Esegui una ricerca

Informativa privacy

Rapporto Prevenzione 2011

Cristina Mazzantini, N. 5 maggio 2012

Dopo il lancio dell’iniziativa della Fondazione Smith Kline, in collaborazione con la SItI (Società Italiana di Igiene), che ha dato vita nel 2010 al primo Rapporto Prevenzione, pubblicato da Il Mulino di Bologna, arriva l’edizione 2011, dedicata alle attività di prevenzione e ai primi risultati sulla sperimentazione dell’Osservatorio Italiano Prevenzione (OIP), presentati recentemente a Roma presso l’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta di un volume di oltre 650 pagine, curato da un board di esperti nel settore, oltre a illustri membri della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità pubblica, con la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico, del Ministero della Salute e dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionale, che si struttura in due parti. Nella prima sono riportati i risultati dello studio pilota dell’OIP, effettuato su 23 Dipartimenti di Prevenzione (il 13,5% del totale), che hanno evidenziato quattro nodi principali di criticità legati a: integrazione e comunicazione, risorse, organizzazione, promozione della salute. Inoltre gli autori hanno cercato di acquisire e diffondere informazioni e best practices attraverso un metodo standardizzato di raccolta e analisi dei dati. Nella seconda parte, invece, si prende in esame un diverso approfondimento tematico. L’argomento del 2011 riguarda “le attività di prevenzione” : per ciascuna area di intervento (come vaccinazioni, malattie infettive, patologie tumorali) si presentano l’analisi dello scenario epidemiologico, la descrizione delle attività in corso delle “best practices”, l’individuazione delle prospettive future. Tra i vari capitoli c’interessa quello dedicato alla prevenzione secondaria della patologia tumorale, dove si affronta la tematica neoplastica non solo descrivendone i contesti epidemiologici, le evidenze scientifiche, lo stato di diffusione dei programmi di screening con esempi di buone pratiche, ma anche mostrando l’importanza della governance con la necessità di garantire funzioni centrali di governo e,contemporaneamente, di rafforzare il coordinamento intraregionale dei programmi di screening. Gli autori sottolineano come, a partire dal 2001, i programmi di screening di popolazione (Ps) per i tumori della mammella, della cervice uterina e colon retto, attuati secondo linee guida, sono stati considerati un livello essenziale di assistenza (Lea) con l’obiettivo principale della riduzione della mortalità causa specifica. Si ricorda che il destinatario di tali interventi è circa il 47% della popolazione italiana. Dopodichè, sono analizzate dettagliatamente le singole neoplasie. Prima fra tutte il cancro del seno che è più frequentemente diagnosticato tra le donne. In Italia esso rappresenta il 29% di tutti i tumori maligni: si stima che ogni anno siano diagnosticati circa 45.000 nuovi casi. E ancora. Secondo l’ISTAT nel 2007 i decessi sono stati 11.916 anche se la mortalità appare in netta diminuzione negli ultimi 20 anni. Inoltre, secondo stime più recenti, circa 520.000 italiane hanno avuto diagnosi di tumore al seno. Dal 2003 al 2009 l’estensione effettiva, ovvero la quota della popolazione bersaglio (donne 50-69) che ha ricevuto regolarmente la lettera d’invito per eseguire la mammografia gratuitamente con il Ssn, è cresciuta del 20% con una copertura del 70% soprattutto nelle regioni del Nord (dove si sfiora il 90% ). Poi gli autori passano a descrivere il tumore della cervice uterina che nella nostra Penisola rappresenta il 2% di tutti i tumori maligni diagnosticati tra le donne. Si stima che ogni anno ne siano diagnosticati 2.900. Si stima che in Italia circa 53.000 donne nel corso della vita hanno avuto una diagnosi di tumore della cervice uterina. La quota della popolazione bersaglio che ha ricevuto una lettera d’invito, all’interno di un programma organizzato a eseguire il pap-test, alla fine del 2009 è stata del 66%. È interessante notare che in questo caso il Nord ha una copertura di programmi organizzati simili al Sud. Per quanto riguarda il tumore del colon retto, si stima che in Italia sono diagnosticati 52.000 nuovi casi di cui 29.000 tra gli uomini e 23.000 tra le donne. Tra gli uomini questa patologia è al terzo posto in termini di frequenza ( 13% di tutte le neoplasie) dopo la prostata e il polmone; tra le donne è al secondo posto ( 14% di tutti tumori) dopo quello della mammella. In Italia la maggioranza dei programmi adotta come test di screening la ricerca del sangue occulto fecale, con intervallo biennale. Nel 2009 si registra un valore del 40% di media nazionale (nel 2005 solo il 12% della popolazione era coperto). Molto meno incoraggiante il gap territoriale con il 67% nel Nord, il 35% al Centro, e che si riduce a poco più del 5% se si considerano il Sud e Isole. Tali dati fanno riflettere, anche se negli anni ci sono stati dei miglioramenti ma non ancora sufficienti per raggiungere l’optimum del 100% di copertura. Bisogna fare uno sforzo in più, anche se non è facile. In un periodo di crisi, dove i tagli alla sanità sono sempre più pesanti, a farne le spese è sempre la prevenzione.In conclusione riportiamo le parole dei professori Antonio Boccia, Walter Ricciardi, Paolo Villani: «È difficile prevedere se il Rapporto prevenzione 2011 possa realizzare pienamente i propri obiettivi, vale a dire fornire un aggiornamento, ancorché non esaustivo, sulle principali attività di prevenzione, soprattutto, contribuire ad assegnare alla prevenzione il valore che merita. La sua lettura, tuttavia, è particolarmente stimolante in quanto ricca di sfide e di traguardi, difficilmente ma sicuramente raggiungibili, a patto che la prevenzione venga realmente e unanimemente riconosciuta come potente mezzo per lo sviluppo sociale ed economico del Paese».

