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Il rischio endocrinologico in oncologia pediatrica

Paola Sarno, N. 4 aprile 2012

Nei Paesi industrializzati, negli ultimi 40 anni, il miglioramento delle tecniche diagnostiche, chirurgiche e farmacologiche ha consentito l’aumento del tasso di sopravvivenza dei bambini affetti da leucemia linfatica acuta, con guarigioni che, secondo l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) superano l’ 80 %, mentre per i tumori cerebrali infantili le percentuali di sopravvivenza a 5 anni si collocano intorno al 60-65 %. Un buon risultato, che tuttavia può essere minato proprio dai pesanti effetti collaterali delle terapie salvavita, che possono compromettere la funzionalità dell’ipofisi, della tiroide e delle gonadi, sia nei ragazzi sia nelle ragazze colpiti da tumori oncoematologici e del sistema nervoso centrale. Ciò significa, in particolare che in questi pazienti, una volta "guariti" dal cancro, possono insorgere problemi di accrescimento e, da "grandi" anche di fertilità. Un aiuto efficace e sicuro arriva però dalle terapie ormonali sostitutive, basate sul fattore di crescita (GH), che possono garantire una buona qualità di vita. Con una precauzione essenziale: i pazienti che hanno superato leucemie e tumori cerebrali devono essere controllati in tutto l’arco del trattamento ormonale sostitutivo e, in pratica, nel corso della vita al fine di stabilire caso per caso il dosaggio degli ormoni somministrati e di individuare precocemente i possibili tumori secondari che dovessero insorgere. A fare il punto su queste tematiche il convegno "Disordini endocrini in oncologia pediatrica", promosso dalla Unità Operativa di Oncologia Pediatrica del Policlinico dell’Università Cattolica di Roma, "Agostino Gemelli".

Raggiunti importanti risultati nella cura dei tumori dei bimbi
"La leucemia linfatica acuta è la patologia tumorale più frequente in ambito pediatrico, e rappresenta circa un terzo di tutti i tumori, mentre i tumori del sistema nervoso centrale si collocano al secondo posto per incidenza e rappresentano circa un quarto di tutte le neoplasie infantili", ha dichiarato introducendo l’argomento, Riccardo Riccardi, responsabile dell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale dell’Università Cattolica e coordinatore scientifico del convegno. «Oggi le cure chemioterapiche, grazie all’utilizzo di protocolli terapeutici più intensivi per quanto riguarda quelli radioterapici, ci hanno permesso di ottenere importanti risultati in termini di sopravvivenza nelle neoplasie insorte prima dei 15 anni. La ricerca ci vede impegnati nel valutare nuove modalità terapeutiche, più efficaci e con minore tossicità, allo scopo di ridurre l’insorgenza di effetti collaterali a breve e lungo termine e sequele croniche a carico di vari organi e apparati».

La "guarigione" dalle neoplasie cerebrali infantili e i deficit ormonali
In particolare, nei tumori cerebrali l’età e la dose di radiazioni utilizzate sul cervello sono fattori di rischio per l’insorgenza di un ipopituitarismo, cioè di una ridotta funzionalità ipofisaria. «Le cellule ipofisarie più vulnerabili sono quelle che producono l’ormone della crescita (GH). Si stima che già dopo un anno dal trattamento, i livelli di GH dopo test di stimolo sono alterati nel 50% dei casi. A 5 anni dalla radioterapia tale percentuale aumenta fino al 90% circa», ha spiegato Aurora Rossodivita, ricercatrice della Unità Operativa di Pediatria 2 del Policlinico Gemelli. «Pertanto, i bambini affetti da tale deficit, se non trattati con l’ormone GH, non raggiungono il loro potenziale di crescita, e la statura adulta sarà significativamente inferiore al bersaglio genetico atteso. Inoltre, nei tumori della fossa cranica posteriore, la radioterapia viene effettuata anche sulla colonna vertebrale, con conseguente danno diretto sulle vertebre e sproporzione tra crescita del tronco e degli arti inferiori. La terapia con GH ha effetti benefici anche sulla composizione corporea, sulla mineralizzazione ossea, sul metabolismo dei grassi, sulla pressione arteriosa e sullo stato di benessere globale». Del resto il trattamento con GH viene già impiegato anche nei deficit della statura dei bambini non necessariamente reduci da una patologia neoplastica. A sostenerne i possibili benefici è stata anche dall’endocrinologa Laura De Marinis, responsabile dell’Unità Operativa di Patologia ipatalamo-ipofisaria del Gemelli, dove vengono trattati con GH bambini affetti non solo da pregresse neoplasie, ma anche da predisposizione familiare alla bassa statura, da ritardo costituzionale di crescita e pubertà, da alcune sindromi genetiche o gastrointestinali come la celiachia, da malattie infiammatorie croniche o ancora da patologie endocrine.

