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Il tumore si previene anche a tavola

Monica Melotti, N. 8/9 agosto/settembre 2012

Il libro "Verso la scelta vegetariana", scritto da Umberto Veronesi e Mario Pappagallo ci spiega il ruolo essenziale dell’alimentazione. È praticamente finita l’era del "mangio ciò che voglio" perché una cattiva alimentazione è dannosa come il fumo, anche se non c’è la stessa consapevolezza. Nei malati di cancro, obesità, fumo, abuso di alcol e poca attività fisica non fanno altro che peggiorare l’evoluzione della malattia. «Il paziente oncologico non ha sempre il tempo e la voglia di seguire una dieta salutare», dice Mario Pappagallo, giornalista scientifico del Corriere della Sera e autore di diversi libri scientifici. «L’ideale sarebbe avere cibi preconfezionati che contengono sostanze benefiche. Un’azienda svizzera, per esempio, specializzata nei pasti pre-confezionati, la Swiss Medical Food, prepara menu personalizzati per pazienti con tumore. È importante sapere che non meno del 22% e non più del 42% delle morti per cancro, sarebbero evitabili cambiando le abitudini alimentari». Del resto la conferma arriva anche da numerosi studi scientifici. Basti pensare alla correlazione tra il rischio di cancro all’intestino o al colon retto con l’eccessivo consumo di proteine animali. Sotto accusa un forte consumo di carni rosse, specie se cotte alla brace, cibi affumicati, salati e/o conservati, poca frutta e verdura.

La dieta corretta
È ormai risaputo che un’alimentazione ricca di frutta e verdure eviterebbe nel 20-33% dei casi un tumore al polmone, nel 6675% un carcinoma gastrico, nel 33-50% un tumore al seno, nel 66-75% un tumore del colon e del retto. Ma come può il cibo contribuire a prevenire lo sviluppo dei tumori? «A volte esiste una ereditarietà, ma nella maggior parte dei casi l’avvio di una trasformazione di cellule sane in tumorali è influenzato da fattori ambientali: fumo, inquinamento e sostanze chimiche con cui veniamo in contatto quotidianamente», risponde Pappagallo. «Ma anche tossine di origine naturale che ingeriamo con l’alimentazione. È tuttavia il nostro ambiente interno che stabilisce se eventuali cellule tumorali dovranno progredire o arrestare il loro sviluppo. Un esempio si può fare con la pianta, un cancro progredirà se trova terreno fertile, per esempio come con sostanze stimolanti, come i fattori di crescita. Studi scientifici hanno dimostrato che le donne con alti livelli di ormoni sessuali nel sangue, di insulina e di un determinato fattore di crescita denominato Igf1 (fattore di crescita insulino simile di tipo 1) si ammalano di più perché l’abbondanza di questi fattori favorisce la moltiplicazioni di eventuali cellule tumorali».

Alimentazione&Cancro
Nei pazienti in trattamento chemioterapico per tumore del colon in stato avanzato, un’alimentazione ricca di proteine animali, grassi, cereali raffinati e zuccheri sembra triplicare il rischio di recidiva e raddoppiare il rischio di morte, rispetto ad una dieta ricca di frutta e verdure e cereali integrali. «Un altro esempio riguarda le donne affette da tumore al seno in stadio iniziale», spiega il giornalista. «Si è visto che il consumo di un’alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di proteine animali derivanti da carni rosse porta ad una riduzione del 43% del rischio di morte. In alcune donne questo tipo di dieta si associa anche a una riduzione del 31% nell’incidenza di nuovi eventi tumorali durante i trattamenti terapeutici per la neoplasia mammaria».

L’importanza dell’area geografica
Certi tumori sono più frequenti in alcuni Paesi rispetto ad altri e in alcuni casi non è l’etnia a incidere, ma proprio lo stile alimentare acquisito culturalmente. Un esquimese cresciuto nel suo ambiente reagirà a questo in maniera diversa rispetto a un suo gemello omozigote che cresce per esempio a New York, con uno stile di vita americano. Studi scientifici hanno dimostrato come la diffusione di certe forme tumorali tende a livellarsi ai valori usuale di una determinata area geografica, quando una persona si trasferisce stabilmente in quell’area, adottando quindi le abitudini alimentari tipiche del contesto locale. Secondo alcuni dati dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) il cancro dello stomaco in Giappone è il 25% più frequente che in Uganda, quello del colon negli Stati Uniti è 10 volte più diffuso che in Nigeria, mentre il cancro del fegato in Monzambico è 100 volte più frequente che in Inghilterra. E ancora i nigeriani che vivono in Africa hanno meno tumori del colon retto rispetto di quelli emigrati negli Usa. Analogo discorso vale per il tumore alla mammella. L’incidenza di questo tumore è elevata nei Paesi industrializzati occidentali, mentre nell’aria asiatica il rischio è notevolmente inferiore,ma aumenta non appena le donne asiatiche emigrano in Occidente. L’incidenza più bassa per il cancro alla prostata è stata registrata a Singapore (13%), Hong Kong (15%), mentre quella più alta in Svezia (31%). Si è visto inoltre che uno svedese rispetto ad un abitante di Hong Kong ha una probabilità otto volte maggiore di morire di cancro alla prostata.

