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Il robot entra in sala operatoria

Cristina Mazzantini, N. 4 aprile 2012

La scienza sta cercando nuovi funzionali approcci terapeutici per il cancro alla prostata», ha spiegato il professor Vito Pansadoro, Presidente SIU, Società Italiana di Urologia. «Le grandi evoluzioni vengono da due settori, la diagnostica per immagini e la robotica. Oggi grazie ai miglioramenti in risonanza magnetica è possibile dare una prima definizione di malignità in tempi estremamente precoci, e con una buona percentuale di successo, che viene confermata con la biopsia. In questo modo iniziano ad essere poste le basi per una diagnostica precoce e libera da interventi invasivi. Ma anche gli interventi stanno cambiando molto grazie alle innovazioni della laparoscopia e della robotica, alternativa meno traumatica e minimamente invasiva per il trattamento delle patologie neoplastiche di prostata, vescica e reni». La ricerca di terapie sempre meno invasive è infatti una costante della chirurgia in generale e dell'Urologia in particolare, come dimostra anche l'attuale crescente diffusione della laparoscopia urologica. Con questa metodica è possibile accedere alla cavità addominale mediante dei piccoli fori attraverso i quali si eseguono, con un'invasività minima, interventi chirurgici che, altrimenti, richiederebbero incisioni più estese: nefrectomia (asportazione del rene), linfadenectomia (asportazione di linfonodi), orchidopessia (riposizionamento di testicoli ritenuti), legatura bilaterale della vena gonadica (intervento per varicocele bilaterale), trattamento delle cisti renali, surrenalectomia (asportazione del surrene) e anche la prostatectomia radicale (asportazione totale della prostata per tumore). «I vantaggi di questa metodica sono rappresentati dalla sua bassa invasività e quindi da tempi di degenza più brevi e da una più rapida ripresa delle normali attività del paziente», ha sostenuto sempre il professor Pansadoro, introducendo i temi sviluppati al 84° Congresso Nazionale SIU svoltosi a Roma. I vantaggi della laparoscopia sono numerosi: *migliore visualizzazione degli organi addominali, con maggiore precisione dell’atto chirurgico; *assenza di cicatrici esterne; *riduzione dell’azione traumatica sugli organi addominali o pelvici per la mancanza dell’apertura della parete addominale; *riduzione del rischio di contrarre infezioni per assenza di contaminazione da parte dell’ambiente esterno; *tempi ridotti per la degenza e più rapida ripresa delle attività di vita quotidiana. «Anche la chirurgia laparoscopica urologica non è scevra di complicanze», ha proseguito il nostro esperto, «che possono essere legate alla complessità dell’intervento chirurgico, alle caratteristiche del paziente (l’obesità grave è una controindicazione, sia pure parziale, alla laparoscopia), a pregressi interventi chirurgici che abbiano determinato la comparsa di estese aderenze. Nel caso dell’effettuazione di una nefrectomia laparoscopica i vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale a "cielo aperto" sono particolarmente evidenti: il dolore post operatorio che è importante nell’intervento chirurgico classico, è praticamente assente, la mobilizzazione postoperatoria è immediata (la mattina seguente), così come la ripresa dell’alimentazione, la ripresa delle normali attività lavorative può avvenire entro pochi giorni. La differenza nel decorso postoperatorio renderà in breve tempo la nefrectomia laparoscopica la tecnica chirurgica d’elezione per le patologie benigne e maligne (tumorali per intenderci ndr.) del rene». Da alcuni anni, oltre all’introduzione della tecnica laparoscopica in urologia, ha avuto forte impulso anche l’impiego della chirurgia robotica. Il primo robot, cui fu dato il nome Da Vinci in onore a Leonardo, fu messo a punto nel 1999. Tale sistema, permette ai chirurghi di superare molte delle carenze associate alla chirurgia tradizionale. «Il sistema robotico utilizza strumenti controllati dal chirurgo tramite una consolle; il dispositivo è composto da una telecamera ad altarisoluzione a 3D e da strumenti microchirurgici. Il computer presente nel "Da Vinci" rielabora i movimenti del chirurgo e li trasforma in "micromovimenti", che vengono riportati fedelmente alle braccia meccaniche inserite nel paziente», ha spiegato ancora il professor Pansadoro. «Tutto questo permette di eseguire dei movimenti di estrema accuratezza realizzando degli interventi di altissima precisione. Valore aggiunto di questo tipo di procedure è il dato che la chirurgia robotica consente di ridurre fortemente la degenza in ospedale, il dolore postoperatorio, i rischi di infezione, le perdite di sangue e quindi le trasfusioni e le cicatrici. Attualmente l’intervento di prostatectomia robotica è riconosciuto come migliore tecnica chirurgica nel trattamento del cancro prostatico, essendo in grado di preservare con notevole accuratezza le strutture nervose deputate al controllo della continenza urinaria e della potenza sessuale». Altri interventi che trovano utilità dall’utilizzo del robot sono la cistectomia radicale, gli interventi di plastica pielo-ureterale, la nefrectomia parziale per tumori del rene quindi risparmiando l’organo e la colposacropessia (tecnica) usata per la correzione dei prolassi urogenitali.