Il trattamento ormonale sostitutivo: un percorso valido ma occorre cautela
Sono comuni, inoltre, nei bambini "guariti" da un tumore infantile che ha colpito le cellule del sangue o il sistema nervoso centrale, anche i deficit di altri ormoni ipofisari, necessari per la normale funzione di ghiandole come la tiroide, i surreni, le ovaie e i testicoli. In presenza di tali deficit, quasi sempre permanenti, è necessario garantire ai piccoli pazienti un livello adeguato di ormoni, somministrando una terapia sostitutiva con GH per tutta la vita. Si tratta di un percorso delicato che deve essere condotto in ogni sua fase con estrema ponderazione e competenza. Perché? A spiegarlo meglio è stata sempre l’endocrinologa pediatra Rossodivita. « Numerosi studi su soggetti sopravvissuti a tumori in età pediatrica, hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza della terapia sostitutiva con fattore di crescita (GH) nei pazienti senza fattori di rischio, non irradiati. Tuttavia, recenti dati sembrerebbero indicare un lieve incremento, pari al 2 %, dell’insorgenza di un secondo tumore nei soggetti che, per curare la neoplasia infantile, sono stati sottoposti a radioterapia. Quindi, sebbene i risultati nel complesso siano rassicuranti, è necessaria grande cautela nell’estrapolare questi dati alla questione della sicurezza a lungo termine del GH, specialmente se utilizzato a dosi diverse e più elevate rispetto a quelle finora utilizzate».

Necessario incrementare la ricerca ed intervenire con un approccio integrato
È necessario, perciò, secondo la pediatra del Policlinico Gemelli, soprattutto per non compromettere ulteriormente la salute di questi pazienti, non solo intervenire con particolare cautela, ma anche continuare la ricerca in questo ambito, pianificando studi prospettici randomizzati, per documentare la reale sicurezza del GH nel trattamento dei ragazzi che hanno superato patologie neoplastiche. La possibilità dell’insorgenza di una seconda neoplasia nel corso degli anni, inoltre, richiede che il lungo periodo di osservazione a distanza dalla fine dei trattamenti antineoplastici venga condotto attraverso un approccio multidisciplinare integrato, coinvolgendo cioè nel lavoro tutti i diversi specialisti. Perciò da circa 20 anni presso il day hospital di Oncologia pediatrica e presso l’Ambulatorio di Endocrinologia pediatrica del Gemelli viene effettuato uno screening su tutti i pazienti con pregressa neoplasia, allo scopo di identificare il più precocemente possibile segni e sintomi di possibili disfunzioni ormonali, con lo scopo di tradurre in appropriate iniziative assistenziali quanto di più avanzato oggi è disponibile a livello diagnostico-terapeutico. La qualità di vita di queste persone dipende, ovviamente, anche da un adeguato e tempestivo trattamento delle possibili sequele tumorali.

Un bicchiere di vino rosso per prevenire il tumore al seno
Secondo uno studio del Journal of Women’s Heallth, condotto da un team di ricercatori Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, un consumo moderato di alcol gioverebbe alla prevenzione del tumore della mammella. Secondo gli studiosi sono le sostanze chimiche presenti nei semi e nelle bucce di uva rossa a ridurre leggermente i livelli di estrogeni e ad aumentare quelli di testosterone tra le donne in pre-menopausa, riducendo così il rischio di cancro al seno. Ciò a dispetto della diffusa convinzione, basata sul fatto che l’alcol aumenta i livelli di estrogeni responsabili della crescita delle cellule tumorali, secondo cui il consumo di tutti i tipi di bevande alcoliche aumenterebbe il rischio neoplastico nella popolazione femminile. I ricercatori californiani hanno invece scoperto che le donne che avevano consumato otto once di vino rosso ogni sera per circa un mese, avevano avuto più bassi livelli di estrogeni e più alti livelli di testosterone. Ma, attenzione: «se si ha l'occasione di bere un bicchiere di vino a cena, conviene prendere in considerazione il rosso», ha affermato Chrisandra Shufelt, una delle autrici del trial randomizzato, che ha coinvolto 36 donne, sottoposte a periodici prelievi ematici per controllare il livello di ormoni nel sangue, perché il vino bianco impiegato nello studio (Chardonnay) non ha dimostrato di possedere lo stesso effetto protettivo del rosso (Cabernet Sauvignon). Ma anche un moderato consumo di vino bianco non costituirebbe un rischio in più di ammalarsi di cancro.

