior parte dei casi si riesce ad ottenere la guarigione oppure il controllo della malattia per molti anni.

Qual è la differenza tra il linfoma di hodgkin e il linfoma non Hodgkin?
Il modo per porre la diagnosi differenziale tra linfoma di Hodgkin e linfoma non Hodgkin è l'esame istologico. Un'altra possibilità diagnostica è data dall'analisi molecolare, che consiste nello studio delle modificazioni genetiche delle cellule. Il segno caratteristico del linfoma di Hodgkin è la presenza di una particolare cellula detta di Reed-Sternberg. Per tale motivo, i linfomi in cui non si riscontra la presenza di questa cellula si definiscono "non Hodgkin". La differenza tra i due tipi di linfoma è sostanziale, e classificare correttamente la malattia è molto importante ai fini della definizione del piano di trattamento.

Quali sono i tipi di linfoma di Hodgkin?
Esistono diversi tipi di linfoma di Hodgkin, ognuno dei quali si contraddistingue per l'aspetto delle cellule al microscopio. Il sistema di classificazione dei linfomi di Hodgkin più diffuso è quello elaborato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), il quale distingue tra linfoma di Hodgkin classico, linfomi a predominanza linfocitaria nodulare e forme inclassificabili. A loro volta i linfomi di Hodgkin di tipo classico si distinguono in quattro sottotipi:

  • sclerosi nodulare;
  • cellularità mista;
  • deplezione linfocitaria;
  • ricca in linfociti.

Che cosa causa il linfoma di Hodgkin?
Le cause sono tuttora sconosciute. Il linfoma di Hodgkin è più frequente nei soggetti giovani di età compresa intorno ai 20 anni, anche se può essere diagnosticato a qualunque età. Alcuni fattori possono contribuire allo sviluppo della malattia, tra i quali:

  • debolezza del sistema immunitario: ad esempio nei soggetti che hanno ricevuto un trapianto d'organo e sono per questo in terapia, nei malati di AIDS, e in alcuni rari casi di malattie che abbassano le difese immunitarie;
  • infezione da virus di Epstein Barr (EBV), che potrebbe accrescere il rischio di sviluppare un linfoma di Hodgkin in una fase successiva della vita.

Il linfoma di Hodgkin, come molti altri tumori, non è infettivo e non può essere trasmesso ad altri individui. Ciò significa che se vi è stato diagnostica un linfoma di Hodgkin, i vostri familiari non hanno un rischio aumentato di ammalarsi di questa stessa malattia, a meno che abbiate un gemello omozigote, per il quale, invece, il rischio potrebbe essere leggermente più alto.

Come si manifesta
Il primo sintomo di un linfoma di Hodgkin è di solito la presenza di un gonfiore indolore di un linfonodo superficiale localizzato al collo, al cavo ascellare o all'inguine. Possono essere presenti anche altre manifestazioni cliniche tra cui:

  • sudorazione eccessiva, soprattutto di notte;
  • febbre di origine sconosciuta;
  • perdita di appetito, dimagrimento anche senza una dieta specifica;
  • stanchezza eccessiva;
  • prurito persistente diffuso su tutto il corpo.

Se le cellule tumorali sono presenti nel midollo osseo, con conseguente riduzione delle cellule sane, possono manifestarsi mancanza di fiato e stanchezza legate all’anemia, tendenza alle emorragie (sangue dal naso, mestruazioni molto abbondanti, o formazione di piccole macchie sotto la pelle) legate alla mancanza di piastrine ed un aumentato rischio di sviluppare infezioni per la riduzione dei globuli bianchi.

La terapia
I principali tipi di trattamento del linfoma di Hodgkin sono la chemioterapia e la radioterapia, che possono essere usate da sole o in combinazione. Molti malati di linfoma di Hodgkin possono guarire, anche se la malattia si è diffusa ad altri organi. Fino a qualche anno fa la radioterapia è stata usata da sola per il trattamento di un linfoma in stadio iniziale. Oggi, però, si preferisce sempre attuare la chemioterapia anche per gli stadi iniziali della malattia. Nei casi di linfoma di Hodgkin in stadio avanzato, la chemioterapia costituisce sempre il trattamento di prima scelta. Se il linfoma di Hodgkin non risponde in maniera soddisfacente alla chemioterapia standard oppure se recidiva dopo il trattamento, si può applicare un regime chemioterapico ad alte dosi seguito da trapianto di cellule staminali. Il trattamento del linfoma di Hodgkin può a volte dare effetti collaterali a lungo termine piuttosto seri. Alcuni chemioterapici possono causare infertilità. Tuttavia, i nuovi farmaci e i più moderni approcci al trattamento del linfoma di Hodgkin hanno come obiettivo proprio quello di limitare quanto più possibile tali rischi.

Intervista a Paolo Bossini (www.paolobossiniblog.it)
Un linfoma l’ha fatto smettere di nuotare, ma poi è tornato in vasca e la vita è ripresa.