Errori in corsia
La cronaca ha riportato il caso di una donna siciliana morta durante il ricovero in ospedale per una prescrizione farmacologica errata. Dai risultati di alcuni studi diffusi dalla Sifo (Società italiana di farmacia ospedaliera), in corsia, circa un errore su cinque riguarda i medicinali: prescrizioni sbagliate, ricette scritte o interpretate male, errori nel dosaggio, confusione tra scatole simili. Sviste che possono costare care, soprattutto in reparti quali quello oncologico. Secondo uno dei primi studi italiani, condotto dall'ospedale Cardarelli di Napoli, il 50% degli errori in Oncologia avviene in fase prescrittiva "per omessa compilazione dell'anamnesi o della terapia farmacologica". Sbagli nel dosaggio sono frequenti anche nelle terapie pediatriche, perché i bambini necessitano di quantitativi di medicinali ridotti, spesso inferiori a 0,1 ml. Il progetto Duf (Farmaco in dose unitaria) si propone invece per diminuire i rischi, i tempi infermieristici e gli sprechi sanitari di ricorrere alla gestione del farmaco monodose. Il Duf è già attivo in alcuni ospedali italiani, tra cui il S. Camillo-Forlanini di Roma. L'introduzione della figura professionale del farmacista di reparto, inoltre, secondo i risultati ottenuti al San Giovanni Battista Molinette di Torino, riduce la spesa farmaceutica del 41% e gli errori clinici del 70%. Un esperto, nel caso di terapie multiple, può infatti aiutare nella scelta dei medicinali e dei dosaggi adeguati, oltre che nel monitorare il rischio dell'interazione tra farmaci.

Riduzioni di morti per tumore
Calano in Italia i decessi causati dalle malattie del sistema circolatorio e quelli dovuti ai tumori. Lo certificano i dati dell'Istat inseriti nella pubblicazione "Noi Italia" che contiene 100 statistiche sul Paese. Nel 2008 il tasso standardizzato di mortalità per tumori in Italia è pari a 26,2 decessi ogni diecimila abitanti, in calo rispetto al valore di 26,6 del 2007 I livelli di mortalità per tumori sono maggiori fra gli uomini (36,1) rispetto alle donne (19,4). Sempre nello stesso anno, il livello italiano della mortalità per tumori si colloca al di sotto del valore medio europeo (16,8 contro 17,8 decessi per diecimila abitanti). Tra i Paesi con i tassi di mortalità più alti, con valori superiori ai 19 decessi per diecimila abitanti, si trovano quelli dell'Europa orientale e la Danimarca. La mortalità più elevata si registra in Ungheria (24,6 decessi per diecimila abitanti), mentre Cipro, Finlandia e Svezia si distinguono per la mortalità per tumori più bassa con valori inferiori a 15,5 per diecimila abitanti. Tra il 2003 e il 2008 la maggioranza dei paesi europei mostra una diminuzione dei tassi di mortalità (mediamente -1,0 ogni diecimila abitanti) particolarmente accentuata nella Repubblica Ceca (-3,2). Un aumento si rileva per la Bulgaria (+2,0) e uno molto modesto per Romania, Lituania e Belgio.