Gli omega 3 possono giovare persino alla leucemia?
Gli Omega 3 possono uccidere le cellule staminali del cancro: ad annunciare la novità uno studio della Penn State University, pubblicato su Blood. In particolare la molecola D12-PGJ3, uno degli acidi grassi prodotti a partire dall’olio di pesce, sarebbe in grado di sconfiggere le staminali della leucemia mieloide cronica. «Le precedenti ricerche condotte sugli acidi grassi avevano dimostrato i loro effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio e sullo sviluppo cerebrale», ha spiegato Sandeep Prahbu, docente di immunologia e tossicologia molecolare alla Penn. «Ma oggi abbiamo dimostrato che queste molecole sono capaci di curare la leucemia su modello animale, senza che ci sia pericolo che questa si ripresenti». Perché? Le molecole D12-PGJ3 attiverebbero un gene e una proteina in grado di sopprimere le staminali malate. «La terapia corrente per curare la leucemia cronica è quella di evitare che le cellule si riproducano iniettando continuamente medicinali», ha spiegato il coautore dello studio, Robert Paulson. «I trattamenti in generale falliscono proprio per questo: non uccidono le staminali, ma ne fermano solo la riproduzione. Finché queste a un certo punto non sviluppano resistenza ai farmaci e dunque i sintomi si ripresentano». Gli acidi grassi, invece, almeno nei roditori, hanno risolto il tumore con pochissimi effetti collaterali. Perciò gli scienziati Usa sono pronti a trattare con gli Omega 3 anche i malati di leucemia mieloide cronica nello stadio terminale.

L’IRST di Meldola diventerà presto un IRCCS
«Con grande soddisfazione ho appreso dell’assenso al riconoscimento in Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) per l’Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Meldola». Così l’assessore regionale alle politiche per la salute dell’Emilia Romagna, Carlo Lusenti, ha commentato la notizia del parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni al riguardo. Ora si attende il decreto di riconoscimento del ministero della Salute, che verrà firmato anche dal governatore regionale, Vasco Errani. «Il risultato di questo buon esito – ha proseguito Lusenti – è merito di un ottimo lavoro svolto dai professionisti, dalle strutture, dalle amministrazioni locali che hanno avuto l’ambizione di arrivare fino a questo riconoscimento importante per tutta la sanità regionale, che ha assunto l’investimento in ricerca come elemento essenziale del proprio sviluppo». La rete degli Irccs regionali dell’Emilia Romagna si espande ulteriormente: dopo lo storico Istituto Ortopedico Rizzoli (IOR) di Bologna, l’Istituto in tecnologie avanzate e modelli assistenziali in oncologia di Reggio Emilia e l’Istituto delle scienze neurologiche di Bologna, rispettivamente all’interno dell’AO di Reggio Emilia e dell’Ausl di Bologna, nasce il nuovo Irccs oncologico nel centro di Meldola (FC). Ringraziamenti sono arrivati anche dal direttore scientifico dell’Irst, Dino Amadori, che ha sottolineato come questo risultato non sarebbe giunto senza il contributo di professionalità di tutto il personale e dei volontari.

IRE: come prevenire le infezioni ospedaliere in oncologia
Ogni anno, in Europa, sono circa 25.000 i decessi causati da infezioni ospedaliere provocate da batteri resistenti ai farmaci. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) indica che in Europa la resistenza agli antibiotici "di ultima linea" è in aumento. È ormai una realtà accertata che la resistenza agli agenti patogeni all'origine di alcune infezioni ospedaliere si vada accentuando in tutta la UE. Le più frequenti sono le infezioni urinarie, seguite dalle polmoniti e da quelle delle ferite chirurgiche. L’ 80% delle infezioni "in corsia" riguarda quattro sedi principali: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l’apparato respiratorio e le infezioni sistemiche. E, quelle del tratto urinario, da sole, raggiungono il 35-40%. Negli ultimi quindici anni però si sta assistendo ad un calo di questo tipo di infezioni, e a un aumento di quelle sistemiche, tra cui le polmoniti, a causa della presenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, a causa dell’uso troppo frequente di questi farmaci a scopo preventivo o terapeutico. Le infezioni della ferita chirurgica, rappresentano il 20 al 30% e contribuiscono fino al 57% di giorni in più di ricovero e al 42% dei costi extra per il sistema sanitario. Particolare attenzione al riguardo meritano i pazienti oncologici, più esposti a contrarre infezioni a causa delle terapie immunosoppressive. Per questo all’IRE (Istituto Nazionale Tumori Regina Elena) ha organizzato un convegno internazionale per affrontare il tema a 360 gradi. «Nonostante vengano attuate tutte le procedure necessarie per ridurre il rischio infettivologico nei malati oncologici», ha spiegato Luigi Toma, infettivologo IRE-ISG e coordinatore scientifico dell’evento, «questi ultimi sono tra i pazienti a maggior rischio, non solo per la patologia tumorale ma anche per altri fattori quali l’immunodeficienza secondaria alla malattia ed ai relativi trattamenti e l’età avanzata che spesso si accompagna anche ad altre patologie come il diabete, l’anemia, l’insufficienza renale e le cardiopatie. Per questi motivi le terapie anti-infettive nei pazienti oncologici sono particolarmente complesse ed ancor più difficili risultano le decisioni terapeutiche quando sono causate da germi multi-resistenti». Secondo Lucio Capurso, direttore generale IFO (Regina Elena e San Gallicano), «il rischio clinico e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria richiedono l’adozione e l’applicazione di protocolli di prevenzione in cui sono coinvolte figure professionali multidisciplinari a garanzia della sicurezza dei pazienti e per lo sviluppo di un sistema sanitario di qualità e vicino alle esigenze dei cittadini». Per gli esperti, infine, è fondamentale l’organizzazione di sistemi di sorveglianza che permettano di definire le caratteristiche epidemiologiche delle diverse strutture ospedaliere e dei diversi reparti. Solo con l’analisi dei dati locali si potranno valutare le necessità specifiche dei singoli centri e l’efficacia degli interventi.