E in Italia?
Nel nostro Paese nelle zone di Forlì, Ravenna e Firenze l’incidenza del tumore allo stomaco risulta essere quattro volte superiore di quella che si registra al Centro sud. Tale differenza pare legata alla dieta ricca di salumi e insaccati, spesso con troppi nitriti e nitrati. In Veneto, invece, l’organo più colpito è il fegato probabilmente per un abuso di alcol che predispone alla sviluppo di cirrosi epatica e di vari tipi di tumore.

Intervista a Mario Pappagallo giornalista scientifico del Corriere della sera

Spesso nel giornalismo la comunicazione scientifica crea falsi allarmismi, secondo te quali sono i motivi?
«Alla base di questo meccanismo, ci sono degli interessi commerciali volti a creare un bisogno. Poniamo il caso che ci sia una casa farmaceutica che ha uno psicofarmaco per bambini e vende il giusto, per aumentare le vendite innesca un meccanismo di bisogno, attraverso articoli su quella determinata patologia, che sostiene sia in aumento. L’esempio più eclatante e l’ADHD, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Fino a qualche anno fa, di questa malattia si sapeva poco, poi, creando una comunicazione pilotata ed investendo su questo aspetto, si è fatto in modo che si creasse un bisogno e questo si capisce vedendo l’aumento della vendita di farmaci come il Ritalin. Attraverso questi messaggi, fai girare la notizia sui mass media e il gioco è fatto. A pilotare tutto questo, ovviamente, ci sono le case farmaceutiche».

Come riesci a trattare argomenti scientifici complicati, usando un linguaggio molto semplice. Qualche consiglio?
«Ci sono poche regole. Prima di tutto ci si deve liberare del "medichese", trovando dei sillogismi e dei sinonimi, in grado di rendere il tutto più comprensibile. Un consiglio è quello di spiegare un concetto scientifico avvalendosi anche dell’utilizzo di una situazione parallela, spesso di più facile comprensione. Bisogna snodare il linguaggio scientifico: lo devi ricostruire in modo più lineare e popolare, partendo proprio dalla costruzione della frase stessa. Devi usare delle immagini per spiegare il contenuto e, certamente, per farlo è necessario che, alla base, ci sia una buona comprensione dell’argomento di cui si sta parlando. Se hai il concetto ben chiaro in testa, riesce a farlo capire facilmente, ma, in caso contrario, la comunicazione è compromessa».

Internet viene sempre più spesso consultato per responsi medici e per sapere di più su una determinata malattia, un bene o un male?
«È un grosso problema internazionale che riguarda tutto il mondo. Tutti possono accedere alla Rete, scrivere a un medico, addirittura comprare farmaci on line. Gli ultimi dati Censis rivelano che tra i 20 milioni di internauti italiani almeno una volta hanno visitato una pagina di salute e hanno chiesto consigli in merito ai loro disturbi. Il problema è che solo una persona su quattro decide poi di consultare il proprio medico, tre su quattro, invece, si fanno un’autodiagnosi e decidono loro stessi la terapia. Questo è molto grave a volte con conseguenze irreparabili, In rete ci sono tanti siti di salute poco affidabili, per questo ci vorrebbe un bollino di qualità che certifichi i siti seri. È importante proteggere i navigatori della rete per evitare di compromettere la salute delle persone».

"Verso la scelta vegetariana"
Un libro che insegna come migliorare la propria qualità di vita, ma anche a difendere il pianeta in un’ottica ecologica. La prima parte, scritta da Umberto Veronesi, parte dalla sua esperienza personale e dalle sue ricerche di oncologo, fornendo vari spunti di riflessione. La seconda parte a cura di Mario Pappagallo, dispensa informazioni mediche sull'alimentazione vegetariana e non. Viene inoltre spiegato come una dieta corretta sia la prima alleata della salute e come svolga un ruolo essenziale nella prevenzione di numerose malattie e in particolare di molti tipi di tumore. Le teorie e le raccomandazioni dei due autori trovano una sintesi pratica nella parte finale del volume, che raccoglie oltre 200 ricette elaborate appositamente dalla cuoca Carla Marchetti, da molti anni vegetariana, per avvicinarsi gradualmente e con gusto a questa scelta di vita. Nel libro ci sono anche tante ricette, che non sono rivolte solo ai vegetariani, alcune infatti sono a base di pesce.

A cura di Umberto Veronesi e Mario Pappagallo, Giunti Editore

Legame cibo & tumore

Tumori Fattori di rischio nella dieta
Esofago Abuso di vino, birra e sopratutto superalcolici, carenza di vitamina C, ferro e zinco, nitriti e nitrati
Stomaco Nitrati e soprattutto nitriti contenuti in insaccati, cibi essiccati e affumicati
Colon e retto

Eccesso di proteine della carne, di oli vegetali e grassi trans o idrogenati, carenza di fibre nella dieta

Fegato Abuso di alcolici e consumo di alimenti contaminati
Pancreas Eccesso di alcol

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