Stime recenti sulla mortalità per cancro
In un articolo pubblicato su Annals of Oncology, un gruppo di ricercatori italiani e svizzeri stima che vi saranno quasi 1,3 milioni di morti nell’Unione Europea nel 2012, di cui 717.000 uomini e 566.000 donne. Sebbene i numeri assoluti siano aumentati in conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, i tassi di mortalità per tumore (standardizzati per età per 100.000 abitanti) continuano a diminuire. Gli studiosi, inoltre, hanno stimato che il tasso globale di mortalità per tumore nell’anno in corso sarà di 139 decessi per 100.000 uomini e 85 per 100.000 donne. Rispetto ai tassi del 2007 (l’ultimo anno di cui vi sono dati disponibili) ciò corrisponde a una diminuzione del 10% degli uomini e del 7% nelle donne. «In Italia nel 2012 si registreranno circa 400.000 casi e 180.000 morti per tumore; 100.000 negli uomini e 78.000 nelle donne. I tumori sono secondi solo alle malattie cardiovascolari come numero di decessi, ma sono la principale causa di anni di vita persi, poiché insorgono in età più giovane delle malattie vascolari», ha spiegato Eva Negri, co-autrice nel lavoro e ricercatrice presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. «I tumori più frequenti nel 2012 in Italia sono: del polmone (33.000 decessi), dell’intestino (22.000), della mammella (12.000), del pancreas (11.000), dello stomaco (9.000) e della prostata (8.000)». Uno dei dati più favorevoli sia in Europa sia in Italia è la riduzione del 9% in 5 anni della mortalità per tumore della mammella, dove la riduzione è più marcata nelle donne giovani. «Ciò indica il ruolo essenziale dei miglioramenti della terapia per il tumore della mammella piuttosto che dello screening mammografico che, in generale, è ristretto alle donne tra i 50 e i 70 anni», ha aggiunto Carlo La Vecchia, Capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto Mario Negri e docente all’Università degli Studi di Milano.

Dati della sopravvivenza per neoplasie in Italia
Secondo il rapporto dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), in Italia la sopravvivenza dei malati di tumore continua ad aumentare, ma al Sud è di 4-10 punti percentuali più bassa che al Centro-Nord. Se si considera l’insieme di tutti i tumori (esclusi quelli di vescica e cute), la sopravvivenza è a 5 anni dalla diagnosi dei malati oncologici. In Italia è pari al 50% per gli uomini e al 60% per le donne. Questo dato è superiore alla media europea ed è simile a quello registrato nei Paesi scandinavi, mentre è inferiore a quello degli Stati d’America. Tra il 1990 e il 2007 il periodo di permanenza di vita dei malati di cancro è aumentato del 14% per gli uomini e del 9% per le donne. La sopravvivenza a 5 anni per i tumori di maggiore impatto sociale mostra che, a fianco di neoplasie a buona prognosi, ci sono quelle a prognosi infausta: la sopravvivenza è alta per alcune sedi tumorali quali tiroide di ( 94% ), mammella della donna ( 87% ), prostata ( 89% ), cervice uterina ( 61% ) e colon-retto ( 58% ), mentre è inferiore al 50% per le leucemie ( 43% ) e il tumore dello stomaco 29% ) ed è al di sotto del 20% per fegato ( 14% ) e polmone ( 13% ). Negli uomini la sopravvivenza a 5 anni è di circa 10 punti percentuali più bassa rispetto a quella delle donne. Nella gran parte dei tumori maligni la sopravvivenza appare inversamente proporzionale all’età.

Lettini solari e giovani
Chi sta pensando di salutare l’arrivo della bella stagione con un po’ di lettino solare dovrebbe pensarci bene prima: secondo uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Clinical Oncology la probabilità di sviluppare un tumore è direttamente proporzionale al tempo passato ad abbronzarsi artificialmente. Lo studio del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha analizzato i dati di 73.500 infermiere tra i 25 e i 35 anni dal 1989 al 2009, mettendo in relazione la frequenza d’uso dei lettini con l’insorgenza di tumori: nel periodo considerato si sono verificati 5506 casi di basalioma, uno dei più diffusi tumori della pelle, 403 di carcinoma a cellule squamose e 349 di melanoma. La relazione tra abbronzatura artificiale e rischio tumorale è di tipo diretto, e all’aumentare dell’una sale anche l’altro: per le donne che in adolescenza superano le 6 esposizioni l’anno il rischio cresce di circa il 73%, mentre la stessa esposizione fra i 25 e i 35 lo fa aumentare del 28%. In generale, ogni quattro sedute il rischio totale sale tra il 10 e il 15% a seconda del tipo di tumore considerato: «Questi dati confermano le preoccupazioni sull’uso dei lettini solari e supportano la necessità da parte delle autorità di vietarne l’uso sotto i 18 anni», hanno concluso gli autori dello studio.

Torna ai risultati della ricerca