A Bologna 8 writers reclutati per messaggi anti-fumo
Dopo tante campagne contro i graffiti, a Bologna c’è chi ha deciso di usare questa espressione dell’arte di strada per un progetto salvavita. L'iniziativa anti-fumo promossa dall’Aist (Associazione Italiana per lo Studio della Tosse) insieme all'Istituto di Pneumologia dell'Ospedale S.Orsola e ai centri antifumo della provincia emiliana, vedrà infatti otto writers (tra cui due bolognesi e un olandese) impegnati nella realizzazione di graffiti per parlare ai giovani impiegando il loro stesso linguaggio per esprimere i benefici del "non fumare". Il progetto, denominato "RespirArti", si colloca nell’ambito delle iniziative della "Giornata mondiale senza tabacco" che si celebra il 31 maggio. I creativi armati di spray e stencil potranno trasformare pensieri in disegni contro l'uso della sigaretta sui muri della scuola media Carlo Pepoli e delle elementari Don Milani perché, come ha spiegato Filippo Masera di Loyal two the life, azienda di comunicazione a cui è stato affidato il progetto e la selezione degli artisti, «circondano il parco della Lunetta Gamberini, uno dei polmoni verdi di Bologna». «Ma non solo», ha dichiarato Alessandro Zanasi, presidente dell'Aist, mettendo in luce un dato allarmante, «oggi il 23% dei fumatori ha meno di 15 anni». L'importante iniziativa di prevenzione entra così nelle scuole anche grazie alla collaborazione delle insegnanti e dell'Ausl di Bologna che integreranno con le loro attività questa nuova idea per sensibilizzare i più giovani contro il fumo.

IOV: una nuova farmacia raddoppia le chemioterapie personalizzate
Saranno oltre 60mila all’anno le terapie personalizzate per i pazienti oncologici predisposte dalla nuova farmacia dell’Istituto Oncologico Veneto (IOV) Irccs di Padova, inaugurata dall’assessore regionale alla sanità, Luca Coletto. Fra le caratteristiche della nuova struttura: qualità di processo, personalizzazione, sicurezza per il paziente, aumento della produttività. La nuova farmacia, realizzata grazie a un investimento di 880mila euro e con il contributo della Fondazione Valentini Terrani e della famiglia Coltro-Lorenzini, è un punto di riferimento nel delicatissimo settore della preparazione delle chemioterapie per i malati di tumore: costruita utilizzando le più sofisticate tecnologie rivolte alla sicurezza e alla garanzia di massima qualità e conservazione dei medicinali, è in grado oggi di predisporre 60mila terapie personalizzate l’anno (contro le 30mila di prima), per i pazienti assistiti internamente, ma anche per quelli degli altri ospedali padovani. Sin dalla sua attivazione, lo IOV dispone di un’Unità di Farmacia preposta a svolgere e verificare tutte le attività connesse alla preparazione, distribuzione ed utilizzo dei prodotti farmaceutici antitumorali. L’Istituto è oggi la quinta struttura specialistica oncologica d’Italia, ma sale al secondo posto per il rapporto di produttività in relazione ai ricercatori impegnati. Oltre al grande ed apprezzato lavoro di ricerca, lo l’Istituto eroga annualmente più di 350.000 prestazioni ambulatoriali e più di 2.000 interventi chirurgici.

Indirizzi utili
POLICLINICO UNIVERSITARIO AGOSTINO GEMELLI
Largo Agostino Gemelli 8 00168 Roma
Prenotazioni/informazioni: tel. 06.3551033.0-2 Centralino: 06 30151
www.policlinicogemelli.it
Oncologia pediatrica
Prof. Riccardo Riccardi – tel. 06.30151

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