Abituato a vincere. Paolo Bossini 26 anni, è stato campione europeo nei 200 a rana vincendo dieci medaglie e un record olimpico lungo un giorno. Poi la vita cambia radicalmente, un pomeriggio, nel dicembre 2010, con un improvviso male al collo. Un dolore che non c’entra con gli allenamenti, con l’acqua fredda della piscina, ma uno strano pallino sul collo che quando lo tocca gli procura dolore. Cominciano gli esami di approfondimento e dopo qualche giorno i dottori danno un nome alla malattia: linfoma di Hodgkin. Uno tsunami nella sua vita: stop agli allenamenti, ospedale, intervento, chemio e radioterapia. L’ex campione europeo non può più entrare in piscina, ha le difese immunitarie troppo basse, ma Paolo è un atleta abituato a lottare e solo dopo 19 giorni dall’intervento ritorna a nuotare. La cicatrice è fresca, i punti tirano, ma per superare il dolore deve ritornare in vasca, anche se la sua vita è cambiata per sempre.

Come si riesce a superare un momento così drammatico?
«Lo sport insegna a darti degli obbiettivi e a volerli raggiungere ad ogni costo. Il mio era quello di guarire e di ritornare a nuotare. Lo so, non è facile, ma il segreto è metabolizzare il terribile momento, pensando che il male passa, basta volerlo. Se ti piangi addosso è la fine, devi aggredire la malattia prima che lei aggredisca te. Devi sempre avere speranza e in questo la famiglia può aiutarti molto».

In che modo l’ha aiutata la sua famiglia?
«L’amore è fondamentale. Quando esci di casa a 17anni, come ho fatto io, ti manca molto l’affetto della famiglia. Laura, mia moglie, l’ho incontrata dopo diverse avventure sentimentali di poca importanza. Lei era la donna giusta per me e non me la sono lasciata scappare. Appena tornato a casa dall’ospedale le ho detto "per noi inizia un percorso difficile, ma non trattarmi mai come un malato che non può neanche alzarsi per prendere un bicchiere d’acqua". E lei ha capito subito, mi ha aiutato a distrarmi, a pensare di meno alla malattia. In quel periodo abbiamo tolto mia figlia dall’asilo (oggi Angelica ha 4 anni, ndr) e io sono diventato papà a tempo pieno. Passavo più di tre ore al parco e ho apprezzato la gioia di essere genitore. La malattia non dà solo tristezza, ma ti permette di apprezzare momenti indimenticabili».

Psicologicamente non ha avuto paura di essere abbandonato dai suoi amici, dai suoi fan?
«Certo, è l’ho anche provato sulla mia pelle. Un momento prima sei circondato da sponsor e applausi, poi ti ammali e sei solo, anche gli amici se ne vanno. In un periodo così drammatico capisci quali sono i veri amici e ti assicuro che li conto sulle dita di una mano. Ma ho avuto la grande fortuna di avere vicino mia moglie e mia figlia, e la mia società, la Canottieri Aniene e il marchio Arena che mi ha anche aiutato a costruire il mio blog con il quale sono sempre in contatto con i miei fan ( www.paolobossiniblog.it )».

Non si è classificato per le Olimpiadi di Londra, dispiaciuto?
«Ho provato tanto dispiacere per non essermi classificato, ma sapevo fin dall’inizio che era un’impresa ardua. Ma non volevo avere rimorsi, non volevo pormi la domanda se ce la potevo fare oppure no. Ora ho altri progetti da realizzare, sono un uomo dalle mille risorse».

Quali sono i progetti futuri?
«Sto finendo di scrivere il mio libro "Dall’asma al tumore", un’autobiografia che racconta la mia vita. Da bambino soffrivo di asma e ho iniziato a nuotare per combatterla. Mi hanno buttato in acqua e ho smesso di prendere le medicine. La piscina è sempre il punto di partenza della mia vita. Poi mi piacerebbe continuare a recitare, ho fatto la parte del cattivo nella serie tv "Come il delfino" con Raoul Bova, con il quale sono diventato amico. Sarò presente anche nella seconda serie "Come un delfino 2" in onda il prossimo inverno».

Lei e Laura avete pensato a un fratello per Angelica?
«Mia figlia ce lo chiede spesso, ma le cure comportano il rischio dell’ 85% di infertilità, per questo ho fatto congelare il mio seme. Inoltre mia moglie ha ricominciato a lavorare da poco e preferiamo aspettare. Ci piacerebbe anche aprire un bed& breakfast in una località tranquilla, a contatto con la natura».

Superare il cancro è un’esperienza che segna profondamente, che cosa le ha lasciato la malattia?
« Vedi la vita da una prospettiva diversa. Quando vivi l’esperienza del cancro assapori l’esistenza da diverse dimensioni. Non è stato solo uno tsunami, ma anche una folata di vento tra i capelli. La stessa cosa succede anche per il nuoto: ho capito che l’ 80% di quello che ti nuove in acqua è la testa. La mente arriva dove il fisico non arriverà mai. Io ho superato il cancro e adesso mi sento invincibile, posso andare oltre ai miei limiti».

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