Patologo elettronico per predire i tumori
Un "patologo elettronico" realizzato dall'università di Stanford lavora meglio di quelli umani nel predire l'evoluzione dei tumori al seno dalla loro immagine al microscopio. Lo dimostra uno studio pubblicato dalla rivista Science Translational Medicine, in cui il programma realizzato dall'università di Stanford ha anche identificato nuovi criteri rispetto a quelli usati ora che risalgono a 80 anni fa. I ricercatori hanno "allenato" C-Path, questo il nome dato al programma, sottoponendogli quasi 7mila immagini al microscopio di tumori di 248 donne, insieme ai loro dati di sopravvivenza a 5 anni. Il programma ha selezionato da solo i dettagli che riteneva più utili nel predire l'andamento del cancro, che sono poi stati validati su due coorti indipendenti di pazienti. Il computer è risultato più bravo dell'uomo nel valutare i tessuti, e inoltre ha scoperto che i dettagli più efficaci da analizzare non risiedono nelle cellule del tumore stesso ma in quelle che lo circondano, in un'area detta "stroma" : «In futuro i patologi potrebbero essere affiancati dai computer», ha spiegato Matt van de Rijn, uno degli autori, «questa scoperta può aiutare a migliorare le diagnosi in aree dove non ci sono molti patologi ben allenati, mentre a livello personale può ridurre la variabilità insita nelle valutazioni umane. Inoltre il programma potrebbe essere usato in futuro per altri tipi di cancro, o per lo screening delle lesioni precancerose o dell'efficacia delle terapie».

Manuale di oncologia
"Un faro nella giungla delle informazioni, spesso devianti, che attraverso titoli ad effetto illudono i malati e le loro famiglie per poi lasciarli in balia della sfiducia e della perdita della speranza". È questo, in sintesi, uno degli obiettivi del Manuale per la comunicazione in oncologia, realizzato congiuntamente dall'Iss, Aimac (associazione malati di cancro) e dai maggiori Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico in campo oncologico e presentato questa mattina a Roma. Un volume (frutto di 10 anni di studi e indagini), dunque, che va incontro alle esigenze dei pazienti, che in una recente ricerca sul vissuto sociale del cancro realizzata dall'istituto Piepoli avevano nel 89% dei casi espresso l'esigenza di ricevere un'informazione scientificamente corretta sul tumore, in particolare sulla prevenzione primaria ( 46% ), sulla diagnosi precoce ( 37% ) e sullo stato della ricerca ( 21% ), con una preferenza decisa per lo strumento comunicativo della televisione ( 77% ). «Il manuale per la comunicazione in oncologia fa parte dei progetti di informazione promossi da Alleanza Contro il Cancro», ha spiegato Enrico Garaci, presidente dell'Iss, «e si tratta di un volume che contribuisce alla costruzione di una moderna cultura della medicina». Per i curatori del testo, Stefano Vella, e Francesco De Lorenzo, il manuale intende promuovere la conoscenza e i risultati raggiunti dal Servizio nazionale di accoglienza e informazione (Sion) con la prospettiva di allargare e potenziare l'esistente al fine di rispondere in maniera sempre piu' adeguata e capillare alla realizzazione del piano di promozione per la comunicazione e informazione oncologica.

Indirizzi utili

SIU, SOCIETÀ ITALIANA DI UROLOGIA
Largo Lanciani, 1 00162 Roma
Tel. 06.86202637 Fax 06.86325073
www.siu.it

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